{"id":7317,"date":"2026-10-20T09:02:00","date_gmt":"2026-10-20T07:02:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=7317"},"modified":"2026-10-19T16:07:09","modified_gmt":"2026-10-19T14:07:09","slug":"trump-putin-e-la-svendita-delloccidente","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/10\/20\/trump-putin-e-la-svendita-delloccidente\/","title":{"rendered":"Trump, Putin e la svendita dell\u2019Occidente"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Stefano Pizzin.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 9 ottobre una delegazione ucraina si trova negli Stati Uniti per trattare con Steve Witkoff e Jared Kushner una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche. A un certo punto, stando alle ricostruzioni uscite nei giorni successivi, gli americani spiegano ai loro ospiti che Donald Trump ha appena parlato con Vladimir Putin e sta per allentare le sanzioni sul diesel russo: trecentomila tonnellate subito, altre cinquecentomila a novembre, con una deroga che durer\u00e0 fino al 7 aprile. Gli ucraini escono dalla stanza con la sgradevole certezza di essere stati fregati: stavano seduti a un tavolo con due magliari che intanto trattavano con Mosca. Il giorno dopo Trump dichiara che \u201c\u00e8 ora che l\u2019Ucraina abbia un nuovo presidente\u201d. Zelensky risponde che Mosca ha espresso la propria gratitudine con cinque bombe plananti su Zaporizhzhia. Pochi giorni dopo l\u2019esercito ucraino segnala restrizioni ai terminali Starlink militari: alcune missioni falliscono e i russi possono colpire pi\u00f9 facilmente le citt\u00e0 ucraine e i civili. Trump nega di averle ordinate e Musk si smarca, ma secondo fonti di Reuters l\u2019ordine sarebbe partito dalla Casa Bianca. Tutto questo a tre settimane dalla firma della legge Graham. La domenica successiva, tanto per rendere chiaro che a Kiev non si piegano, le raffinerie fuori San Pietroburgo sono colpite dai droni ucraini.<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe comodo archiviare l\u2019atteggiamento del governo americano come l\u2019ennesimo strappo di un presidente imprevedibile. Non lo \u00e8: \u00e8 la sintesi quasi didattica di un rapporto che dura da quasi quarant\u2019anni e che si regge su due pilastri. Il primo \u00e8 il disprezzo per il sistema democratico, per i vincoli, le regole, i contrappesi, gli alleati che pretendono di avere voce e i parlamenti che pretendono di votare; il secondo \u00e8 una concezione della politica come gestione personale del potere e degli affari, nella quale lo Stato \u00e8 un\u2019azienda di famiglia, la diplomazia una trattativa immobiliare e i rapporti tra nazioni rapporti tra proprietari. Chi ha visto <em>Il Padrino<\/em> ricorda la formula con cui Michael Corleone chiude ogni discussione: \u201cIt\u2019s strictly business\u201d. La differenza \u00e8 che qui il <em>business<\/em>, anzich\u00e9 restare confinato al racket, \u00e8 diventato la politica estera di una superpotenza. Max Weber, in <em>Economia e societ\u00e0<\/em>, lo chiamava patrimonialismo: il potere come patrimonio di chi lo esercita, e lo considerava una forma premoderna di dominio. Ci voleva il Ventunesimo secolo per scoprire che si pu\u00f2 tornare indietro anche partendo dalla pi\u00f9 antica democrazia moderna. Un\u2019idea del potere che accomuna chi sta alla Casa Bianca e chi sta al Cremlino: da una parte \u00e8 il turbocapitalismo al suo apice dove chi governa trasforma gli interessi del suo Paese in interessi privati, dall\u2019altra la miseria di un ex agente del KGB che concepisce il potere solo come repressione e spartizione del bottino con gli amici. Trump e Putin si piacciono perch\u00e9 sono simili.