{"id":3622,"date":"2021-07-07T23:56:12","date_gmt":"2021-07-07T21:56:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3622"},"modified":"2021-07-07T23:56:13","modified_gmt":"2021-07-07T21:56:13","slug":"mediacovid-nellemergenza-la-rivincita-di-giornalismo-e-autorevolezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/07\/07\/mediacovid-nellemergenza-la-rivincita-di-giornalismo-e-autorevolezza\/","title":{"rendered":"Mediacovid: nell\u2019emergenza, la rivincita di giornalismo e autorevolezza"},"content":{"rendered":"\n<p>di Mario Morcellini da Art1 del 6\/7\/2021 <\/p>\n\n\n\n<p>Lungo i tornanti della pandemia abbiamo ascoltato molte polemiche su come la comunicazione se l\u2019\u00e8 cavata di fronte all\u2019emergenza. Un buon numero di esse per\u00f2 erano cos\u00ec strumentali e di breve respiro che bastava l\u2019esercizio del\u00a0<em>cui prodest<\/em>\u00a0per registrare quanto il processo di sostituzione tra politica e informazione \u00e8 ormai radicato. Ma anche trascendendo dalle prove di partigianeria, peraltro insopportabili quando la scommessa diventa la vita e la morte, un bilancio abbreviato somiglierebbe troppo a uno\u00a0<em>slogan<\/em>. Proviamo allora a condurre un ragionamento che faccia cogliere se la comunicazione durante il Covid non sia stata, anzitutto, migliore di quella che lo scoppio della pandemia ha definitivamente licenziato, adottando un punto di vista che ci aiuta a fare\u00a0<em>storiografia dell\u2019istante\u00a0<\/em>(U. Eco).<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019attenta osservazione degli stili comunicativi, ad alto tasso di ridondanza, dimostra qualche eccesso di gigantografia della pandemia e un&nbsp;<em>mix<\/em>&nbsp;sempre problematico tra elementi di allarme e capacit\u00e0 di rassicurazione. A fronte di tutto ci\u00f2, si capisce meglio quanto pu\u00f2 far male, in tempi di crisi, una comunicazione disordinata e sempre esagerata. Il nodo per\u00f2 \u00e8 un altro, e attiene ai processi di trasformazione del giornalismo su cui evidentemente non siamo arrivati a conclusioni critiche prima della pandemia. Ora appare pi\u00f9 chiaro l\u2019impasto sempre pi\u00f9 indistinguibile tra informazione, comunicazione e scambi&nbsp;<em>social<\/em>&nbsp;in rete che occupa letteralmente la nostra vita e soprattutto quella di ragazzi e giovani, non solo quando reclusi negli spazi domestici.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato proprio il Covid a evidenziare quanto la comunicazione riesca a saturare proprio i tempi su cui il soggetto esercita una scelta autonoma, fuori dunque dagli orari formativi o lavorativi; non si parla pi\u00f9 di tempo libero, perch\u00e9 \u00e8 francamente sequestrato dalla comunicazione. \u00c8 in atto, in altre parole, un processo di riclassificazione delle priorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impatto modificatore dell\u2019emergenza era gi\u00e0 chiaro a chi studia eventi eccezionali, dagli attentati terroristici ai terremoti, che comportano nuovi stili di informazione di fronte a eventi imprevisti<a href=\"https:\/\/articolo1mdp.it\/mediacovid-nellemergenza-la-rivincita-di-giornalismo-e-autorevolezza\/#_ftn1\">[1]<\/a>. Ma anche a chi si \u00e8 dedicato a queste analisi \u00e8 sfuggita una radicale differenza, determinata dalla lunga durata. Abbiamo sempre detto che i media italiani imparavano poco da avvenimenti eccezionali, ma dobbiamo ammettere che si \u00e8 rivelato molto complesso il racconto delle tante&nbsp;<em>puntate del telefilm del male<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno sguardo equilibrato di quanto \u00e8 successo durante i mesi del Covid consente di evitare sentenze ultimative scoprendo che<em>&nbsp;la comunicazione \u00e8 cambiata<\/em>, al di l\u00e0 della tendenza alla drammatizzazione sopra segnalata, ma