{"id":3501,"date":"2021-05-01T11:07:43","date_gmt":"2021-05-01T09:07:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3501"},"modified":"2021-05-01T11:07:44","modified_gmt":"2021-05-01T09:07:44","slug":"europeizzare-i-balcani-o-balcanizzare-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/05\/01\/europeizzare-i-balcani-o-balcanizzare-leuropa\/","title":{"rendered":"Europeizzare i Balcani o balcanizzare l\u2019Europa?"},"content":{"rendered":"\n<p>di Marko Marincic del 1\/5\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>Forse la coincidenza temporale \u00e8 casuale, ma assume in ogni caso una preoccupante valenza simbolica. Proprio nei giorni in cui a Sarajevo a inizio aprile si spegneva la vita del generale Jovan Divjak, strenuo difensore della civilt\u00e0 plurietnica della citt\u00e0 di fronte alla barbarie nazionalista, sull\u2019asse tra Ljubljana e Bruxelles esplodeva il caso del progetto delle destre sovraniste europee di portare a termine lo smembramento di quanto rimane dell\u2019ex Jugoslavia. Sarebbe il colpo di grazia a quel poco di convivenza plurietnica sopravvissuta all\u2019orgia di sangue scatenata dai contrapposti nazionalismi nelle guerre balcaniche degli ani \u201890.<\/p>\n\n\n\n<p>Su Jovan Divjak che i sarejevesi hanno salutato commossi con la grande scritta \u201cJovo, hvala ti za sve\u201d (Jovo, grazie di tutto) proiettata sulla facciata della Vije\u0107nica, la biblioteca nazionale il cui rogo il 25 agosto 1992 aveva rappresentato uno dei momenti pi\u00f9 tristi dell\u2019 assedio alla citt\u00e0, c\u2019\u00e8 poco da aggiungere al bel ricordo di Mario Boccia pubblicato sul Manifesto e ripreso anche da Apertamente. Vorrei solamente sottolinearne la grande statura umana e la saggezza quando, da alto grado dell\u2019esercito, seppe fare la scelta pi\u00f9 coraggiosa. Lui che come ebbe a dire era nato serbo, era cresciuto jugoslavo e si era poi ritrovato bosniaco, si pose alla testa dei difensori della Sarajevo multietnica contro il terrore nazionalista. Jovan Divjak \u00e8 stato un eroe e un disertore. E\u2019 stato un eroe proprio in quanto disertore. Quando seppe dire no al richiamo del sangue, dei criminali come Ratko Mladi\u0107 e Radovan Karad\u017ei\u0107 che lo avrebbero voluto \u2013 in quanto serbo \u2013 sui monti sopra Sarajevo a bombardare la citt\u00e0. Lui scelse la civilt\u00e0, l\u2019umanit\u00e0, la cultura della citt\u00e0, perch\u00e9 non volle mai schierarsi con una sola parte, con una sola delle etnie e religioni, ma rimase fedele alla Sarajevo multietnica.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella Sarajevo ancora resiste, nonostante tutto. Ma c\u2019\u00e8 da chiedersi ancora per quanto, se dovesse passare il disegno sovranista cui abbiamo accennato all\u2019inizio. Veniamo ai fatti, quelli conosciuti e smascherati dai mezzi d\u2019informazione indipendenti. Il caso scoppia il 12 aprile scorso quando l\u2019ambasciatrice della Slovenia in Bosnia-Herzegovina viene convocata dalla presidenza di quella repubblica per ricevere una nota di protesta in merito al presunto \u201cnon-paper\u201d che, secondo quanto riportato dal portale informativo bosniaco Politi\u0107ki.ba, la Slovenia a febbraio o marzo avrebbe inoltrato al presidente del Consiglio UE Charles Michel e agli altri vertici dell\u2019Unione.<\/p>\n\n\n\n<p>Un non-paper in gergo diplomatico \u00e8 un documento informale, una sorta di bozza costruita apposta in forma tale da poter essere successivamente smentita perch\u00e9 va a toccare temi troppo delicati ed esplosivi per poter essere formalizzata in modo ufficiale. E infatti il premier sloveno Janez Jan\u0161a, dopo qualche iniziale reticenza, ne ha puntualmente smentito l\u2019esistenza. Ma mezze ammissioni relative ai suoi possibili contenuti arrivate tanto da lui stesso che da altri esponenti governativi di Ljubljana quanto da Bruxelles, dove Michel si \u00e8 limitato a dire di \u201cnon aver visto la bozza\u201d, senza smentire, anzi lasciando implicitamente intendere la sua esistenza, fanno pensare che il non-paper esista, eccome.