<\/p>\n\n\n\n<p>Per cercare di capire questo legame che ricorda il film di John Frankenheimer, <em>The Manchurian Candidate<\/em>, dove un candidato alla vicepresidenza, destinato alla Casa Bianca, \u00e8 il burattino di una potenza straniera, si sono scomodate teorie del complotto o del presunto ricatto dei russi a Trump. Pu\u00f2 darsi. Il rapporto Mueller (il documento ufficiale di 448 pagine pubblicato il 18 aprile 2019 dal consulente speciale Robert Mueller al termine dell\u2019inchiesta federale sulle elezioni presidenziali statunitensi del 2016 e sui presunti legami tra la campagna di Donald Trump e la Russia), ha descritto un\u2019ingerenza russa sistematica e su vasta scala nelle elezioni del 2016, senza per\u00f2 trovare prove sufficienti di una cospirazione. Ma l\u2019ipotesi del burattino ha un difetto di fondo: assolve il sistema. Se Trump fosse un agente, basterebbe tagliare i fili. Il guaio \u00e8 che i fili non ci sono: Trump pensa davvero ci\u00f2 che dice, e lo pensa da molto prima di conoscere Putin. Tra i due non c\u2019\u00e8 un ricatto, c\u2019\u00e8 un\u2019affinit\u00e0 che \u00e8 assai pi\u00f9 solida perch\u00e9 nasce dallo stesso brodo di cultura e groviglio di interessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciamo dal mattone che in questa storia viene sempre prima di tutto. Nel 1987 Trump va a Mosca su invito sovietico a valutare la costruzione di un albergo (l\u2019albergo non si far\u00e0, ma l\u2019idea di risolvere tutto tirando su qualche albergo \u00e8 sempre presente nella testa del presidente americano). Nel 2004 Trump compra una villa a Palm Beach per circa 41 milioni di dollari; nel 2008, con i mutui americani in fiamme, la rivende per 95 al magnate dei fertilizzanti Dmitrij Rybolovlev che non vi abiter\u00e0 mai. Nello stesso anno Donald Trump Jr. (perch\u00e9 il presidente ha sempre al seguito la sua famelica famiglia) spiega a una conferenza immobiliare che i russi sono una quota sproporzionata di chi compra i loro immobili, e che dalla Russia arriva un sacco di denaro. Nel 2013 il concorso di Miss Universo si svolge a Mosca, ospite della famiglia Agalarov e alla vigilia Trump si chiede su Twitter se Putin verr\u00e0 e se diventer\u00e0 il suo nuovo migliore amico. Putin non venne ma l\u2019amicizia era comunque gi\u00e0 cominciata.<\/p>\n\n\n\n<p>Il capitolo pi\u00f9 istruttivo \u00e8 quello della Trump Tower Moscow, una trattativa condotta fino all\u2019estate del 2016, con la campagna presidenziale gi\u00e0 in corso, dal legale di Trump, Michael Cohen, e da Felix Sater, un personaggio che neppure Scorsese avrebbe osato inventare (condannato negli anni Novanta per una frode in Borsa, ex informatore dell\u2019FBI, socio della Bayrock che aveva lavorato al Trump SoHo). In una mail a Cohen, secondo il <em>New York Times<\/em>, Sater si diceva certo che il loro \u201cragazzo\u201d potesse diventare presidente e prometteva di portare dalla sua parte l\u2019intera squadra di Putin. Trump, nel frattempo, dichiarava in pubblico di non avere alcun affare in Russia.