{"id":3514,"date":"2021-05-01T11:16:05","date_gmt":"2021-05-01T09:16:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3514"},"modified":"2021-05-01T11:16:06","modified_gmt":"2021-05-01T09:16:06","slug":"tre-motivi-per-ringraziare-la-classe-operaia-monfalconese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/05\/01\/tre-motivi-per-ringraziare-la-classe-operaia-monfalconese\/","title":{"rendered":"Tre motivi per ringraziare la classe operaia monfalconese"},"content":{"rendered":"\n<p>di Enrico Bullian del 1\/5\/2021<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Festa della Liberazione, Giornata internazionale delle vittime dell\u2019amianto e Festa dei Lavoratori: tre motivi per ringraziare la classe operaia monfalconese<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fra fine aprile e inizio maggio si aprono una serie di date \u2013 quasi delle festivit\u00e0 o ricorrenze laiche \u2013 molto significative per la storia del movimento operaio, con evidenti ricadute sull\u2019attualit\u00e0 e sulle prospettive future. Un susseguirsi di momenti fondanti: il 25 Aprile Festa della Liberazione dal nazi-fascismo e il Primo Maggio Festa dei Lavoratori, passaggi storici determinanti nello sviluppo civile e sociale del nostro Paese, che non ha seguito un percorso lineare, anche se si pu\u00f2 intravedere la tendenza \u2013 da fine Ottocento ai giorni nostri \u2013 verso sostanziali miglioramenti nelle condizioni di vita di masse di popolazione via via pi\u00f9 ampie. Fra le due date, da qualche anno, si \u00e8 aggiunto il 28 Aprile Giornata internazionale delle vittime dell\u2019amianto. Tutte queste ricorrenze hanno significati universali e \u201csenza confini\u201d, ma che nel Monfalconese assumono una peculiarit\u00e0 a tratti drammatica.<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe interessante, anche e soprattutto per i partiti progressisti e per i sindacati, riuscire a sviluppare una nuova proposta a partire da alcune domande: cosa resta oggi nel Monfalconese del significato della Festa dei Lavoratori, delle lotte contro il fascismo e di quelle sindacali per una maggior sicurezza nei luoghi di produzione? Che consapevolezza c\u2019\u00e8 oggi di quegli enormi sacrifici che sono stati compiuti da una classe operaia spesso semi-analfabeta e materialmente in miseria, ma che ha saputo \u2013 attraverso le proprie organizzazioni di rappresentanza \u2013 ottenere dei miglioramenti che hanno permesso di raggiungere una migliore emancipazione e benessere per tutta la societ\u00e0? Quale \u00e8 il debito che abbiamo nei loro confronti e cosa facciamo per mantenere e possibilmente allargare ulteriormente quelle conquiste? O stiamo arretrando sul fronte dei diritti?<\/p>\n\n\n\n<p>La classe operaia, si dir\u00e0, non esiste pi\u00f9, ma rimangono i lavoratori isolati, senza organizzazioni di massa che rappresentino i loro interessi. Ma che alternative ci sono, se non ripartire dalla consapevolezza delle esperienze positive che hanno iniziato a svilupparsi alla fine dell\u2019Ottocento, evitando, per quanto possibile, di ricadere in errori e valutazioni distorte che pure ci sono state?<\/p>\n\n\n\n<p>Se il Primo Maggio \u00e8 la Festa dei Lavoratori, a loro va dedicata la riflessione, mettendola in relazione alle altre due questioni che li ha visti \u201cprotagonisti\u201d anche nel Monfalconese: la lotta antifascista e l\u2019esposizione \u2013 loro malgrado \u2013 all\u2019amianto. Di strada se ne \u00e8 fatta tanta, spesso con conquiste e, alle volte, con regressioni. Difficile riassumerla in poche battute, ma si vorrebbero almeno fornire alcuni spunti, che potranno essere ripresi successivamente. Sullo sfondo, il secolare tentativo di arricchire il concetto \u201cborghese\u201d di \u201clibert\u00e0 di\u201d, estendendolo anche alla \u201clibert\u00e0 da\u201d: se non sei libero dal bisogno, non potrai mai godere fino in fondo delle altre libert\u00e0. Non pu\u00f2 esserci libert\u00e0 senza giustizia sociale: resta questo forse il maggiore contributo dato dal movimento operaio novecentesco all\u2019emancipazione di tutta la societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quando fu fondato, il cantiere di Monfalcone (1908) fu madre e matrigna per le maestranze e per tutto il territorio. Consent\u00ec lavoro, benessere e socializzazione, ma anche repressione, sfruttamento, infortuni e decessi sul e di lavoro. Furono sufficienti pochi anni (a partire dal 1911) affinch\u00e9 \u201cIl socialista friulano\u201d definisse pi\u00f9 volte quello di Monfalcone il \u201cCantiere della morte\u201d, riconoscendo anche gli aspetti negativi dello sviluppo industriale. Nel 1912, il pittore Lodovico Bertoni, occupato di notte sul piroscafo \u201cKaiser Franz Joseph I\u201d, per farsi luce usava una candela, quando un altro operaio soprastante, lasci\u00f2 inavvertitamente cadere un recipiente di benzina. Fu un attimo: un enorme fiammata invest\u00ec il disgraziato Bertoni, riducendolo subito in una torcia vivente. Durante la notte l\u2019operaio spirava fra spasimi atroci, sostanzialmente bruciato vivo. Seguirono proteste operaie che reclamavano una migliore organizzazione del lavoro e investimenti tecnologici. Da l\u00ec a poco, prima che fosse disponibile nel centro storico della citt\u00e0, la corrente elettrica arriv\u00f2 al cantiere e al quartiere di Panzano in via di realizzazione. Da questa situazione si partiva.