{"id":6977,"date":"2026-06-09T09:00:00","date_gmt":"2026-06-09T07:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6977"},"modified":"2026-06-08T20:06:47","modified_gmt":"2026-06-08T18:06:47","slug":"ancora-tu","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/06\/09\/ancora-tu\/","title":{"rendered":"Ancora tu?"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Stefano Pizzin.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Janez Jan\u0161a, l<\/em><em>\u2019<\/em><em>eterno capo della destra slovena al suo quarto mandato da premier<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In Slovenia negli oltre 35 anni dall\u2019indipendenza si sono alternati governi di centrodestra e di centrosinistra, ma mentre a sinistra sono cambiati leader e partiti a velocit\u00e0 sostenuta, a destra il capo \u00e8 sempre lui, eterno e immarcescibile: Janez Jan\u0161a, il giovane comunista, poi dissidente, obiettore di coscienza, liberale, cattolicissimo, ministro della difesa in mimetica ai tempi della breve guerra d\u2019indipendenza, ammiratore di Orban, Trump e Netanyahu, atlantista ma fino a un certo punto, cacciatore indefesso delle vestigia del titoismo e convinto che senza il comunismo la Slovenia si sarebbe tenuta Gorizia e Trieste; insomma, inaffondabile come un tappo di sughero, e da qualche giorno per la quarta volta capo del governo.<\/p>\n\n\n\n<p>Stavolta a sorreggerlo sar\u00e0 una coalizione di quattro partiti e mezzo: il suo Partito democratico sloveno (SDS), gli storici alleati agrari del Partito popolare sloveno (SLS), i democristiani di Nuova Slovenia (N.Si), il partitino Fokus dell\u2019imprenditore Marko Lotri\u010d \u2014 la Slovenia \u00e8 sempre stata all\u2019avanguardia nella nascita di partiti personali \u2014 e i Demokrati, partito nato da una scissione dall\u2019SDS di Jan\u0161a e guidato dall\u2019ex ministro degli esteri An\u017ee Logar, prima amico del leader maximo della destra slovena, poi suo critico, ora di nuovo amico e vice e ministro del lavoro del governo che si \u00e8 appena insediato (Logar nel 2022 venne battuto nelle elezioni presidenziali dalla attuale capo dello Stato Nata\u0161a Pirc Musar, indipendente ma sostenuta dai partiti di centrosinistra); i quattro partiti, per\u00f2, possono contare su appena 43 seggi su 90, cos\u00ec per tenere in piedi il governo dovranno fare affidamento sull\u2019appoggio esterno dei cinque deputati di Resni.ca \u2014 un gioco di parole tra \u00abverit\u00e0\u00bb e \u00abserio\u00bb \u2014 un partito fondato nel 2021 con posizioni euroscettiche, filorusse, no vax e complottiste: cosa potr\u00e0 mai andare storto? Il leader di Resni.ca, intanto, \u00e8 gi\u00e0 stato premiato con l\u2019elezione a presidente della Camera di Stato, il Parlamento sloveno.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma chi \u00e8 Janez Jan\u0161a, il leader politico amatissimo da una parte del Paese e odiato dall\u2019altra, l\u2019uomo la cui storia procede in parallelo con quella della Slovenia indipendente? Proviamo a farne un ritratto che, in qualche modo, \u00e8 anche un ritratto di quella nazione, o di una parte di essa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dalla Giovent\u00f9 socialista a Mladina, dall<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>ortodossia al dissenso<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Janez Jan\u0161a nasce nel 1958 a Lubiana, in una famiglia ordinaria della Slovenia socialista. \u00c8 il Paese pi\u00f9 sviluppato e prospero della Jugoslavia di Tito, con una borghesia silenziosa e un senso di relativa apertura verso l\u2019Occidente che lo distingue dalle cupe democrazie popolari dell\u2019Est. Jan\u0161a da giovane \u00e8 un comunista, o almeno \u00e8 quello che sembra: milita nella Giovent\u00f9 socialista di Slovenia, fa parte del sistema, ne condivide la retorica, frequenta i circoli che il regime stesso mette a disposizione della giovent\u00f9 irrequieta che si vuole tenere al guinzaglio, ma con una corda lunga. Studia scienze politiche e difesa all\u2019Universit\u00e0 di Lubiana, dove comincia a interrogarsi su cosa significhi esattamente \u00abdifesa\u00bb in un paese in cui l\u2019esercito risponde a Belgrado e non a Lubiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto di svolta arriva con Mladina, il settimanale giovanile di Ljubljana che negli anni Ottanta diventa una delle voci pi\u00f9 vivaci e scomode del panorama informativo jugoslavo. Jan\u0161a collabora alla rivista con articoli che mettono in discussione i fondamenti del sistema, e in particolare si concentra su un bersaglio che ritiene intoccabile e per questo ancora pi\u00f9 necessario da toccare: l\u2019Armata Popolare Jugoslava (JNA). Scrive di corruzione interna, di inefficienza, di privilegi corporativi degli ufficiali. In un sistema in cui la JNA era considerata il custode della rivoluzione e dell\u2019unit\u00e0 federale, fare giornalismo critico sull\u2019esercito equivaleva a mettere la testa dentro la bocca del leone, e il leone morse.