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima presidenza \u00e8 la storia di un\u2019attrazione frenata. Ancora troppi impicci: met\u00e0 mandato con il Congresso diviso e troppi repubblicani <em>old style<\/em> a frenare l\u2019immobiliarista newyorchese. Per\u00f2 Donald, tra una partita di golf e l\u2019altra, cerca di darsi da fare: c\u2019\u00e8 la riunione alla Trump Tower del giugno 2016 con l\u2019avvocata russa Natalija Veselnitskaja, cui partecipano Trump Jr., Kushner e Paul Manafort; c\u2019\u00e8, dopo l\u2019elezione, l\u2019incontro di Kushner con l\u2019ambasciatore Sergej Kisljak, nel quale, secondo il <em>Washington Post<\/em>, il genero propose un canale riservato di comunicazione utilizzando strutture russe, e poi quello con il banchiere Sergej Gorkov, della banca statale Vnesheconombank; c\u2019\u00e8, all\u2019inizio del mandato, la nomina a segretario di Stato di Rex Tillerson, ex amministratore di ExxonMobil, decorato da Putin nel 2013 con l\u2019Ordine dell\u2019Amicizia. Tuttavia, il Congresso impose nel 2017 nuove sanzioni con maggioranze bulgare (419 a 3 alla Camera, 98 a 2 al Senato) e il presidente le firm\u00f2 con visibile irritazione; le armi anticarro Javelin arrivarono a Kiev; e fu proprio l\u2019Ucraina, con la telefonata a Zelensky al quale chiedeva il \u201cfavore\u201d di procurargli qualche prova dei presunti crimini commessi dal figlio di Biden, a costargli il primo impeachment, concluso con l\u2019assoluzione al Senato. Nel secondo mandato i cosiddetti \u201cadulti nella stanza\u201d, generali, consiglieri, burocrati, parlamentari che in qualche modo lo frenavano, se ne sono andati, e Donald \u00e8 rimasto nella stanza (che poi sarebbe lo Studio Ovale della Casa Bianca) solo con parenti e soci in affari.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ruolo della famiglia Trump non \u00e8 un dettaglio folcloristico ma l\u2019infrastruttura del potere. Jared Kushner, genero, la cui societ\u00e0 di investimento Affinity Partners \u00e8 alimentata in larga parte da capitali del Golfo, e Steve Witkoff, avvocato e costruttore newyorkese, amico di golf di Trump da decenni, senza un solo giorno di esperienza diplomatica (i cui figli, tra l\u2019altro, sono in affari con la famiglia del presidente nelle criptovalute), sono i due che hanno mediato il cessate il fuoco a Gaza e che da l\u00ec sono passati all\u2019Ucraina, con una disinvoltura da commessi viaggiatori pi\u00f9 che da diplomatici. Cos\u00ec il mondo \u00e8 diventato un portafoglio di operazioni, una guerra \u00e8 una controversia contrattuale, un\u2019invasione \u00e8 un problema di prezzo, e un ambasciatore pu\u00f2 essere un tizio che conosci dai tempi del campo da golf. I risultati si vedono: a febbraio 2025 Trump parla con Putin per pi\u00f9 di un\u2019ora, prima di chiamare Zelensky, e annuncia trattative \u201cimmediate\u201d; il suo segretario alla Difesa dice a Bruxelles che il ritorno ai confini ucraini del 2014 \u00e8 irrealistico e che l\u2019adesione alla NATO \u00e8 fuori questione; a Monaco il vicepresidente Vance spiega agli europei che la minaccia pi\u00f9 seria viene dall\u2019interno, non da Mosca, e incontra la leader di Alternative f\u00fcr Deutschland (pi\u00f9 si stringe l\u2019abbraccio con Putin e pi\u00f9 cresce l\u2019odio verso l\u2019Unione Europea). Andiamo avanti: il 28 febbraio, nello Studio Ovale, il presidente ucraino viene processato in diretta televisiva; a novembre prende forma il piano in 28 punti scritto da Witkoff insieme a Kirill Dmitriev, capo del fondo sovrano russo e inviato speciale di Putin per la cooperazione economica: territori ceduti, esercito ridimensionato, rinuncia alla NATO scritta nella Costituzione ucraina e, particolare che dice tutto, cento miliardi di asset russi congelati da investire in una ricostruzione a guida americana, con met\u00e0 dei profitti a Washington. Il piano venne rimaneggiato dopo le proteste, ma il metodo rest\u00f2: Bloomberg pubblic\u00f2 la trascrizione di una telefonata in cui Witkoff suggeriva a un collaboratore di Putin come il suo capo dovesse presentarsi a Trump, e la Casa Bianca non la sment\u00ec. Witkoff \u00e8 stato ricevuto da Putin pi\u00f9 volte, Kushner si \u00e8 unito a lui a dicembre 2025, per cinque ore di colloquio al Cremlino, poi di nuovo a gennaio e a settembre di quest\u2019anno.