{"id":3481,"date":"2021-04-15T14:29:09","date_gmt":"2021-04-15T12:29:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3481"},"modified":"2021-04-15T14:29:10","modified_gmt":"2021-04-15T12:29:10","slug":"la-lotta-di-liberazione-al-confine-orientale-il-diritto-di-sapere-e-il-dovere-di-ricordare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/04\/15\/la-lotta-di-liberazione-al-confine-orientale-il-diritto-di-sapere-e-il-dovere-di-ricordare\/","title":{"rendered":"La lotta di Liberazione al confine orientale: il diritto di sapere e il dovere di ricordare"},"content":{"rendered":"\n<p>di Luciano Patat del 15\/4\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>Il 25 aprile 1945, con l\u2019insurrezione del popolo italiano e la liberazione di citt\u00e0 e paesi da parte dei partigiani, si conclude la lotta di Liberazione che pone fine a vent\u2019anni di dittatura fascista e a due di occupazione tedesca.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la lotta di Liberazione gli italiani&nbsp; hanno saputo riscattare l\u2019onore e la dignit\u00e0 della Nazione e di conseguenza il 25 aprile rappresenta una data fondamentale per la storia del nostro Paese, perch\u00e9 segna il definitivo crollo di un regime dittatoriale, violento e razzista e indica la nascita dell\u2019Italia democratica e repubblicana.<\/p>\n\n\n\n<p>La data del 25 aprile va dunque ricordata e celebrata per non dimenticare quello che \u00e8 successo e per imparare dalla storia a non commettere pi\u00f9 gli errori del passato, evitando che le barbarie prodotte dal fascismo e dalla guerra possano ancora ripetersi in futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 altrettanto importante ricordare che sono stati gli uomini della Resistenza che hanno posto fine al regime fascista e nel dopoguerra hanno saputo ricostruire moralmente ed economicamente il nostro Paese, hanno dato vita ad un sistema democratico e hanno varato una Costituzione che garantisce a tutti i cittadini diritti e libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo mese ricorre anche l\u201980\u00b0 anniversario dell\u2019invasione italo-tedesca della Jugoslavia che ha spinto quel Paese in una guerra terribile che ha provocato morti, distruzioni, stragi, deportazioni, crimini in parte commessi anche dalle forze armate italiane. Fatti, questi ultimi, che hanno pesato sulle vicende storiche dei territori posti al confine orientale del Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>In queste nostre terre la storia del Novecento, e quindi anche la storia della Resistenza, \u00e8 stata diversa e certamente pi\u00f9 drammatica e molto pi\u00f9 complessa di quanto non sia stata la storia delle altre regioni italiane.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel contesto nazionale il contributo che gli antifascisti ed i resistenti di queste nostre terre hanno dato alla vittoria finale sul fascismo e sul nazismo \u00e8 stato notevole.<\/p>\n\n\n\n<p>Al confine orientale la lotta di Liberazione \u00e8 nata prima che in altre zone del Paese. Pochi mesi dopo l\u2019attacco nazifascista alla Jugoslavia del 6 aprile 1941, in diverse localit\u00e0 della provincia di Gorizia si costituiscono i primi gruppi partigiani sloveni: sul Carso, sul Collio, nella Selva di Tarnova, sull\u2019altopiano della Bainsizza.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 alla fine del 1942 i primi volontari italiani si uniscono alle formazioni partigiane slovene: sono&nbsp; alcuni ex perseguitati politici condannati al carcere e al confino dal Tribunale speciale fascista e alcuni lavoratori del cantiere di Monfalcone, membri dell\u2019organizzazione clandestina comunista dello stabilimento che da tempo \u00e8 in contatto con la Resistenza slovena, a cui invia i fondi e i generi di conforto che riesce a raccogliere attraverso la rete del Soccorso Rosso.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, nel marzo del 1943, prima ancora del crollo del fascismo e dell\u2019armistizio con gli alleati, in seguito all\u2019accordo intervenuto fra il dirigente della federazione comunista friulana Mario Lizzero e e i responsabili del Fronte di Liberazione sloveno, questi primi partigiani italiani che combattono nelle formazioni slovene vengono riuniti in un unico reparto e danno vita al \u201cDistaccamento Garibaldi\u201d che, posto al comando degli ex condannati politici comunisti Pietro Merkandel e Mario Karis, diventa la prima formazione partigiana della Resistenza Italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>La lotta armata si intensifica all\u2019indomani dell\u2019armistizio dell\u20198 settembre 1943 e dell\u2019invasione tedesca dell\u2019Italia quando nel Goriziano si costituiscono due nuove formazioni partigiane.