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un compito improbo tentare di trarre bilanci definitivi e lineari su una storia sociale del cantiere di Monfalcone e del suo territorio. Per esempio, sul fronte della sicurezza, dal \u201cCantiere della morte\u201d e dal decesso del pittore Bertoni bruciato vivo nel 1912 perch\u00e9 della benzina era caduta sulla candela con cui illuminava il posto di lavoro, si arriva \u2013 fra incidenti e malattie professionali \u2013 a uno degli ultimi infortuni mortali di Ismail Mia, operaio bangladeshe di una ditta d\u2019appalto della Fincantieri di Monfalcone, caduto da 20 metri di altezza. La situazione nella cantieristica navale gradualmente migliora nel Novecento (soprattutto grazie a innovazioni impiantistiche-organizzative con la sempre maggiore costruzione a terra dei blocchi prefabbricati delle navi) ma ancora oggi rispuntano sacche di arretratezza che rasentano pratiche ottocentesche, come dimostrano i casi di caporalato emersi recentemente al Cantiere di Monfalcone e strettamente legati alla catena degli appalti.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, alcuni dati consolidati li possiamo citare per far comprendere le dimensioni rilevanti del contributo e dei sacrifici della classe operaia monfalconese. Da una parte ci sono le migliaia di cantierini che entrarono nelle formazioni partigiane per liberarci dalla dittatura e dalle discriminazioni del regime nazi-fascista: 503 pagarono con la vita e sono ricordati nel monumento di Panzano. Anche grazie alla partecipazione di molti operai dei cantieri si form\u00f2 la prima Brigata Proletaria della Resistenza a ridosso dell\u20198 settembre 1943 e le formazioni partigiane locali svilupparono \u2013 pur fra molte difficolt\u00e0 \u2013 una collaborazione anche con l\u2019esercito di liberazione jugoslavo.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche decennio pi\u00f9 tardi, i lavoratori monfalconesi subirono gli effetti devastanti dell\u2019esposizione all\u2019amianto. Visti i lunghi periodi di incubazione, negli anni Novanta esplodono i casi di mesotelioma, il tumore mortale direttamente e unicamente riconducibile all\u2019inalazione dell\u2019asbesto. Le vittime dell\u2019amianto nel Monfalconese sono perlomeno centinaia e i Comuni del Mandamento sono fra quelli che hanno i maggiori tassi di incidenza relativa a livello nazionale di questa patologia tumorale.<\/p>\n\n\n\n<p>Sullo sfondo, una lunga serie di lotte sindacali, con successi e sconfitte, nel tentativo di estendere i diritti e far progredire la societ\u00e0. Alcune conquiste che oggi diamo per scontate e riteniamo siano sempre esistite, le dobbiamo in buona parte alla spinta dei lavoratori che si mobilitarono per ottenere risultati concreti: \u00e8 il caso, ad esempio, dei Servizi di Medicina del Lavoro, oggi istituzionalizzati in maniera decentrata e capillare all\u2019interno delle Aziende Sanitarie, ma che nacquero come Servizi comunali negli enti locali progressisti (e cos\u00ec avvenne anche a Monfalcone) grazie al contributo sindacale e del movimento operaio, di fatto anticipando i contenuti della Riforma Sanitaria di stampo universalistico del 1978. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa breve riflessione sulle conquiste della classe operaia monfalconese e in generale della nostra Repubblica democratica ci invita a dedicare questa Festa del Primo Maggio alle centinaia di milioni di lavoratori che ancora oggi nel mondo non vedono riconosciuti i propri diritti, soffrono le oppressioni di una dittatura e sono ancora esposti alle polveri di amianto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Enrico Bullian del 1\/5\/2021 Festa della Liberazione, Giornata internazionale delle vittime dell\u2019amianto e Festa dei Lavoratori: tre motivi per ringraziare la classe operaia monfalconese Fra fine aprile e inizio maggio si aprono una serie di date \u2013 quasi delle festivit\u00e0 o ricorrenze laiche \u2013 molto significative per la storia del movimento operaio, con evidenti ricadute sull\u2019attualit\u00e0 e sulle prospettive future. 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