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriviamo al vertice di Anchorage, il 15 agosto 2025, che rester\u00e0 come la fotografia perfetta del rapporto tra i due. Base militare di Elmendorf-Richardson: tappeto rosso, applausi all\u2019arrivo, i due nella stessa limousine presidenziale, il tutto per un uomo su cui pende un mandato di cattura della Corte penale internazionale per la deportazione dei bambini ucraini. Risultato concreto: nessun cessate il fuoco; anzi, Trump abbandona la richiesta di tregua per sposare la linea russa, quella di un accordo di pace complessivo che nella sostanza consegna a Mosca i tempi del negoziato. Putin chiude con una battuta, \u201cla prossima volta a Mosca\u201d, e Trump ride rispondendo che potrebbe beccarsi qualche critica. Tutto ci\u00f2 che a Putin serviva da Anchorage non era un accordo, era la foto. Il paria riportato al tavolo dei grandi, proprio nel Paese che per ottant\u2019anni era stato il grande rivale di Mosca.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione ucraina, in fondo, \u00e8 tutta qui: dal ritorno di Trump ogni pressione americana si scarica su chi \u00e8 stato invaso. Gli aiuti diretti di Washington si sono prosciugati e a pagare, 70 miliardi di euro l\u2019anno, nel 2026 e nel 2027, cifra confermata al vertice NATO di Ankara, sono Europa e Canada. Washington ha chiesto pi\u00f9 volte a Kiev di smettere di colpire le raffinerie russe, che sono l\u2019unica leva efficace dell\u2019Ucraina sull\u2019economia di guerra di Mosca (lo ha scritto il <em>Financial Times<\/em><em> <\/em>e <em>Axios<\/em> ha raccontato che Trump \u00e8 arrivato all\u2019accordo sul diesel dopo mezza dozzina di richieste respinte), senza mai fare alcuna osservazione sul fatto che gli ucraini colpiscono infrastrutture energetiche e militari, mentre i russi prediligono scuole e condomini. Sempre pi\u00f9 assillato dall\u2019incubo che le elezioni di met\u00e0 mandato si risolvano in un disastro, l\u2019inquilino della Casa Bianca spiega che il prezzo del gasolio americano \u00e8 colpa di Zelensky. Eppure la maggior parte degli analisti spiega che quei rincari discendono soprattutto dalla guerra con l\u2019Iran e dalle interruzioni nello stretto di Hormuz, a causa di un conflitto lanciato dagli Stati Uniti, insieme a Israele, senza consultare gli alleati. Trump scarica sull\u2019aggredito il conto di una guerra scelta altrove. L\u2019accordo sul diesel, tra l\u2019altro, secondo molti esperti, non far\u00e0 scendere granch\u00e9 i prezzi. Mosca intanto incassa subito e nel giro di un giorno ha parzialmente tolto il blocco alle proprie esportazioni. La domenica successiva Trump ha poi annunciato un \u201ccessate il fuoco energetico\u201d che sia Mosca che Kiev hanno smentito. Per chiudere in bellezza, la Casa Bianca ha anche chiesto agli europei di scongelare parte degli asset russi ma gli europei hanno risposto di no.