che ereditiamo a ben vedere dal passato. Assemblando i dati sui comportamenti di scelta dei pubblici, dai sondaggi ai report istituzionali, dalle preziose informazioni Auditel a quelle di Confindustria RadioTV, agli studi di Italcommunications e quelli del Censis, emergono trend difficili da contestare. Provando a metterli in ordine prioritario, la sorpresa \u00e8&nbsp;<em>un ritorno alla mediazione giornalistica<\/em>. Tutti i media che accompagnano i loro pubblici con questo prezioso esercizio, dai giornali alle tv, dalla radio all\u2019informazione locale, hanno riconosciuto incrementi di rilevanza in termini di&nbsp;<em>economia dell\u2019attenzione&nbsp;<\/em>e soprattutto di credibilit\u00e0 percepita. In questo contesto, occorre tener conto di un aumento di responsabilit\u00e0 degli OTT lungo la crisi, fatta anche di reindirizzamento alle fonti istituzionali e di contrasto alle fake.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la vera sorpresa \u00e8 altrove; persino chi guardava con pessimismo l\u2019evoluzione dei mondi digitali, che sembrava quasi saturare ogni altra fonte informativa, scorge che gli utenti hanno stipulato un&nbsp;<em>armistizio con i social<\/em>&nbsp;a partire dal tempo dedicato e dal diminuito dividendo di credibilit\u00e0 e fiducia nei contenuti. Osservando la dinamica tra fruizione delle fonti e indice di affidabilit\u00e0 percepita, si nota che le informazioni rese dai siti istituzionali sono diventate finalmente adulte e competitive, se si pensa che prima del Covid questa variabile addirittura non figurava nelle mappe dei nuovi comportamenti. L\u2019interpretazione di queste tendenze dice almeno due promettenti novit\u00e0: le emergenze possono cambiarci e, addirittura, migliorarci.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sappiamo se tali trasformazioni si prolungheranno a distanza dal Covid, ma \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 rilevante&nbsp;<em>la prova di responsabilit\u00e0 sollecitata dalla pandemia<\/em>. Sappiamo che la comunicazione ci cambia, ma per la prima volta \u00e8 clamoroso osservare che \u00e8 vero anche il contrario<a href=\"https:\/\/articolo1mdp.it\/mediacovid-nellemergenza-la-rivincita-di-giornalismo-e-autorevolezza\/#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 comunque l\u2019insieme dei dati che hanno accompagnato i 18 mesi della pandemia, ora in via di superamento, a descrivere due importanti trend che dobbiamo saper riconoscere: da un lato, abbiamo avuto una riprova lampante di quanto la comunicazione abbia rappresentato una sorta di risorsa securitaria nei tempi di emergenza. Sotto tale profilo, le prove sono imponenti e soprattutto coerenti. Pi\u00f9 vistose sono quelle relative all\u2019ampliamento del mercato televisivo in prima serata in coincidenza dei grandi appuntamenti con i tg, ma del resto lo stesso exploit delle reti&nbsp;<em>all news<\/em>&nbsp;\u00e8 emblematico nella medesima direzione. A ben vedere, tuttavia, gli indizi sono ben di pi\u00f9 e riguardano praticamente l\u2019intera tastiera media\/tecnologie, segnalando dunque che c\u2019\u00e8 spazio per tutti, generalismo compreso, a condizione di leggere i dati in una prospettiva operativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019altro, l\u2019elaborazione dell\u2019insicurezza ha certamente variegato i comportamenti di scelta recuperando media che sembravano sul viale del tramonto, ma continuando un lavoro di innovazione e mix tra contenuti comunicativi tradizionali e modalit\u00e0 di consumo&nbsp;<em>streaming<\/em>&nbsp;che indica un fenomeno di radicale trasformazione del peso dei contenuti, anzitutto televisivi. Durante il Covid essi hanno letteralmente rivoluzionato il mercato, segnalando itinerari di comportamenti comunicativi che rappresentano un vero e