{"id":7220,"date":"2026-09-14T16:15:56","date_gmt":"2026-09-14T14:15:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=7220"},"modified":"2026-09-14T16:21:48","modified_gmt":"2026-09-14T14:21:48","slug":"11-settembre-1973-una-memoria-che-non-puo-andare-in-sordina","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/09\/14\/11-settembre-1973-una-memoria-che-non-puo-andare-in-sordina\/","title":{"rendered":"11 settembre 1973: una memoria che non pu\u00f2 andare in sordina"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Polli<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 passata abbastanza in sordina, lontano dalle prime pagine dei quotidiani, la ricorrenza dell\u201911 settembre 1973, una delle date che hanno segnato profondamente la storia del Novecento e la coscienza democratica di un\u2019intera generazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure quella data, a&nbsp;<strong>53 anni di distanza<\/strong>, conserva intatto il suo significato. Non soltanto per chi, come molti di noi, l\u2019ha vissuta da giovane e ne ha tratto insegnamenti politici e civili destinati a durare nel tempo, ma per tutti coloro che continuano a credere che la democrazia, la libert\u00e0 e le sue istituzioni non siano conquiste scontate e definitive.<\/p>\n\n\n\n<p>L<strong>\u201911 settembre 1973<\/strong>, dopo mesi di fortissime tensioni sociali e politiche, alimentate, fomentate, dall\u2019intervento e dalle pressioni degli Stati Uniti contro il governo di Unidad Popular presieduto dal socialista Salvador Allende, i militari cileni misero in atto un tragico colpo di Stato guidato dal generale Augusto Pinochet.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019immagine simbolo di quel giorno rimane quella del bombardamento del palazzo presidenziale, la Moneda. Al suo interno Allende, presidente democraticamente eletto, rimase al suo posto fino all\u2019ultimo, guidando la resistenza contro i golpisti e difendendo fino alla fine la legittimit\u00e0 delle istituzioni democratiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla sua morte segu\u00ec una repressione durissima, crudele e destinata a durare&nbsp;<strong>17 anni<\/strong>. Campi di calcio, caserme, scuole, municipi, ospedali e altri edifici pubblici vennero trasformati in luoghi di detenzione, interrogatorio, tortura e morte. Il rapporto della Commissione nazionale cilena sulla prigione politica e la tortura, elaborato nel 2004-2005, document\u00f2 l\u2019esistenza di&nbsp;<strong>1.132 luoghi di detenzione<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la sua redazione gli otto membri della commissione ascoltarono oltre 38.000 persone, pi\u00f9 di 27.000 delle quali furono riconosciute come vittime dirette della repressione.<\/p>\n\n\n\n<p>Decine di migliaia furono le persone perseguitate, incarcerate, torturate o costrette all\u2019esilio; migliaia furono uccise o fatte sparire. Una ferita profonda, che ancora oggi non \u00e8 del tutto rimarginata nella societ\u00e0 cilena. E come non ricordare, fra le tante vittime e gli esiliati, figure come&nbsp;<strong>V\u00edctor Jara, Pablo Neruda, Antonio Sk\u00e1rmeta, gli Inti-Illimani e Luis Sep\u00falveda<\/strong>, che fece anche parte del gruppo di difesa personale di Allende, il GAP? Quella enorme tragedia insegn\u00f2 molto anche alle democrazie occidentali e a noi, giovani militanti e dirigenti della sinistra storica di allora.<\/p>\n\n\n\n<p>Il&nbsp;<strong>Compromesso storico<\/strong>&nbsp;di Enrico Berlinguer prese spunto anche da quella vicenda. La lezione cilena spinse Berlinguer a riflettere sulla necessit\u00e0 di un dialogo pi\u00f9 stretto fra le principali forze democratiche e popolari del nostro Paese: quella cattolica, quella socialista e quella comunista. L\u2019esperienza cilena mostrava infatti quanto fosse fragile una democrazia quando una parte della societ\u00e0 e delle forze politiche smetteva di riconoscere nell\u2019altra un interlocutore legittimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Scrisse in merito Luis Sep\u00falveda:&nbsp;<em>\u00abI mille giorni di governo di Allende misero in luce che governare attraverso una rivoluzione pacifica non \u00e8 un\u2019utopia. E poi, che era possibile un\u2019alleanza tra sinistra e cattolici: in Cile si speriment\u00f2 quel compromesso storico che Berlinguer lanci\u00f2 in alcuni suoi scritti proprio a seguito del golpe\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 forse questa la ragione principale per cui vale la pena tornare oggi, nel 2026, a quella vicenda. Non soltanto per ricordare ci\u00f2 che accadde, ma perch\u00e9 il problema posto allora da Allende e dal Cile continua a riguardarci:&nbsp;quanto siano fragili le democrazie quando vengono meno il confronto, il rispetto delle istituzioni e la capacit\u00e0 di riconoscere nell\u2019avversario politico un interlocutore e non un nemico<strong>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ricordare oggi, a 53 anni di distanza, l\u201911 settembre 1973 e far conoscere l\u2019esperienza democratica cilena di allora \u00e8 quindi ancora fortemente significativo, soprattutto in un tempo nel quale troppo spesso la storia viene dimenticata, semplificata o distorta. Anche per questo quella data, pur lontana nel tempo e oggi poco ricordata, continua a parlarci.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La democrazia non \u00e8 una conquista definitiva. \u00c8 un patrimonio da conoscere, rispettare e difendere ogni giorno.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Polli \u00c8 passata abbastanza in sordina, lontano dalle prime pagine dei quotidiani, la ricorrenza dell\u201911 settembre 1973, una delle date che hanno segnato profondamente la storia del Novecento e la coscienza democratica di un\u2019intera generazione. Eppure quella data, a&nbsp;53 anni di distanza, conserva intatto il suo significato. 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