<\/p>\n\n\n\n<p>Per ottant\u2019anni l\u2019America ha avuto, verso la Russia, un approccio che \u00e8 mutato nei toni ma non nella sostanza: la Russia era un avversario da imbrigliare (la famosa \u201cteoria del contenimento\u201d di George Kennan), con cui si poteva e si doveva trattare ma sempre da posizioni di forza e con gli alleati a fianco. Dopo la fine della Guerra fredda, anche di fronte a errori eclatanti come quelli di Bush figlio in Iraq, nessuno pens\u00f2 mai che Mosca fosse un partner con cui spartirsi i dividendi. Il memorandum di Budapest del 1994, con cui Stati Uniti, Regno Unito e Russia garantivano l\u2019integrit\u00e0 territoriale dell\u2019Ucraina in cambio della rinuncia alle sue armi nucleari, era figlio di quella cultura. Con Trump la Russia non \u00e8 pi\u00f9 un rivale ma la controparte e in quanto tale degna di rispetto per la sola ragione che ha qualcosa che si pu\u00f2 comprare, vendere, spartire. L\u2019Europa, in questo schema, \u00e8 solo un inutile fastidio. Per un uomo che vede la democrazia come un impiccio, cos\u00ec come i giudici, la stampa, e le elezioni quando si perdono, Putin non \u00e8 un tiranno, \u00e8 un collega che ha risolto meglio i problemi, un esempio. Anne Applebaum, in <em>Autocracy, Inc.<\/em> (2024), ha spiegato che le autocrazie contemporanee non sono tenute insieme solo da un\u2019ideologia ma soprattutto da una rete di interessi, di transazioni finanziarie, di apparati di sicurezza che si prestano denaro, tecnologia e impunit\u00e0 reciproca; Karen Dawisha, in <em>Putin<\/em><em>\u2019<\/em><em>s Kleptocracy<\/em> (2014), aveva gi\u00e0 mostrato come in Russia il potere politico e la propriet\u00e0 siano diventati la stessa cosa. Insomma, Trump semplicemente cerca di applicare a casa sua il sistema praticato da Mosca a Vladivostok.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre a Washington i democratici possono per ora solo protestare, sul fronte repubblicano l\u2019imbarazzo cresce sempre di pi\u00f9 e ha un nome, quello di Lindsey Graham, il senatore del South Carolina, recentemente scomparso, che nell\u2019aprile 2025 ha presentato, insieme al democratico Richard Blumenthal, una legge di sanzioni durissime, con dazi fino al 500 per cento per chi acquista energia russa. Il testo rimane fermo per pi\u00f9 di un anno, non perch\u00e9 al Congresso manchino i voti ma perch\u00e9 il presidente lo considera una sua prerogativa e non vuole n\u00e9 che gliela tolgano n\u00e9 che gliela impongano. Graham annuncia pi\u00f9 volte il via libera, ma il presidente frena e solo il 10 luglio 2026 arriva finalmente un compromesso con la Casa Bianca: dazi ridotti al 100 per cento, ambito pi\u00f9 stretto, clausola di deroga per \u201cinteresse nazionale\u201d. Graham, quello stesso giorno, \u00e8 a Kiev e l\u201911 luglio muore per un improvviso malore. Al suo posto, con il sostegno di Trump, subentra la sorella Darline che, nella sua prima intervista, ha dichiarato che la politica internazionale \u201cnon \u00e8 il suo campo e preferisce non parlarne\u201d. Il Senato approva la legge il 7 agosto con 86 voti contro 11, la Camera a met\u00e0 settembre con 262 contro 159, e il 18 dello stesso mese Trump firma il \u201cLindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026\u201d; tre settimane dopo telefona a Putin e ne svuota nei fatti lo spirito, sospendendo le sanzioni sul diesel. Le reazioni sono state, per un partito che da dieci anni obbedisce soltanto, quasi rivoluzionarie. Il senatore John Kennedy ha detto che \u201cPutin \u00e8 un macellaio e non sar\u00e0 mai nostro amico\u201d, e ha aggiunto che il presidente fa il possibile per abbassare il gasolio e che per farlo sarebbe pi\u00f9 utile la fine della guerra in Iran invece degli accordi con i russi. Altri sono stati ancora pi\u00f9 diretti: Thom Tillis ha messo in dubbio la legalit\u00e0 dell\u2019intesa e ha legato il proprio voto a un\u2019inversione di rotta; dodici senatori, sei dei quali repubblicani, hanno scritto una lettera per chiedere di fare marcia indietro e applicare la legge appena firmata; alla Camera il repubblicano Brian Fitzpatrick ha presentato, con il sostegno bipartisan, una proposta per impedire al presidente di revocare le sanzioni. Mike Pence, il suo ex vicepresidente, ha parlato di tradimento dell\u2019eredit\u00e0 di Graham.