{"id":7184,"date":"2026-09-01T18:27:03","date_gmt":"2026-09-01T16:27:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=7184"},"modified":"2026-09-01T18:27:03","modified_gmt":"2026-09-01T16:27:03","slug":"gaza-non-puo-tornare-nel-silenzio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/09\/01\/gaza-non-puo-tornare-nel-silenzio\/","title":{"rendered":"Gaza non pu\u00f2 tornare nel silenzio"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Redazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando una tragedia scompare dalle prime pagine, non significa che sia finita. Significa spesso che abbiamo smesso di guardarla.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il rischio che corre ancora una volta Gaza. La crisi iraniana, il confronto tra Stati Uniti e Iran e la guerra in Ucraina hanno spostato l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma a Gaza le bombe, la distruzione, la fame, gli sfollamenti e la mancanza di cure non seguono il ciclo delle notizie.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una tragedia che i numeri non possono nascondere<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Al 29 agosto 2026, secondo i dati del Ministero della Salute di Gaza, sono 73.449 i palestinesi uccisi e 174.472 quelli feriti dall&#8217;inizio dell&#8217;offensiva israeliana nell&#8217;ottobre 2023.<\/p>\n\n\n\n<p>E il cessate il fuoco dell&#8217;ottobre 2025 non ha cancellato la violenza: da allora, le stesse autorit\u00e0 palestinesi registrano 1.313 morti, 4.361 feriti e 815 corpi recuperati dalle macerie. Altre vittime restano ancora sotto le macerie o in aree irraggiungibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le vittime identificate entro il 7 ottobre 2025 c&#8217;erano almeno 20.179 bambini. Almeno 44.143 bambini risultavano feriti.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono numeri che rischiano di diventare astratti. Ma 20.000 bambini non sono una statistica: sono vite, famiglie, scuole, sogni e futuro cancellati.<\/p>\n\n\n\n<p>Se non si vuole dare credito ai dati dell\u2019autorit\u00e0 palestinesi, si pu\u00f2 fare riferimento a quelli dell\u2019IDF (l\u2019esercito israeliano) che a fine gennaio ha parlato di 70.000 morti, allineandosi ai numeri dati dai palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<p>La distruzione \u00e8 altrettanto impressionante. Secondo la pi\u00f9 recente valutazione satellitare delle Nazioni Unite, nel giugno 2026 risultavano danneggiate 201.290 strutture, l&#8217;82% del patrimonio edilizio della Striscia, mentre oltre 134.000 erano completamente distrutte. Le abitazioni danneggiate erano circa 329.000.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E la crisi alimentare continua<\/strong>: le proiezioni dell&#8217;Integrated Food Security Phase Classification indicano che oltre 74.000 bambini sotto i cinque anni potrebbero soffrire di malnutrizione acuta entro aprile 2027, compresi pi\u00f9 di 11.000 casi gravi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 soltanto una crisi umanitaria. \u00c8 la devastazione delle condizioni materiali necessarie alla sopravvivenza di un&#8217;intera popolazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Israele, gli Stati Uniti e la responsabilit\u00e0 politica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a questa realt\u00e0 non basta pi\u00f9 limitarsi a registrare i fatti. Occorre parlare delle responsabilit\u00e0 politiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Israele ha diritto alla sicurezza e i civili israeliani hanno diritto a vivere senza terrorismo e senza paura. Il massacro del 7 ottobre e la violenza di Hamas contro i civili israeliani devono essere condannati senza ambiguit\u00e0 e Hamas \u00e8 e resta una organizzazione terroristica che ha praticato repressione e violenze anche alla stessa popolazione palestinese.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tutto ci\u00f2, per\u00f2, non pu\u00f2 giustificare una risposta esclusivamente militare<\/strong>, senza un progetto politico di pace e votata alla pulizia etnica della Striscia (come apertamente dichiarato da diversi ministri del governo Netanyahu). Il diritto alla difesa e alla sicurezza non cancella gli obblighi previsti dal diritto internazionale, n\u00e9 pu\u00f2 giustificare la distruzione delle condizioni essenziali di vita di una popolazione civile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E qui emerge la responsabilit<\/strong><strong>\u00e0 degli Stati Uniti e dell&#8217;amministrazione Trump<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Washington non \u00e8 un osservatore esterno della crisi mediorientale. Il sostegno politico, diplomatico e militare garantito dagli Stati Uniti a Israele pesa concretamente sulle scelte del governo israeliano e sugli equilibri della regione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo la politica americana dovrebbe essere giudicata anche sulla sua capacit\u00e0 di usare questa influenza per porre limiti concreti all&#8217;azione israeliana: protezione dei civili, rispetto del diritto internazionale, accesso agli aiuti umanitari e prospettiva politica per il popolo palestinese.