<\/p>\n\n\n\n<p>A Nebola, sul Collio, un gruppo di ex perseguitati politici comunisti cormonesi, di operai del cantiere di Monfalcone e di soldati del Regio Esercito si uniscono ai partigiani del \u201cDistaccamento Garibaldi\u201d e danno vita al battaglione \u201cGaribaldi\u201d, che viene posto al comando del cantierino Mario Modotti \u201cTribuno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A Ville Montevecchio, sul Carso goriziano, 800 uomini e donne, in larga parte lavoratori delle fabbriche monfalconesi, formano la \u201cBrigata Proletaria\u201d che, assieme ai reparti sloveni, \u00e8 la protagonista della battaglia partigiana che si svolge attorno alla citt\u00e0 di Gorizia, che si protrae per 20 giorni e tiene impegnate prima una e poi due divisioni tedesche.<\/p>\n\n\n\n<p>Con l\u2019occupazione tedesca del settembre 1943 e la costituzione della Zona di Operazioni Litorale Adriatico, i territori posti al confine orientale vengono sottratti alla sovranit\u00e0 nazionale italiana e di fatto diventano territorio del Terzo Reich, dove tutti i poteri politici e militari vengono esercitati direttamente dai tedeschi attraverso un Supremo commissario, il gaulaiter della Carinzia Friedrich Rainer.<\/p>\n\n\n\n<p>I duri rastrellamenti dell\u2019autunno 1943 provocano lo sbandamento delle prime formazioni partigiane ma, gi\u00e0 nel mese di ottobre, nelle stesse zone se ne formano delle altre.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul Collio, per iniziativa dell\u2019ex perseguitato politico comunista Giovanni Padoan \u201cVanni\u201d e dell\u2019operaio dei cantieri di Monfalcone Mario Fantini \u201cSasso\u201d, si costituisce il battaglione \u201cMazzini\u201d, il primo reparto di quella che nell\u2019estate del 1944 diventa la divisione \u201cGaribaldi Natisone\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli stessi giorni, nel villaggio carsico di Opachiasella, il comandante della \u201cBrigata Proletaria\u201d, Ferdinando Marega, e altri combattenti reduci dalla battaglia partigiana di Gorizia danno vita al \u201cBattaglione Triestino\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Contemporaneamente la lotta armata si estende anche alle zone di pianura dove riesce a coinvolgere ampi strati della popolazione: nei paesi dell\u2019Isontino e della Bassa friulana vengono costituiti i GAP (Gruppi di Azione Patriottica) e le SAP (Squadre di Azione Partigiana), che danno il via alle prime azioni di guerriglia in pianura.<\/p>\n\n\n\n<p>Per iniziativa di Silvio Marcuzzi viene costituita l\u2019intendenza partigiana \u201cMontes\u201d che ha il compito di raccogliere e di inviare i rifornimenti ai reparti partigiani. Nell\u2019attivit\u00e0 di intendenza vengono coinvolte le famiglie contadine, i bottegai, i commercianti e quanti sono disposti a fornire o a vendere ci\u00f2 che serve alle formazioni partigiane, compresi i dirigenti dei complessi industriali pi\u00f9 importanti del territorio come il Cantiere di Monfalcone, il Cotonificio di Gorizia, la Saici di Torviscosa che forniscono all\u2019Intendenza \u201cMontes\u201d fondi, materiali e mezzi di trasporto e coprono l\u2019attivit\u00e0 dei partigiani.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo modo l\u2019intendenza \u201cMontes\u201d riesce ad inviare una quantit\u00e0 notevole di rifornimenti alle formazioni partigiane italiane e slovene del Carso e del Collio e nell\u2019estate del 1944 anche ai reparti garibaldini e osovani della Carnia e dell\u2019Alto Friuli che in quel territorio hanno dato vita ad una Repubblica partigiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Il notevole afflusso di volontari che nella primavera e nell\u2019estate del 1944 raggiungono in montagna i partigiani rafforza i reparti combattenti e permette la nascita di nuove formazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul Collio si costituisce la brigata \u201cGaribaldi Natisone\u201d che in buona parte si trasferisce nella pedemontana friulana orientale dove, divenuta divisione \u201cGaribaldi Natisone\u201d, con le brigate \u201cOsoppo\u201d libera dai presidi nazifascisti un vasto territorio e d\u00e0 vita alla Zona libera del Friuli orientale.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul Carso il \u201cBattaglione Triestino\u201d moltiplica gli organici e si trasforma in brigata, la \u201cBrigata Garibaldi Trieste\u201d, mentre altre centinaia di giovani volontari, che dal Monfalconese e della Bassa friulana salgono sul Carso per combattere, vengono inviati nella regione della Bela Krajna dove nel dicembre del 1944 viene costituita un\u2019altra formazione partigiana, la brigata \u201cFratelli Fontanot\u201d al comando dell\u2019ex sottufficiale della Guardia di Frontiera Giovanni Paparazzo \u201cRoma\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Le autorit\u00e0 di occupazione tedesche adottano provvedimenti draconiani per arginare e stroncare il movimento partigiano nel Litorale Adriatico. A capo della macchina repressiva nazista viene posto il generale delle SS Odilo Globocnik, che negli anni precedenti aveva diretto in Polonia le operazioni di sterminio di milioni di ebrei.