{"id":6980,"date":"2026-06-11T09:00:00","date_gmt":"2026-06-11T07:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6980"},"modified":"2026-06-10T18:53:55","modified_gmt":"2026-06-10T16:53:55","slug":"monfalcone-cancelli-e-catenacci","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/06\/11\/monfalcone-cancelli-e-catenacci\/","title":{"rendered":"Monfalcone, cancelli e catenacci"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Massimo Bulli.<\/p>\n\n\n\n<p>La chiusura completa del Giardino Patuna, a ridosso della centrale Piazza della Repubblica, presentata dall&#8217;Amministrazione Comunale con toni positivi come \u00abun&#8217;azione sperimentale di riqualificazione urbana che destina il parco alle attivit\u00e0 culturali, rispondendo al contempo alle richieste di maggiore sicurezza da parte dei residenti delle aree limitrofe, che hanno segnalato episodi di degrado e spaccio\u00bb, rappresenta in realt\u00e0 un indicatore preoccupante della capacit\u00e0 di questa amministrazione di affrontare le problematiche sociali di Monfalcone.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a criticit\u00e0 che vengono utilizzate come giustificazione per questa decisione, la risposta sembra ridursi a cancelli e catenacci. Una scelta che evidenzia una sostanziale incapacit\u00e0 di governare le complessit\u00e0 di un territorio caratterizzato da dinamiche sociali articolate e diversificate, aggravata da un atteggiamento di chiusura che questa amministrazione ha da sempre manifestato nei confronti degli immigrati e delle difficolt\u00e0 che li riguardano.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ricevono critiche, gli amministratori locali tendono spesso a richiamarsi al consenso elettorale che li ha portati al governo della citt\u00e0. Tuttavia, proprio l&#8217;ampiezza di quel consenso dovrebbe comportare una responsabilit\u00e0 ancora maggiore nel tradurre in risultati concreti le promesse fatte ai cittadini.<\/p>\n\n\n\n<p>La narrazione politica della maggioranza che governa Monfalcone si \u00e8 incentrata soprattutto sui temi della sicurezza: centinaia di telecamere installate sul territorio, un numero che supera quello della vicina Gorizia pur essendo una citt\u00e0 pi\u00f9 grande; il potenziamento della polizia locale; l&#8217;introduzione di nuove dotazioni come taser e armamenti; e una linea di particolare intransigenza nei confronti dell&#8217;immigrazione. Gli immigrati sono stati spesso rappresentati come un pericolo, una minaccia culturale e religiosa da contenere o contrastare, nella promessa di garantire una vita migliore ai cittadini cosiddetti autoctoni.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/piazza-della-repubblica-e-municipio-monfalcone-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6990\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/piazza-della-repubblica-e-municipio-monfalcone-1-1.jpg 800w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/piazza-della-repubblica-e-municipio-monfalcone-1-1-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/piazza-della-repubblica-e-municipio-monfalcone-1-1-768x512.jpg 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/piazza-della-repubblica-e-municipio-monfalcone-1-1-219x146.jpg 219w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/piazza-della-repubblica-e-municipio-monfalcone-1-1-50x33.jpg 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/piazza-della-repubblica-e-municipio-monfalcone-1-1-113x75.jpg 113w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption>Monfalcone, piazza della Repubblica e Municipio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Eppure la realt\u00e0 ha raccontato una storia diversa.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Gli immigrati non sono diminuiti; al contrario, la loro presenza \u00e8 cresciuta significativamente. Ci\u00f2 che questa amministrazione ha effettivamente ottenuto \u00e8 stato rendere loro la vita pi\u00f9 difficile.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono stati ostacolati nell&#8217;organizzazione di luoghi di preghiera collettiva, \u00e8 stato impedito loro di praticare il proprio sport nazionale, sono state sequestrate biciclette che spesso rappresentavano l&#8217;unico mezzo di trasporto disponibile. Appartamenti, negozi e attivit\u00e0 commerciali riconducibili a cittadini immigrati sono stati sottoposti a controlli continui, e ogni minima irregolarit\u00e0 \u2014 talvolta dovuta semplicemente alla scarsa conoscenza delle normative italiane \u2014 \u00e8 stata perseguita con particolare severit\u00e0. Persino celebrazioni tradizionali come il Capodanno bengalese sono finite al centro di controversie e limitazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo ha certamente prodotto consenso elettorale e rafforzato l&#8217;immagine degli amministratori come \u201c&nbsp;<em>difensori delle tradizioni identitarie e delle radici locali<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ha per\u00f2 migliorato il welfare cittadino, n\u00e9 i servizi, n\u00e9 la qualit\u00e0 della vita di chi li sostiene. Non ha risolto i problemi sociali e non ha favorito una maggiore coesione della comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qualcosa, invece, \u00e8 peggiorato.