{"id":7176,"date":"2026-08-28T13:50:23","date_gmt":"2026-08-28T11:50:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=7176"},"modified":"2026-08-28T14:05:36","modified_gmt":"2026-08-28T12:05:36","slug":"ratko-mladic-il-boia-di-srebrenica-la-memoria-di-un-genocidio-e-i-pericoli-del-presente","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/08\/28\/ratko-mladic-il-boia-di-srebrenica-la-memoria-di-un-genocidio-e-i-pericoli-del-presente\/","title":{"rendered":"Ratko Mladi\u0107, il \u201cboia di Srebrenica\u201d. La memoria di un genocidio e i pericoli del presente"},"content":{"rendered":"\n<p>Redazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ratko Mladi\u0107, il \u201cboia di Srebrenica\u201d. La memoria di un genocidio e i pericoli del presente<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A poco pi\u00f9 di un mese dalla ricorrenza del genocidio di Srebrenica \u00e8 morto all\u2019Aia Ratko Mladi\u0107, l\u2019ex comandante dell\u2019esercito dei serbi di Bosnia, tra i principali responsabili delle atrocit\u00e0 commesse durante la guerra in Bosnia-Erzegovina.<\/p>\n\n\n\n<p>Mladi\u0107 \u00e8 morto il 27 agosto 2026, all\u2019et\u00e0 di 84 anni, mentre si trovava detenuto all\u2019Aia, dove scontava una condanna all\u2019ergastolo. Nel 2017 il Tribunale penale internazionale per l\u2019ex Jugoslavia lo aveva riconosciuto colpevole di genocidio, crimini contro l\u2019umanit\u00e0 e crimini di guerra. La condanna \u00e8 stata confermata in appello nel 2021.<\/p>\n\n\n\n<p>Era stato soprannominato il \u201cmacellaio di Bosnia\u201d e soprattutto il \u201cboia di Srebrenica\u201d, per il ruolo avuto nel massacro del luglio 1995, una delle pagine pi\u00f9 terribili della storia europea dalla fine della Seconda guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Srebrenica, luglio 1995<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Srebrenica era stata dichiarata dalle Nazioni Unite \u201carea protetta\u201d. Eppure, nel luglio 1995, le forze serbo-bosniache entrarono nella citt\u00e0. Uomini e ragazzi bosgnacchi musulmani vennero separati dalle loro famiglie e sistematicamente uccisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Furono pi\u00f9 di 8.000 le vittime. Migliaia di persone furono costrette alla fuga e all\u2019espulsione. I corpi vennero sepolti in fosse comuni e, in numerosi casi, successivamente trasferiti in altre fosse nel tentativo di cancellare le tracce del crimine.<\/p>\n\n\n\n<p>Una piccola forza di peacekeeper olandesi delle Nazioni Unite, presente nell\u2019enclave, non reag\u00ec in nessuna maniera dando cos\u00ec il via libera al massacro.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si tratt\u00f2 di una strage casuale nel caos della guerra.&nbsp;<strong>I tribunali internazionali hanno accertato che a Srebrenica venne commesso un genocidio<\/strong>: un crimine organizzato con l\u2019intento di distruggere la comunit\u00e0 bosgnacca musulmana.<\/p>\n\n\n\n<p>La Corte internazionale di giustizia e il Tribunale penale internazionale per l\u2019ex Jugoslavia hanno riconosciuto la natura genocidaria dei crimini commessi a Srebrenica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Mladi\u0107 e la responsabilit\u00e0 dei crimini<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ratko Mladi\u0107 fu per anni una figura centrale delle forze serbo-bosniache. Dopo la guerra rimase latitante per sedici anni, fino all\u2019arresto avvenuto in Serbia nel maggio 2011.<\/p>\n\n\n\n<p>Il processo all\u2019Aia lo ha indicato come responsabile, in qualit\u00e0 di comandante, di una vasta serie di crimini: dal genocidio di Srebrenica alle persecuzioni, agli omicidi, alle deportazioni e ai trasferimenti forzati della popolazione, fino alla campagna di terrore contro i civili di Sarajevo.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua morte non cancella naturalmente n\u00e9 le responsabilit\u00e0 accertate dai tribunali n\u00e9 il dolore delle vittime e dei loro familiari.