{"id":7160,"date":"2026-08-18T19:05:01","date_gmt":"2026-08-18T17:05:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=7160"},"modified":"2026-08-18T19:05:06","modified_gmt":"2026-08-18T17:05:06","slug":"come-battere-il-negazionismo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/08\/18\/come-battere-il-negazionismo\/","title":{"rendered":"Come battere il negazionismo"},"content":{"rendered":"\n<p>di Redazione Apertamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono immagini che, pi\u00f9 di tante statistiche, riescono a farci percepire che qualcosa sta cambiando. In questi giorni di caldo, di montagne con sempre meno neve, di ghiacciai che arretrano, di fiumi in difficolt\u00e0, di siccit\u00e0 e di fenomeni meteorologici sempre pi\u00f9 violenti, diventa difficile non interrogarsi sul cambiamento climatico.&nbsp;Non \u00e8 solo evidente a ciascuno di noi, ma lo conferma anche la scienza, osservando&nbsp;le tendenze, con la raccolta dei dati, il confronto dei periodi storici, e costruendo modelli e verificando le proprie conclusioni: il clima sta cambiando e ci\u00f2 avviene per l\u2019intervento umano.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, di fronte a tutto questo, continuiamo ad ascoltare&nbsp;<strong>i professionisti del negazionismo<\/strong>.&nbsp;Quelli che ci spiegano che il caldo c&#8217;\u00e8 sempre stato, che il clima della Terra \u00e8 sempre cambiato, che in passato faceva caldo anche pi\u00f9 di oggi e che, in fondo, non c&#8217;\u00e8 nulla di cui preoccuparsi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 curioso come il ragionamento cambi quando si passa dai dati alle conseguenze.&nbsp;Perch\u00e9 se accettiamo che il clima stia cambiando e che l&#8217;attivit\u00e0 umana abbia un ruolo determinante in questo processo, allora dobbiamo anche affrontare le conseguenze.&nbsp;Dobbiamo modificare il nostro modo di produrre energia, ripensare i trasporti, ridurre le emissioni, investire nelle fonti rinnovabili, cambiare una parte dei nostri consumi e, soprattutto, accettare che una trasformazione di questa portata abbia inevitabilmente dei costi, ed&nbsp;\u00e8 probabilmente qui che comincia il problema.<\/p>\n\n\n\n<p>Si pu\u00f2 discutere, si deve discutere, sulle politiche dell&#8217;Unione Europea. Si possono contestare i tempi della transizione energetica, i costi che ricadono sui cittadini, le modalit\u00e0 con cui vengono introdotte le nuove tecnologie, le politiche sull&#8217;automobile, gli incentivi, le restrizioni alla circolazione dei veicoli pi\u00f9 inquinanti. Si pu\u00f2&nbsp;anche&nbsp;sostenere che alcune decisioni siano state sbagliate&nbsp;se dimostrato che cos\u00ec sia stato.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 la politica.&nbsp;Ma un conto \u00e8 contestare le soluzioni, un altro \u00e8 negare il problema che quelle soluzioni cercano di affrontare.&nbsp;\u00c8 una distinzione che troppo spesso viene cancellata.<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto \u00e8 proprio questo: i negazionisti non sono stupidi, sono interessati: non vogliono politiche ambientali, non vogliono rinunciare agli introiti pazzeschi che garantisce loro l\u2019uso dei carburanti fossili, non vogliono spendere un soldo sull\u2019ambiente, per loro conta il profitto di pochi, e con tutto quel denaro si possono anche pagare opinionisti pronti a dichiarare che, in fondo, non sta succedendo nulla.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema del cambiamento climatico ci pone anche davanti a una questione ancora pi\u00f9 grande:&nbsp;il nostro rapporto con la scienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo assistito a qualcosa di molto simile durante la pandemia di&nbsp;Covid-19. Abbiamo visto le immagini drammatiche delle colonne di mezzi militari che trasportavano le bare delle vittime. Abbiamo visto ospedali sotto pressione, medici e infermieri impegnati in una situazione drammatica e ricercatori impegnati a comprendere un virus che fino a poco tempo prima non conoscevamo.&nbsp;In ogni famiglia ci sono stati ammalati, qualcuno anche grave e lutti.&nbsp;Eppure anche allora una parte della societ\u00e0 scelse di mettere in discussione non soltanto alcune decisioni dei governi, ma la stessa autorevolezza della scienza&nbsp;e della ricerca scientifica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Virologi e ricercatori furono insultati, contestati, ridicolizzati. Informazioni prive di solide basi scientifiche circolarono alla stessa velocit\u00e0 delle informazioni corrette.&nbsp;Politici che in base alla scienza hanno adottato le misure a nostra tutela contestati duramente e minacciati&nbsp;e, ancora, sotto scorta.