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La vicenda del Giardino Patuna ne \u00e8 un esempio emblematico.<\/p>\n\n\n\n<p>Vale la pena interrogarsi su chi siano realmente questi giovani spesso etichettati come &#8220;maranza&#8221;, indicati come simbolo di un disagio che viene amplificato dalla propaganda politica e mediatica.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta prevalentemente di adolescenti e giovani adulti. Quando l&#8217;attuale stagione politica \u00e8 iniziata, dieci anni fa, molti di loro erano ancora bambini. I ragazzi che oggi hanno tra i tredici e i vent&#8217;anni ne avevano allora tra i tre e i dieci.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono cresciuti in un contesto sociale segnato da divisioni e diffidenze. Hanno sperimentato la marginalizzazione, il sospetto, il giudizio preventivo. Hanno percepito su di s\u00e9 lo sguardo di chi li considerava un problema prima ancora di conoscerli. E spesso hanno visto quegli stessi atteggiamenti legittimati da scelte politiche e da un linguaggio pubblico sempre pi\u00f9 aggressivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni si \u00e8 progressivamente normalizzato un linguaggio ostile nei confronti degli immigrati. In molti casi non \u00e8 stato nemmeno necessario alimentarlo direttamente: \u00e8 bastato non prendere le distanze da commenti e messaggi discriminatori che comparivano negli spazi pubblici e nei social network.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi ragazzi sono cresciuti vedendo anche i propri genitori spesso marginalizzati, rifiutati, talvolta umiliati e privati della propria dignit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 difficile immaginare che tutto questo non produca conseguenze. Sentirsi parte di una comunit\u00e0 percepita come indesiderata pu\u00f2 generare disagio, sfiducia e un progressivo distacco dalla societ\u00e0 in cui si vive.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Eppure questi giovani sono parte integrante del futuro della citt\u00e0. Che piaccia o no, il loro futuro e quello di Monfalcone coincidono<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma esiste anche un altro rischio. La legittimazione dell&#8217;ostilit\u00e0 verso alcuni gruppi sociali pu\u00f2 alimentare, nei loro coetanei pi\u00f9 fortunati, sentimenti di superiorit\u00e0 e atteggiamenti discriminatori. Se i giovani si sentono autorizzati a considerare inferiori altri ragazzi per ragioni culturali, religiose o etniche, si apre la strada a ogni forma di esclusione e prevaricazione.<\/p>\n\n\n\n<p>La violenza, una volta normalizzata, difficilmente rimane confinata al bersaglio originario. Pu\u00f2 estendersi contro chiunque, perfino contro la stessa comunit\u00e0 che inizialmente riteneva di esserne immune.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sdoganamento della discriminazione e dell&#8217;emarginazione sociale non \u00e8 mai privo di conseguenze. Quando si considera accettabile colpire una persona per la sua religione, la sua cultura o il colore della sua pelle, dove si colloca il limite? Quale principio impedir\u00e0 domani di discriminare qualcun altro per motivi diversi?<\/p>\n\n\n\n<p>In questo modo rischiamo di educare le nuove generazioni alla divisione anzich\u00e9 alla convivenza. Rischiamo di costruire una societ\u00e0 composta da gruppi contrapposti, incapaci di riconoscersi reciprocamente come parte della stessa comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 davvero questo il futuro che vogliamo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il simbolo di tutto ci\u00f2 \u00e8 un&#8217;amministrazione che, invece di affrontare i problemi sociali, sembra limitarsi a contenerne gli effetti attraverso divieti, recinzioni e chiusure. Prima si alimentano tensioni, poi si costruiscono muri per separare chi \u00e8 considerato accettabile da chi non lo \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma i muri hanno sempre un doppio effetto<\/strong>: tengono qualcuno fuori, ma finiscono anche per rinchiudere chi rimane dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>Per garantire sicurezza si chiude un parco; per evitare il confronto si restringono gli spazi di incontro; per allontanare un problema si limita la libert\u00e0 di tutti. E vale la pena ricordare che chi costruisce i cancelli ne possiede anche le chiavi.<\/p>\n\n\n\n<p>I muri creano inevitabilmente un &#8220;dentro&#8221; e un &#8220;fuori&#8221;. Ma nella Monfalcone di oggi chi \u00e8 davvero dentro e chi \u00e8 fuori? Chi \u00e8 libero e chi \u00e8 prigioniero? Chi vive una condizione di esclusione e chi, invece, rischia di restare intrappolato nei propri pregiudizi, nelle paure alimentate dalla propaganda, nella convinzione di essere costantemente minacciato da nemici reali o immaginari?<\/p>\n\n\n\n<p>Sono domande che una citt\u00e0 dovrebbe avere il coraggio di porsi prima di chiudere un cancello.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Massimo Bulli. 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