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione ha provocato grande imbarazzo a Bruxelles ed ha inevitabilmente acceso il dibattito in Slovenia e in gran parte della ex Jugoslavia, dove il rischia di scoperchiare il vaso di Pandora delle mai sopite rivendicazioni territoriali. A Sarajevo e nelle altre capitali balcaniche nessuno crede alle smentite slovene, tanto che per settimane si sono susseguite prese di posizione contro e a favore del documento, proteste di piazza davanti all\u2019ambasciata slovena di Sarajevo, la ferma condanna da parte dell\u2019Alto rappresentante della comunit\u00e0 internazionale per la Bosnia-Herzegovina Valentin Inzko e di altri. Senza entrare nel dettaglio di questo dibattito vale la pena concentrare l\u2019attenzione sul contenuto del non-paper, sul perch\u00e9 ha suscitato tanto clamore e quali sono i possibili pericoli che il disegno politico sottostante potrebbe scatenare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il portale informativo indipendente sloveno Necenzurirano.si il 15 aprile ne ha pubblicato il testo. Secondo i giornalisti entrati in possesso di una copia in lingua inglese si tratterebbe proprio della nota in questione, approntata dalla Slovenia in vista della sua prossima assunzione della presidenza semestrale dell\u2019UE. Jan\u0161a pertanto informava Michel dell&#8217;intento di promuovere una ridefinizione dei confini tra i paesi dei Balcani occidentali al fine di completare \u201clo smembramento della ex Jugoslavia\u201d. Secondo le fonti di Necenzurirano.si il documento o almeno parte di esso sarebbe stato prodotto a Budapest, cosa non inverosimile visto il legame politico a doppio filo che fa ritenere Viktor Orban il burattinaio che dirige le mosse del premier nazionalista sloveno. Ad ogni modo, il documento senza intestazione n\u00e8 firma, intitolato Western Balcans \u2013 a way forward (Balcani Occidentali \u2013 una via da seguire), non sarebbe stato prodotto dal ministero degli esteri di Ljubljana, ma sarebbe stato il governo sloveno ad inoltrarlo al di fuori dei regolari canali diplomatici ai suoi vari destinatari. Per questo a Bruxelles se ne parla come del \u201cdocumento sloveno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il testo affronta quelle che vengono definite le questioni nazionali serbe, albanesi e croate rimaste irrisolte dopo le guerre degli anni \u201890. In particolare si menziona la difficile prospettiva d\u2019integrazione europea della Serbia e del Kosovo, mentre per la Bosnia essa sarebbe addirittura esclusa. Il vuoto dell\u2019iniziativa politica dell\u2019UE, si nota, viene sfruttato dalla Turchia per aumentare la propria influenza sulla Bosnia-Erzegovina e sulla Macedonia del Nord.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo si propone l\u2019ulteriore smembramento delle attuali entit\u00e0 statuali e una ridefinizione dei confini su base etnica. Il Kosovo, composto per il 95% dall\u2019etnia albanese, andrebbe assegnato all\u2019Albania, mentre le enclaves serbe a nord, se non attribuite alla Serbia, potrebbero assumere uno status di autonomia sul modello sudtirolese. In compenso, alla Serbia verrebbe consegnata mezza Bosnia, quella attualmente conosciuta come entit\u00e0 della Republika Srpska con capitale Banja Luka, di fatto bottino di guerra dei serbo-bosniaci. Dallo smembramento della Bosnia-Erzegovina trarrebbero profitto anche i nazionalisti croati che si vedrebbero assegnati i cantoni dell\u2019Erzegovina a prevalenza croata, Mostar inclusa. Il non-paper lascia aperta la questione in che forma ci\u00f2 dovrebbe avvenire: con l\u2019annessione alla Croazia o con l\u2019autonomia alla sudtirolese.<\/p>\n\n\n\n<p>Ai bosniaco-musulmani rimarrebbe uno staterello ridotto a circa un terzo di quello precedente alla guerra, con Sarajevo, Tuzla, Biha\u0107 e poco altro. Piccolo, ma secondo gli estensori del non-paper, etnicamente omogeneo. Cosa peraltro falsa, visto che a Mostar, Sarajevo e in tanti altri luoghi permangono realt\u00e0 plurali e persino nelle \u00bbserbe\u00ab Bratunac e Srebrenica, teatro dell&#8217; unico genocidio etnico dopo la seconda guerra mondiale in Europa, Rada \u017darkovi\u0107 e le altre coraggiose donne della cooperativa Zajedno-Insieme mantengono accesa la flebile fiammella della possibile convivenza interetnica e interreligiosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il non-paper non menziona la Macedonia del Nord, ma anche da Skopje si sono levate proteste e il fondato timore che riaperto il vaso di Pandora anche i delicati equilibrii di quel paese possano saltare. Come si evidenzia nell&#8217;allegata cartina, pubblicata dai media macedoni, un buon terzo del Paese potrebbe venire aggregato alla Grande Albania e in tal caso anche il resto rischierebbe di essere smembrato e spartito tra Grecia e Bulgaria, saziando cos\u00ec le secolari mire e gli appetiti dei rispettivi nazionalisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo i giornalisti di Necenzurirano.si Janez Jan\u0161a, che 30 anni fa si contrappose a Slobodan Milo\u0161evi\u0107 nella