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 necessario pensare che la scienza abbia sempre ragione o che gli scienziati siano infallibili. La scienza, per sua stessa natura, procede per tentativi, verifiche, errori e correzioni. Proprio questa \u00e8 la sua forza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema nasce quando si pretende di mettere sullo stesso piano una conoscenza costruita attraverso anni di ricerca, dati e verifiche e l&#8217;opinione di qualcuno che, magari, ha semplicemente trovato un seguito sui social.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questa, forse, la vera sfida del nostro tempo: distinguere il dubbio dalla negazione, la critica dalla manipolazione, la ricerca della verit\u00e0 dalla necessit\u00e0 di avere ragione a tutti i costi.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna essere onesti, la negazione della scienza \u00e8 del suo ruolo arrivano quasi sempre da destra e hanno due motivazioni: quella dell\u2019interesse materiale di qualcuno e quella di manovrare le paure, spargere il dubbio intorno alla cultura, allo studio. Diceva qualcuno che la \u201cscienza non \u00e8 democratica\u201d. Sbagliava. La scienza \u00e8 democratica: non perch\u00e9 si decide a maggioranza, ma perch\u00e9 il suo \u00e8 un processo aperto, confutabile, verificabile da tutti. Una teoria deve essere provata e solo dopo \u00e8 valida. Nella scienza non funzionano gli slogan, la demagogia, non ha ragione chi grida pi\u00f9 forte (o \u00e8 proprietario dei social), ma chi trova una risposta verificabile da tutti. \u00c8 qui viene il punto: la destra, negli anni, ha costruito i suoi successi sulle menzogne, sull\u2019inventore paure e minacce (abbiamo un governo che vive di emergenze) e che rifugge dai dati, dalle verifiche, dalle prove.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema del rapporto tra scienza e politica meriterebbe di essere approfondito, ma torniamo al cambiamento climatico. L\u2019uomo&nbsp;ha sempre sfruttato le risorse naturali. Ha sempre utilizzato il legno, l&#8217;acqua, il carbone, il petrolio e ogni altra fonte energetica che la tecnologia del momento gli consentiva di utilizzare.&nbsp;Ma dire che l&#8217;uomo ha sempre modificato l&#8217;ambiente non significa affermare che nulla sia cambiato.<\/p>\n\n\n\n<p>Con l&#8217;industrializzazione la capacit\u00e0 dell&#8217;umanit\u00e0 di trasformare il pianeta ha raggiunto una dimensione completamente nuova. Abbiamo sviluppato tecnologie straordinarie, aumentato enormemente la produzione, moltiplicato gli spostamenti, costruito citt\u00e0, industrie e infrastrutture come mai era accaduto prima.&nbsp;Abbiamo fatto passi da gigante ed \u00e8&nbsp;per questo oggi abbiamo anche una responsabilit\u00e0 diversa.&nbsp;La stessa scienza che ci ha permesso di comprendere il funzionamento del clima ci offre strumenti per affrontare il problema.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le energie rinnovabili, l&#8217;efficienza energetica, le nuove tecnologie per i trasporti, l&#8217;accumulo dell&#8217;energia, la ricerca sui materiali e molte altre innovazioni non sono il ritorno a un passato primitivo. Sono, al contrario, il risultato di decenni di ricerca scientifica e tecnologica.&nbsp;Possiamo discutere su quale strada sia migliore. Ma sarebbe paradossale utilizzare proprio la nostra straordinaria capacit\u00e0 scientifica e tecnologica per negare ci\u00f2 che quella stessa ricerca ci sta mostrando. \u00c8&nbsp;qui che la questione diventa inevitabilmente politica.&nbsp;In Italia, in&nbsp;&nbsp;certi paesi europei e negli Stati Uniti assistiamo da anni a una contrapposizione molto forte sulle politiche ambientali e sulla transizione energetica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un mistero che una parte degli schieramenti politici sia molto pi\u00f9 ostile di altre alle politiche di decarbonizzazione, alle limitazioni delle emissioni, alla trasformazione del sistema energetico e alla progressiva sostituzione dei motori pi\u00f9 inquinanti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 soltanto un caso?&nbsp;Forse in parte s\u00ec. Ma sarebbe ingenuo pensare che non esistano anche interessi economici, industriali e politici&nbsp;e una strategia politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Una trasformazione energetica significa cambiare equilibri consolidati. Significa mettere in discussione industrie, investimenti, abitudini e modelli economici costruiti in decenni. &nbsp;Ideologie sulle quali si \u00e8 costruito il consenso. Significa anche chiedere sacrifici ai cittadini.\u00c8 quindi comprensibile che esista un conflitto politico.