{"id":7107,"date":"2026-07-25T09:00:00","date_gmt":"2026-07-25T07:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=7107"},"modified":"2026-07-23T08:56:17","modified_gmt":"2026-07-23T06:56:17","slug":"oltre-lidentita-il-futuro-di-monfalcone-tra-lavoro-diritti-e-responsabilita-dimpresa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/07\/25\/oltre-lidentita-il-futuro-di-monfalcone-tra-lavoro-diritti-e-responsabilita-dimpresa\/","title":{"rendered":"Oltre l&#8217;identit\u00e0: il futuro di Monfalcone tra lavoro, diritti e responsabilit\u00e0 d&#8217;impresa"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Davide Strukelj.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi mesi Monfalcone \u00e8 tornata a interrogarsi sul proprio futuro. Tra i vari interventi, la presentazione del documento Monfalcone 2040 ha avuto un merito: costringerci a discutere (almeno per qualche giorno) di quale citt\u00e0 diventeremo. Il testo ha fotografato con sufficiente lucidit\u00e0 il &#8220;paradosso economico monfalconese&#8221;, ovvero quello di un&#8217;area che fornisce un contributo determinante alla ricchezza nazionale e regionale, ma che registra uno dei redditi medi pi\u00f9 bassi del territorio. Questo \u00e8 il vero nodo della questione. Il tema migratorio, leitmotiv di ogni discussione pubblica o politica, ne rappresenta solo una faccia, un aspetto spesso strumentalizzato e deformato ad uso della propaganda.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, per affrontare con una minima base strutturale questa tematica nella sua complessit\u00e0, e onorare i valori di giustizia sociale e analisi oggettiva che dovrebbero animare ogni intervento \u201criformista\u201d basato sulle evidenze, ritengo sia necessario un drastico cambio di paradigma.<\/p>\n\n\n\n<p>In buona sostanza, credo bisogni smettere di trattare il fenomeno migratorio come una &#8220;fatalit\u00e0&#8221; o, peggio, come un&#8217;emergenza identitaria, per ricollocarlo all&#8217;interno del contesto economico e industriale che lo ha generato, liberando la discussione da valutazioni etniche, religiose e discriminatorie.<br>Naturalmente, nello specifico, il fenomeno migratorio di Monfalcone non pu\u00f2 essere ricondotto esclusivamente alle dinamiche economiche. Esistono fattori culturali, urbanistici e istituzionali che incidono profondamente sui processi di integrazione. Tuttavia, senza analizzare con sufficiente profondit\u00e0 la matrice economica che alimenta questi flussi, ogni altra discussione rischia di concentrarsi sugli effetti trascurandone le cause.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il paradosso di Monfalcone e l&#8217;illusione della &#8220;landa desolata&#8221;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;immigrazione a Monfalcone non \u00e8 un flusso autonomo e nemmeno un fenomeno autopoietico. \u00c8 invece il prodotto diretto di una domanda di manodopera originata dal cantiere locale di Fincantieri e dal suo sistema di appalti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il polo cantieristico e il suo indotto contribuiscono a produrre una quota significativa del PIL regionale. A fronte di questa importante necessit\u00e0 produttiva, l&#8217;offerta di lavoro locale \u00e8 strutturalmente insufficiente.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui risiede, probabilmente, il primo dato strutturale da cui partire: senza il cantiere e senza la forza lavoro immigrata che ne sostiene l&#8217;indotto diretto e indiretto (che riempie le scuole, affitta le case, consuma nei supermercati e usa i servizi commerciali), Monfalcone non sarebbe un idilliaco borgo dalla &#8220;forte identit\u00e0 regionale&#8221;, ma una landa semi-desolata, una delle tante citt\u00e0 europee vittime della deindustrializzazione e dello spopolamento. L\u2019onest\u00e0 intellettuale e la pragmatica, da questo punto di vista devono essere una base del ragionamento: \u00e8 inutile pensare che settori come la nautica o il turismo (pi\u00f9 volte sbandierati quali alternativa al cantiere) possano produrre PIL, indotto, occupazione e ricchezza nella stessa misura dello stabilimento locale di Fincantieri. Ad oggi non esiste alcun elemento basato su evidenze che faccia ritenere plausibile che tali comparti possano sostituire il ruolo economico del cantiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Per mantenere la propria leadership mondiale nel settore delle navi da crociera, fin dalla fine degli anni &#8217;80 Fincantieri ha adottato un modello di estrema esternalizzazione, arrivando ad appaltare fino all&#8217;80% del processo produttivo, inducendo dinamiche economiche che hanno privilegiato il costo quale elemento concorrenziale e strutturato di conseguenza le filiere dell\u2019indotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Monfalcone si \u00e8 cos\u00ec progressivamente trasformata in un tipico distretto dei lavori &#8220;3D&#8221; (Dirty, Dangerous, Demeaning \u2013 sporchi, pericolosi e dequalificanti). Da questo punto di vista, la citt\u00e0 dormitorio \u00e8 semplicemente l&#8217;immagine riflessa dell&#8217;identit\u00e0 del suo cantiere.