{"id":7011,"date":"2026-06-22T19:42:57","date_gmt":"2026-06-22T17:42:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=7011"},"modified":"2026-06-22T19:52:03","modified_gmt":"2026-06-22T17:52:03","slug":"la-vittoria-e-la-sconfitta-della-verita","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/06\/22\/la-vittoria-e-la-sconfitta-della-verita\/","title":{"rendered":"La vittoria \u00e8 la sconfitta della verit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Cosimo Risi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il Presidente americano non \u00e8 il primo a muoversi acrobaticamente sul filo che separa la verit\u00e0 dalla falsit\u00e0. Vero e falso non sono, se lo sono mai stato, categorie oggettive, sono il frutto del capriccio della rappresentazione politica del momento. Prima di lui, e con pari inefficacia, ci ha provato il Presidente russo: da quando doveva chiudere l\u2019affare Ucraina in poche settimane alla guerra pi\u00f9 lunga della Seconda Guerra Mondiale, che ha prodotto in proporzione anche pi\u00f9 vittime.<\/p>\n\n\n\n<p>Donald Trump non \u00e8 da meno. Non si sa se spinto da Benjamin Netanyahu e dai sodali MAGA oppure da impulso diretto, a fine febbraio si \u00e8 impegolato in un conflitto contro l\u2019Iran dagli obiettivi strategici che si sono modificati giorno dopo giorno. Molti osservatori ritengono che non vi fossero un\u2019attenta valutazione dei rischi n\u00e9 un chiaro obiettivo strategico se non quello, appunto, di assecondare la politica di Gerusalemme di combattere tutti i nemici dello Stato ovunque si trovassero. A Gaza naturalmente, dove Hamas consum\u00f2 l\u2019eccidio di ottobre 2023; alla Cisgiordania che si aggrappa alla formula dello Stato di Palestina; agli Houthi nello Yemen; a Hezbollah in Libano. Ed infine al grande manovratore: la teocrazia iraniana.<\/p>\n\n\n\n<p>In coerenza con l\u2019assunto iniziale, sullo sfondo delle proteste di piazza a Teheran, l\u2019obiettivo strategico era: il cambio di regime in Iran, la rinuncia al programma nucleare, la limitazione se non la cancellazione del programma missilistico, in prospettiva l\u2019adesione agli Accordi di Abramo per la stabilizzazione della regione attorno ai pilastri delle potenze sunnite del Golfo e Israele.<\/p>\n\n\n\n<p>Nulla di tutto ci\u00f2 \u00e8 accaduto a giugno, mentre le delegazioni americana e iraniana si apprestano ad incontrarsi a Lucerna. Le delegazioni sono guidate rispettivamente dal Vicepresidente Vance e dal Presidente del Parlamento Ghalibaf, il primo assistito dagli inseparabili Witkoff e Kushner, il secondo dal Ministro Aragchi. In Svizzera si farebbe sul serio, il rango dei delegati lo lascia credere. Si metterebbero le basi per l\u2019accordo finale, da raggiungere in soli 60 giorni sulla scorta del memorandum d\u2019intesa siglato elettronicamente dai Presidenti di Stati Uniti e Iran.<\/p>\n\n\n\n<p>Le parti annunciano vittoria. Almeno nelle contrapposte narrazioni vige l\u2019accordo. Trump ha vinto perch\u00e9: impedisce la nuclearizzazione dell\u2019Iran, favorisce il cambio di regime, riapre lo Stretto di Hormuz. Khamenei ha vinto perch\u00e9: resiste al nemico soverchiante, accetta di non arricchire (a termine) l\u2019uranio senza impegnarsi a consegnarlo a terzi e giammai agli Americani, condivide con l\u2019Oman (che non l\u2019ha chiesto) il controllo su Hormuz, pretende <em>un<\/em> <em>droit de regard<\/em> sul Libano la cui integrit\u00e0 \u00e8 minacciata da Israele.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli osservatori, anche fra gli amici, ritengono che non di vittoria americana si tratti ma di sconfitta, alcuni la paragonano all\u2019abbandono precipitoso del Sud Vietnam dopo gli accordi di Parigi con il Nord. Scrive Vincenzo Camporini che la verit\u00e0 sul campo \u00e8 travolta dalla narrazione mediatica. All\u2019elettore americano non interessano i dettagli del bollettino militare, interessa che la guerra malvista sin dall\u2019inizio si concluda in qualche modo e che il prezzo della benzina alla pompa scenda.<\/p>\n\n\n\n<p>La stessa passione per Israele sembra scemare. Israele, infatti, rappresenta il vero ostacolo sulla via del compromesso. La sua pretesa di continuare la campagna di Libano fino ad annientare Hezbollah, malgrado che Netanyahu abbia annunciato da tempo di aver annullato la milizia, e fino a stabilire una testa di ponte in Libano, pari per importanza a quella gi\u00e0 funzionante in Siria, per una cintura di sicurezza attorno allo Stato. Netanyahu sa anche che la condotta americana non tocca il cuore del problema iraniano: anzi, riconosce di fatto all\u2019Iran la supervisione sul Libano in quanto tale e non solo sulla milizia amica. Un arretramento rispetto alla situazione antecedente il febbraio 2026.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La candidatura di Gadi Eisenkot prende quota nei sondaggi. Il personaggio \u00e8 temibile. L\u2019elettorato tende a fidarsi degli ex Capi di Stato Maggiore, Eisenkot ha pagato il tributo di sangue con la perdita del figlio a Gaza. Non parla l\u2019inglese scintillante di Netanyahu ma quello aspro dei Sabra. Sar\u00e0 un titolo di merito nel momento in cui gli Stati Uniti perdono fascino persino in Israele. L\u2019ottobre del voto alla Knesset \u00e8 lontano. Bisogna gestire l\u2019estate di fuoco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Cosimo Risi. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il Presidente americano non \u00e8 il primo a muoversi acrobaticamente sul filo che separa la verit\u00e0 dalla falsit\u00e0. Vero e falso non sono, se lo sono mai stato, categorie oggettive, sono il frutto del capriccio della rappresentazione politica del momento. 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