{"id":3507,"date":"2021-05-01T11:11:56","date_gmt":"2021-05-01T09:11:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3507"},"modified":"2021-05-01T11:11:57","modified_gmt":"2021-05-01T09:11:57","slug":"parliamo-un-poco-di-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/05\/01\/parliamo-un-poco-di-noi\/","title":{"rendered":"Parliamo un poco di noi"},"content":{"rendered":"\n<p>di Bianca Della Pietra del 1\/5\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>In questo periodo di pandemia siamo passati attraverso diversi colori\u2026non quelli dell\u2019arcobaleno ma quelli che, simbolicamente, servivano a identificare le regole vigenti nei diversi territori e vincolanti i comportamenti dei loro abitanti. Bianco, giallo, arancione e rosso volevano dire che le persone, le attivit\u00e0 produttive, le istituzioni amministrative e scolastiche potevano svolgere le loro attivit\u00e0 nei limiti non consueti, ma di volta in volta stabiliti.<\/p>\n\n\n\n<p>Simbolicamente vuol dire che sta per il reale, al posto di, con alcuni elementi che stanno al posto del tutto: un colore simboleggia regole le quali prescrivono comportamenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel periodo appena passato secondo le regole della zona arancione, vedere le persone che stavano gomito a gomito non rispettando le distanze nei bar aperti solo per l\u2019asporto (non il consumo sul posto, quindi) e che sembravano&nbsp; essere all\u2019ultimo bar, all\u2019ultima ora, all\u2019ultimo bicchiere prima di una qualsivoglia detenzione o addirittura dell\u2019ergastolo, mi ha fatto davvero paura. Paura che le pause che ci saranno concesse dalla bella stagione e dall\u2019incremento della vaccinazione, siano solo temporanee se non anche minimali. Paura che il virus riprenda la sua contagiosit\u00e0 e quindi letalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono quindi chiesta il perch\u00e9 di questi comportamenti. Sar\u00e0 il bisogno di socializzazione? Sar\u00e0 un principio di alcolismo diffuso? Sar\u00e0 voglia di normalit\u00e0 intesa come riassuntiva di entrambi i precedenti? Sar\u00e0 banale negazionismo o stupidit\u00e0? Sar\u00e0 che, per la paura del futuro, l\u2019incapacit\u00e0 di far memoria produttiva del passato, non ci resta che aggrapparci saldamente al tavolo (reale e simbolico) del presente? Sar\u00e0 che siamo stati sbattuti davanti alla nostra fragilit\u00e0 che ostinatamente non abbiamo mai voluto prendere tra le mani prima d\u2019ora, trasportati dalla corrente della crescita e del benessere in cui ci siamo (e siamo stati) cullati?<\/p>\n\n\n\n<p>Forse tutte queste ipotesi, che pur stanno nella mente di chi osserva le scene dall\u2019esterno, potrebbero risultare troppo semplicistiche se prese singolarmente.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia analisi va nel senso di una stortura nel rapporto tra reale e simbolico.<\/p>\n\n\n\n<p>I bisogni di socialit\u00e0, di libert\u00e0, di normalit\u00e0, sono stati molto evidenziati in quest\u2019anno in cui abbiamo avuto a che fare con la pandemia da Covid19, ma non possono essere posti in primo piano rispetto al bisogno di salute, senza la quale i precedenti non sono realizzabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ruolo della simbolizzazione \u00e8 quindi estremamente significativo e, a mio avviso, soprattutto in questo contesto storico\/temporale. I simboli hanno valore culturale quando sono condivisi e quindi vengono riconosciuti da una collettivit\u00e0: vanno perci\u00f2 al di l\u00e0 del vissuto e delle attribuzioni di significato individuali e legate alla propria storia personale.<\/p>\n\n\n\n<p>Affrontare la questione richiede un minimo di approfondimento per non ricadere nelle banalizzazioni e semplificazioni che si diffondono con rapidit\u00e0 e vengono assorbite e fatte proprie con gran facilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Trattandosi di fenomeni sociali mi sembra opportuno far riferimento agli studi antropologici e sociologici i quali, a loro volta, ci portano frequentemente ai miti da un lato e alla struttura psichica profonda dall\u2019altro. Visioni conciliabili, ma spesso solo alla portata degli esperti.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora, che lettura potremmo adottare? Trasformando l\u2019immagine delle persone attaccate ai tavoli dei bar in una metafora, potrei ricorrere al \u201cmettere radici\u201d: il bar quale luogo di radicamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 un bisogno?