secessione della Slovenia dalla Jugoslavia sempre meno plurietnica dei tempi di Tito e sempre pi\u00f9 dominata dai nazionalisti serbi, completerebbe cos\u00ec il cerchio regalando ai nazionalisti una soluzione quanto pi\u00f9 vicina alle rispettive rivendicazioni delle Grande Serbia, Grande Albania, Grande Croazia. E&#8217;del tutto evidente che una tale soluzione non potrebbe essere indolore. Gran parte dei territori interessati sono da sempre compositi e plurali e sono rimasti tali nonostante i tentativi di genocidio, le pulizie etniche, gli stupri di massa. Ulteriori lacerazioni e ricomposizioni non possono essere realizzate senza scatenare violenze, forse nuovi conflitti armati o nei migliore dei casi la violenza di ulteriori pulizie e semplificazioni etniche.<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe la negazione di quanto di meglio l&#8217;Unione Europea \u00e8 riuscita finora a realizzare. Quell&#8217;idea sintetizzata nello slogan Uniti nelle diversit\u00e0 che sta a fondamento della possibile convivenza tra diverse lingue, appartenenze etniche, fedi religiose. A quest&#8217;Europa aperta, accogliente, multiculturale, rispettosa delle diversit\u00e0, si contrappone quella gretta, ottusa, ignorante della semplificazione nazionalista. L\u2019Europa dei sovranisti, di quell\u2019 \u201casse del male\u201d come lo ha definito il filosofo sloveno Slavoj \u017di\u017eek, che parte da Varsavia e Budapest per attraversare Ljubljana e altre capitali centroeuropee.<\/p>\n\n\n\n<p>Un asse che torna a farsi minaccioso proprio in vista del prossimo semestre di presidenza slovena dell\u2019UE. Mirando alla definitiva disgregazione di quanto di plurietnico rimane della ex Jugoslavia esso mira in realt\u00e0 alla ridefinizione dell\u2019intera Unione Europea in un\u2019ottica sovranista. E\u2019 per questo motivo che il piano \u00e8 mostruoso e foriero di gravi pericoli. Nei Balcani esso mira all\u2019eliminazione delle ultime sacche di resistenza multietnica e alla definitiva spartizione del bottino da parte dei contrapposti nazionalismi portando fino in fondo quanto in parte gi\u00e0 imposto dagli accordi di Dayton, che nel 1995 hanno s\u00ec avuto il merito di far cessare il massacro, ma lo hanno fatto premiando gli aggressori che con stupri e assassinii di massa si erano appropriati dei territori. Oggi l\u2019internazionale sovranista centroeuropea vorrebbe completare l\u2019opera spingendo nella direzione opposta di quella che l\u2019UE dovrebbe perseguire: anzich\u00e9 (ri)portare i Balcani in Europa affermando la possibile convivenza delle diversit\u00e0, si tende a balcanizzare l\u2019Europa intera nella logica delle piccole patrie sovraniste, l\u2019una contro l\u2019altra armate, dove non troverebbero pi\u00f9 spazio solidariet\u00e0 e accoglienza.<\/p>\n\n\n\n<p>DIDASCALIA A ILLUSTRAZIONE DELLA CARTINA: L\u2019ipotesi di ridefinizione dei confini secondo il non-paper come illustrata dai media macedoni. La Bosnia si ridurrebbe all\u2019area in verde, le aree tratteggiate in rosso e in azzurro verrebbero annesse rispettivamente alla Serbia e alla Croazia, il Kosovo insieme a una piccola area serba e a una grossa parte della Macedonia del nord (aree tratteggiate in grigio scuro) sarebbero annessi alla Grande Albania.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marko Marincic del 1\/5\/2021 Forse la coincidenza temporale \u00e8 casuale, ma assume in ogni caso una preoccupante valenza simbolica. Proprio nei giorni in cui a Sarajevo a inizio aprile si spegneva la vita del generale Jovan Divjak, strenuo difensore della civilt\u00e0 plurietnica della citt\u00e0 di fronte alla barbarie nazionalista, sull\u2019asse tra Ljubljana e Bruxelles esplodeva il caso del progetto delle destre sovraniste europee di portare a termine lo smembramento di quanto rimane dell\u2019ex Jugoslavia. Sarebbe il colpo di grazia<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3502,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[16],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3501"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3501"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3501\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3503,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3501\/revisions\/3503"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3502"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3501"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3501"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3501"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}