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che diventa molto meno comprensibile \u00e8 quando il conflitto sulle soluzioni si trasforma nella negazione della realt\u00e0.&nbsp;Se una determinata politica europea \u00e8 sbagliata, la si pu\u00f2 contestare. Se una transizione \u00e8 troppo costosa, si pu\u00f2 chiedere che sia modificata. Se una tecnologia non \u00e8 ancora sufficientemente efficiente, si pu\u00f2 dimostrarlo e&nbsp;per farlo servono dati, ricerca, numeri e argomentazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Dovremmo allora recuperare una parola che negli ultimi anni abbiamo progressivamente svalutato&nbsp;in ogni campo, non solamente quello scientifico:&nbsp;competenza<strong>.&nbsp;<\/strong>Non dobbiamo credere ciecamente a tutto ci\u00f2 che ci viene detto in nome della scienza. Dobbiamo per\u00f2 riconoscere la differenza tra il lavoro di migliaia di ricercatori che studiano lo stesso problema in Paesi diversi e l&#8217;opinione di chi sostiene una tesi perch\u00e9 quella tesi \u00e8 coerente con le proprie convinzioni politiche.&nbsp;La scienza pu\u00f2 sbagliare. Ma ha un enorme vantaggio: pu\u00f2 correggersi.&nbsp;Una teoria scientifica non diventa vera perch\u00e9 qualcuno la ripete pi\u00f9 forte degli altri. Diventa credibile perch\u00e9 resiste alla verifica, al confronto con i dati e alla possibilit\u00e0 di essere smentita.&nbsp;\u00c8 questo il metodo al quale dovremmo affidarci.&nbsp;Perch\u00e9 in gioco non c&#8217;\u00e8 soltanto la temperatura di questa estate, la neve sulle nostre montagne o la quantit\u00e0 d&#8217;acqua presente nel Po. In gioco c&#8217;\u00e8 il tipo di mondo che lasceremo alle generazioni che verranno.<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo discutere su tutto. Anzi, dobbiamo farlo: sui costi della transizione energetica, sulle responsabilit\u00e0 dei governi, sulle scelte dell&#8217;Unione Europea, sulle automobili elettriche, sulle energie rinnovabili, sull&#8217;industria e perfino sulla velocit\u00e0 con cui dobbiamo cambiare.&nbsp;Ma una cosa dovrebbe essere fuori discussione:&nbsp;il diritto di discutere sulle soluzioni non pu\u00f2 trasformarsi nel diritto di negare la realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 il cambiamento climatico non scompare semplicemente perch\u00e9 qualcuno decide di non crederci.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vero pericolo non \u00e8 soltanto quello rappresentato dal cambiamento del clima.&nbsp;\u00c8 una societ\u00e0 che, quando una realt\u00e0 diventa scomoda, preferisce mettere in discussione la realt\u00e0 anzich\u00e9 cambiare se stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 gi\u00e0 successo.&nbsp;E sarebbe davvero preoccupante se continuassimo a farlo.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un\u2019altra questione, e non da poco. Nelle nostre societ\u00e0 non conta solo ci\u00f2 che comunichi, ma come lo fai. I negazionisti sanno comunicare benissimo, toccano le ansie, le paure della gente: a chi interessa che il mondo \u201cfinir\u00e0 tra cent\u2019anni\u201d? Chi si preoccupa di passare all\u2019auto elettrica s\u2019\u00e8 il suo problema \u00e8 finire il mese con lo stipendio fermo da decenni? Gli ambientalisti, chi si pone il problema della sostenibilit\u00e0 della nostra civilt\u00e0, invece, comunicano malissimo. Sembrano ignorare che la transizione energetica costa e non pu\u00f2 stare sulle spalle della povera gente.&nbsp;<strong>Compito dei progressisti<\/strong>&nbsp;\u00e8, quindi, quello di proporre una transizione energetica che aiuti chi non la pu\u00f2 fare, che sia un progresso effettivo e non solo un sacrificio. Salvare il pianeta \u00e8 compito di tutti, ma non abbiamo tutti gli stessi mezzi e chi ha di pi\u00f9, faccia di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>La conversione ecologica, passa per la consapevolezza che un sistema economico votato solo al profitto non regge ed \u00e8 come un vampiro che alla fine dissangua anche se stesso. Non vuole dire diffidare del progresso e della scienza, rimpiangere immaginarie et\u00e0 dell\u2019oro, ma essere consapevoli che il progresso \u00e8 per tutti o non \u00e8. Un mondo per pochi e per il loro profitto \u00e8 destinato a morire. Al negazionista basta distruggere, raccontare una balla consolatoria. A noi, spetta fare molto di pi\u00f9: dare un progetto e una speranza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Redazione Apertamente. Ci sono immagini che, pi\u00f9 di tante statistiche, riescono a farci percepire che qualcosa sta cambiando. 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