{"id":3549,"date":"2021-05-20T21:27:42","date_gmt":"2021-05-20T19:27:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3549"},"modified":"2021-05-20T21:27:43","modified_gmt":"2021-05-20T19:27:43","slug":"racconti-con-unetichetta-ingannevole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/05\/20\/racconti-con-unetichetta-ingannevole\/","title":{"rendered":"Racconti con un\u2019etichetta ingannevole"},"content":{"rendered":"\n<p>di Bo\u017eidar Stani\u0161i\u0107 del 20\/5\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>Postfazione al Libro Litigando con il mondo di Ivo Andri\u0107 BEE edizioni <a href=\"https:\/\/bit.ly\/litigandoconilmondo\">https:\/\/bit.ly\/litigandoconilmondo<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Una lontana infanzia bosniaca\u2026 Il breve racconto Prozor (La finestra) di Ivo Andri\u0107 si trovava nel libro di lettura della quinta elementare. La giovane maestra, supplente del nostro insegnante di serbo-croato che era malato, alla fine della lezione ci diede quel racconto come tema per il compito di casa. Ancor oggi direi che fu il caso ad aprire, sotto la sua mano, il libro di lettura proprio a quella pagina. Per gli insegnanti \u00e8 facile per assegnare i compiti, e cos\u00ec fu per il tema La mia interpretazione del racconto \u2018La finestra\u2019. Ma era inverno, neve a profusione, le strade e i ripidi vicoli della mia citt\u00e0 natale, Visoko, ricoperti dal bianco mantello ci attiravano con il divertimento assicurato da palle di neve, pattini e slittini. La magia della neve rende naturalmente pi\u00f9 facile per i bambini dichiarare ai genitori di non avere compiti, o averne molto pochi. Inoltre, il racconto Prozor, paragonato ad Aska e il lupo, il racconto allegorico di Andri\u0107 sulla pecorella ballerina che si affida alla danza per rimandare la morte, mi pareva semplice e facile: il narratore ricorda una finestra rotta di quando era bambino; aveva rifiutato di essere complice del compagno Mi\u0161ko nel suo progetto di rompere i vetri a una donna anziana, che aveva severamente rimproverato i bambini che giocavano spesso sotto le sue finestre. Cos\u00ec il compagno, per vendetta, rompe una finestra di casa sua. Mi\u0161ko rimane impunito, mentre il narratore le prende dal padre e&#8230; S\u00ec, viene punito anche se non aveva fatto nulla, ma \u2013 questo \u00e8 tutto! Rimandai il compito alla sera, e la sera, intirizzito e assonnato, al mattino dopo. Scrissi solo alcune frasi, per ogni evenienza. Ma il caso volle che il registro della giovane supplente si aprisse alla mia pagina. Cercai di tirare in lungo la lettura delle mie poche frasi, ma era chiaro che il mio lavoro era affrettato e incompleto. Tuttavia, la maestra non mi diede un brutto voto, ma nel registro annot\u00f2 il debito dell\u2019alunno tal-dei-tali. Il giorno stesso rilessi Prozor un\u2019altra volta, ma mi parve ancora pi\u00f9 semplice. Ricorsi all\u2019astuzia e ripetei il racconto con parole mie, aggiungendovi molti dettagli. Alcuni giorni dopo il nostro insegnante si accorse di quell\u2019annotazione sul registro e mi chiam\u00f2 fuori a leggere il mio nuovo tema. Tutto qui? S\u00ec. Davanti al suo sguardo interrogativo mi venne in mente di dire che nella nostra biblioteca di casa avevamo una collana di opere scelte di Ivo Andri\u0107 e che si trattava di uno scrittore che aveva avuto il premio Nobel per la letteratura\u2026 E che, quando andavo alla sala di lettura cittadina per l\u2019infanzia, passavo davanti alla vetrina dell\u2019unica libreria di Visoko, dove si trovavano anche alcune opere di Andri\u0107. Lui si mise a ridere e disse che i libri sugli scaffali delle biblioteche di casa e nelle vetrine delle librerie erano una cosa, mentre quelli nelle nostre mani e, naturalmente, nelle noste teste, erano una cosa ben diversa. Poi ci disse di tirar fuori i quaderni di grammatica. Tirammo tutti un sospiro di sollievo. Su Prozor, stranamente, non torn\u00f2 pi\u00f9. Talvolta, molti anni dopo, mi sono chiesto quale potesse esserne la ragione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il racconto di Andri\u0107 Prozor mi torn\u00f2 in mente all\u2019universit\u00e0, mentre ero immerso in Dostoevskij. Era come se, da una nebbia lontana, nell\u2019intento di instaurare un dialogo con il Raskol\u2019nikov di Delitto e castigo, si fosse messo a parlare il ragazzino punito per un atto che non aveva commesso da solo. Rilessi Prozor e ne sottolineai alcuni punti per me fondamentali, aggiungendovi anche un punto di domanda accanto a una citazione: Il mio compagno non aveva molta pazienza, n\u00e9 amava spiegare le cose, e pretendeva solo che dichiarassi se volevo o no partecipare con lui all\u2019incursione contro le finestre della vecchia donna. Risposi di no<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. S\u00ec, il ragazzo che pronuncia quel no odia quella vecchia non meno di Mi\u0161ko, ma il suo pensiero \u00e8 diverso: romperle le finestre mi sembra un castigo troppo pesante<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. No, pensai, non c\u2019\u00e8 in lui l\u2019energia che ha messo in moto la mano di Mi\u0161ko che stringe una pietra, n\u00e9 