proprio&nbsp;<em>passaggio al futuro<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9, la riflessione qui proposta legittimamente ambisce a valere anche oltre la fase congiunturale. Tutte le analisi sembrano evidenziare, anzitutto e in modo chiaro, una significativa inversione di un trend storico che torna a premiare siti istituzionali, informazione e televisione. Quest\u2019ultima si rafforza molto sulla platea&nbsp;<em>live&nbsp;<\/em>ma anche nella sua crescente fruizione&nbsp;<em>in streaming<\/em>, come se questa doppia modalit\u00e0 riunisse le generazioni di fronte a un rinnovato e quasi imprevedibile focolare mediale\/digitale. Dunque, c\u2019\u00e8 stata gloria per tutti: le fonti primarie di&nbsp;<em>informazione certificata<\/em>, \u2018strumenti-principe\u2019 di un servizio universale forse frettolosamente derubricato nella stagione pre-Covid, sono tornate ad essere in tempo di emergenza sanitaria insostituibile riferimento di affidabilit\u00e0<em>.<\/em>&nbsp;Per non parlare della radio che, pur rimanendo apparentemente indietro dal punto di vista dell\u2019audience, come sempre in Italia, ottiene il clamoroso primato di essere la scelta informativa che raddoppia l\u2019indice di consumo dal punto di vista della affidabilit\u00e0 riconosciuta al mezzo.<\/p>\n\n\n\n<p>La necessit\u00e0 di assumere un atteggiamento di cautela, non sopravvalutando dati riferiti a una&nbsp;<em>condizione umana<\/em>&nbsp;dei pubblici iperstimolata dall\u2019insicurezza e dalla paura, \u00e8 ovviamente chiara al ricercatore. Ciononostante, i dati e le loro linee di tendenza inducono ad individuare cambiamenti non connotabili come semplici e transitorie scelte d\u2019emergenza. \u00c8 singolare annotare che questo trend \u00e8 segnalato da tanti centri di ricerca, ma ha trovato nella Relazione annuale Auditel 2021, presentata il 24 maggio al Senato, un ulteriore e importante attestato empirico.<\/p>\n\n\n\n<p>Una prova non trascurabile sotto questo profilo \u00e8 fornita dagli scostamenti relativi ai consumi televisivi analizzati per classi anagrafiche dal Rapporto Confindustria RadioTV, a partire dai dati Auditel. In riferimento alla fascia d\u2019et\u00e0 dei giovani 15\/24 anni, quella caratterizzata da un\u2019intensa vocazione al nuovo e alla mobilit\u00e0 degli stili mediali, si registra durante il primo lockdown quello che \u00e8 probabilmente il picco assoluto nell\u2019interazione media\/Covid:&nbsp;+60,6%&nbsp;rispetto allo stesso periodo del 2019. \u00c8 vero che tra il primo e il secondo periodo di pandemia e di adozione di misure restrittive, il&nbsp;<em>cluster<\/em>&nbsp;giovanile evidenzia innegabilmente un processo di ritorno a consumi mediali&nbsp;<em>abituale<\/em>, con una marcata disponibilit\u00e0 a recuperare l\u2019assetto consueto, ma lasciando sopravvivere un non trascurabile \u2018zoccolo duro\u2019 che non rinuncia cos\u00ec presto alla \u2018riscoperta della televisione\u2019. Non a caso, durante il secondo lockdown 2020, il saldo complessivo dei consumi di tv rispetto al medesimo periodo dell\u2019anno precedente raggiunge comunque la significativa cifra del +19,4%, che rimane la pi\u00f9 alta rispetto a tutte le altre fasce di et\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 sulla base di questi dati secondari di ricerca che la riflessione fin qui condotta assume un particolare significato sotto il profilo del Servizio Pubblico universale e della stessa libert\u00e0 di informazione. Mai come in tempi di progressiva affermazione degli Over the Top, che si \u00e8 rivelata contestuale alla moltiplicazione delle forme di disinformazione e fake news,&nbsp;<em>si pu\u00f2 capire<\/em>&nbsp;<em>l\u2019essenzialit\u00e0 di un servizio universale<\/em>. Ogni altra scelta strategica rappresenta una vera e propria dimissione rispetto all\u2019 