{"id":3472,"date":"2021-04-14T19:46:54","date_gmt":"2021-04-14T17:46:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3472"},"modified":"2021-04-14T19:46:54","modified_gmt":"2021-04-14T17:46:54","slug":"bella-ciao-laddio-di-sarajevo-a-jovan-divjak-il-generale-giusto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/04\/14\/bella-ciao-laddio-di-sarajevo-a-jovan-divjak-il-generale-giusto\/","title":{"rendered":"Bella Ciao! L\u2019addio di Sarajevo a Jovan Divjak, il generale giusto"},"content":{"rendered":"\n<p>di Mario Boccia dal Manifesto del 14\/04\/2021\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><em>Divjak. Se non ci fosse Si \u00e8 tenuto il 13 aprile a Sarajevo il funerale di Jovan stato il Covid-19, sarebbe stato un moltiplicarsi di abbracci. Un ricordo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Come sarebbero stati i funerali di Jovan Divjak senza il Covid-19 a Sarajevo? Le strette di mano e gli abbracci ricevuti negli anni, passeggiando per le vie del centro, si sarebbero moltiplicati. Ci sarebbe stata una folla ancora pi\u00f9 grande, triste, ma orgogliosa di onorare il cittadino pi\u00f9 amato. Nessuno come lui.<\/p>\n\n\n\n<p>La folla c\u2019\u00e8 stata e le regole sono state rispettate. Niente abbracci e lacrime, soffocate dalla compostezza che distingue i cittadini di Sarajevo nel dolore.<\/p>\n\n\n\n<p>Un collegamento virtuale ha permesso di ritrovarsi agli amici che Jovan aveva in tutto il&nbsp;<em>\u201cmondo-ex\u201d,<\/em>&nbsp;per dirla con le parole di Predrag Matvejevi\u0107.<\/p>\n\n\n\n<p>Jovan si \u00e8 scritto la sceneggiatura finale e il commiato da leggere. Generale anche dopo morto. Ha scelto la tomba nel cimitero che voleva lui. Non quello degli eroi, dove riposano il presidente Alija Izetbegovi\u0107 e \u201cCaco\u201d (l\u2019assassino di Moreno Locatelli), ma quello storico di Bare dove sono sepolti artisti come Kemal Monteno (autore di&nbsp;<em>\u201cSarajevo Ljubavi moja\u201d<\/em>&nbsp;il titolo che aveva scelto per il suo libro di memorie:&nbsp;<em>\u201cSarajevo mon amour\u201d)<\/em>&nbsp;o Anur Had\u017eiomerspahi\u0107, geniale artista visivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna autorit\u00e0 ha aperto bocca, e la colonna sonora dell\u2019uscita di scena \u00e8 stata un\u2019affermazione d\u2019identit\u00e0 e uno schiaffo all\u2019establishment:&nbsp;<em>\u201cBella Ciao!\u201d,<\/em>&nbsp;cantata in italiano da Damir Imamovi\u0107, obiettore di coscienza e figlio di Zaim, uno degli storici cantanti di sevdalinke bosniaci.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure Divjak, il generale che da ragazzo voleva fare l\u2019educatore, prima di entrare in accademia, ha avuto tanti nemici. Quelli che hanno assediato la sua citt\u00e0 d\u2019adozione e gli sparavano dalle colline, ma anche quelli che, pur combattendo dalla parte degli assediati, condividevano la cultura etno-nazionalista degli aggressori. E\u2019 stato l\u2019amore e il rispetto della sua gente a proteggerlo.<\/p>\n\n\n\n<p>In una parte di mondo dove il rapporto tra le diversit\u00e0 \u00e8 storicamente costitutivo della bellezza del cielo e della terra, il sovranismo che esclude porta con s\u00e9 distruzione e morte. Hanno cercato di giustificarsi tirando la storia, come fosse una coperta stretta, ma il tessuto si \u00e8 strappato. Non si disegna un confine inventato senza violenza. Pi\u00f9 forti sono i legami, pi\u00f9 profondo devi scavare il solco, per sostituire alla memoria buona un rancore duraturo.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima fu Vukovar, poi Mostar, Sarajevo e Srebrenica, passando per decine di altri luoghi. In quattro anni in Bosnia sono morte 97.000 persone (130.000 in tutte le guerre \u201cex-jugoslave\u201d) pi\u00f9 i mai ritrovati.