<\/p>\n\n\n\n<p>Per capire come Putin legga tutto questo bisogna ricordare la sua ossessione nel pretendere che la Russia \u201ctorni una superpotenza\u201d e che la riduzione dell\u2019Ucraina a una specie di colonia sia lo strumento per ottenerla. Nel 2005 defin\u00ec il crollo dell\u2019Unione Sovietica \u201cla pi\u00f9 grande catastrofe geopolitica del secolo\u201d, nel luglio 2021 firm\u00f2 un saggio per negare all\u2019Ucraina una piena identit\u00e0 nazionale, nel dicembre dello stesso anno consegn\u00f2 a Washington e alla NATO una bozza di trattati che chiedeva di riportare l\u2019Alleanza ai confini del 1997 (che poi andrebbe ricordato che a nessuno, da Varsavia a Sofia, da Lubiana a Tallinn, \u00e8 stata puntata una pistola alla tempia per obbligarli a entrare nella NATO, semplicemente si sentivano pi\u00f9 sicuri aderendovi, e con un vicino come Putin \u00e8 difficile dargli torto). Nella testa di Putin essere una superpotenza ha tre componenti: una sfera d\u2019influenza (Ucraina, Bielorussia, Caucaso), uno status di pari rispetto agli Stati Uniti e alla Cina e un Occidente diviso. Trump gli offre il modo di perseguire il sogno imperiale, quella follia per cui l\u2019aspirante zar sta mandando al macello centinaia di migliaia di russi provenienti dalle regioni pi\u00f9 povere e periferiche e sta smantellando l\u2019economia, rendendola vassalla di Pechino. Il pantano ucraino ha un solo vero sostenitore: il presidente degli Stati Uniti. Finch\u00e9 Washington tratta, allenta le sanzioni e rimprovera Kiev per le raffinerie, ogni mese di guerra \u00e8 un mese guadagnato, e a Mosca possono permettersi di definire Trump \u201ciconico e storico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In tutto questo l\u2019Europa non \u00e8 una vittima collaterale, \u00e8 la merce di scambio e l\u2019avversario ideologico e culturale della nuova destra americana. Nel capitolo sull\u2019Europa del documento di strategia di sicurezza nazionale, pubblicato a dicembre, si legge di un continente a rischio di \u201ccancellazione della civilt\u00e0\u201d. Ma il punto non \u00e8 solo l\u2019uso strumentale del tema dell\u2019immigrazione e della presenza islamica: per la corte di Trump e dei MAGA l\u2019Unione Europea rappresenta quell\u2019idea di relazioni internazionali fatte sui trattati, gli accordi, le comunanze culturali; l\u2019UE, ma anche il Canada, rappresentano quella cultura del diritto e del bilanciamento dei poteri che a Trump non piace, quell\u2019idea che l\u2019economia abbia bisogno di regole e interventi dello Stato, tutta roba che fa venire il sangue agli occhi agli affaristi che occupano le stanze del potere americano assieme ai multimiliardari padroni del web. A spiegarla lucidamente, assai pi\u00f9 degli spesso tremebondi leader europei, \u00e8 stato il premier canadese Carney, dicendo che di fronte all\u2019America di Trump un\u2019alleanza tra Canada e UE servirebbe da parametro di riferimento per le altre democrazie: \u201cun\u2019alleanza definita non da ci\u00f2 a cui ci opponiamo, ma da ci\u00f2 che rappresentiamo: libert\u00e0, solidariet\u00e0, prosperit\u00e0 e sostenibilit\u00e0\u201d. All\u2019ultimo vertice NATO, Trump si \u00e8 dichiarato \u201cmolto deluso\u201d dagli alleati per non averlo aiutato nella guerra con l\u2019Iran, ha definito la Spagna un \u201cpessimo partner\u201d, ha ripetuto di volere la Groenlandia, ha attaccato