<\/p>\n\n\n\n<p>E non cancella una domanda che riguarda tutti noi:&nbsp;<strong>come \u00e8 stato possibile che nel cuore dell\u2019Europa, meno di cinquant\u2019anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, si potesse arrivare nuovamente a un genocidio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La memoria come responsabilit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio qui che la memoria di Srebrenica smette di essere soltanto memoria del passato e diventa una&nbsp;<strong>responsabilit\u00e0 per il presente<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Non esistono automatismi storici: l\u2019Europa di oggi non \u00e8 quella degli anni Novanta e le democrazie europee non possono essere semplicisticamente paragonate alla Bosnia devastata dalla guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma sarebbe altrettanto pericoloso dimenticare che le tragedie non cominciano con i massacri.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Prima vengono le parole<\/strong>. La ricerca di un nemico. La paura trasformata in strumento politico. La contrapposizione tra \u201cnoi\u201d e \u201cgli altri\u201d. La disumanizzazione di intere comunit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La glorificazione della forza. La progressiva normalizzazione della guerra. E infine la manipolazione o la negazione della verit\u00e0 storica.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questo uno degli insegnamenti pi\u00f9 inquietanti di Srebrenica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Oggi, in Europa<\/strong>, assistiamo alla crescita di nazionalismi identitari, alla diffusione di narrazioni che relativizzano o negano crimini storicamente accertati e a una preoccupante assuefazione alla guerra come strumento della politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono anche elementi concreti che ci fanno guardare con angoscia al nostro continente: l\u2019avanzare di forze estremiste e razziste a est come a ovest, i bombardamenti continui sui civili ucraini a opera del regime di Putin che gi\u00e0 si \u00e8 macchiato degli orrori di Bucha e Mariupol, e nei Balcani, in Bosnia e in Serbia i nazionalismi non si sono sopiti e fino a pochi giorni fa qualcuno a Belgrado chiedeva il ritorno a casa di Mladic quasi fosse una specie di esule ed \u00e8 di queste ore la raggelante notizia che il governo Vucic seppellir\u00e0 il boia di Srebrenica con tutti gli onori; Vi \u00e8, senza dubbio, una grande parte dell\u2019opinione pubblica, in Serbia come in Bosnia o Kosovo, che chiede pace e democrazia ma ancora forti e pericolose sono le voci del nazionalismo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Anche l\u2019Italia non \u00e8 immune<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fenomeno che viene definito \u201cvannaccismo\u201d, con la sua retorica identitaria e la contrapposizione esasperata tra \u201cnoi\u201d e \u201cgli altri\u201d, merita di essere osservato con attenzione. Allo stesso modo, non pu\u00f2 essere considerata irrilevante la difficolt\u00e0 di alcuni esponenti politici e istituzionali nel pronunciare una condanna netta e inequivocabile della dittatura fascista e delle responsabilit\u00e0 storiche del regime.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo non significa sostenere che l\u2019Italia sia sull\u2019orlo di una nuova dittatura, ma porre attenzione al fatto che certi sentimenti, certe parole d\u2019ordine, un tempo impensabili, vengono sdoganate e talvolta considerate accettabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Una democrazia non si difende soltanto quando \u00e8 gi\u00e0 in pericolo. Si difende anche quando qualcuno comincia a mettere in discussione, un pezzo alla volta, le parole, i valori e la memoria sui quali essa \u00e8 stata costruita.<\/p>\n\n\n\n<p>Srebrenica ci ricorda che la pace non \u00e8 mai un dato acquisito e che la convivenza civile non pu\u00f2 essere affidata all\u2019indifferenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordare gli oltre 8.000 uomini e ragazzi assassinati e le donne stuprate significa allora assumersi una responsabilit\u00e0 nel presente:&nbsp;<strong>non accettare che l\u2019odio diventi linguaggio normale, che il nazionalismo diventi una risposta semplice a problemi complessi, che la guerra diventi inevitabile e che il negazionismo diventi un\u2019opinione come le altre.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 la memoria non serve soltanto a sapere ci\u00f2 che \u00e8 accaduto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Serve a riconoscere, quando tornano, quei segnali che possono riportarci nell\u2019abisso.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Redazione. 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