{"id":3552,"date":"2021-05-20T21:29:51","date_gmt":"2021-05-20T19:29:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3552"},"modified":"2021-05-20T21:29:52","modified_gmt":"2021-05-20T19:29:52","slug":"gorizia-una-riflessione-su-ottantanni-di-storia-della-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/05\/20\/gorizia-una-riflessione-su-ottantanni-di-storia-della-citta\/","title":{"rendered":"Gorizia: una riflessione su ottant\u2019anni di storia della citt\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>La guerra, l\u2019invasione della Jugoslavia e il bisogno di superare un passato&nbsp; che ancora pesa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Marzio Lamberti<\/strong> del 20\/5\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>10 giugno 1940. Quel giorno, 81 anni fa, l\u2019Italia dichiarava guerra a Francia e Inghilterra e&nbsp; poi a seguire all\u2019Urss, alla Jugoslavia, agli Stati uniti e a tanti altri. Un folle al comando e tanti altri a seguirlo. Fu l&#8217;inizio di una tragedia nazionale: pi\u00f9 di 450 mila morti, citt\u00e0 distrutte, danni materiali enormi, incalcolabile lo scempio di tante famiglie distrutte. Di tutto questo oggi resta il ricordo, il dolore sempre pi\u00f9 lontano, ma deve restare soprattutto I&#8217;ammonimento.<\/p>\n\n\n\n<p>La tragedia particolare di Gorizia inizi\u00f2 invece il 6 aprile 1941 quando l\u2019Esercito invase la Yugoslavia partendo in buona parte proprio dalla nostra citt\u00e0 trasformata nel ventennio in base per la conquista dei Balcani.&nbsp; I territori occupati furono messi a ferro e fuoco. Con tutte le conseguenze che ne seguirono. La Slovenia con 350 mila abitanti, fu denominata provincia di Lubiana e incorporata il 23 maggio 1941 al Regno d&#8217;Italia.Per 29 mesi vennero cos\u00ec a trovarsi nello stato italiano circa 750.000 sloveni, ossia quasi la met\u00e0 dell&#8217;intera nazione Nell&#8217;estate del &#8217;41, dopo l&#8217;attacco di Hitler all&#8217;Unione Sovietica, si costituirono le prime unit\u00e0 armate che si aggregarono alle forze della resistenza jugoslave. La repressione delle forze armate italiane fu durissima: 20.000 sloveni furono deportati nei campi di concentramento ad Arbe, Monigo, Gonars dove morirono in migliaia di stenti. Altre migliaia morirono in battaglia o fucilati, decine e decine i villaggi bruciati e saccheggiati dai militari italiani. La Slovenia fu trattata come preda di guerra..<em>. \u201cSono alcune delle pagine pi\u00f9 oscure della nostra storia nazionale, cos\u00ec oscure che per molto tempo in Italia quasi nessuno le ha volute leggere. \u00c8 comprensibile, perch\u00e9 a pochi piace far la parte del malvagio, specie se questo incrina un po&#8217; uno dei miti sui quali si fonda la nostra identit\u00e0 collettiva. Ma se un&#8217;identit\u00e0 \u00e8 matura, non ha paura del buio. E allora, anche i passi difficili, anche il riconoscimento, l&#8217;assunzione di responsabilit\u00e0, ed anche la vergogna, possono aiutare a crescere verso una cittadinanza comune europea\u201d<\/em>. Come scrive lo storico Raoul Pupo.<\/p>\n\n\n\n<p>Gorizia fu una delle principali vittime dell\u2019avventura fascista e di ci\u00f2 che successe in Yugoslavia. Perse la sua provincia, quasi la sua ragion d&#8217;essere ed ebbe il confine, che interrompe legami, amicizie, parentele, rapporti. Gorizia pag\u00f2 duramente: i civili uccisi dai bombardieri alleati, i giovani mandati a morire su tanti fronti, partigiani caduti&nbsp;&nbsp; dentro e attorno alla citt\u00e0, i deportati nei lager nazisti, lo sterminio della comunit\u00e0 ebraica e infine i deportati in Yugoslavia.<\/p>\n\n\n\n<p>Tanti, troppi morti, migliaia. E la citt\u00e0 si divide, si spacca, non comunica tra le sue parti. Dilaniata da odi e da sospetti terribili. Una spaccatura che passa attraverso tutto, tra le famiglie, tra italiani e sloveni, tra i partiti, tra i sindacati, nella vita di tutto e di tutti. E poi l\u2019arrivo degli esuli con il loro &nbsp;&nbsp;dolore e il peso di rabbia e rancore. E ciascuna parte ricorda i propri morti, crea i propri monumenti. In periferia i monumenti ai partigiani. Nel cuore della citt\u00e0 quello ai deportati in Yugoslavia. Davanti ala Stazione quello ai deportati nei lager nazisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Morti divisi, come i vivi.