{"id":3441,"date":"2021-03-30T18:27:05","date_gmt":"2021-03-30T16:27:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3441"},"modified":"2021-03-30T18:27:05","modified_gmt":"2021-03-30T16:27:05","slug":"come-cambia-il-lavoro-che-cambia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/03\/30\/come-cambia-il-lavoro-che-cambia\/","title":{"rendered":"Come cambia il lavoro che cambia"},"content":{"rendered":"\n<p>di\u00a0Domenico Carrieri e Fabrizio Pirro\u00a0da Italiani Europei del 25\/3\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>Da pi\u00f9 parti e da diverso tempo si argomenta sui cambiamenti che interessano il mondo del lavoro. Si tratta di processi che stanno aven\u00addo una accelerazione significativa negli ultimi anni: nel mercato del lavoro, nel senso del lavoro, nell\u2019organizzazione, nelle dinamiche imprenditoriali, nei ruoli, nelle connotazioni di genere, nelle rela\u00adzioni gerarchiche, nelle relazioni sindacali e cos\u00ec via; una \u00abgrande trasformazione\u00bb.<strong><sup><a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-22021\/item\/4492-come-cambia-il-lavoro-che-cambia.html#note1\">1<\/a>&nbsp;<\/sup><\/strong>A questa onda lunga si stanno sommando nell\u2019ul\u00adtimo anno gli effetti, non sappiamo ancora quanto \u201ctemporanei\u201d, della pandemia di Covid-19 ancora in corso. Partendo da una serie di indagini, svolte prima della pandemia, durante la fase critica del confinamento e durante la cosiddetta \u201cfase 2\u201d, ci soffermeremo su aspetti della qualit\u00e0 del lavoro e del ruolo delle organizzazioni di rappresentanza toccati dal cambiamento e sulle conseguenze della stratificazione sociale che si va palesando.<\/p>\n\n\n\n<p>UN\u2019ACCELERAZIONE IMPREVISTA<\/p>\n\n\n\n<p>Il dibattito degli ultimi anni \u00e8 stato monopolizzato da due temi: di\u00adgitalizzazione e&nbsp;<em>smart working<\/em>. Non si tratta di temi nuovi: il primo rientra nel processo di informatizzazione avviato negli anni Ottan\u00adta del secolo scorso e l\u2019altro, in parte combinato con il precedente, prosegue il dibattito sul lavoro da remoto. Uno degli effetti della pandemia \u00e8 stato l\u2019accelerazione improvvisa e imprevista di questi due processi. Da un giorno all\u2019altro, in gran parte in maniera inattesa e, soprattutto, non organizzata, una quantit\u00e0 significativa di lavoro \u00e8 stata svolta da casa. Quali caratteri ha assunto il lavoro? Quali criticit\u00e0 sono emerse? Malgrado la tanta retorica sulla positivit\u00e0 del cam\u00adbiamento, infatti, il quadro si presenta pi\u00f9 articolato e segmentato.<\/p>\n\n\n\n<p>Considerando tra le tante figure lavorative \u00abrestate a casa\u00bb quella de\u00adgli insegnanti, una indagine svolta durante il confinamento su un campione di ogni ordine e grado ha evidenziato che pi\u00f9 che la dispo\u00adnibilit\u00e0 delle attrezzature il vero problema \u00e8 stato l\u2019aumento rilevante del carico di lavoro (Figura 1). Questo aumento si \u00e8 poi riverberato sulle condizioni di vita di questi lavoratori, mostrando una significa\u00adtiva difficolt\u00e0 a perimetrare il tempo di lavoro all\u2019interno del tempo quotidiano (Figura 2). Ed entrambi questi aspetti hanno una chiara connotazione di genere, con le donne in condizione peggiore dei loro colleghi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tracimare del tempo di lavoro \u00e8 apparso da subito come uno dei problemi pi\u00f9 evidenti durante il confinamento. D\u2019altro canto, con l\u2019etichetta di telelavoro il lavoro svolto da casa \u00e8 stato sempre pi\u00f9 regolato nei tempi e nei luoghi, nell\u2019interesse del lavoratore e dell\u2019im\u00adpresa. \u00c8 chiara dunque la necessit\u00e0 di una regolazione collettiva ca\u00adpace di ridurre le criticit\u00e0. Cruciale diviene cos\u00ec il ruolo degli attori delle relazioni industriali. Ma con quali possibilit\u00e0 di intervenire?