la volont\u00e0 dell\u2019assassino di Dostoevskij di trasformare il pensiero in azione. Certo, il suo odio nei confronti della vecchia malevola non \u00e8 minore, ma l\u2019azione \u00e8 diversa. L\u2019azione \u00e8 anche frutto di una nostra scelta \u2013 ed \u00e8 la stessa cosa se siamo mossi da amore o da odio? Mentre siamo nel campo della scelta, siamo ancora sulla via di un\u2019etica realizzabile? Ed \u00e8 una via sulla quale si rimane, oppure dalla quale si devia, il tempo della scelta non \u00e8 e non pu\u00f2 essere troppo prolungato. Il pensiero \u00e8 una cosa, l\u2019azione \u00e8 qualcosa di ben diverso. Ma fu qui, comunque, che aggiunsi il punto di domanda (al quale sarei tornato alcuni anni dopo, mentre ero immerso nei labirinti di ethos e di praxis del romanzo Il derviscio e la morte di Me\u0161a Selimovi\u0107).<\/p>\n\n\n\n<p>Malgrado questo e alcuni altri dilemmi di lettore<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>, all\u2019universit\u00e0 e in seguito, alla fine di Settanta, durante i miei primi anni di insegnamento, il \u201cmio Andri\u0107\u201d comunque non si differenziava molto da un \u201cAndri\u0107 universalmente noto\u201d, lo scrittore della complessa cosmogonia romanzesca e novellistica della Bosnia di epoca ottomana e asburgica. Nel 1980 fu pubblicato lo studio Rani Andri\u0107<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a> (Il primo Andri\u0107), frutto dell\u2019annosa ricerca di Miroslav Karaulac<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>, saggio che avrebbe ricoperto un ruolo fondamentale nella mia percezione dell\u2019opera di Andri\u0107. Coscienzioso come un ricercatore che non si permette il lusso della supposizione<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>, biografo eccellente, e inoltre uomo paziente e misurato, in quel suo studio<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a> Karaulac cerca di illuminare anche i dettagli in apparenza pi\u00f9 insignificanti dell\u2019infanzia di Andri\u0107, della giovinezza e dei percorsi di maturazione di un autore di un\u2019opera letteraria irripetibile. Cos\u00ec come lo stesso Andri\u0107, Karaulac usa materiali storiografici e archivistici, corrispondenza e documenti amministrativi per gettare luce su quel primo periodo della vita dello scrittore, del tutto eccezionale e decisivo per il suo percorso letterario. Trattandosi di un autore che per quanto riguardava la rivelazione diretta di fatti personali era rimasto il pi\u00f9 avaro della Pleiade degli scrittori slavi meridionali, la ricerca di Karaulac fu un compito per nulla facile. Ma, occuparmi di Andri\u0107 significava per me anche occuparmi di un\u2019epoca e della storia<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>. E \u2013 non solo in Bosnia e negli altri Paesi dell\u2019Austria-Ungheria, ma in tutta Europa, sia nei decenni precedenti l\u2019attentato di Sarajevo, sia soprattutto fra le due guerre \u2013 la storia non mancava. Il giovane Andri\u0107 vi prese parte attiva: dalla sua affiliazione a societ\u00e0 segrete, alla vicinanza ai circoli della giovent\u00f9 studentesca e operaia rivoluzionaria, fino all\u2019incarcerazione per gli ideali dell\u2019idea jugoslava e di giustizia sociale. Tuttavia, all\u2019interno del pi\u00f9 vasto ambito della storia in movimento, a Karaulac non sfuggono i dettagli (che possiamo superficialmente considerare inezie, ma sono quelle che significano la vita) il cui ruolo nella formazione della visione del mondo di Andri\u0107 non si pu\u00f2 davvero ignorare. Quel contesto comprende l\u2019infanzia di Andri\u0107 a Vi\u0161egrad, i suoi anni di ginnasio a Sarajevo e la prima ebbrezza per la letteratura e la rivolta sociale, gli studi di filosofia a Zagabria, Vienna e Cracovia, interrotti dall\u2019inizio della Grande Guerra, i giorni di carcere e di internamento, i primi passi nel servizio diplomatico del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni&#8230; Nel periodo dell\u2019infanzia di Andri\u0107, Karaulac trova le fonti alle quali, negli anni maturi e fecondi della creazione artistica, lo scrittore attinger\u00e0 come letterato che non dimentica gli uomini e gli ambienti grazie ai quali si \u00e8 formato come artista e come uomo. Cos\u00ec nel romanzo Il ponte sulla Drina, lo troviamo \u201cnascosto\u201d fra gli studenti che al crepuscolo della vigilia di grandi avvenimenti si radunano alla porta del ponte (Andri\u0107 ama davvero mascherarsi, come Goya nel suo Conversazione con Goya; la maschera gli permette la distanza e, allo stesso tempo, la partecipazione alla vita e all\u2019arte). Anche in molti altri suoi Racconti dall\u2019ombra (ai quali occorre aggiungere anche gli scritti apparentemente occasionali, i ricordi e gli articoli) i giorni dell\u2019infanzia e della prima giovinezza di Vi\u0161egrad e di Sarajevo hanno un ruolo innegabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza Rani Andri\u0107, sarebbe impensabile il racconto Dug (Il debito) di Danilo Ki\u0161<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>, presente nella raccolta postuma Lauta i oziljci (Il liuto e le cicatrici)<a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>. Questo