<\/p>\n\n\n\n<p>In diversi paesi vengono allestiti i centri di repressione antipartigiana fra cui quello della caserma \u201cPiave\u201d di Palmanova, dove vengono detenuti e torturati centinaia di combattenti e di patrioti e dove oltre duecento vi trovano la morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Non va dimenticato che a Trieste, nella Risiera di San Sabba, viene allestito un campo di detenzione di polizia con annesso un forno crematorio dove vengono uccise e bruciate oltre 3.000 persone.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono inoltre diverse migliaia i civili e i partigiani del Friuli e della Venezia Giulia che vengono deportati nei campi di concentramento e di sterminio nel Reich, oltre 3.000 sono quelli che partono dal carcere di Gorizia e fra loro anche tutti i componenti della comunit\u00e0 ebraica goriziana.<\/p>\n\n\n\n<p>La violenta offensiva antipartigiana avviata nell\u2019autunno del 1944 dai tedeschi in Friuli e nella Venezia Giulia e la contemporanea occupazione della Carnia e dell\u2019Alto Friuli da parte di decine di migliaia di cosacchi assestano un duro colpo alle formazioni garibaldine e osovane friulane che, ridotte negli organici e prive dei rifornimenti alleati, sono costrette a ritirarsi nelle zone pi\u00f9 impervie della montagna e a ridurre notevolmente l\u2019attivit\u00e0 operativa.<\/p>\n\n\n\n<p>La lotta invece prosegue intensa e senza soste fino al termine della guerra nella parte pi\u00f9 orientale della provincia di Gorizia, sull\u2019altopiano della Binsizza, nella Selva di Tarnova e nelle zone montane di Circhina e di Chiapovano, dove si sono trasferite la divisione \u201cGaribaldi Natisone\u201d e la brigata \u201cTrieste\u201d e nella regione slovena della Bela Krajna dove la brigata \u201cFratelli Fontanot\u201d combatte a fianco delle formazioni partigiane slovene del VII Korpus.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino al termine della guerra anche in pianura le formazioni gappiste sono protagoniste di tutta una serie di attacchi contro i reparti tedeschi come l\u2019assalto alla caserma di Visco da parte dei gappisti di Ilario Tonelli \u201cMartello, quando viene disarmato&nbsp; un intero reparto della Milizia Difesa Territoriale, e la liberazione di decine di partigiani e di antifascisti dal carcere di Udine operato con un colpo di mano dal reparto gappista dei \u201cDiavoli Rossi\u201d di \u201cRomano il Mancino\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La lotta partigiana prosegue intensa fino al momento della fuga delle truppe tedesche che proprio negli ultimi giorni di guerra si macchiano di ulteriori crimini ai danni della popolazione: il 28 aprile fucilano 12 abitanti di San Martino di Terzo di Aquileia e il giorno successivo altri 21 a Cervignano mentre sono diverse decine i civili che i collaborazionisti cetnici serbi uccidono nei primi giorni di maggio a Gorizia e nei paesi della destra Isonzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Al confine orientale la lotta armata che era iniziata prima che nelle altre regioni italiane si conclude dopo che il resto dell\u2019Italia \u00e8 gi\u00e0 stato liberato.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 infatti solo il 1\u00b0 maggio che le formazioni partigiane riescono liberare i paesi dell\u2019Isontino e della Bassa friulana e a salvare gli impianti industriali prima dell\u2019arrivo delle truppe alleate.<\/p>\n\n\n\n<p>Il contributo che gli antifascisti ed i resistenti di queste nostre terre hanno dato alla vittoria finale sul fascismo e sul nazismo \u00e8 stato dunque notevole, costato per\u00f2 molti sacrifici e pagato a duro prezzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, a 76 anni dalla Liberazione e dalla fine della guerra, non dobbiamo dimenticare ci\u00f2 che sono stati il fascismo e il nazismo e quanti disastri hanno provocato, perch\u00e9 non dobbiamo ripetere gli errori del passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Non dobbiamo nemmeno dimenticare i sacrifici fatti dai partigiani per cacciare i tedeschi, sconfiggere il fascismo e abbattere la dittatura perch\u00e8 vogliamo continuare a vivere in pace in un Paese libero, democratico e solidale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luciano Patat del 15\/4\/2021 Il 25 aprile 1945, con l\u2019insurrezione del popolo italiano e la liberazione di citt\u00e0 e paesi da parte dei partigiani, si conclude la lotta di Liberazione che pone fine a vent\u2019anni di dittatura fascista e a due di occupazione tedesca. 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