{"id":3444,"date":"2021-03-30T18:29:16","date_gmt":"2021-03-30T16:29:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3444"},"modified":"2021-03-30T18:29:17","modified_gmt":"2021-03-30T16:29:17","slug":"postfazione-di-azra-nuhefendic","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/03\/30\/postfazione-di-azra-nuhefendic\/","title":{"rendered":"Postfazione di Azra Nuhefendi\u0107"},"content":{"rendered":"\n<p>al libro &#8220;Capire la Bosnia ed Erzegovina&#8221; di Cathie Carmichael (BEE)\u00a0del 30\/3\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>Ottobre 2016. Sto scrivendo sulla Bosnia ed Erzegovina, incerta se quello che scrivo sar\u00e0 un necrologio per un paese che sta per scomparire, oppure se \u00e8 dettato solo dalla mia eccessiva ansia e dall\u2019amore per il mio paese. Negli ultimi venti anni la Bosnia ed Erzegovina \u00e8 stata attaccata dall\u2019interno, dai suoi figli, dai nazionalisti serbi e croato-bosniaci, che la ripudiano e la stanno distruggendo con la politica e l\u2019ostruzionismo. Non rinunciano agli obiettivi bellici, vogliono dimostrare che \u00e8 un Paese che non sta in piedi e che va smembrato. Spero che la Bosnia ed Erzegovina superer\u00e0 anche questa crisi, come ci \u00e8 riuscita nella sua storia millenaria continuando a vivere dopo il crollo di imperi e di regni, sopravvivendo a invasori e colonizzatori e continuando a esistere dopo conquiste, divisioni e sconfitte. Tutti quelli che erano venuti per restarci per sempre non ci sono pi\u00f9. Tuttavia la Bosnia ed Erzegovina \u00e8 rimasta l\u00ec dov\u2019\u00e8 sempre stata. Ci sono nata in Bosnia ed Erzegovina, ci ho vissuto pi\u00f9 di met\u00e0 della mia vita. Fino al 1992 ero convinta di vivere in un paese solido, durevole, libero, forte e stimato. Il futuro mio e del mio paese mi appariva sicuro e prospero. All\u2019inizio della guerra nel 1992, sorpresa e indignata, come la maggior parte delle persone che conoscevo, dichiaravo \u00abQuesta non \u00e8 la mia guerra!\u00bb. L\u2019aggressione era, secondo me, un equivoco, un atto barbaro, quelli che sparavano non erano altro che criminali comuni. Credevo che niente e nessuno mi avrebbe reso partecipe. Ma quando ti bussano alla porta con i fucili, ti cacciano via dalla tua casa, dal tuo paese, ti mettono nei campi di concentramento, ti portano via i figli, uccidono, violentano, ti mettono sotto assedio e ti costringono a soffrire la fame, il freddo e a essere esposti a spari ed esplosioni continue, capisci per forza che \u2013 s\u00ec \u2013 \u00e8 anche la tua guerra. Ci abbiamo messo un po\u2019 di tempo noi bosniaci musulmani, tutta la primavera e l\u2019estate del 1992, a capire che eravamo noi il primo bersaglio e le principali vittime. Ma a quel punto, due terzi del territorio della Bosnia ed Erzegovina erano stati ormai occupati dai nazionalisti serbi e ripuliti dalla presenza dei musulmani bosniaci. La comunit\u00e0 internazionale faceva piani per fermare la guerra accettando l\u2019aggressione, le conquiste e la spartizione della Bosnia-Erzegovina come un fait accompli. Erano state inviate le forze per mantenere la pace, che non c\u2019era. Consapevoli che l\u2019aggressione e le conquiste serbe erano passate senza sanzioni, i croati si affrettarono a occupare una parte della Bosnia ed Erzegovina. Gli aggressori non avevano alcuna giustificazione n\u00e9 storica n\u00e9 territoriale. Quello che in Bosnia ed Erzegovina succedeva negli anni Novanta era il seguito delle vecchie pretese nazionalistiche. La guerra in Bosnia ed Erzegovina non \u00e8 stata un conflitto spontaneo, \u00e8 stata eseguita seguendo un piano ben preciso, ideato e sostenuto dalla Serbia e poi dalla Croazia. Ad attaccarci erano proprio quelli che, fino al giorno prima, consideravamo i nostri fratelli. L\u2019armata Popolare Jugoslava (JNA) che avrebbe dovuto proteggerci, ci metteva sotto assedio e ci bombardava. Tutti i pilastri su cui si poggia la sicurezza, l\u2019indipendenza e la libert\u00e0 di una persona, di una societ\u00e0 o di un popolo non c\u2019erano pi\u00f9. Prima mi consideravo jugoslava, poi bosniaca