{"id":3427,"date":"2021-03-14T12:58:06","date_gmt":"2021-03-14T11:58:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3427"},"modified":"2021-03-14T12:58:06","modified_gmt":"2021-03-14T11:58:06","slug":"ricordo-di-lorenzo-boscarol","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/03\/14\/ricordo-di-lorenzo-boscarol\/","title":{"rendered":"Ricordo di Lorenzo Boscarol"},"content":{"rendered":"\n<p>di Andrea Bellavite del 14\/03\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>In piena recrudescenza pandemica, Lorenzo Boscarol ci ha lasciato. E\u2019 stato un uomo, un prete, un giornalista, un politico nel senso pi\u00f9 autentico del termine, che ha lasciato un segno molto profondo nell\u2019intero territorio goriziano.<\/p>\n\n\n\n<p>Come uomo, ha posto sempre al centro del pensiero e dell\u2019azione la persona, in tutte le sue dimensioni. Ha comunicato sempre un grande desiderio di relazioni leali, sincere ed empatiche, vivendo sulla sua pelle e condividendo con gli altri la ricerca di amicizia, di rapporti costruttivi, di perdono attivo e passivo. In questo senso, anche gli ordinari limiti caratteriali sono stati per lui occasione per vivere e testimoniare la com-passione come stile e programma di vita, in grado di trasformare anche il male in bene e il dubbio in maggiore sicurezza. E\u2019 stato sempre presente, in tutto ci\u00f2 che gli \u00e8 stato possibile, soprattutto ha saputo discernere il giudizio storico politico da quello propriamente umano, riuscendo a stare accanto ad amici, conoscenti e anche avversari in altri ambiti, nel momento della sofferenza, dell\u2019abbandono, della crisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha sempre interpretato la sua vocazione al sacerdozio ministeriale come un dono non per s\u00e9 ma per l\u2019intera comunit\u00e0. Pur avendo nel cuore la \u201csua\u201d Ronchi, ha amato Gorizia con tutte le affascinanti complessit\u00e0 \u2013 dolorose e gloriose \u2013 che rendono assolutamente unica la citt\u00e0 e il suo territorio. Non ha mai dimenticato il mondo del lavoro, del quale negli ultimi anni \u00e8 stato anche responsabile pastorale e ha frequentato assiduamente gli ambienti operai del monfalconese e quelli agricoli della Bassa Friulana. Cresciuto alla scuola dell\u2019Arcivescovo Andrea Pangrazio che fu segretario del Concilio e del quale \u00e8 stato anche per breve tempo collaboratore particolare, insieme a Mons. Pietro Cocolin e ai successori, \u00e8 stato testimone del Vangelo e \u201cuomo del Vaticano II\u201d, al quale si \u00e8 sempre riferito e del quale \u00e8 stato il pi\u00f9 aperto e conosciuto propugnatore nell\u2019Arcidiocesi di Gorizia. Prima di tornare nella realt\u00e0 di San Lorenzo, successore del da lui sempre ricordato mons. Mario Virgulin, ha svolto per decenni il suo ministero parrocchiale e cittadino a Gorizia, nella ricerca e nella costruzione di quell\u2019\u201dunit\u00e0 nella diversit\u00e0\u201d che dovrebbe caratterizzare le zone attraversate da un confine che \u2013 grazie certamente anche all\u2019azione e alle parole di don Boscarol \u2013 oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. L\u2019impegno con l\u2019associazione Concordia et pax e le tante altre realt\u00e0 culturali di ispirazione cristiana, l\u2019ha portato alla discussa proposta della \u201criconciliazione delle memorie\u201d, unendo il richiamo alla condivisione del dolore di tutti coloro che hanno subito violenza alla ricerca di una verit\u00e0 storica in grado di non mettere sullo stesso piano le vittime e i loro oppressori. Convinto assertore dell\u2019associazionismo cattolico, si \u00e8 posto come interlocutore dialettico della realt\u00e0 dei movimenti ecclesiali, vivendo il delicato periodo dello scontro tra gli assertori del \u201clievito\u201d dell\u2019Azione Cattolica e quelli \u201cidentitari\u201d di Comunione e Liberazione. Ha assunto tutti gli incarichi possibili, affrontandoli con un impegno ai limiti delle proprie forze e un entusiasmo tale da escludere forse \u2013 in alcune situazioni \u2013 la capacit\u00e0 di lasciarsi aiutare e di consentire ad altri di condividere, almeno in parte, le responsabilit\u00e0. E\u2019 stato convinto sostenitore dell\u2019avventura missionaria \u2013 evangelizzazione e promozione umana! &#8211; dell\u2019Arcidiocesi di Gorizia, anzitutto in Costa d\u2019Avorio, poi in diverse lande del Pianeta. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ha diretto per decenni Voce Isontina, ma ha accettato e spesso ricercato tutti i possibili impegni in ambito giornalistico. Grazie a un\u2019indomita curiosit\u00e0 e a una riconosciuta professionalit\u00e0, ha saputo portare il settimanale diocesano fuori dall\u2019angusto spazio ecclesiastico, trasformandolo, come egli stesso amava ripetere, in \u201cgiornale del territorio\u201d. I suoi scritti, sempre molto documentati, testimoniano un\u2019apertura a tutti i campi della vita. Gli editoriali, caratterizzati da un linguaggio molto originale, a volte appassionato, spesso tagliente, a volte un po\u2019 involuto, erano attesi nei consigli pastorali e in quelli comunali, negli spazi del vivere laico e in quelli pi\u00f9 strettamente diocesani. Spesso la lettura provocava sobbalzi sulla sedia e momenti di malessere, perch\u00e9 \u2013 si poteva essere d\u2019accordo o meno \u2013 don Renzo era essenzialmente uno scrittore senza peli sulla lingua e difficilmente poteva lasciare indifferente l\u2019interlocutore. Spesso, non senza timore, nell\u2019aula del Consiglio Comunale di Gorizia, il settimanale si lasciava sfogliare e suscitava sospiri, non certo sempre di approvazione. Soprattutto negli anni giovanili, ha saputo rendere il giornale una scuola di nuovi pubblicisti e professionisti. Molti dei nomi che hanno caratterizzato fino a oggi la storia del giornalismo del Friuli-Venezia Giulia sono legati alla sua figura e alla sua capacit\u00e0 di trasmettere la forza della comunicazione. Si \u00e8 fatto conoscere anche molto al di fuori dell\u2019ambito isontino, essendo tra i fondatori della FISC, la Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici e investendo tanto tempo ed energie nella costruzione di importanti sinergie con giornalisti, preti e laici della vicina diocesi di Koper Capodistria.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 stato, come si conviene a chi cerca una collocazione significativa e costruttiva nell\u2019ambito della societ\u00e0, un uomo di parte e non a caso \u00e8 stato tra i pochi sacerdoti ad abbracciare una precisa linea politica e partitica. Esponente apprezzato e ascoltato della Democrazia Cristiana dei tempi d\u2019oro \u2013 da lui sempre ricordati con accenti un po\u2019 mitici &#8211; &nbsp;\u00e8 stato convinto sostenitori della necessit\u00e0 che la Cultura sia il fondamento di ogni azione politica. Per questo, gli Incontri Culturali Mitteleuropei, la rivista Iniziativa Isontina e il Centro Studi Rizzatti, poi l\u2019Istituto di Storia Sociale e Religiosa, insieme ai personali studi sulle figure pi\u00f9 eminenti dell\u2019Arcidiocesi goriziana, hanno costituito la vera palestra di un\u2019azione politica fortemente ispirata ai valori evangelici e nello stesso tempo aperta al dialogo e al confronto con chiunque \u2013 provenendo da diverse visioni del mondo \u2013 fosse disponibile a una critica collaborazione. Ha vissuto con autentica sofferenza il tempo della frammentazione dell\u2019esperienza dei cattolici democratici, non rinunciando mai, soprattutto negli ultimi anni, al richiamo al criterio fondamentale del \u201cvangelo della carit\u00e0\u201d, nei confronti soprattutto dei pi\u00f9 deboli e dei pi\u00f9 poveri. Consapevole delle difficili mediazioni richieste alla politica rappresentativa, non \u00e8 mai stato entusiasta, neppure in tale ambito, del movimentismo, neanche di quello pi\u00f9 affine alle idealit\u00e0 e alle prospettive della Chiesa post-conciliare. E\u2019 stato comunque un pungolo permanente, nel periodo dell\u2019Ulivo come in quello del Partito Democratico, in particolare nel richiamare i valori primari della pace, della giustizia e dell\u2019accoglienza nei confronti di tutti, sottolineando l\u2019incredibile chiusura mentale di chi propugna la costruzione di nuovi muri e di fili spinati per dividere il mondo dei ricchi da quello dei poveri. L\u2019elezione del nuovo Vescovo di Roma Francesco \u00e8 stata per lui una grande ventata di speranza, percepita come supporto e conferma di una scelta pastorale da realizzare nell\u2019ambito della vita parrocchiale e di un indirizzo politico da portare avanti in tutti gli ambiti dell\u2019umano vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, in estrema sintesi, questo \u00e8 un parziale ritratto di don Lorenzo Boscarol, cos\u00ec come ho potuto conoscerlo, in un\u2019interlocuzione dialettica sempre vivace e intensa, in ogni caso improntata al rispetto e alla lealt\u00e0 reciproca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Bellavite del 14\/03\/2021 In piena recrudescenza pandemica, Lorenzo Boscarol ci ha lasciato. E\u2019 stato un uomo, un prete, un giornalista, un politico nel senso pi\u00f9 autentico del termine, che ha lasciato un segno molto profondo nell\u2019intero territorio goriziano. 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