<\/p>\n\n\n\n<p>I SINDACATI E LE RELAZIONI INDUSTRIALI<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che ha preso forma \u00e8 dunque un cambiamento ricco di poten\u00adzialit\u00e0, ma disordinato, che richiede di essere sistemato e regolato per diventare una opportunit\u00e0 per tutti e per migliorare i benefici attesi tanto dalle imprese che dai lavoratori. Abbiamo citato gli attori delle relazioni industriali e dunque viene in primo piano l\u2019interrogativo: essi sono in grado di affrontare questa sfida?<\/p>\n\n\n\n<p>Gli eccessi della \u201cdisintermediazione\u201d sono alle nostre spalle con il loro lascito di risultati deboli e frammentari. Ma le organizzazio\u00adni di rappresentanza collettiva debbono ancora mostrare di essere all\u2019altezza di una fase che rinvia alla loro capacit\u00e0 di accompagnare le innovazioni tecnico-produttive e alcune riforme. Come succede durante le grandi emergenze, anche quella prodotta dal Coronavirus ha favorito la ripresa del ruolo e dell\u2019attrazione per le grandi organiz\u00adzazioni. Non si \u00e8 trattato solo del rilancio di accordi, grandi e piccoli, che hanno aiutato a tornare al lavoro in sicurezza. Ma anche di una attivit\u00e0 di cura e di assistenza dei loro iscritti, che ha visto moltipli\u00adcarsi le pratiche e gli interventi. E dietro questo attivismo materiale si cela il recupero della funzione di collante sociale, di punto di ri\u00adferimento, simbolico e pratico, durante e davanti alle incertezze che hanno toccato larga parte dei cittadini. In questo senso ha aiutato il mantenimento di un radicamento sociale e organizzativo diffuso: una densit\u00e0 non solo associativa che riguarda tanto i sindacati che le associazioni datoriali. E che rende visibile l\u2019esistenza di un \u201ccapitale sociale\u201d cui fare ricorso, non soltanto nei momenti critici. Come \u00e8 naturale, sono cambiate in questo frangente le domande che vengo\u00adno rivolte ai sindacati (Tabella 1).<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte ai nuovi rischi le richieste e aspettative dei lavoratori ri\u00adsultano significativamente cambiate. Rispetto al passato alcuni temi pi\u00f9 \u201cgenerali\u201d, come quello dell\u2019unit\u00e0 sindacale, vanno sullo sfondo, anche se incontrano maggiore sensibilit\u00e0 e consenso tra gli iscritti ai sindacati. Ma vengono in primo piano domande che investono prin\u00adcipalmente la tenuta materiale del mondo del lavoro: in primo luogo l\u2019occupazione, non a caso diventata la voce su cui si sono concentrate le maggiori preferenze percentuali. Negli ultimi anni avevamo gi\u00e0 assistito, in precedenti&nbsp;<em>survey<\/em>, all\u2019ascesa della richiesta di \u201cmaggiore competenza\u201d rivolta alle organizzazioni sindacali. Ne troviamo una conferma anche in questi dati recenti, dove si piazza come secondo<\/p>\n\n\n\n<p><em>item&nbsp;<\/em>pi\u00f9 indicato. Il senso che si ricava da questo concetto consiste nell\u2019attesa di un impegno dei dirigenti sindacali pi\u00f9 orientato a gesti\u00adre e risolvere i problemi, e a garantire esiti pratici conseguenti: come probabile effetto di preoccupazioni e assilli pi\u00f9 impellenti. Quindi le organizzazioni sono in campo: vedremo se e come sapranno rima\u00adnerci.<\/p>\n\n\n\n<p>INSICUREZZA E SPACCATURE<\/p>\n\n\n\n<p>Durante questo periodo e questo processo, impetuoso e non arresta\u00adbile, abbiamo scoperto nuove diseguaglianze e nuovi problemi. Ri\u00adcordiamone alcuni, sottolineando che per questa via si sono aggiunti nuovi dualismi a quelli preesistenti. Il primo, pi\u00f9 evidente, e ancora valido mentre scriviamo, riguarda la frontiera tra quanti hanno potu\u00adto continuare a lavorare e quanti hanno invece dovuto interrompere la loro attivit\u00e0 o lavoro, senza sapere se ci saranno le condizioni per rimetterli in piedi. Il secondo si riferisce alla linea divisoria tra quanti hanno potuto lavorare a