e infine sono diventata un bersaglio. Puntavano il dito contro di me \u201cmusulmana\u201d, accusandomi e condannandomi per questo. Da un giorno all\u2019altro non eravamo pi\u00f9 i padroni di noi stessi n\u00e9 del nostro Paese. Si discuteva della nostra vita e del nostro futuro e noi non avevamo alcuna voce in capitolo. Il nostro destino veniva deciso da emissari che non ci conoscevano, da diplomatici e politici che tiravano le conclusioni basandosi su pregiudizi e clich\u00e9, dagli stati europei che basavano le proprie azioni sulle vecchie amicizie e alleanze tradizionali. \u00abNon far\u00f2 mai, e poi mai la guerra ai serbi\u00bb, dichiar\u00f2 il presidente francese Mitterrand. Il diplomatico norvegese Thorvald Stoltenberg&nbsp; ripeteva quella che per i serbi era una giustificazione dell\u2019aggressione: \u00abI musulmani bosniaci sono, in effetti, serbi\u00bb, mentre il segretario generale dell\u2019ONU Boutros Boutros-Ghali liquidava la guerra in Bosnia-Erzegovina dicendo che \u00ab\u00e8 la guerra dei ricchi\u00bb. Traditi e attaccati dai fratelli credevamo, fermamente, che il mondo \u201cgrande e giusto\u201d ci avrebbe aiutato e che sarebbe bastato solo informare i potenti di quello che stava succedendo, che ci stavano facendo. Io stessa telefonavo alle varie ambasciate e consolati a Bel-<\/p>\n\n\n\n<p>grado per informarli! Che inganno! Che illusione! Loro sapevano ancora meglio di noi, proprio come indica il titolo del libro This Time We Knew. Western Responses to Genocide in Bosnia di Thomas Cushman e Stjepan Me\u0161trovi\u0107. Gli autori del libro affermano che, a differenza dall\u2019Olocausto del quale si diceva che \u201cnon sapevamo, e non potevamo reagire\u201d, la guerra in Bosnia ed Erzegovina si \u00e8 svolta letteralmente sotto i nostri occhi e che questa volta nessuno poteva dire \u201cnon sapevo\u201d. La nostra guerra fu seguita dai media mondiali pi\u00f9 di qualsiasi al-<\/p>\n\n\n\n<p>tra guerra prima e dopo. Le immagini dei morti, dell\u2019assedio, della pulizia etnica, dei campi di concentramento e infine del genocidio furono trasmesse in diretta TV. Eppure \u201cil grande mondo\u201d, per quasi quattro anni, continu\u00f2 a ripetere che non si sapeva cosa stesse succedendo, che tutti erano ugualmente colpevoli, che si trattava delle solite trib\u00f9 bellicose che si odiano e uccidono da sempre. In Bosnia non c\u2019erano le \u201cparti coinvolte\u201d. C\u2019erano gli aggressori (i serbi e poi i croati) da una parte e le vittime (i musulmani bosniaci) dall\u2019altra. Non eravamo tutti uguali: armati fino ai denti, ci attaccavano i serbi che si erano impossessati della maggior parte delle armi della quarta potenza militare in Europa, la JNA. Dall\u2019altra parte c\u2019erano i bosniaci musulmani, messi sotto assedio ancora prima che cominciasse il conflitto, disarmati, principalmente civili. Le prime armi le facevano utilizzando i pali della segnaletica stradale. Conosco una persona che oggi fa il medico a Trieste, che, allora, a quindici anni, scambiava con gli amici le gomme da masticare per le pallottole che poi consegnava allo zio combattente sul fronte. Anche quando i bosniaci avevano i carri armati, erano pezzi da museo, trofei della Seconda guerra mondiale. Nella citt\u00e0 di Maglaj, nella Bosnia centrale, dieci mesi sotto l\u2019assedio, l\u2019unico carro armato era un T34 \u201cche aveva i cingoli lisci come galosce\u201d e l\u2019unica granata in loro possesso non poteva essere lanciata dal carro armato. Gi\u00e0 nel 1993 le cancellerie europee, secondo le testimonianze, si mostrarono infastidite dalla resistenza dei musulmani. Nessuno si aspettava che i musulmani bosniaci avrebbero combattuto cos\u00ec disperatamente e che avrebbero resistito cos\u00ec a lungo. Si credeva, o sperava, che sarebbero stati sconfitti in un attimo, e che in questo modo la crisi si sarebbe risolta da sola. Si continuava a parlare delle \u201cparti coinvolte\u201d anche quando i treni dei musulmani, cacciati dalle loro case e deportati, si ammassavano sul confine con l\u2019Ungheria. Dicevano che non si sapeva cosa stesse