{"id":3546,"date":"2021-05-20T21:25:36","date_gmt":"2021-05-20T19:25:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3546"},"modified":"2021-05-20T21:25:37","modified_gmt":"2021-05-20T19:25:37","slug":"suolo-sacro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/05\/20\/suolo-sacro\/","title":{"rendered":"Suolo Sacro"},"content":{"rendered":"\n<p>di Sonia Kucler del 20\/5\/2021<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/3O4EOLPoeJ8?start=300\">Documentario &#8220;Il suolo minacciato&#8221; con Luca Mercalli <\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi decenni, per i noti problemi planetari, la storia dell\u2019ambiente si sta affermando sempre pi\u00f9 come materia di studio e di divulgazione. Cosa rende fragile un\u2019area geografica? Gi\u00e0 nei suoi tratti fisici essa dichiara esplicitamente le sue caratteristiche, le sue esigenze, le sue debolezze. Ma se l\u2019uomo interviene su di essa superando i limiti dettati dalla sua natura inevitabilmente alimenter\u00e0 un percorso fatto di incidenti e problemi legati alle acque, al suolo, alla vegetazione, all\u2019aria che nel tempo difficilmente si recupereranno. Quindi materia grassa per gli storici dell\u2019ambiente! Studiosi che lavorano attingendo a diverse discipline (botanica, biologia, chimica, economia, antropologia, ecc.), usando nuovi tipi di fonti oltre ad approcci e punti di vista inediti rispetto agli storici tradizionali, per produrre valutazioni sugli svariati temi inclusi nel loro paniere di studio (clima, energia, suolo, ecosistemi, sistemi produttivi, ecc.).<br>Quanto pi\u00f9 un ambiente \u00e8 stato trasformato tanto pi\u00f9 sar\u00e0 fragile e di conseguenza complessa la sua gestione. La citt\u00e0, ad esempio, proprio perch\u00e9 costruzione artificiale dimostra chiaramente come ogni intervento debba essere calibrato con mano sapiente e leggera per mantenere in vita il suo complesso ecosistema che necessita di enormi energie provenienti da altri ambienti (es. l\u2019acqua pulita) e che riversa in uscita enormi quantit\u00e0 di materiali di scarto (es. l\u2019acqua inquinata), quindi la citt\u00e0 si dimostra un \u201cparassita\u201d dell\u2019ambiente il cui metabolismo dipende dall\u2019esterno. Le sue buone relazioni con gli ecosistemi naturali o seminaturali che si trovano di solito ai suoi margini, come prati, fiumi, boschi, campagne, sono per lei vitali. La sua intera costruzione poggia sul suolo e<br>di lui si avvantaggia. Ma cos\u2019\u00e8 il suolo? Pochi si interrogano sulla sua natura e sul suo valore in s\u00e9 tranne, forse, quando si nota la palese inutilit\u00e0 di strade, parcheggi, capannoni, edifici spesso abbandonati. Vi sar\u00e0 capitato di osservare degli operai mentre scavano lungo un marciapiede o ai bordi di una strada sotto l&#8217;asfalto per sistemare delle condutture. Viene alla luce un metro e pi\u00f9 di terreno tagliato verticale come con l&#8217;affettatrice: questo \u00e8 il primo strato di suolo che normalmente abbiamo sotto i piedi nel luogo dove abitiamo. Possiamo vederne la composizione, sassosa, argillosa, sabbiosa. Oppure in campagna, le distese a<br>perdita d\u2019occhio di campi dissodati in profondit\u00e0 con la terra frantumata e aperta su cui cornacchie ed altri uccelli pasteggiano a vermi e insetti. Questi sono esempi che per\u00f2 sfuggono oramai alla nostra attenzione perch\u00e9 divenuti cos\u00ec comuni da lasciarci indifferenti.<br>Personalmente ho rivalutato il suolo proprio negli ultimi anni, vuoi per le attivit\u00e0 di lavoro e studio, vuoi per esperienze anche casuali. La prima riguarda una performance del climatologo Luca Mercalli, che vidi nel documentario Il suolo minacciato (realizzato nel 2009 da Nicola Dall\u2019Olio) mentre parlava del consumo di suolo in modo cos\u00ec anomalo da non scordarlo pi\u00f9. Accovacciato in mezzo ai campi appena arati della Pianura padana con l&#8217;immancabile farfallina a pois, raccoglie e stringe tra le mani una zolla di terra e ne tesse le lodi: nella scala dei valori da 1 a 8 questo terreno, ci dice con tono appassionato, \u00e8 al primo posto. Il paesaggio ripreso in campo lungo alle sue spalle mostra una teoria di tralicci e capannoni. E\u2019 