Meloni, la leader europea che pi\u00f9 si era spesa ad assecondarne le bizzarrie e, interpellato sul ritiro di truppe dall\u2019Europa, ha risposto \u201cvedremo\u201d. Gli europei, sentendosi in bilico, hanno portato in dote contratti da decine di miliardi: la spesa militare dell\u2019Europa, stima la NATO, \u00e8 in crescita dell\u201911 per cento nel 2026. \u00c8 un\u2019illusione credere che basti pagare. Non basta, perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 stato demolito non \u00e8 l\u2019alleanza militare ma la fiducia, che \u00e8 qualcosa di assai pi\u00f9 profondo. Quando Vance spiega a Monaco che il nemico \u00e8 dentro la democrazia europea, quando Trump minaccia dazi o stop al commercio con un\u2019Europa che osa stringere un partenariato con il Canada (lo ha fatto a settembre, minacciando dazi \u201cmolto seri\u201d o lo stop agli scambi qualora lo ritenesse \u201cun atto ostile\u201d), non si sta rinegoziando un\u2019alleanza, si sta dichiarando che non esiste pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 3 novembre si vota per le elezioni di met\u00e0 mandato. I sondaggi di ottobre danno l\u2019approvazione di Trump attorno al 35 per cento e i repubblicani in grande affanno nonostante le vagonate di milioni che Musk e amici stanno buttando nella pancia del partito dell\u2019elefante. Che cosa pu\u00f2 accadere dopo? Dipende. Se i repubblicani dovessero perdere nettamente potrebbe aprirsi uno scontro radicale tra presidente e Congresso che, pi\u00f9 che a un cambiamento di rotta, potrebbe portare a una paralisi. Ricostruire il rapporto tra Stati Uniti e vecchi alleati sar\u00e0 comunque difficile e per ragioni che vanno oltre Trump. Primo: la fiducia si perde in fretta e si riguadagna in decenni. Secondo: Trump non \u00e8 stato un incidente, ma \u00e8 stato eletto due volte e gli alleati devono ormai trattare \u201cil prossimo Trump\u201d come un rischio strutturale, non come una parentesi. Thomas Schelling, in <em>Arms and Influence<\/em> (1966), spiegava che il valore di un\u2019alleanza dipende dalla credibilit\u00e0 dell\u2019impegno, cio\u00e8 da quanto si crede che verr\u00e0 onorato; nello stesso anno, per ragioni del genere, Charles de Gaulle tolse la Francia dal comando integrato della NATO, con l\u2019argomento, cos\u00ec lo si ricorda, che nessuno poteva essere certo che l\u2019America avrebbe rischiato New York per salvare Parigi. Per sessant\u2019anni \u00e8 stato trattato come un bizzoso nostalgico della <em>grandeur <\/em>d\u2019oltralpe, oggi sembra un profeta. Terzo: l\u2019adattamento al mondo nuovo \u00e8 gi\u00e0 cominciato. Il 17 settembre Mark Carney ha detto al Parlamento europeo che Europa e Canada sono \u201cpi\u00f9 forti insieme\u201d e Trump, nella notte, ha minacciato dazi se avessero fatto qualcosa che gli fosse sembrato ostile. C\u2019\u00e8, infine, un quarto argomento che personalmente considero ancora pi\u00f9 importante: Europa e America trumpiana rivendicano entrambe di essere i difensori dell\u2019Occidente. Ecco, mi pare che proprio sul modello di Occidente tra le due sponde dell\u2019Atlantico ci siano idee assai diverse: se per noi vuol dire libert\u00e0 di pensiero, economia al servizio della societ\u00e0, e relazioni internazionali fondate sul dialogo, per il trumpismo vuol dire il culto di un potere senza limiti, un\u2019economia predatoria e un mondo definito dai rapporti di forza.