eccezionale hommage<a href=\"#_ftn11\">[11]<\/a> narrativo ad Andri\u0107, che Ki\u0161 considera uno dei suoi padri e maestri letterari, formalmente \u00e8 frutto sia di una riduzione del numero di persone presenti nel libro di Karaulac a una cerchia ristretta di personaggi fondamentali per la semantica del suo racconto, sia, certamente, di un procedimento di trasformazione di figure reali in personalit\u00e0-paradigmi attraverso un processo di estrema condensazione narrativa<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a>. Il \u201cdebitore\u201d di questo racconto di Ki\u0161 \u00e8 lo stesso Andri\u0107 sul letto di morte, uno scrittore che desidera pagare i propri debiti terreni. Per quanto riguarda quelli spirituali, \u2013 dice Ki\u0161 \u2013 quelli nessun uomo li ha mai restituiti: n\u00e9 a Dio, n\u00e9 a sua madre, alla lingua, o alla patria<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a>. A chi Andri\u0107 (che Ki\u0161 \u201cfa tornare\u201d alla prima giovinezza, quando nella Sarajevo dell\u2019epoca austriaca era borsista della Societ\u00e0 culturale croata Napredak) vuol restituire i propri debiti terreni, e come distribuir\u00e0 quelle duecento corone asburgiche? Solo qualche eccezione turba la perfetta determinazione dell\u2019Andri\u0107 di Ki\u0161 di \u201csdebitarsi\u201d esclusivamente con coloro che nel periodo della sua infanzia e giovinezza hanno lasciato in lui tracce indelebili, prima di tutto con il loro impegno nell\u2019affermazione dei valori del buono e del bello, della virt\u00f9 e della conoscenza, nonch\u00e9 del chiaro rapporto fra pensiero, parola e azione. Primo nell\u2019\u201celenco\u201d di creditori del Debito di Ki\u0161 \u00e8 Ivan Matkov\u0161ek, Wachtmeister<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>, padre adottivo di Andri\u0107, che gli apr\u00ec gli occhi sui paesaggi, come un militare impara dalla carta a leggere l\u2019aspetto di un territorio; la seconda \u00e8 Ajkuna Hrelji\u0107<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a>, che per prima lo condusse per mano al di l\u00e0 del ponte; seguono la zia Ana Matkov\u0161ek, sorella della madre, che gli insegn\u00f2 il linguaggio dei fiori e delle piante<a href=\"#_ftn16\">[16]<\/a>, e altri ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo straordinario hommage ad Andri\u0107, Ki\u0161 sottolinea implicitamente un dato di fatto, del resto costante, nell\u2019opera dell\u2019autore al quale, come lui stesso afferma, deve molto. Si tratta del rapporto di Andri\u0107 con i suoi personaggi, che appare sempre della stessa intensit\u00e0, sia nei macrocosmi di Oriente e Occidente, sia nei microcosmi della sua opera narrativa, ambienti che, come sappiamo, si incontrano, entrano in contrasto o, semplicemente, si confrontano sul suolo della Bosnia. In ogni caso emerge la sua convinzione che il portatore della storia, di ogni storia e in ogni circostanza, \u00e8 l\u2019individuo (sia esso il gran visir, un mendicante, una cantante d\u2019opera, un condottiero, un contadino, la proprietaria di un hotel, un console, un frate o quel povero zingarello che, durante i festeggiamenti per il completamento della costruzione del ponte sulla Drina, si ingozz\u00f2 di halva e mor\u00ec). E l\u2019individuo ha sempre il proprio volto. Ossia, deve averlo, perch\u00e9 la storia e tutto ci\u00f2 che essa porta, crea o annienta, senza l\u2019uomo non esiste, proprio come senza il suo volto non esiste neppure una veritiera idea umana sulla comprensibilit\u00e0 dell\u2019universo.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa raccolta di racconti di Andri\u0107 incentrati sul tema dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza, il lettore si trover\u00e0 nel campo di una narrazione semanticamente lontana dai fatti documentati da Ki\u0161 nel suo Il debito, racconto influenzato dall\u2019acuto sguardo di Karaulac sul periodo decisivo per la formazione di Andri\u0107 uomo e scrittore. Invece di quello spazio, individuato da Karaulac e magistralmente articolato da Ki\u0161 nel suo hommage ad Andri\u0107, quasi completamente colmato da luminosi esempi che indicano i valori universali dell\u2019etica, della conoscenza e della bellezza, in questi racconti troviamo gli spazi della psiche di bambini e di adolescenti colti nel drammatico e penoso smarrimento davanti ai difficili e misteriosi interrogativi che riempiono il loro essere, sulla \u201csoglia\u201d di una \u201ccasa\u201d non ancora esplorata, dominio di un unico proprietario \u2013 il mondo degli adulti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In tutti i racconti di questa raccolta parla la voce di un profondo osservatore dell\u2019infanzia e dei primi passi della giovinezza. Solo condizionalmente potremmo aggiungere al concetto di \u201cosservazione\u201d l\u2019attributo \u201cpersonale\u201d<a href=\"#_ftn17\">[17]<\/a>. I piccoli uomini che noi chiamiamo \u201cbambini\u201d hanno i loro grandi dolori e le loro lunghe sofferenze, che in seguito, quando sono persone sagge e adulte, dimenticano. O meglio, perdono di vista. Ma se potessimo calarci di nuovo indietro nell\u2019infanzia, come nel banco delle elementari da cui siamo da tanto tempo usciti, potremmo di nuovo rivederli. Laggi\u00f9, da quella prospettiva, quei dolori e quelle sofferenze continuano a vivere ed esistono come ogni realt\u00e0.