un\u2019immagine che lo storico dell\u2019arte potrebbe definire \u201ccaravaggesca\u201d, sacra e profana assieme, dove l\u2019unico personaggio sta inginocchiato sulla nuda terra come davanti ad un luogo sacro, in questo caso il suolo terrestre, fatalmente assediato da diverse forme di<br>profanazione che l\u2019occhio identifica immediatamente nei capannoni industriali presenti sullo sfondo. Immagine indimenticabile e potente che potremmo intitolare \u201csuolo sacro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;altra esperienza di cui mi preme parlare riguarda il mondo segreto e misconosciuto dei lombrichi di terra, quelli che forse qualcuno avr\u00e0 visto emergere quando lavora nell\u2019orto o nel giardino, se \u00e8 fortunato, perch\u00e9 oggi i suoli con lombrichi sono sempre meno frequenti. Giravo in gennaio in un parco di Gorizia dopo giorni di piogge intense, quando su una spianata di cemento dedicata al basket notai un numero straordinario di lombrichi morti,<br>ancora rosei, indizio che la cosa era successa da poco. Per risolvere l\u2019enigma sono risalita all&#8217;ultimo testo composto da Darwin pochi mesi prima di morire (1881), \u201cL&#8217;azione dei vermi nella formazione del terriccio vegetale, con osservazioni sulle loro abitudini\u201d, ricerche sul campo che Charles fece per ben quarant\u2019anni nella villa di campagna dove teneva il  laboratorio per i suoi studi sui vermi di terra, avvalendosi di preziose informazioni epistolari che gli giungevano da svariati luoghi del pianeta. Il suo giudizio, che non \u00e8 cambiato a<br>tutt\u2019oggi, \u00e8 che noi dobbiamo una parte considerevole della fertilit\u00e0 del suolo proprio all\u2019azione di ingestione, triturazione ed espulsione di quanto i lombrichi trovano nella loro vita di scavo sotterraneo. Infatti il luogo in cui avevo notato l\u2019episodio \u00e8 ricco di prati disseminati dalle calate o \u201ctorri dei lombrichi\u201d. Suolo ricco, morbido, scuro, zona della citt\u00e0 con la migliore terra orticola, tradizionalmente riconosciuta tale. Ma purtroppo in questo luogo non \u00e8 arrivato in tempo l\u2019influencer Mercalli a riprova del fatto che nella parte finale del parco, Basaglia<br>appunto, anni fa venne sacrificata una considerevole area per un parcheggio, di norma vuoto come una cattedrale nel deserto. Intervento che sicuramente poteva, come in moltissimi altri casi, essere fatto con maggiore attenzione alle scelte di fondo, all\u2019uso di materiali meno invasivi e venir meglio inserito nel suo contesto. Forse in una cittadina come Gorizia \u00e8 pi\u00f9 facile trascurare il valore del suolo e del paesaggio perch\u00e9 appare come calata dentro<br>un tappeto verde che si pensa inesauribile? Ma anche qui il \u201ctopo\u201d rosicchia il \u201cformaggio\u201d<br>nottetempo\u2026 L\u2019esempio impone una ricerca pi\u00f9 ragionata ed affidabile, infatti la situazione delle citt\u00e0 e dei territori della nostra regione va analizzata sui dati del consumo di suolo elaborati e certificati annualmente da ISPRA, il Sistema Nazionale per la Protezione dell\u2019Ambiente, che nel suo rapporto 2020 (dati relativi al 2019) definisce la situazione italiana come \u201cnon incoraggiante\u201d. Questo rapporto, 293 pagine facilmente scaricabili in<br>rete dove si spiega che per \u201cconsumo di suolo\u201d si intende l\u2019incremento della copertura artificiale del suolo mentre con \u201csuolo consumato\u201d si intende la quantit\u00e0 complessiva di suolo con copertura artificiale esistente nell\u2019anno considerato &#8211; \u00e8 notevolmente articolato e complesso. Dai dati numerici si passa poi alle valutazioni che restituiscono un quadro preoccupante per l\u2019intera penisola, che ha una media del 7,10% di consumo di suolo<br>rispetto al 4,9% della media europea, con \u201ccriticit\u00e0 nelle zone periurbane e urbane, in cui si rileva un continuo e significativo incremento delle superfici artificiali, con un aumento della densit\u00e0 del costruito a scapito delle aree agricole e naturali, unitamente alla criticit\u00e0 delle aree nell\u2019intorno del sistema infrastrutturale, pi\u00f9 frammentate e oggetto di interventi di artificializzazione