<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec per Erich Fromm che ci indica il bisogno di radicamento nella natura e nel mondo per far fronte allo stato di isolamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Simone Weil si concentra sul bisogno di radicamento definito come &lt;&lt;il bisogno pi\u00f9 importante e misconosciuto dell&#8217;anima umana, e tra i pi\u00f9 difficili da definire&#8217;. Si \u00e8 detto che ad esso non corrisponde un bisogno dialetticamente contrario. Il fatto \u00e8 che il radicamento costituisce il terreno di coltura indispensabile per la soddisfazione degli altri bisogni, cosicch\u00e9 ad essi si oppone non un bisogno correlativo ma la sua negazione, la &#8216;malattia dello sradicamento&#8217;.&gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u201cmalattia\u2019 \u00e8 un tratto caratteristico della societ\u00e0 attuale in cui dalle professioni, ai territori, al rapporto con il reale si \u00e8 smarrito il riferimento consolidato e non si \u00e8 riusciti a stare nel cambiamento.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt;Quindi la distruzione di un rapporto pieno con il tempo e lo spazio, vale a dire con la propria storia e il proprio ambiente naturale; di qui il sentimento di discontinuit\u00e0, frammentazione, estraneit\u00e0, e in definitiva la riduzione della vita sociale a pura esteriorit\u00e0.&gt;&gt; (Dalla postfazione di Giancarlo Gaeta al saggio di S. Weil, La prima radice, scritto a Londra nel 1943)<\/p>\n\n\n\n<p>Il concetto espresso dalla Weil viene riportato anche nel quotidiano <em>La stampa<\/em> a proposito del sovranismo proposto dalla Lega: \u201cil sovranismo \u00e8 la risposta politica a un bisogno umano di radicamento che negli ultimi cinquant\u2019anni, e ancor di pi\u00f9 negli ultimi trenta, \u00e8 stato largamente trascurato.\u201d<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Nella pratica Yoga, il radicamento consiste in un lavoro spirituale attraverso la postura che attiva il primo Chakra (centro energetico con una localizzazione specifica nel corpo), sede dell\u2019elemento terra che costituisce le radici dell\u2019essere vivente. Il riferimento primario occidentale \u00e8 a Alexander Lowen, \u201cpadre\u201d della bioenergetica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il radicamento \u00e8 quindi un simbolo che rappresenta, secondo la mia lettura, la necessit\u00e0 di non rinunciare ai rapporti sociali, nel caso delle persone al bar. Ma i rapporti sociali, hanno avuto la possibilit\u00e0 di evolversi su un piano simbolico, ovvero che supera la realt\u00e0, ma la rappresenta. Non quella realt\u00e0 di prima, ma un nuovo modo di essere vicini agli altri, un modo diverso, non necessariamente peggiore o migliore, semplicemente diverso.<\/p>\n\n\n\n<p>Vicini ma a distanza, espresso con un ossimoro. Molteplici sono gli strumenti a nostra disposizione, digitali in primis (social media, piattaforme), ma anche telefonici (le chat di gruppo) senza dimenticare la scrittura spedita via posta, oppure poter far arrivare un pensiero a qualcuno con un acquisto online. Abbiamo ampliato i nostri strumenti di relazione, abbiamo scoperto meglio i modi che li regolano e i loro limiti. Gli adulti imparano principalmente dall\u2019esperienza, non frequentando pi\u00f9 i contesti formativi formali. Questa esperienza che stiamo vivendo e condividendo a livello mondiale ha molti elementi che ci accomunano, sia in senso transnazionale, che transgenerazionale: un\u2019occasione per conoscere e imparare perfetta.<\/p>\n\n\n\n<p>Imparare che cosa? Che le relazioni sociali non si costruiscono o non si basano solo sulla vicinanza fisica, ma su una solidariet\u00e0 e una comprensione reciproca che pu\u00f2 essere dimostrata anche a distanza o con gesti quotidiani di sostegno e aiuto. Ma alla base sta la consapevolezza della propria e altrui vulnerabilit\u00e0\u2026che al bar viene dimostrata in tutt\u2019altro modo.<\/p>\n\n\n\n<p>Segnalo, in conclusione, un interessante documento dal titolo Pandemia e resilienza, prodotto dalla Consulta Scientifica del Cortile dei Gentili, nel 2020. In particolare mi riferisco al concetto di<em> generativit\u00e0<\/em> e alle proposte per una <em>resilienza trasformativa. <\/em>Reperibile al link: <a href=\"https:\/\/www.cnr.it\/sites\/default\/files\/public\/media\/attivita\/editoria\/Pandemia-e-resilienza-9-7-2020.pdf\">https:\/\/www.cnr.it\/sites\/default\/files\/public\/media\/attivita\/editoria\/Pandemia-e-resilienza-9-7-2020.pdf<\/a><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> https:\/\/www.lastampa.it\/topnews\/lettere-e-idee\/2019\/12\/23\/news\/la-lega-di-salvini-nasce-dal-bisogno-di-radicamento-1.38246758<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Bianca Della Pietra del 1\/5\/2021 In questo periodo di pandemia siamo passati attraverso diversi colori\u2026non quelli dell\u2019arcobaleno ma quelli che, simbolicamente, servivano a identificare le regole vigenti nei diversi territori e vincolanti i comportamenti dei loro abitanti. 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