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;equazione della paura e la decostruzione della propaganda<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a questa mutazione strutturale, una parte significativa del dibattito politico cittadino ha scelto la via della strumentalizzazione a fini propagandistici. E cos\u00ec, invece di governare il fenomeno gestendo l&#8217;integrazione e pretendendo tutele contrattuali, si \u00e8 preferito costruire consenso cavalcando la paura della &#8220;sostituzione etnica&#8221;, sintetizzabile nell&#8217;equazione mistificatoria: Immigrato = Bengalese = Musulmano.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa narrazione ha prodotto divieti grotteschi, come la rimozione delle panchine per evitare ritrovi, i limiti al gioco del cricket o l&#8217;impossibilit\u00e0 di entrare nei negozi con la tuta da lavoro, ma si \u00e8 inevitabilmente scontrata con la realt\u00e0 dei fatti.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, i dati ISTAT smontano pezzo per pezzo questa semplificazione. Se \u00e8 vero che la comunit\u00e0 bengalese rappresenta la maggioranza relativa degli stranieri residenti, raramente viene ricordato che oltre il 40% proviene da dozzine di nazioni diverse. A Monfalcone vive una vitale comunit\u00e0 dell&#8217;Europa centro-orientale e comunitaria, spesso di religione cristiana, composta da cittadini romeni, seguiti da macedoni, croati e bosniaci.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora pi\u00f9 illuminante \u00e8 l\u2019analisi della popolazione locale. Monfalcone si regge su due piramidi demografiche non comunicanti: una rovesciata e anziana per gli autoctoni, e una giovane e vitale per i nuovi cittadini. Da quest\u2019ultima si evince che gli stranieri si concentrano massicciamente nelle fasce d&#8217;et\u00e0 lavorativa (25-49 anni) e infantile, ma non si tratta di un&#8217;invasione maschile temporanea, come alcuni continuano a sostenere, quanto piuttosto di una forza giovane che cerca stabilizzazione, come dimostra la presenza molto significativa di donne bengalesi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Smontare lo stigma: lezioni da Marghera e seconde generazioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il reddito medio monfalconese \u00e8 depresso perch\u00e9 nel sistema dei subappalti imperano logiche di compressione salariale, come la &#8220;paga globale&#8221; e la cosiddetta &#8220;liberatoria&#8221; (un vincolo informale e ricattatorio che impedisce di fatto all&#8217;operaio di cambiare ditta appaltatrice), che rendono i lavoratori immigrati, legati al permesso di soggiorno, estremamente ricattabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Le criticit\u00e0 sociali che ne derivano non sono per\u00f2 legate a fattori etnici, ma a precise disuguaglianze materiali. Un recente studio epidemiologico condotto a Marghera (realt\u00e0 affine a Monfalcone per la forte presenza industriale e la massiccia concentrazione di lavoratori bengalesi) lo dimostra chiaramente: fenomeni come il grave sovraffollamento abitativo colpiscono oltre il 55% delle famiglie bengalesi contro il 20% degli italiani. Tuttavia, la stessa ricerca evidenzia enormi punti di forza nella comunit\u00e0: stabilit\u00e0 familiare, elevato allattamento materno, gioco libero all&#8217;aperto.<\/p>\n\n\n\n<p>In sintesi, secondo tale studio, le problematiche sociali non derivano &#8220;dall&#8217;essere bengalesi&#8221;, ma dall&#8217;essere confinati nel gradino pi\u00f9 basso della struttura socio-economica.