a causa della loro maggiore accessibilit\u00e0\u201d. La perdita di superfici<br>naturali all\u2019interno delle nostre citt\u00e0 \u00e8 valutato perci\u00f2 come fattore molto negativo perch\u00e9 esse sono \u201csuperfici preziose per assicurare l\u2019adattamento ai cambiamenti climatici in atto\u201d. Tali processi riguardano soprattutto le aree costiere e le aree di pianura, mentre al contempo, soprattutto in aree marginali, si assiste all\u2019abbandono delle terre e alla frammentazione delle aree naturali. Se grazie alla crisi economica ed edificatoria degli anni 2000 il consumo di suolo era rallentato, nella seconda decade del nostro secolo esso \u00e8 ripartito tanto che \u201cla velocit\u00e0 di trasformazione del territorio a scapito del suolo naturale si \u00e8 ormai stabilizzata in oltre 50 chilometri quadrati l\u2019anno, anche a causa dell\u2019assenza di interventi normativi efficaci in buona parte del Paese o dell\u2019attesa della loro attuazione e della definizione di un quadro di indirizzo omogeneo a livello nazionale\u201d. Quindi l\u2019iniziativa delle Regioni e delle amministrazioni locali sembra essere riuscita solo marginalmente, per ora, e solo in alcune parti del territorio, ad arginare l\u2019aumento delle aree artificiali, rendendo evidente che il fenomeno sta procedendo per inerzia. Parola che pone seri interrogativi poich\u00e9 i cambiamenti rilevati nell\u2019ultimo anno rimangono particolarmente elevati in Veneto, in Lombardia e nelle pianure del Nord, mentre si sono intensificati lungo le coste siciliane e della Puglia meridionale e nell\u2019area metropolitana di Roma; gradi elevati di trasformazione permangono lungo quasi tutta la costa adriatica. Consumi continui di suolo si riscontrano anche nelle aree protette, nei parchi e nelle zone a bassa densit\u00e0 e di margine che sono maggiormente a rischio, per cui gli habitat si frammentano in porzioni sempre pi\u00f9 esigue e non connesse tra loro, con conseguente riduzione della fauna selvatica.<br>La nostra regione ha un consumo di suolo superiore alla media nazionale (7,98 rispetto a 7,10) mentre a livello provinciale Trieste sta al 21%, seguita da Gorizia (12,95), Pordenone (8,38) e Udine (6,78). A livello comunale \u00e8 in vetta Monfalcone (46,07), seguono Udine (42,32), Pordenone (40,52), Trieste (32,4) e Gorizia (25,7). Guardando agli scenari futuri, ISPRA sostiene come quelli italiani siano valori molto lontani dagli obiettivi di sostenibilit\u00e0 dell\u2019Agenda 2030 che, sulla base delle attuali previsioni demografiche, imporrebbero un saldo<br>negativo del consumo di suolo. Invece calano gli abitanti ma il consumo di suolo aumenta visto che in Europa non c\u2019\u00e8 ancora una Direttiva quadro sul tema e che in Italia il Parlamento non ha ad oggi approvato una legge che abbia l\u2019obiettivo di proteggere il suolo dalla sua progressiva copertura artificiale.<br>Portare prove e dimostrare l\u2019urgenza delle problematiche legate al suolo significa invitare i governi, gli amministratori, i tecnici, gli urbanisti, i cittadini a prendere in seria considerazione la minaccia che esso rappresenta. Proprio una bella grana! Sar\u00e0 troppo tardi? Se l\u2019ambiente e la qualit\u00e0 della vita, concetti che da qualche tempo sono di casa negli ambienti della politica e dell\u2019economia tanto da esser ritenuti elementi essenziali della pianificazione e dell\u2019amministrazione della citt\u00e0, diventassero una precondizione di base per lo sviluppo economico forse si potrebbe correggere il tiro delle nostre azioni. Ma si sa che giocare con le parole \u00e8 stata un\u2019abilit\u00e0 indiscussa dei sapiens fin dagli inizi della loro storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sonia Kucler del 20\/5\/2021 Documentario &#8220;Il suolo minacciato&#8221; con Luca Mercalli Negli ultimi decenni, per i noti problemi planetari, la storia dell\u2019ambiente si sta affermando sempre pi\u00f9 come materia di studio e di divulgazione. Cosa rende fragile un\u2019area geografica? Gi\u00e0 nei suoi tratti fisici essa dichiara esplicitamente le sue caratteristiche, le sue esigenze, le sue debolezze. 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