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto la Cina osserva e incassa. Trump \u00e8 andato a Pechino dal 13 al 15 maggio, tornando con \u201cfantastici accordi\u201d commerciali: duecento Boeing, petrolio e soia, e con un monito di Xi sulla questione di Taiwan, tanto che a bordo dell\u2019Air Force One ha lasciato intendere che potrebbe ripensare una fornitura d\u2019armi gi\u00e0 pianificata a Taipei. Pochi giorni dopo Xi ha accolto Putin con tutti gli onori. Secondo il Cremlino, le esportazioni di petrolio russo verso la Cina sono cresciute del 35 per cento nel primo trimestre del 2026. La visita di Stato di Xi a Washington, a fine settembre, non ha portato a niente di concreto, tranne un protocollo sfarzoso che ai cinesi deve essere piaciuto molto e che molti americani hanno trovato imbarazzante. Molta preoccupazione, invece, ha generato negli alleati asiatici: Giappone e Corea del Sud, che da decenni poggiano la propria sicurezza sull\u2019ombrello americano, assistono a un presidente che alterna dazi, abbracci a Pechino e ripensamenti sulle armi a Taipei. Taiwan, che dalla lealt\u00e0 americana dipende pi\u00f9 di ogni altro, rischia di scoprire che il proprio destino pu\u00f2 diventare una voce nel bilancio di un negoziato commerciale. Nel 1972 Nixon and\u00f2 a Pechino per incrinare il blocco comunista; i geni di casa Trump hanno pensato di usare la strategia dell\u2019epoca per avvicinare Mosca e allontanarla da Pechino, ma non ha funzionato per un motivo elementare: la Russia di oggi \u00e8 il socio di minoranza della Cina e senza Pechino Mosca non riuscirebbe pi\u00f9 nemmeno a pagare le pensioni. Machiavelli, nel <em>Principe<\/em>, avvertiva che non ci si deve mai alleare con uno pi\u00f9 potente di s\u00e9 per colpire altri, perch\u00e9 se ne resta prigionieri: Putin non ha letto Machiavelli e Trump non ha mai letto niente. Cos\u00ec, arrivata a met\u00e0 del guado, la presidenza Trump ha rotto in profondit\u00e0 con gli alleati di sempre, cerca di tenere in piedi quella che, per usare l\u2019immagine che fu del senatore McCain, \u00e8 una stazione di servizio con le armi nucleari, e lascia spazio alla Cina di estendere la sua sfera di influenza, il tutto lasciando il mondo nel caos.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sarebbe da riflettere per tutti coloro che usano la parola Occidente infilandoci tutto e il suo contrario, a partire dal fatto che se ci vogliamo mettere dentro, forzando un po\u2019 i termini, libert\u00e0, pace e giustizia sociale, i Trump e i Putin stanno da un\u2019altra parte; una pessima parte e di sicuro non la nostra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Stefano Pizzin. Il 9 ottobre una delegazione ucraina si trova negli Stati Uniti per trattare con Steve Witkoff e Jared Kushner una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche. A un certo punto, stando alle ricostruzioni uscite nei giorni successivi, gli americani spiegano ai loro ospiti che Donald Trump ha appena parlato con Vladimir Putin e sta per allentare le sanzioni sul diesel russo: trecentomila tonnellate subito, altre cinquecentomila a novembre, con una deroga che durer\u00e0 fino al 7 aprile.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7318,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7317"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7317"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7317\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7319,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7317\/revisions\/7319"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7318"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7317"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7317"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7317"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}