<a href=\"#_ftn18\">[18]<\/a>. Un simile sguardo sull\u2019infanzia potrebbe esser lanciato \u2013 non \u00e8 vero? \u2013 solo da un uomo e da uno scrittore che non dimentica e che \u2013 senza lasciare nulla all\u2019oblio o alla casualit\u00e0 dei ricordi marginali<a href=\"#_ftn19\">[19]<\/a> \u2013, cerchi di rendere ogni racconto uno specchio impietoso. Un simile atteggiamento nei confronti del mondo e degli uomini, essenziale e fondamentale in quel lungo percorso dalla realt\u00e0 della vita alla realt\u00e0 del racconto, presuppone evidentemente, gi\u00e0 di per s\u00e9, la necessit\u00e0 di un\u2019impietosa analisi dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza e il rifiuto di ogni idea di abbellimento del tempo e dei luoghi delle prime immagini e delle prime consapevolezze dell\u2019esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, anche in questa tematica Andri\u0107 \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 \u2013 uno scrittore dall\u2019orientamento universalmente realistico, che innanzi tutto rimane eccezionalmente vicino alla vocazione dei grandi autori europei del XIX secolo. La verticale da Dickens e Balzac a Turgenev, Zola e Strindberg pu\u00f2 forse essere laconicamente ridotta al concetto di rifiuto di qualsiasi fuga dalla realt\u00e0 della societ\u00e0 e della psiche individuale in cui si specchia il teatro del mondo. Nel teatro del mondo dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza di Andri\u0107 il dolore e la paura, e accanto a loro la sofferenza come inevitabile conseguenza, rappresentano gli oscuri campi emozionali sui quali l\u2019autore punta la luce della narrazione, dalla quale emergono davanti a noi anche alcune figure diverse del mondo degli adulti, quelli che non hanno dimenticato di essere stati anche loro un tempo quei piccoli uomini che noi chiamiamo \u201cbambini\u201d. E questo avviene sempre nella cornice molto precisa del suggestivo milieu di una realt\u00e0 intensamente rivissuta.<\/p>\n\n\n\n<p>La luce di quella narrazione, nel contesto dell\u2019abisso che in Andri\u0107 separa il mondo degli adulti da quello dei bambini (con l\u2019eccezione dei fragili ponticelli che rappresentano quelle figure diverse, come, per esempio, zia Mila del racconto Mila e Prelac), pu\u00f2 essere vissuta e, allo stesso modo, interpretata, anche come una particolare antimetafora rispetto alla torre, metafora centrale dell\u2019omonimo racconto (e forse anche di tutta questa raccolta) che inizia con la rampogna Lazare, crni sine!<a href=\"#_ftn20\">[20]<\/a> (Chi di noi, nati in Bosnia, mondo che, come sappiamo, costituisce l\u2019ambito fondamentale della cosmogonia letteraria di Andri\u0107, non \u00e8 stato almeno una volta chiamato cos\u00ec? Quell\u2019attributo crni, \u201cnero\u201d, \u00e8 paradossalmente trasparente. \u00c8 il colore di quella differenza che gli adulti, anche all\u2019epoca della crescita dell\u2019autore di queste righe, usavano in un chiaro contesto di ammonimento per ogni deviazione dagli spazi precisamente delimitati dell\u2019obbedienza che ogni bambino doveva rispettare.) La descrizione dettagliata di Andri\u0107 dell\u2019antica polveriera turca a forma di torre, descrizione che il lettore pu\u00f2 percepire come un luogo classico del procedimento narrativo di uno scrittore, nel quale possiamo tanto spesso muoverci come attraverso un\u2019antica carta piena di toponimi ricoperti di muschio o scomparsi del tutto, in questo caso \u00e8 la metafora vivente del rapporto fra il mondo degli adulti e quello dei bambini. La torre, che ha da tempo ormai perso sia la sua reale destinazione sia l\u2019antico aspetto, con muraglie che gi\u00e0 si sgretolano e, come tali, sono la viva testimonianza del tempo che, come in quel canto popolare, innalza torri e castelli, ma anche, essendo tempo, li innalza e li abbatte, non ha pi\u00f9 un tetto. Al suo posto si vede il cielo luminoso. \u00c8 lo stesso cielo dei giorni giovanili dell\u2019autore, in un mondo diverso e migliore, ma che, sembra, nella sua et\u00e0 matura vivr\u00e0 una metamorfosi, diventando visione di un\u2019implacabile storia del mondo al cui centro si trover\u00e0 la Bosnia, terra fra Oriente e Occidente, nella quale, secondo l\u2019opinione dello stesso autore, le cronache dei tempi felici sono molto brevi. Tuttavia, quel cielo luminoso, come dice anche la voce di Andri\u0107 in questo e in altri racconti, non sar\u00e0 dimenticato.