succedendo anche davanti alle immagini dei campi di concentramento dove i musulmani bosniaci erano maltrattati, uccisi e fatti sparire. Gi\u00e0 all\u2019epoca gli europei chiudevano i confini davanti alle poche migliaia di rifugiati che riuscivano a scappare dall\u2019inferno bosniaco; sostenevano che eravamo tutti uguali anche quando i serbi avevano conquistato Srebrenica e avevano compiuto il genocidio. La solitudine dei bosniaci in quella guerra fu cosmica! Accerchiati, bombardati, abbandonati a s\u00e9 stessi, sull\u2019orlo dell\u2019annientamento. Tra i pochi che stavano dalla parte delle vittime c\u2019erano i giornalisti. Il giornalista e scrittore americano David Rieff (autore del libro Slaughterhouse: Bosnia and Failure of the West) fu mandato in Bosnia dal suo giornale. Prima non sapeva nemmeno dell\u2019esistenza della Bosnia, tanto meno che fosse abitata da musulmani europei autoctoni. Quando \u00e8 arrivato sul posto si \u00e8 accorto cosa stava succedendo e ha detto: \u201cQuesta non \u00e8 una guerra, \u00e8 un macello.\u201d La giornalista Janine di Giovanni dal \u00abThe Atlantic\u00bb spiega perch\u00e9 i giornalisti stessero dalla parte delle vittime: \u201c&#8230; L\u2019assedio aveva isolato i suoi abitanti dal resto del mondo. Abbiamo voluto mostrare alla gente di fuori i nostri colleghi bosniaci, cos\u00ec come i combattenti che difendevano la loro citt\u00e0 sotto un penalizzante embargo sulle armi, la gente comune che sfuggiva dai colpi dei cecchini. C\u2019era poca speranza che qualcuno venisse a salvarli, ma abbiamo pensato che se li avessimo lasciati anche noi, avremmo dato loro un chiaro segnale: che erano davvero abbandonati\u201d. La guerra degli anni Novanta ha incoraggiato molti a scrivere sulla Bosnia ed Erzegovina, sulla sua storia, il suo popolo, le usanze, i costumi, la lingua, le religioni. Molti, spesso gli autoproclamati \u201corientalisti\u201d o \u201cesperti\u201d si basavano su dati e documenti falsi, sviluppavano le teorie del complotto per giustificare l\u2019aggressione, l\u2019ostilit\u00e0, o l\u2019amicizia e l\u2019ammirazione per gli altri. Andavano cos\u00ec lontano da collocare la Bosnia in Medio Oriente. Non ci sono incognite sulla storia della Bosnia ed Erzegovina, ancora meno sulla guerra degli anni Novanta. Dopo sedici milioni di documenti, milioni di ore di testimonianze dei diretti interessati, delle vittime, degli assassini, dei soldati semplici e dei comandanti che rilasciavano gli ordini, non ci sono pi\u00f9 incertezze. Eppure ancora oggi, venticinque anni dopo la fine della guerra,<\/p>\n\n\n\n<p>spesso mi chiedono: \u00abNon ho capito bene, cosa \u00e8 successo veramente in Bosnia ed Erzegovina?\u00bb. Il libro di Cathie Carmichael Capire la Bosnia ed Erzegovina \u00e8 in grado di fornire delle risposte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>al libro &#8220;Capire la Bosnia ed Erzegovina&#8221; di Cathie Carmichael (BEE)\u00a0del 30\/3\/2021 Ottobre 2016. Sto scrivendo sulla Bosnia ed Erzegovina, incerta se quello che scrivo sar\u00e0 un necrologio per un paese che sta per scomparire, oppure se \u00e8 dettato solo dalla mia eccessiva ansia e dall\u2019amore per il mio paese. Negli ultimi venti anni la Bosnia ed Erzegovina \u00e8 stata attaccata dall\u2019interno, dai suoi figli, dai nazionalisti serbi e croato-bosniaci, che la ripudiano e la stanno distruggendo con la politica<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3445,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[16],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3444"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3444"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3444\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3446,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3444\/revisions\/3446"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3445"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3444"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3444"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3444"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}