invasiva dominazione degli immaginari da parte dei grandi&nbsp;<em>players<\/em>&nbsp;internazionali. Questo trend \u00e8 chiaro agli studiosi, che peraltro rispetto al passato tacciono su un tema come questo, debole del resto nel dibattito culturale pubblico. Le conseguenze sociali di una sorta di una sorta di egemonia comunicativa \u201cimposta\u201d da centrali internazionali non appaiono nei suoi termini crudi perch\u00e9 istituzioni, partititi ed emittenti ritengono che nella platea complessiva della comunicazione i pubblici adulti ancora giochino una partita di equilibrio tra media mainstream e piattaforme digitali.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una scelta, questa, di scarsa lucidit\u00e0 e capacit\u00e0 di analisi dei trend; infatti, se da un lato la percezione attuale \u00e8 fondata, non rilevare la proiezione al futuro \u00e8 frutto di una banale per quanto umanissima tendenza alla rassicurazione. Il risultato, infatti, \u00e8 quello di abbandonare le giovani e giovanissime generazioni al monopolio oligarchico degli&nbsp;<em>imperi digitali<a href=\"https:\/\/articolo1mdp.it\/mediacovid-nellemergenza-la-rivincita-di-giornalismo-e-autorevolezza\/#_ftn3\"><strong>[3]<\/strong><\/a><\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio qui che va invece&nbsp;<em>aperta una vertenza<\/em>: occorre interrogarci su chi forma davvero i giovani di oggi, recuperando una spinta decisiva per la scuola nella sua funzione di&nbsp;<em>media education<\/em>, valorizzando cos\u00ec anche i dati che delineano un rapporto stretto e comunque preferenziale tra bambini e device digitali&nbsp;<em>gi\u00e0 negli anni prima della scuola<\/em>. Basterebbe questa riflessione, meglio ancora se supportata da dati pi\u00f9 sistematici, a dichiarare uno stato di emergenza nella formazione, che coinvolge ovviamente famiglie e insegnanti e attende che una politica con il gusto del futuro colga lucidamente la necessit\u00e0 di un intervento.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<a href=\"https:\/\/articolo1mdp.it\/mediacovid-nellemergenza-la-rivincita-di-giornalismo-e-autorevolezza\/#_ftnref1\">[1]<\/a>&nbsp;Su questi temi cfr. M.Morcellini, M.Gavrila, \u201cIl terremoto della comunicazione\u201d, in Mario Morcellini, Mihaela Gavrila&nbsp; (eds)&nbsp;<em>MediaTerrorismi. L\u2019impatto della comunicazione e delle reti digitali sull\u2019insicurezza percepita,&nbsp;<\/em>Egea, Milano (in corso di pubblicazione). Si veda anche Mario Morcellini (ed),&nbsp;<em>Torri Crollanti.<\/em>&nbsp;<em>Comunicazione, media e nuovi terrorismi dopo l\u201911 settembre,&nbsp;<\/em>FrancoAngeli, Milano 2003.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/articolo1mdp.it\/mediacovid-nellemergenza-la-rivincita-di-giornalismo-e-autorevolezza\/#_ftnref2\">[2]<\/a>&nbsp;Cfr. M. Morcellini,&nbsp;<em>Mediacovid. Ritorno alla mediazione,&nbsp;<\/em>in \u201cFormiche\u201d, n.170, giugno 2021.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/articolo1mdp.it\/mediacovid-nellemergenza-la-rivincita-di-giornalismo-e-autorevolezza\/#_ftnref3\">[3]<\/a>&nbsp;Cfr. a tal proposito il numero monografico n. 17 della rivista \u201cComunicazione.doc\u201d, dal titolo&nbsp;<em>Quando la tecnologia stressa la formazione<\/em>, Fausto Lupetti, Bologna 2017.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mario Morcellini da Art1 del 6\/7\/2021 Lungo i tornanti della pandemia abbiamo ascoltato molte polemiche su come la comunicazione se l\u2019\u00e8 cavata di fronte all\u2019emergenza. Un buon numero di esse per\u00f2 erano cos\u00ec strumentali e di breve respiro che bastava l\u2019esercizio del\u00a0cui prodest\u00a0per registrare quanto il processo di sostituzione tra politica e informazione \u00e8 ormai radicato. 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