<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto non \u00e8 chiedere agli Stati Uniti di abbandonare Israele. \u00c8 chiedere che il rapporto privilegiato con Israele comporti anche la responsabilit\u00e0 di esercitare pressione quando le sue azioni producono una devastazione di queste proporzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;alleanza non dovrebbe significare un assegno in bianco e se ne stanno accorgendo gli elettori americani che, durante le primarie, in vista delle elezioni di Midterm premiano i candidati che con maggiore decisione criticano il sostegno americano al governo Netanyahu.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E la Cisgiordania?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre Gaza rischia di scomparire dalle notizie, la situazione in Cisgiordania continua a deteriorarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Le Nazioni Unite segnalano operazioni militari israeliane, demolizioni, restrizioni alla libert\u00e0 di movimento e una crescente violenza dei coloni. Dall&#8217;inizio del 2026, centinaia di palestinesi sono stati uccisi o feriti e oltre mille sono rimasti feriti in attacchi attribuiti ai coloni israeliani.<\/p>\n\n\n\n<p>Demolizioni, violenza, restrizioni e sfollamenti stanno progressivamente modificando le condizioni di vita delle comunit\u00e0 palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo la questione palestinese non pu\u00f2 essere ridotta a un&#8217;emergenza umanitaria. \u00c8 una questione politica e giuridica che riguarda direttamente la credibilit\u00e0 dell&#8217;ordine internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta, nel complesso, di una situazione che non solo provoca continui e sistematici lutti alla popolazione palestinese, allontana qualsiasi soluzione della questione Israele-palestinese e protrae la condizione di guerra all\u2019infinito, ma sta cambiano nel profondo la stessa natura dello Stato di Israele. Quel Paese fondato dai sopravvissuti dell\u2019Olocausto, da laici e socialisti, si sta trasformando, sotto il governo delle destre, in <strong>un regime<\/strong> <strong>confessionale, razzista e guerrafondaio<\/strong>. C\u2019\u00e8 da sperare che alle elezioni in programma in ottobre il cittadini israeliani sappiano riprendere in mano la loro storia e lavorare per la pace e la convivenza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tornare a guardare Gaza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per Apertamente, associazione che si riconosce nei valori del riformismo, della giustizia sociale e delle libert\u00e0 civili, il problema non \u00e8 non accettare che la tutela dei civili diventi subordinata alle convenienze geopolitiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Condannare Hamas non impedisce di denunciare con altrettanta fermezza la distruzione di Gaza e le violenze contro i palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Anzi, \u00e8 proprio questa coerenza che dovrebbe essere richiesta a una politica democratica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Restiamo convinti che la strada dei due Stati sia l\u2019unica praticabile<\/strong> anche se oggi diversi soggetti, a partire da Netanyahu ad Hamas, scommettono sulla guerra eterna e l\u2019impossibile eliminazione totale degli altri. Un vicolo cieco, capace solo di portare lutti e distruzione all\u2019infinito.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per questo l&#8217;Europa non pu\u00f2 limitarsi alle dichiarazioni<\/strong>. Deve usare il proprio peso politico ed economico per chiedere il rispetto del diritto internazionale, la protezione dei civili e l&#8217;accesso effettivo agli aiuti umanitari.<\/p>\n\n\n\n<p>E deve farlo anche nei confronti di Israele, senza doppi standard.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il silenzio, davanti a una tragedia di queste dimensioni, non \u00e8 <\/strong><strong>neutralit<\/strong><strong>\u00e0. \u00c8 il rischio di trasformare l&#8217;eccezionale in normalit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gaza non pu\u00f2 tornare nel silenzio<\/strong>.<br>E la Cisgiordania non pu\u00f2 diventare la prossima tragedia che impareremo a vedere soltanto quando sar\u00e0 troppo tardi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 solo una questione regionale, non \u00e8 una ferita purulenta che in tanti preferiscono lasciare marcire, \u00e8 una questione fondamentale per tutti. Con i <strong>Putin, Trump, Netanyahu<\/strong>, \u00e8 passata l\u2019dea che tutto si possa fare con la forza e la violenza, che non ci sia pi\u00f9 spazio per il dialogo e le relazioni internazionali e, in quanto modo, ci troviamo davanti a un mondo sempre meno sicuro e dal futuro incerto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa non pu\u00f2 perdere anche questa occasione, perch\u00e9 ne va della nostra stessa identit\u00e0 e sicurezza. L\u2019Unione \u00e8 nata per avere pace e progresso se, davanti a ci\u00f2 che accade, rimanesse in silenzio, diventerebbe complice e vittima di un mondo malato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Redazione. Quando una tragedia scompare dalle prime pagine, non significa che sia finita. Significa spesso che abbiamo smesso di guardarla. \u00c8 il rischio che corre ancora una volta Gaza. La crisi iraniana, il confronto tra Stati Uniti e Iran e la guerra in Ucraina hanno spostato l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica. 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