<\/p>\n\n\n\n<p>Delle storie interne al racconto La torre a cui Lazar partecipa, la prima riguarda il gioco di guerra dei bambini divisi in serbi e turchi (in un chiaramente intuibile periodo post-ottomano, il che, nell\u2019attuale Bosnia etnicamente divisa, pu\u00f2 testimoniare la non effimera ansia di Andri\u0107 per il destino del suo Paese natale). Un\u2019altra storia riguarda la torre come luogo remoto in cui avviene l\u2019incontro fra Djordje, il ragazzino pi\u00f9 grande e pi\u00f9 aggressivo del gruppo, e la bambina Smiljka, che a Lazar fa intuire quella cosa, che accade fra donne e uomini. L\u2019antica torre, sia pur cadente, umida, buia e in rovina, acquista per Lazar l\u2019importanza di un mondo di fantastica intimit\u00e0, lontano dalla societ\u00e0 in cui dominano gli adulti (i cittadini, il centro, la scuola, la casa, la famiglia). La torre \u00e8 il chiaro confine che divide l\u2019infanzia, che \u00e8 la vita, quella principale e reale, dei desideri e dei sogni, dalla vita degli adulti, noiosa e ripetitiva: una vita che \u00e8 anche incomprensibile e, come tale, un motivo per essere in lite con il mondo, motivo che ritorna in tutti i testi di tutta questa raccolta. Al ragazzino di Andri\u0107 Litigando con il mondo, nel cui finemente cesellato labirinto psicologico predominano gli interrogativi sugli adulti e i bambini, sembra che anche l\u2019attributo di \u201csospetto\u201d (assegnato dalle autorit\u00e0 a un uomo a lui sconosciuto e accettato dagli altri come una verit\u00e0, ma anche come un avvertimento che il potere<a href=\"#_ftn21\">[21]<\/a> \u2013 come ancor oggi si dice in Bosnia \u2013 \u00e8 pi\u00f9 intelligente e pi\u00f9 forte di tutti i suoi sudditi) renda ancora pi\u00f9 profondo quell\u2019abisso di gi\u00e0 citate differenze. Nella coscienza infantile e nei primi presagi della sessualit\u00e0 anche l\u2019amore appare un mistero incomprensibile, come nel racconto Mila e Prelac. E accanto all\u2019amore anche la morte, incomprensibile per il bambino pure nella pi\u00f9 lontana ipotesi di un possibile non-io, ma vicina e percettibile quando appare sotto l\u2019aspetto della tragica fine dello strano forestiero e del definitivo allontanamento di zia Mila, una creatura fiera e felice, di eterna gioia e di onnipotente e perenne bellezza<a href=\"#_ftn22\">[22]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la paura, che pu\u00f2 nascere in un bambino come un\u2019energia autodistruttiva, provocata dal danneggiamento apparentemente banale di un libro dato in prestito nella biblioteca scolastica dal sarcastico e temibile professore bibliotecario, \u00e8 uno di quei misteri causati dai fenomeni di questo mondo<a href=\"#_ftn23\">[23]<\/a>. Come motto del racconto Il libro, nel quale assistiamo a un crescendo di paura che giunge al culmine della sua carica emotiva negativa, ma infine anche al suo liberatorio epilogo, lo scrittore sceglie tre versi di un canto popolare musulmano, caratterizzato dal lamento Moj Mejtefe<a href=\"#_ftn24\">[24]<\/a>, moj veliki strahu!, assieme un interrogativo di Leopardi sulle ragioni dell\u2019infelicit\u00e0 infantile<a href=\"#_ftn25\">[25]<\/a>. Nella parte introduttiva di questo racconto Andri\u0107 mette in rilievo il fatto che la paura che nasce in un bambino a contatto con la societ\u00e0 e le sue leggi \u2013 negli anni successivi, con lo sviluppo intellettivo e una corretta educazione, svanisce, oppure, al contrario, gli rimane dentro, cresce assieme a lui, gli riempie, gli spezza e gli annienta l\u2019anima, avvelena la sua vita come una malattia nascosta e un grave peso<a href=\"#_ftn26\">[26]<\/a>. In tal modo, nel mondo dei grandi, Andri\u0107 implicitamente distingue coloro che ricordano i traumi dell\u2019infanzia da quelli che li hanno repressi, anche se sia gli uni sia gli altri dovranno prima o poi sperimentare l\u2019incontro con quella torre; e non importa se, alla fine dell\u2019omonimo racconto, quell\u2019antica costruzione \u00e8 stata rasa al suolo, e al suo posto, come ricoperto dal colore di un falso oblio, oggi verdeggia un parco cittadino. E la memoria, che anche quando in modo apparentemente definitivo apparteniamo al mondo degli adulti mantiene i suoi contorni taglienti, colma degli interrogativi che nascono dal desiderio inesauribile dell\u2019individuo di conoscere se stesso e i rapporti con il mondo, spesso limitato da incomprensioni e contrasti con quanto ci circonda, \u00e8 davvero lo spiritus movens di questi racconti che hanno per tema l\u2019infanzia e l\u2019adolescenza. Senza tale memoria non esisterebbe la storia della bambina Roza Kalina del racconto Sulla riva, n\u00e9 la calata di Andri\u0107 in un\u2019antica leggenda del castello di Dobrun, nell\u2019estate di un secolo e di un\u2019epoca lontani<a href=\"#_ftn27\">[27]<\/a> nel racconto La gita. Per il primo racconto sembra che per lo scrittore sia sufficiente percepire lo sciabordio del fiume della sua giovinezza, per il secondo gli basta un chiodo che uno dei ginnasiali in gita trova casualmente fra le pietre delle rovine dell\u2019antico maniero nelle vicinanze di Vi\u0161egrad. (Qui \u00e8 evidente un altro punto di vicinanza di Andri\u0107 con i maggiori autori del racconto breve della letteratura mondiale, ai quali, per lo sviluppo della storia, basta un oggetto qualsiasi da porre al centro del punto focale narrativo. Forse \u00e8 sufficiente ricordare, per esempio, la collana di una novella di Maupassant?) Qui, inoltre, ritroviamo anche l\u2019Andri\u0107 fedele a una visione della Bosnia come Paese storicamente stratificato<a href=\"#_ftn28\">[28]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche nel racconto Panorama, dal