<\/p>\n\n\n\n<p>Tale condizione non durer\u00e0 in eterno. Le seconde generazioni, nate e scolarizzate in Italia, non accetteranno le condizioni di sfruttamento dei padri. Aumentando il livello di istruzione, i giovani guarderanno a percorsi universitari o emigreranno altrove in Europa, mutando drasticamente la composizione e le aspirazioni della forza lavoro locale. Questo \u00e8 un processo gi\u00e0 osservato in tutti i principali paesi europei interessati da immigrazione stabile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dalla propaganda alla Responsabilit\u00e0 d&#8217;Impresa (ESG)<br><\/strong>Ogni sistema economico produce inevitabilmente effetti sociali. Quando tali effetti vengono trattati come fenomeni indipendenti dalle cause che li generano, la politica finisce per amministrare i sintomi invece del sistema che li produce. \u00c8 precisamente questo l&#8217;errore che il dibattito pubblico rischia di commettere quando affronta l&#8217;immigrazione come un problema identitario e non come una conseguenza di un determinato modello di sviluppo.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora la risposta alle sfide del 2040 (e oltre) non pu\u00f2 risiedere nel chiudersi in una fortezza identitaria, n\u00e9 pu\u00f2 limitarsi al pur necessario adeguamento dei servizi comunali. Serve un salto di qualit\u00e0 politico: bisogna richiamare Fincantieri alla sua Responsabilit\u00e0 Sociale d&#8217;Impresa, non per slogan, ma secondo un piano preciso, condiviso e monitorato, facendo in modo che Comune e istituzioni locali e regionali vengano assunte al ruolo di Stakeholder privilegiati all\u2019interno del sistema di gestione della sostenibilit\u00e0 sociale della grande azienda di Stato.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi l&#8217;Europa ci fornisce gli strumenti normativi per farlo. L&#8217;evoluzione del paradigma della sostenibilit\u00e0 (ESG) e la nuova Direttiva sulla Corporate Sustainability Due Diligence (CSDDD) impongono alle grandi aziende di rispondere degli impatti sui diritti umani e sull&#8217;ambiente lungo l&#8217;intera catena del valore e degli appalti. La politica, se vuole dirsi riformista, deve farsi promotrice di queste istanze, esigendo che la committenza imponga a tutta la filiera del subappalto standard etici rigorosi (come la certificazione SA8000 o la ISO 45001), che vigilino su salute, sicurezza, divieto di sfruttamento e retribuzioni eque.<br>In termini operativi ci\u00f2 significherebbe passare dalla gestione emergenziale a un vero sistema di governance. Comune, Regione e Fincantieri dovrebbero definire una struttura permanente di confronto (e non il classico tavolo \u201cpro-forma\u201d), nella quale condividere obiettivi, indicatori e programmi di miglioramento, esattamente come avviene nei moderni sistemi di gestione aziendale. La sostenibilit\u00e0 sociale locale dovrebbe essere misurata attraverso indicatori pubblici relativi alla qualit\u00e0 del lavoro, alla salute e sicurezza, alla formazione, alle condizioni abitative, all&#8217;integrazione linguistica e alla stabilit\u00e0 occupazionale. E cos\u00ec anche l&#8217;intera filiera degli appalti dovrebbe essere sottoposta a verifiche indipendenti e periodiche, affinch\u00e9 gli standard dichiarati dalla committenza trovino effettiva applicazione anche presso i subfornitori. Solo in questo modo la responsabilit\u00e0 sociale cesserebbe di essere una dichiarazione di principio per diventare uno strumento concreto di governo del territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Da ci\u00f2 deriva un\u2019evidenza che appare ormai inesorabile: la vera sfida non consiste nel chiedersi come integrare i lavoratori immigrati nella citt\u00e0, ma come integrare la sostenibilit\u00e0 sociale all&#8217;interno dell&#8217;intera filiera produttiva che sostiene questa citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriviamo cos\u00ec alla nota dolente o, per essere pi\u00f9 ottimisti, alla sfida epocale.<\/p>\n\n\n\n<p>Per mettere in campo un processo di tale entit\u00e0, servirebbe una classe dirigente che accetti di mettere in discussione i propri modelli interpretativi, una classe dirigente capace di un vero e proprio double-loop learning (apprendimento a doppio ciclo) per poter rimettere in discussione le fondamenta stesse del problema, spostando definitivamente il dibattito pubblico dallo scontro etnico alla qualit\u00e0 dello sviluppo economico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il futuro di Monfalcone dipender\u00e0 molto meno dalla provenienza o dalla religione delle persone che vi abitano, e molto di pi\u00f9 dalla qualit\u00e0 del lavoro e dei diritti che si sapranno garantire a chi, ogni giorno, ne costruisce la ricchezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Davide Strukelj. 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