{"id":3438,"date":"2021-03-30T18:25:28","date_gmt":"2021-03-30T16:25:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3438"},"modified":"2021-03-30T18:25:29","modified_gmt":"2021-03-30T16:25:29","slug":"stato-regioni-e-urbanistica-verso-unitalia-di-repubblichette","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/03\/30\/stato-regioni-e-urbanistica-verso-unitalia-di-repubblichette\/","title":{"rendered":"Stato, regioni e urbanistica. Verso un\u2019Italia di repubblichette"},"content":{"rendered":"\n<p>di Ella Baffoni da Orizzonti del 27\/3\/2021 <\/p>\n\n\n\n<p>Cinquant\u2019anni fa per la prima volta si votarono i consigli regionali, e si insediarono le relative giunte. Istituiti nel 1948 dalla Costituzione, i poteri regionali sono rimasti in un limbo per pi\u00f9 di un ventennio. L\u2019anniversario, che avrebbe dovuto ispirare bilanci e analisi su questa istituzione minacciata da una pretesa riforma (poi bloccata dall\u2019epidemia di&nbsp;<strong>Covid-19<\/strong>), la famosa autonomia differenziata, \u00e8 passato per lo pi\u00f9 sotto silenzio.<br>Sar\u00e0 che le&nbsp;<strong>regioni<\/strong>&nbsp;durante la pandemia hanno dato il peggio, chiedendo a fasi alterne pi\u00f9 chiusure e pi\u00f9 aperture, a seconda di questa o quella lobby da accontentare. O forse che il loro rapporto con lo&nbsp;<strong>stato<\/strong>&nbsp;centrale \u00e8 stato pi\u00f9 un braccio di ferro che un\u2019interlocuzione dialettica.<\/p>\n\n\n\n<p>Sar\u00e0 che il protagonismo delle&nbsp;<strong>regioni<\/strong>&nbsp;a guida leghista \u2013 ma non solo, anche alcune regioni di centrosinistra hanno seguito quel cattivo esempio \u2013 ha cercato di scardinare le regole di buon senso e buon governo, ed \u00e8 incerto quello che accadr\u00e0 nella discussione sul Recovery Fund.<br>E invece sarebbe ora di studiare quanto il \u201cmodello lombardo\u201d abbia inciso sulla crisi segnata dalla&nbsp;<strong>pandemia<\/strong>&nbsp;in quella&nbsp;<strong>regione<\/strong>, visto che la privatizzazione del servizio pubblico e il foraggiamento del privato l\u2019ha lasciata drammaticamente impreparata all\u2019emergenza sanitaria. E quanto abbia inciso sull\u2019impoverimento della popolazione, il precariato, il declino del welfare.<\/p>\n\n\n\n<h2>Territorio senza governo<\/h2>\n\n\n\n<p>A colmare il vuoto di analisi, almeno in parte, il recente volume a cura di Giancarlo Storto, \u201c<em>Territorio senza governo. Tra stato e regioni: a cinquant\u2019anni dall\u2019istituzione delle Regioni<\/em>\u201d, editore DeriveApprodi, 236 pgg, 20 euro.<\/p>\n\n\n\n<p>Un lavoro a pi\u00f9 mani in cui il coordinatore ha chiamato al capezzale di&nbsp;<strong>stato<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>regioni<\/strong>&nbsp;sedici osservatori privilegiati, tra cui Ada Becchi, Vezio De Lucia, Alessandro Dal Piaz, Mauro Baioni, Laura Travaglini, Immacolata Apreda.<br>Non di sanit\u00e0 si parla: il tema \u00e8 il governo del&nbsp;<strong>territorio<\/strong>, il cui degrado deriva dal fatto che&nbsp;<strong>stato<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>regioni<\/strong>&nbsp;a pari merito hanno abdicato dal compito di \u201cesercitare compiutamente le funzioni costituzionalmente di loro competenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h2>Drammatica assenza di piani regolatori e standard urbanistici<\/h2>\n\n\n\n<p>Eppure era proprio nell\u2019incontro tra&nbsp;<strong>stato<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>regioni<\/strong>&nbsp;che si sarebbero dovute incontrare le politiche di&nbsp;<strong>urbanistica<\/strong>, tutela ambientale e ecologica, della difesa del suolo, di organizzazione del&nbsp;<strong>territorio<\/strong>&nbsp;su scala nazionale, per l\u2019Italia un settore delicato e vitale. E invece, se le regioni del nord hanno strumenti e&nbsp;<strong>standard urbanistici<\/strong>, moltissimi comuni meridionali non hanno ancora un piano regolatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Le zone agricole sono spesso pensate come aree disponibili a tutti gli usi. E se fa eccezione virtuosa la legge regionale Toscana sulla tutela integrale, nel Sud \u00e8 quasi scomparso lo spazio agricolo occupato alla rinfusa da costruzioni legali e illegali. Con il risultato che i paesaggi agricoli resistono al nord e in qualche regione del centro, dal Lazio in gi\u00f9 sono erosi, divorati dalle superfetazioni. Situazione su cui hanno pesantemente inciso anche i ripetuti condoni.