&nbsp; Su tutto questo c&#8217;\u00e8 anche chi ha costruito un proprio ruolo e funzione e fortune politiche Altri hanno pagato duramente con l\u2019emarginazione, ma non solo. Questo per decenni \u00e8 stato il clima della citt\u00e0, la conseguenza pi\u00f9 tragica di quel\u00eca guerra. E che ha segnato le vicende dei goriziani, la cultura e la storia della citt\u00e0, i rapporti tra noi tutti.&nbsp; E in maniera indelebile e terribile sulle generazioni che hanno vissuto direttamente quegli avvenimenti e i loro figli.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si pu\u00f2 dimenticare non si deve. La storia non si cancella, c&#8217;\u00e8 stata. Ma bisogna guardare avanti. Per una parte della citt\u00e0 quegli avvenimenti sono del tutto ignorati e\/o rimossi. Quindi per quella parte non serve una riflessione. Ma un\u2019altra parte della citt\u00e0 ha voluto superare quel clima e ha lavorato con intelligenza per creare i crismi di una nuova convivenza tra le parti che la compongono e nuovi rapporti con i vicini di Nova Gorica fino a parlare di Citt\u00e0 comune e di Capitale europea della cultura. E soprattutto i giovani e quelli che oggi hanno 20-30 anni e per i quali quegli avvenimenti sono lontani, sempre pi\u00f9 lontani Oggi si parla dell&#8217;Europa, di casa comune, di ottant\u2019anni di pace garantiti dall\u2019Unione Europea mai verificatisi nel mostro continente, del superamento delle basi oggettive e soggettive che hanno creato i presupposti di quella tragedia e di ci\u00f2 che ne \u00e8 seguito. Sono beni preziosi, conquiste faticose: la democrazia, il rispetto e l\u2019amicizia tra comunit\u00e0 diverse, il superamento del razzismo e delle politiche di aggressione verso gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Conquiste definitive? Non ne siamo sicuri. Ogni tanto, qui da noi ma non solo, emergono dal passato parole e simboli, che fanno tornare indietro, che ci ributtano a ottanta anni fa. Sono presenti tra noi. Rispuntano. Anche ad opera di chi rappresenta le istituzioni: gli onori alla X Mas in Municipio, gli abbracci a CasaPound al Parco della Rimembranza, i confini da ripristinare, gli echi sovranisti, i simboli nazisti che appaiono sui muri, l\u2019antisemitismo, chi esce dall\u2019aula del Consiglio comunale quando un consigliere sloveno saluta nella sua lingua ecc. Ad una parte della citt\u00e0 quella tragedia di ottanta anni fa sembra non aver insegnato niente. Tutto \u00e8 stato rimosso e quindi non esiste. Quel non volere fare i conti con la storia fino in fondo evidenzia ignoranza ma anche accondiscendenza perch\u00e9 si sentono in continuit\u00e0 e molto vicini a chi ha causato quelle macerie. Che \u00e8 cosa gravissima. Ma una parte della citt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Resta pi\u00f9 che mai la necessit\u00e0 che Gorizia si liberi di quel passato per lasciare alle nuove generazioni menti libere. Per quelli che sono ancora giovani, studenti, e per quelli che verranno. Che \u00e8 un loro diritto. Giovani che hanno diritto ad un nuovo inizio. Il loro inizio. Le menti sgombre e aperte. Non ostacolate dai tormenti delle generazioni che stanno passando la mano.&nbsp; Ma senza dimenticare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La guerra, l\u2019invasione della Jugoslavia e il bisogno di superare un passato&nbsp; che ancora pesa di Marzio Lamberti del 20\/5\/2021 10 giugno 1940. Quel giorno, 81 anni fa, l\u2019Italia dichiarava guerra a Francia e Inghilterra e&nbsp; poi a seguire all\u2019Urss, alla Jugoslavia, agli Stati uniti e a tanti altri. Un folle al comando e tanti altri a seguirlo. 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