distanza, perch\u00e9 i loro compiti lo consen\u00adtivano, e quanti hanno potuto continuare a operare solo da vicino e fisicamente: dagli operai agli addetti ai supermercati ai fattorini delle consegne, ai tanti lavoratori dei servizi alla persona. Un terzo, piuttosto chiaro e nel contempo drammatico, investe quanti hanno continuato a godere della loro retribuzione (gli&nbsp;<em>insiders&nbsp;<\/em>a diverso ti\u00adtolo) e tutti coloro che invece in tutto o in parte non sono stati tu\u00adtelati. I segmenti pi\u00f9 deboli e vulnerabili \u2013 gli \u201cesclusi\u201d \u2013 non hanno ricevuto integrazioni e ristori, finendo spesso con l\u2019ingrossare le fila della nuova povert\u00e0. Alcuni dei dati che abbiamo raccolto nei mesi scorsi<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-22021\/item\/4492-come-cambia-il-lavoro-che-cambia.html#note2\"><strong><sup>2<\/sup><\/strong><\/a>&nbsp;ci consentono di osservare da vicino questi fenomeni e queste montanti diseguaglianze.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto possiamo avanzare qualche considerazione. Come abbiamo notato sopra, cambiamento non equivale automaticamente a miglio\u00adramento. Le diseguaglianze e i dualismi che abbiamo ricordato non si sistemeranno in modo spontaneo grazie al&nbsp;<em>driver&nbsp;<\/em>delle tecnologie e alla forza del mercato. Da un lato l\u2019occupazione, in particolare quella stabile e di qualit\u00e0, non crescer\u00e0 in modo accettabile in mancanza di un disegno pubblico di respiro e di incentivi mirati alle imprese. L\u2019avanzata della digitalizzazione tende a erodere le figure intermedie del mercato del lavoro e, se non \u00e8 governata da politiche pubbliche bene orientate, rischia di infliggere nuove perdite ai ceti medi.<\/p>\n\n\n\n<p>Come abbiamo cercato di rendere evidente, l\u2019ormai lunga fase che stiamo attraversando \u00e8 stata segnata da innovazioni importanti, come pure da rilevanti differenziazioni. Gli aspetti positivi non si ap\u00adplicano immediatamente a tutti i lavoratori, mentre quelli critici in\u00adcombono su tanti tra essi ancora per un periodo la cui durata non \u00e8 dato sapere. Questo significa che le incertezze verso il futuro, che accompa\u00adgnano i lavoratori, non solo italiani, da un lungo periodo \u2013 almeno dalla Grande recessione del 2008 \u2013 sono destinate a non essere facilmente superate, e certo non nell\u2019immediato. Inoltre, come \u00e8 naturale, senza adeguate politiche e un ruolo non meramente difensivo degli attori so\u00adciali e delle istituzioni pubbliche, anche la fine del Covid, quando avverr\u00e0, non si tradurr\u00e0 mec\u00adcanicamente nel superamento dei problemi so\u00adciali e occupazionali. La condizione di disagio \u00e8 diffusa: un terzo degli intervistati dichiara che la retribuzione da loro percepita non basta o basta a stento per vivere. Pi\u00f9 di un terzo dichiara invece che il proprio lavoro \u00e8 poco o per niente sicuro. E una percentuale ancora superiore, oltre il 40%, dichiara che non sa se trover\u00e0 lavoro nel caso in cui dovesse perderlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di numeri importanti che ci ricordano come nel nostro pa\u00adese dopo il 2008 \u2013 e il successivo mancato rilancio economico \u2013 i numeri dell\u2019insicurezza sociale si siano allargati<strong><sup><a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-22021\/item\/4492-come-cambia-il-lavoro-che-cambia.html#note3\">3<\/a>&nbsp;<\/sup><\/strong>e abbiano toccato significativamente anche una parte di quanti lavorano: si \u00e8 parlato infatti di \u201cpoveri con lavoro\u201d con riferimento a coloro che hanno contratti brevi e\/o orari corti, tali da portare a retribuzioni comples\u00adsivamente modeste e inadeguate. Questa preesistente, e non risolta condizione di disagio, \u00e8 stata sicuramente rafforzata dalla pandemia: la quale ha evidenziato la presenza di una quota non