punto di vista letterario forse il pi\u00f9 complesso di questa raccolta, Andri\u0107 rimane fermamente legato alla oggettualit\u00e0 della struttura in legno a forma di prisma (\u2026) Tutto intorno, a intervalli regolari, c\u2019erano delle aperture per potervi guardare dentro; queste consistevano di due lenti binoculari di vetro speciale, incorniciate di caucci\u00f9 nero<a href=\"#_ftn29\">[29]<\/a>. Nella sua descrizione l\u2019autore \u00e8, come sempre, preciso fino al minimo dettaglio, tanto da farci sembrare che, nella fantastica ipotesi della scomparsa o della distruzione di tutti i moderni sistemi video, potremmo essere in grado, seguendo la sua descrizione, di ricostruire quell\u2019antico prodigioso apparecchio per la trasmissione delle immagini. Il narratore di Panorama (racconto nel quale le ristrettezze del periodo scolastico di Andri\u0107 a Sarajevo si riflettono nei minimi particolari) ricorda perfettamente anche il suo sdoppiamento interiore nei confronti del mondo reale, quando per lui, seduto nel Panorama, iniziava la vita vera, grande e radiosa. Tutto ci\u00f2 che fino a quel momento aveva significato per me la vita reale, sprofondava nell\u2019inesistenza<a href=\"#_ftn30\">[30]<\/a>. Davanti agli occhi del ragazzino si alternano le citt\u00e0 del mondo, le loro immagini sono abbellite fino all\u2019irrealt\u00e0 (oggi lo potremmo facilmente interpretare come un preannuncio profetico del mondo virtuale della fine del XX e dell\u2019inizio del XXI secolo) e appaiono come effetti di una magia per lui divenuta sinonimo di felicit\u00e0 e beatitudine, tanto da condurlo a incomprensioni con i compagni. Uno di loro \u00e8 Lazar (sicuramente lo stesso ragazzo di altri racconti di questa raccolta), l\u2019opposto vivente della fantasia del narratore di Panorama. Per Lazar le scene del Panorama sono solo paesaggi dipinti, morti. Un\u2019immagine \u00e8 un\u2019immagine, e il mondo \u00e8 il mondo<a href=\"#_ftn31\">[31]<\/a>, conclude Lazar il suo giudizio su tutto ci\u00f2 che riguarda quel mondo abbellito e irreale. Tuttavia, in quella laconica formulazione del definitivo parallelismo fra realt\u00e0 e virtuale, \u00e8 contenuta anche una particolare possibilit\u00e0 di doppia lettura della \u201cverit\u00e0\u201d di questa affermazione. Da un lato, Lazar \u00e8 vicino a tutti noi, che nei Panorami della nostra epoca vediamo la metafora della fuga dell\u2019uomo nel virtuale con ignote possibilit\u00e0 di ritorno, ma, dall\u2019altro, Lazar \u00e8 anche lontano da ciascuno di noi, che possiamo vivere l\u2019immagine anche come metafora di un diverso modo di vedere il mondo nella sua trasformazione in possibile esperienza artistica. E l\u2019immagine, con tutta la sua banalit\u00e0, conduce il narratore di Panorama alla creazione di un racconto sul destino apparentemente immaginario della bambina Margarita nella lontana Rio. Adulto, ingegnere, con un\u2019esperienza di vita con gli altri uomini, talvolta un po\u2019 meglio e talvolta molto peggio<a href=\"#_ftn32\">[32]<\/a>, il narratore si abbandona all\u2019\u201cingegneria\u201d della costruzione di quella storia, in cui la distanza oceanica gli serve da riparo, adatto per allontanare ogni dubbio che qualsiasi elemento della sua narrazione riguardi minimamente anche lui. Cos\u00ec, come nelle sequenze delle altre brevi storie interne al racconto Panorama, quell\u2019io appare come l\u2019enunciato di un uomo che vuole dichiarare la sua passione infantile per il semplice meccanismo che produceva non solo il mondo virtuale, ma anche i sogni.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine di questo viaggio nel mondo dei racconti di Andri\u0107 sull\u2019infanzia e l\u2019adolescenza, mi pare di comprendere meglio il motivo per cui il mio insegnante di lingua e letteratura delle elementari non torn\u00f2 pi\u00f9 sul tema del racconto Prozor. Sono convinto che anche per lui, che pur sapeva usare tanti modi interessanti per appassionarci alla lettura, era chiaro quanto per quel testo di Andri\u0107 fosse ingannevole l\u2019etichetta racconto per bambini.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Ivo Andri\u0107, Prozor, in Deca, Svjetlost, Sarajevo, p. 58.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Ibidem.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 I miei primi dubbi su uno sguardo narrativo di Andri\u0107 esclusivamente concentrato, come sostenuto da molti critici, sulla Bosnia come terra ai confini fra Oriente e Occidente, caratterizzata da una quasi completa assenza di cinque secoli dall\u2019ambito culturale europeo, nacquero dal mio incontro con racconti come La donna sulla pietra, Conversazione con Goya, Racconto del Giappone, Aska e il lupo\u2026 Intuivo, certo in modo confuso, un Andri\u0107 possente nell\u2019ombra dei suoi romanzi maggiori, soprattutto Il ponte sulla Drina e La cronaca di Travnik, che nel mondo, oltre al premio Nobel, gli avevano valso anche l\u2019attributo di \u201cOmero balcanico\u201d. Fin dall\u2019inizio del mio esilio italiano, causato dall\u2019ultima resa dei conti interetnici in Bosnia ed Erzegovina, non mi fu difficile constatare che anche la ricezione italiana e, in genere, europea, di Andri\u0107 era basata su quella \u201cnotoriet\u00e0 universale\u201d senza una visione pi\u00f9 approfondita dell\u2019opera completa dell\u2019unico premio Nobel delle letterature slave meridionali. Quell\u2019\u201combra\u201d, creata in un certo senso dallo stesso Andri\u0107 con la grandezza dei suoi romanzi, e soprattutto dai lettori del suo Paese natale e nel mondo, affascinati proprio da quelle opere, \u00e8 oggetto del mio saggio Racconti dall\u2019ombra, che costituisce la postfazione della raccolta La donna sulla pietra (Zandonai, Rovereto 2011).