<\/p>\n\n\n\n<p>Jovan Divjak ha combattuto dalla parte di Sarajevo. Per istinto e seguendo le idee di \u201cfratellanza e unit\u00e0\u201d che erano alla base della sua formazione. Tra le citt\u00e0 jugoslave, Sarajevo lo era particolarmente, e lui \u00e8 stato sempre contrario ai nazionalismi che hanno distrutto la federazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Descriverlo come \u201cil generale serbo che ha difeso Sarajevo\u201d \u00e8 riduttivo. Ricordo le sue parole: \u201cSono nato a Belgrado quando era la capitale della Jugoslavia, ora sono un bosniaco di tradizione ortodossa\u201d. \u201cI nostri soldati erano male armati, ma forti perch\u00e9 difendevano la famiglia, la casa, le strade, non un\u2019ideologia o una religione\u201d. \u201cLoro avevano l\u2019artiglieria pesante, ma noi eravamo Sarajevo.\u201d \u201cMolti bosniaci di religione ortodossa sono rimasti a difendere la citt\u00e0 di tutti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Se per\u00f2 i difensori della citt\u00e0 qualche arma in pi\u00f9 l\u2019ebbero al momento giusto, il merito fu suo che, da colonnello delle Unit\u00e0 di Difesa Territoriale Bosniaca (un corpo di riservisti pensato in caso d\u2019invasione di un nemico esterno), riusc\u00ec a trasferire le armi anticarro e leggere in sua dotazione in citt\u00e0, prima della precipitazione degli eventi il 6 aprile 1992.<\/p>\n\n\n\n<p>Pochi mesi dopo fu chiamato a co-dirigere la difesa della citt\u00e0, secondo un modello \u201cmultietnico\u201d, insieme a un generale bosgnacco (bosniaco-musulmano, inteso come nazionalit\u00e0) e uno croato bosniaco. Riuscirono a impedire che la capitale e i centri del potere fossero conquistati dai carri armati federali gi\u00e0 presenti intorno alla citt\u00e0 \u201cper un\u2019esercitazione\u201d. Furono giorni decisivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quattro anni di guerra, ma le battaglie fondamentali per spartire il paese e costruire la continuit\u00e0 territoriale dei nuovi stati \u201cetnici\u201d si sono combattute nei primi mesi, seguendo un piano preciso. Poi c\u2019\u00e8 stata resistenza, pulizia etnica, accordi per aggiustamenti territoriali e un genocidio.<\/p>\n\n\n\n<p>I testimoni raccontano quanto Jovan Divjak fosse vicino alle truppe, del coraggio, delle risposte ironiche (tipiche di un sarajevese) agli insulti degli ufficiali che comandavano l\u2019esercito assediante. Ma anche del rigore contro i crimini commessi dalla parte degli assediati verso i cittadini non bosgnacchi di Sarajevo. Un atteggiamento condiviso con un altro giusto di Bosnia: il sindaco di Tuzla Selim Beslagi\u0107. Non \u00e8 casuale che entrambi siano stati accusati di crimini di guerra da parte di chi i crimini li ha commessi davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla commemorazione nel Teatro Nazionale, Denis Tanovi\u0107, il regista di \u201cNo man\u2019s land\u201d, ha ricordato il loro incontro in prima linea, sottolineando come Jovan Divjak abbia lasciato l\u2019esercito per dedicarsi \u201calla costruzione di un suo esercito di pi\u00f9 di settemila bambini\u201d. Sono i beneficiari dell\u2019associazione \u201cl\u2019Educazione Costruisce la Bosnia Erzegovina\u201d, fondata a guerra in corso, per aiutare gli orfani e proseguita nel supporto alla formazione dei giovani. Gli ultimi trent\u2019anni Jovan li ha dedicati a loro, dimostrando che i sogni di giovent\u00f9, a volte, possono realizzarsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mario Boccia dal Manifesto del 14\/04\/2021\u00a0 Divjak. 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