piccola di lavo\u00adratori \u201cvulnerabili\u201d, maggiormente esposti ai rischi della perdita del lavoro, e che si trovano per giunta spesso al di fuori dei confini delle misure di protezione sociale esistenti. Infatti, se si prova a costruire un indice di insicurezza \u201ccomposto\u201d e \u201csintetico\u201d, come si pu\u00f2 vedere sotto, appare possibile osservare come solo il 18% dei lavoratori si<\/p>\n\n\n\n<p>trova in una condizione di maggiore sicurezza (o bassa insicurezza). Cosa che equivale ad affermare che nella percezione dei lavoratori, tanto dipendenti che autonomi, il livello minaccioso di insicurezza verso il futuro resta la variabile centrale, sia pure con diverse grada\u00adzioni, con cui fare i conti in prospettiva (Tabella 2).<\/p>\n\n\n\n<p>La pandemia, e non poteva essere altrimenti, ha alimentato l\u2019insi\u00adcurezza preesistente, mettendo a rischio tanti posti di lavoro ed evi\u00addenziando la fragilit\u00e0 di alcuni settori produttivi e delle relative basi occupazionali. Resta il fatto che l\u2019insicurezza si staglia attualmente come il dato e il sentimento prevalente, pur con diverse sfumature, nel mondo del lavoro (e di una parte delle attivit\u00e0 produttive), fino ad attraversarlo nel suo insieme. Essa tocca le sue punte maggiori nei settori pi\u00f9 vulnerabili, all\u2019interno dei quali si evidenzia, rispetto al passato, la peculiare fragilit\u00e0 di alcune componenti dei piccoli datori di lavoro e dei lavoratori autonomi (non solo quelli tradizionalmente considerati di \u201ccomodo\u201d), oltre che dei lavoratori \u201cprecari\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Rispetto ad alcuni capitalismi pi\u00f9 solidi, come quelli del Centro e del Nord Europa, il nostro presenta dunque una quota pi\u00f9 elevata di lavoro \u201cvulnerabile\u201d e meno incluso nelle protezioni sociali. Questo dipende dal fatto che in quei paesi non solo funzionano sistemi di welfare pi\u00f9 maturi e inclusivi, ma soprattutto la qualit\u00e0 dei lavoratori e delle imprese \u00e8 in larga misura solida, pi\u00f9 prossima alla \u201cvia alta alla competizione\u201d: dunque in linea di tendenza imprese pi\u00f9 forti e lavo\u00adratori meno facilmente surrogabili. Se solo il 18% degli intervistati nella nostra&nbsp;<em>survey&nbsp;<\/em>dichiara di sentirsi pienamente sicuro dobbiamo ritenere che questo voglia dire che la percezione e il sentimento di insicurezza siano largamente pervasivi e attraversino le diverse facce del mercato del lavoro. Tale dato significa, per giunta e in modo preoccupante, che nel nostro capitalismo, dove ricopre uno spazio troppo largo la \u201cvia bassa\u201d alla competizione,<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-22021\/item\/4492-come-cambia-il-lavoro-che-cambia.html#note4\"><strong><sup>4<\/sup><\/strong><\/a>&nbsp;i disagi economici e le insicurezze dei lavoratori non riguardano solo le componenti con qualifiche o livelli d\u2019istruzione pi\u00f9 bassi, ma tendono a toccare, in modo pi\u00f9 o meno ampio e significativo, anche le fasce pi\u00f9 elevate.<\/p>\n\n\n\n<p>E tutto ci\u00f2 non riguarda solo il nostro paese. Come mostrano i ri\u00adsultati della recente indagine della Fondazione di Dublino \u201cCO\u00adVID-19: Implications for Employment and Working Life\u201d, dati simili emergono per tutta l\u2019Unione europea, rendendo evidente la necessit\u00e0 coordinata di interventi. E ancora, come riportato da un campione di 800 dirigenti intervistati da McKinsey nel giugno 2020 \u2013 \u201cWhat 800 Executives Envision for the Postpandemic Workforce\u201d \u2013, l\u2019improvvisa accelerazione sui luoghi di lavoro dei cambiamenti tec\u00adnologici e organizzativi per la pandemia sta accentuando lo scarto tra l\u2019occupabilit\u00e0 dei pochi che tenendo il passo possono accedere a lavori di qualit\u00e0 e i tanti che ne stanno restando esclusi.