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Miroslav Karaulac, Rani Andri\u0107, Prosveta-Beograd, Svjetlost-Sarajevo, 1980.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Miroslav Karaulac (1932-2011), narratore, poeta e saggista, \u00e8 ritenuto dal curatore di questa raccolta di racconti il miglior conoscitore del percorso di vita di Andri\u0107.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Neboj\u0161a Gruji\u010di\u0107, Pisac u istoriji (Intervista con Miroslav Karaulac), \u201cVreme\u201d, n. 896, 6. marzo 2003.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Una seconda edizione, ampliata e completata con un capitolo sul fascismo in Italia, sul soggiorno a Zagabria e con note sui libri letti, \u00e8 stata pubblicata dagli editori belgradesi Prosveta nel 2003 e Filip Vi\u0161nji\u0107 nel 2010.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Neboj\u0161a Gruji\u010di\u0107, op. cit.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Danilo Ki\u0161 (1935-1989), scrittore jugoslavo. Fra le sue opere pi\u00f9 significative si annoverano i romanzi della trilogia Giardino, cenere, Dolori precoci e La clessidra.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Danilo Ki\u0161, Lauta i oziljci, Feral Tribune, Split, 1994; Beograd, 1994.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 L\u2019omaggio nacque nel 1986, mentre Ki\u0161 stava preparando l\u2019edizione francese del romanzo di Andri\u0107 La signorina. Bench\u00e9 lasci al lettore un\u2019impressione di compattezza, Dug, scritto da Ki\u0161 all\u2019inizio della sua malattia, \u00e8 uno dei suoi racconti incompiuti; cfr. le note di Mirjana Mio\u010dinovi\u0107, curatrice di Lauta i oziljci, Feral Tribune, Split, 1994, pp.109-110.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Ibidem, p. 110.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Danilo Ki\u0161, Lauta i oziljci, op. cit., p. 86.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Sottoufficiale, incaricato militare con il compito specifico di controllare eventuali cambiamenti del territorio della fascia di confine.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Ai tempi dell\u2019infanzia di Andri\u0107 a Vi\u0161egrad, Ajkuna, giovane vicina di casa di sua zia Ana, fu la prima persona che accompagn\u00f2 il futuro autore de Il Ponte sulla Drina al di l\u00e0 del ponte, la fondazione pia del gran visir Mehmed-pasci\u00e0 Sokolovi\u0107. Quando, ormai famoso, ritorn\u00f2 a Vi\u0161egrad, Andri\u0107 fece visita per prima ad Ajkuna, ormai molto anziana.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Danilo Ki\u0161, op. cit., p. 87.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Anche se, in realt\u00e0, nelle opere di Andri\u0107 di solito non \u00e8 difficile riconoscere la sua voce, anche quando l\u2019autore ci sembra perfettamente mascherato, si tratta comunque di una somma ridotta di tutte le esperienze in cui gli altri vengono realizzati come riflessi della storia, dell\u2019arte, della filosofia, della scienza, nonch\u00e9 della generale dialettica delle cose e degli uomini, della cronaca di un\u2019epoca, e soprattutto degli incontri e dei dialoghi nel contesto essenziale della sua empiria della viva realt\u00e0. L\u2019esempio pi\u00f9 vivido \u00e8 dato da Znakovi pored puta (Segni lungo il cammino), che i conoscitori dell\u2019opera di Andri\u0107 possono facilmente rivivere come il \u201cLibro dei libri\u201d di questo scrittore, in cui l\u2019io dell\u2019autore figura come una somma della molteplice esperienza altrui, in senso sia sincronico, sia diacronico. (Frammenti di queste prose sono stati parzialmente tradotti in italiano nell\u2019edizione di Mondadori dei Meridiani: Ivo Andri\u0107, Romanzi e racconti, Milano, 2001 e nella raccolta di racconti di Bottega Errante Edizioni: Ivo Andri\u0107, In volo sopra il mare, Pordenone, 2017).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Ivo Andri\u0107, Deca, op. cit., pp. 54-55.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref19\"><sup>[19]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Cfr. Lettera del 1920, il racconto di Andri\u0107 che possiamo definire lo scritto pi\u00f9 strumentalizzato della letteratura mondiale del XX secolo. (Quanti lettori in Occidente non hanno sospirato davanti all\u2019interrogativo \u201ccome aiutare la Bosnia nella finale resa dei conti interetnici?