{"id":7059,"date":"2026-07-07T17:26:17","date_gmt":"2026-07-07T15:26:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=7059"},"modified":"2026-07-07T17:26:18","modified_gmt":"2026-07-07T15:26:18","slug":"lo-tsunami-diplomatico-in-israele","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/07\/07\/lo-tsunami-diplomatico-in-israele\/","title":{"rendered":"Lo tsunami diplomatico in Israele"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Cosimo Risi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel 2011, Ehud Barak, allora Ministro della Difesa, preconizz\u00f2 l\u2019avvento dello \u201ctsunami diplomatico\u201d se lo Stato d\u2019Israele non avesse adottato una politica diversa nei confronti dei Palestinesi. Lo tsunami non scoppi\u00f2 nel 2011. Gli anni successivi sono stati segnati dal Premierato di Netanyahu e dalla politica di configurare la questione palestinese come affare interno. Lontano dalle pressioni internazionali per essere ammessa al \u201cbenign neglect\u201d delle Amministrazioni americane. Washington predicava la formula dei due popoli \u2013 due stati, lasciava correre quanto accadeva sul campo: l\u2019allargamento degli insediamenti in Cisgiordania, la situazione a Gaza tenuta apparentemente sotto controllo grazie alle elargizioni del Qatar.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Lo tsunami scoppia nel 2023 con gli eventi dell\u2019ottobre e con l\u2019attacco a Gaza. Interviene la strategia israeliana del conflitto continuo e contro tutti i nemici, da quelli vicini (Hamas e Hezbollah) a quelli lontani (Iran). Il rapporto con l\u2019Amministrazione americana diventa pi\u00f9 stretto, la convergenza politica diventa alleanza militare, con i duplici attacchi sferrati da Stati Uniti e Israele contro l\u2019Iran (2025, 2026). L\u2019uccisione della Guida Suprema segna il clamoroso punto di svolta. Non si colpiscono soltanto gli scienziati addetti al programma nucleare n\u00e9 i capi militari e dei Servizi, si punta alla leadership politico-religiosa, allo scopo di disarticolare il regime ed avviarne il cambio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; I fatti sono andati, e vanno, diversamente. La dirigenza americana, non l\u2019israeliana, persegue una transazione diplomatica con il regime iraniano. Il regime \u00e8 cambiato rispetto al recente passato: non nel senso dell\u2019apertura e della moderazione che si auspicava all\u2019inizio della campagna militare. Si \u00e8 blindato con la repressione e mascherato con la partecipazione di massa alle celebrazioni di Khamenei. L\u2019Iran ha acquisito il controllo di Hormuz, con l\u2019Oman che non si lascia sfuggire l\u2019occasione. Manovra la chiave del rubinetto su quella parte di globalizzazione che naviga attraverso lo Stretto per raggiungere l\u2019Europa e soprattutto l\u2019Asia. Di qui l\u2019interesse della Cina a calmare le acque ed indurre alla composizione.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Israele si prepara all\u2019appuntamento elettorale di autunno, con due blocchi che i sondaggi vorrebbero appaiati. Per la prima volta il nuovo partito di Gadi Eisenkot raggiungerebbe il Likud di Netanyahu. Alleandosi con i partiti di Yair Lapid e Naftali Bennett fino ai Democratici di Yair Golan avrebbe la maggioranza dei seggi. La vittoria sarebbe pi\u00f9 netta se la coalizione si allargasse ai partiti arabi. La loro inclusione, almeno in campagna elettorale, \u00e8 ritenuta problematica. In seno al blocco governativo cominciano le prese di distanza, si vorrebbe garantire alla Destra il mantenimento del potere anche senza l\u2019ingombrante Premier. Avigdor Lieberman potrebbe correre in proprio per raccogliere un certo numero di scontenti.<\/p>\n\n\n\n<p>La partita \u00e8 aperta, non \u00e8 chiusa per Netanyahu. Egli conta sul grande elettore Donald Trump. Che il Presidente americano lo sostenga come solo lui pu\u00f2 fare. Nella seconda met\u00e0 di luglio si recher\u00e0 alla Casa Bianca per un primo bilancio, faccia a faccia, del conflitto con l\u2019Iran e della trattativa fra Washington e Teheran. Netanyahu \u00e8 insoddisfatto dal suo andamento: non solo non vi sarebbe la disfatta iraniana ma la teocrazia passata nelle mani dei pasdaran riceverebbe importanti concessioni: la restituzione di una quota dei fondi congelati, il mantenimento della tutela sui gruppi alleati a Gaza e in Libano. Il faticoso riconoscimento reciproco fra Libano e Israele sarebbe messo a repentaglio. Se in Libano continua ad operare una milizia eterodiretta, le IDF non cesseranno dalle loro azioni e non arretreranno dalle posizioni conquistate. Il Governo spinge per la continuazione dei conflitti e la radicalizzazione del dibattito domestico, segnatamente nei confronti del potere giudiziario. Il che rende plausibile l\u2019ipotesi di una crisi dello Stato a causa delle divisioni interne.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Su Netanyahu, come su qualsiasi leader amico ed alleato, pesa l\u2019incontinenza verbale di Trump. Il suo colorito linguaggio non risparmia nessuno. Passi per i pavidi Europei. Persino Netanyahu, che pavido non \u00e8, \u00e8 riportato nei ranghi: He [Bibi] knows who the boss is! <strong><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Cosimo Risi. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel 2011, Ehud Barak, allora Ministro della Difesa, preconizz\u00f2 l\u2019avvento dello \u201ctsunami diplomatico\u201d se lo Stato d\u2019Israele non avesse adottato una politica diversa nei confronti dei Palestinesi. Lo tsunami non scoppi\u00f2 nel 2011. 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