<\/p>\n\n\n\n<p>La pandemia ha insomma esasperato problemi gi\u00e0 noti e rischia di rendere spaccature stabili i vecchi e i nuovi dualismi. Le polarizzazio\u00adni sociali che hanno indebolito i ceti medi e favorito l\u2019avanzata dei populismi non sono del tutto alle nostre spalle,<a href=\"https:\/\/www.italianieuropei.it\/italianieuropei-22021\/item\/4492-come-cambia-il-lavoro-che-cambia.html#note5\"><strong><sup>5<\/sup><\/strong><\/a>&nbsp;e gli effetti del virus potrebbero persino radicalizzarle. Una parte dei lavoratori espulsi e insicuri non trova, e non si sa se trover\u00e0, impieghi pi\u00f9 sicuri e resta intrappolata indefinitamente in una condizione marginale.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 sicuramente la ragione che rende centrali nei prossimi mesi e nella fase del Recovery Plan le politiche del lavoro: il grande compi\u00adto dei riformisti torna a essere quello di creare lavoro e di rafforzare il valore del lavoro. Altrimenti, dopo la \u201csociet\u00e0 dei due terzi\u201d, si rischia di andare verso una \u201csociet\u00e0 dimezzata\u201d, nella quale c\u2019\u00e8 inclusione solo per met\u00e0 dei suoi cittadini.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p>[1] Il riferimento \u00e8 all\u2019uso del famoso titolo di Karl Polanyi fatto nel recente Annale Feltri\u00adnelli E. Mingione (a cura di),&nbsp;<em>Lavoro: la grande trasformazione. L\u2019impatto sociale del cam\u00adbiamento del lavoro tra evoluzioni storiche e prospettive globali<\/em>, Feltrinelli, Milano 2020.<\/p>\n\n\n\n<p>[2] Queste informazioni si basano su una&nbsp;<em>survey&nbsp;<\/em>relativa a 1500 lavoratori dipendenti e autonomi: F. Pirro,&nbsp;<em>Il lavoro al tempo del Coronavirus: la condizione lavorativa<\/em>, in M. Carrieri, C. Damiano (a cura di),&nbsp;<em>Come cambia il lavoro nell\u2019era del Covid. Quarta indagine sui lavoratori italiani<\/em>, Arcadia, Roma, in corso di pubblicazione.<br><br>[3] Come abbiamo mostrato in M. Carrieri, C. Damiano (a cura di),&nbsp;<em>Il lavoro che cam\u00adbia. Verso l\u2019era digitale. Terza indagine sui lavoratori italiani<\/em>, Ediesse, Roma 2019.<\/p>\n\n\n\n<p>[4] Anche se la recente letteratura sui \u201cregimi di crescita\u201d tende a ritenere che la spinta alla competizione da costi sia pi\u00f9 generalizzata e favorita dalla versione rigorista delle regole di bilancio europee.<\/p>\n\n\n\n<p>[5] Spunti dall\u2019intervista di Federico Rampini a Dani Rodrik,&nbsp;<em>Attenti il populismo, non \u00e8 morto<\/em>, in \u201cla Repubblica\u201d, 13 febbraio 2021.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Domenico Carrieri e Fabrizio Pirro\u00a0da Italiani Europei del 25\/3\/2021 Da pi\u00f9 parti e da diverso tempo si argomenta sui cambiamenti che interessano il mondo del lavoro. Si tratta di processi che stanno aven\u00addo una accelerazione significativa negli ultimi anni: nel mercato del lavoro, nel senso del lavoro, nell\u2019organizzazione, nelle dinamiche imprenditoriali, nei ruoli, nelle connotazioni di genere, nelle rela\u00adzioni gerarchiche, nelle relazioni sindacali e cos\u00ec via; una \u00abgrande trasformazione\u00bb.1&nbsp;A questa onda lunga si stanno sommando nell\u2019ul\u00adtimo anno gli effetti, non<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3442,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[13],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3441"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3441"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3441\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3443,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3441\/revisions\/3443"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3442"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3441"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3441"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3441"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}