\u201d. Non \u00e8 stato forse lo stesso Andri\u0107 a dire che la Bosnia \u00e8 la terra dell\u2019odio? Ma chi si \u00e8 chiesto, in realt\u00e0, dove sia finito colui che nel racconto pronuncia quelle parole, Max Levenfeld? Quel personaggio muore in una piccola localit\u00e0 spagnola, durante una guerra civile altrettanto caratterizzata da odio \u2013 ideologico \u2013 fra falangisti e difensori di una Spagna democratica.)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref20\"><sup>[20]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Letteralmente Lazar, figlio nero!, reso in italiano come Lazar, figlio sciagurato! Ivo Andri\u0107, La torre, in Litigando con il mondo, BEE, Pordenone, 2021, p. 49.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref21\"><sup>[21]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Andri\u0107 \u00e8 stato spesso accusato di aver \u201csospeso\u201d, dalla fine della Prima guerra mondiale, e in particolare dopo la conclusione della Seconda, ogni critica esplicita sul conto della societ\u00e0 e dei suoi contemporanei. \u00c8 un giudizio tipicamente superficiale e spesso malevolo sul rapporto di Andri\u0107 con la cosiddetta prima Jugoslavia, quella monarchica, e con la seconda, quella di Tito. In entrambi i casi si tratta di ignoranza dell\u2019opera di questo scrittore, la cui scelta \u00e8 invece chiara: parlare di tutto, ma parlare per mezzo dell\u2019opera letteraria. E lo stesso vale anche per il potere, come fece nelle sue opere capitali, e in modo specifico in Segni lungo il cammino. Bench\u00e9 il racconto Litigando con il mondo (pubblicato nel 1958) si riferisca al periodo dell\u2019ordinamento precomunista della patria di Andri\u0107, ritengo che lo scrittore \u2013 che anche questa volta usa il procedimento a lui caro di spostare certi fenomeni sociali nel passato \u2013 abbia dato un personale contributo letterario gettando un fascio di luce sul periodo degli anni Cinquanta, un\u2019epoca di rese dei conti per nulla \u201cdelicate\u201d del regime, non solo con i propri avversari, ma anche con ogni tipo di critica sul suo conto. Alla vigilia e nel corso della Prima guerra mondiale Andri\u0107 aveva sperimentato sulla propria pelle che cosa significasse essere sospetto, subendo il carcere e, in seguito, l\u2019internamento.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref22\"><sup>[22]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Ivo Andri\u0107, Mila e Prelac, in Litigando con il mondo, op. cit., p. 62.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref23\"><sup>[23]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Ivo Andri\u0107, Il libro, in Litigando con il mondo, op. cit., p. 87.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref24\"><sup>[24]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Mejtef o mekteb, dall\u2019arabo, scuola elementare religiosa islamica.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref25\"><sup>[25]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Torno a domandare. Perch\u00e9 fatta \/ Cos\u00ec infelice la fanciullezza? (dallo Zibaldone).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref26\"><sup>[26]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Ivo Andri\u0107, Il libro, in Litigando con il mondo, op. cit., pp. 87-88.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref27\"><sup>[27]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Ivo Andri\u0107, La gita, in Litigando con il mondo, op. cit., p. 157.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref28\"><sup>[28]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 \u201cAl contrario, diceva il giovane, credo che ci siano pochi posti al mondo meno desolati e meno monotoni. Basta scavare un palmo sotto terra per trovare tombe e resti del passato. Ogni campo qui \u00e8 un cimitero a strati, una necropoli sull\u2019altra, a immagine delle differenti popolazioni che sono nate e morte in questi luoghi nel corso dei secoli, un\u2019epoca dopo l\u2019altra, una generazione dopo l\u2019altra. Questi cimiteri sono testimonianze di vita, non di vuoto e di desolazione.\u201d (Da Ivo Andri\u0107, La cronaca di Travnik, Mondadori, Meridiani, Milano 2001, p.153).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref29\"><sup>[29]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Ivo Andri\u0107, Panorama, in Litigando con il mondo, op. cit., p. 111.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref30\"><sup>[30]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Ivi, pp. 112-113.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref31\"><sup>[31]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Ivi, p. 125.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref32\"><sup>[32]<\/sup><\/a>\u2002\u2002 Ivi, p. 137.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Bo\u017eidar Stani\u0161i\u0107 del 20\/5\/2021 Postfazione al Libro Litigando con il mondo di Ivo Andri\u0107 BEE edizioni https:\/\/bit.ly\/litigandoconilmondo Una lontana infanzia bosniaca\u2026 Il breve racconto Prozor (La finestra) di Ivo Andri\u0107 si trovava nel libro di lettura della quinta elementare. La giovane maestra, supplente del nostro insegnante di serbo-croato che era malato, alla fine della lezione ci diede quel racconto come tema per il compito di casa. 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