<\/p>\n\n\n\n<h2>L\u2019edilizia pubblica<\/h2>\n\n\n\n<p>Il primo settore in cui \u00e8 vistoso il fallimento delle istituzioni \u00e8 l\u2019<strong>edilizia pubblica<\/strong>. La domanda non \u00e8 affatto in declino, purtroppo per l\u2019impoverimento di larghe fette sociali e per l\u2019aumento delle disuguaglianze sociali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, se da una parte le risorse investite in nuovi appartamenti sono quasi inesistenti, dall\u2019altra il patrimonio pubblico \u00e8 lasciato senza manutenzioni, quando non impoverito dalla sciagurata vendita agli assegnatari. Proprio per, \u00e8 esplicito, liberarsi del compito di gestirlo, manutenerlo e riadeguarlo. Poich\u00e9 lo stato ha devoluto alle regioni lo stock abitativo, ma nessun finanziamento: rubinetto chiuso.<\/p>\n\n\n\n<h2>Cos\u00ec lo stato rinuncia alla programmazione e alla tutela<\/h2>\n\n\n\n<p>Non solo. In diversi interventi del volume si fotografa la rinuncia alla programmazione da parte dello stato, che ha portato all\u2019assenza di tutela controllo o surroga sui piani urbanistici regionali. L\u2019estemporaneit\u00e0 degli interventi dopo i terremoti per dimenticarsi qualche mese dopo appena della prevenzione sismica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il consumo del territorio e l\u2019oblio degli&nbsp;<strong>standard urbanistici<\/strong>, in cambio delle corsie privilegiate a pretesi interventi rigenerativi. La babele dell\u2019<strong>urbanistica<\/strong>&nbsp;regionale, che usa invece della pianificazione gli istituti della perequazione e della compensazione che, insieme all\u2019invenzione dei diritti pianificatori, danno ossigeno e vigore alla rendita fondiaria. E dunque all\u2019interesse dei privati.<\/p>\n\n\n\n<p>Per invertire la tendenza, propone Vezio De Lucia, basterebbe una norma che azzeri il consumo di suolo nel territorio non urbanizzato. Circondando con una linea rossa i centri storici e l\u2019ampiamento degli ultimi settant\u2019anni. Una sorta di invalicabile cinta muraria virtuale che consenta, all\u2019interno, riqualificazione restauro risanamento. Ma che lo vieti all\u2019esterno. Utopia? Forse no.<\/p>\n\n\n\n<h2>L\u2019incubo dell\u2019autonomia differenziata<\/h2>\n\n\n\n<p>Un durissimo attacco all\u2019autonomia differenziata \u2013 ora non se ne parla pi\u00f9, ma c\u2019\u00e8 da giurare che risorger\u00e0 una volta tramontata l\u2019emergenza&nbsp;<strong>Covid-19<\/strong>&nbsp;\u2013 \u00e8 firmato dal costituzionalista Massimo Villone.<\/p>\n\n\n\n<p>Dai cedimenti del Pd alla Lega con i preaccordi del 2018 in cui \u201csi rompe l\u2019architettura solidaristica della Costituzione e si manda in soffitta il principio che i cittadini della Repubblica siano tutti uguali, in ogni luogo\u201d. Al governo gialloverde, in cui la questione delle autonomie viene saldamente impugnata dalla Lega e si ipotizza la piena regionalizzazione delle potest\u00e0 legislative su scuola e sanit\u00e0, strade porti e ferrovie, ambiente territorio soprintendenze culturali, tutela del lavoro retribuzioni previdenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Una tendenza che il governo giallorosso non ha invertito. Per ora bloccata dal&nbsp;<strong>Covid-19<\/strong>&nbsp;e dalla penosa figura delle amministrazioni regionali in generale, e dei nodi venuti al pettine in Lombardia, ma favorita dalla diminuzione di potere del Parlamento.<\/p>\n\n\n\n<p>E non solo per il taglio dei parlamentari, ma anche perch\u00e9 il governo ha gestito l\u2019emergenza in modo troppo centralistico. Evitando per\u00f2 di utilizzare i poteri sostitutivi che l\u2019articolo 120 della costituzione, comma 2, avrebbe potuto garantirgli.<\/p>\n\n\n\n<h2>L\u2019Italia delle repubblichette<\/h2>\n\n\n\n<p>Commenta Villone: il governo, \u201ccon ci\u00f2 ha sostanzialmente azzerato la norma. Se non nel corso di una&nbsp;<strong>pandemia<\/strong>, quando mai si potr\u00e0 applicare? Nella conferenza&nbsp;<strong>stato<\/strong>&nbsp;<strong>regioni<\/strong>&nbsp;la preminenza delle regioni del nord \u00e8 indiscussa, e non sono certo&nbsp;<strong>regioni<\/strong>&nbsp;virtuose per la salvaguardia dell\u2019ambiente e&nbsp;<strong>territorio<\/strong>. Nella governance multilivello del paese il livello regionale (a trazione leghista) si rafforza, quello nazionale si indebolisce. Il protagonismo delle&nbsp;<strong>regioni<\/strong>&nbsp;non si dissolver\u00e0, soprattutto in vista delle risorse Ue\u201d.<br>Concludendo amaramente: \u201cE\u2019 possibile che stiamo assistendo alla scrittura da parte di una mano invisibile di una nuova Costituzione, per un\u2019Italia di&nbsp;<strong>repubblichette<\/strong>\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ella Baffoni da Orizzonti del 27\/3\/2021 Cinquant\u2019anni fa per la prima volta si votarono i consigli regionali, e si insediarono le relative giunte. Istituiti nel 1948 dalla Costituzione, i poteri regionali sono rimasti in un limbo per pi\u00f9 di un ventennio. 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