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 30 maggio 1988 Jan\u0161a viene arrestato insieme ad altri tre \u2014 il giornalista Franci Zavrl, il fotografo David Tasi\u010d e il sergente Ivan Bor\u0161tner, che aveva fatto trapelare documenti militari riservati \u2014 in quello che diventer\u00e0 noto come il \u00abProcesso di Ro\u0161ka\u00bb, dal nome della caserma di Lubiana in cui vengono detenuti. Il processo si svolge in lingua serbo-croata, davanti a un tribunale militare, in segreto: tre anomalie che vengono percepite come altrettante provocazioni nei confronti della nazione slovena. L\u2019effetto \u00e8 l\u2019opposto di quello sperato dall\u2019esercito: invece di mettere a tacere i critici, il processo li trasforma in martiri. Nasce il Comitato per la Difesa dei Diritti di Jan\u0161a, poi allargatosi in Comitato per la Difesa dei Diritti Umani, che mobilita decine di migliaia di sloveni. \u00c8 il primo grande movimento di massa nella Slovenia contemporanea, il germe di quella che verr\u00e0 chiamata la \u00abprimavera slovena\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Jan\u0161a viene condannato a 18 mesi di carcere, ne sconta poco pi\u00f9 di cinque, e quando esce \u00e8 un eroe nazionale. Viene subito nominato direttore del settimanale Demokracija \u2014 Democrazia, il nome \u00e8 tutto un programma \u2014 dove rimarr\u00e0 fino alle elezioni del maggio 1990. In questo periodo il suo percorso intellettuale e politico \u00e8 gi\u00e0 chiaramente orientato: anti-comunista e pro-indipendenza slovena, con un riferimento sempre pi\u00f9 esplicito alla tradizione cattolica e nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il ministro in mimetica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1989 Jan\u0161a \u00e8 tra i fondatori dell\u2019Unione Democratica Slovena (SDZ), uno dei primi partiti di opposizione della Slovenia; ne diventa vicepresidente e poi presidente del Consiglio Interno. Quando nel maggio 1990 si tengono le prime elezioni libere in Slovenia, il fronte democratico vince e Jan\u0161a \u00e8 nominato ministro della Difesa: il giovane che aveva scritto articoli critici sull\u2019esercito adesso deve costruire un esercito. La scelta non \u00e8 priva di ironia, ma ha una logica precisa: chi ha studiato le debolezze della JNA sa cosa fare e, soprattutto, cosa non fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 25 giugno 1991 la Slovenia dichiara l\u2019indipendenza. Due giorni dopo la JNA reagisce, convinta di poter stroncare rapidamente la secessione, ma al tempo stesso consapevole che Lubiana prima o poi se ne sarebbe andata. Da una parte le forze territoriali slovene, ben preparate, motivate e con una conoscenza del territorio che i federali non avevano; dall\u2019altra ragazzi di leva in grande confusione, pi\u00f9 preoccupati per i loro Stati nazionali che per la Repubblica federativa ormai in disfacimento. Jan\u0161a coordina la difesa in mimetica, in quello che sar\u00e0 il momento pi\u00f9 cinematograficamente nitido della sua carriera politica: il dissidente diventato ministro che guida la piccola resistenza del popolo contro l\u2019impero. A luglio si firma un cessate il fuoco, a ottobre la JNA lascia il territorio sloveno. La Slovenia \u00e8 libera.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo momento \u2014 i dieci giorni del 1991, la mimetica, la vittoria contro la JNA \u2014 \u00e8 il nucleo identitario attorno a cui Jan\u0161a ha costruito tutto il resto della sua carriera. Quando nel 2026, nel dibattito finale della campagna elettorale a Maribor, ha chiesto al rivale Robert Golob \u00abdove eri tu durante la Guerra dei dieci giorni?\u00bb, non stava facendo una domanda. Stava esibendo la reliquia. Il martire degli anni Ottanta e il soldato degli anni Novanta sono i due pilastri su cui poggia ancora oggi la sua legittimit\u00e0 storica.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la scissione del SDZ nel 1991, Jan\u0161a entra nel Partito Socialdemocratico di Slovenia \u2014 ribattezzato Partito Democratico Sloveno (SDS) nel 2003, il nome attuale \u2014 e ne diventa presidente nel 1993, carica che mantiene tuttora, il che dice qualcosa sul suo stile di gestione del partito. Nel marzo 1994 viene per\u00f2 rimosso dalla carica di ministro della Difesa dal premier liberale Janez Drnov\u0161ek, con l\u2019accusa di aver permesso indebite interferenze dei servizi segreti militari nella sfera civile. Un\u2019inchiesta successiva lo scagionerebbe, ma il danno politico immediato \u00e8 gi\u00e0 fatto o, meglio, \u00e8 gi\u00e0 trasformato in vantaggio: la rimozione viene vissuta dai suoi sostenitori come una persecuzione politica della sinistra, rafforza la base del partito e spinge l\u2019SDS verso posizioni sempre pi\u00f9 conservatrici e verso un decennio di netta opposizione ai governi della Democrazia Liberale di Slovenia (LDS), un partito liberale di centrosinistra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il primo governo e il revisionismo come politica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Jan\u0161a torna brevemente ministro della Difesa nel governo di Andrej Bajuk (giugno-novembre 2000), ma il vero salto di qualit\u00e0 arriva nel 2004, quando vince le elezioni e forma il suo primo governo da premier. \u00c8 un governo di centrodestra che, nella Slovenia appena entrata nell\u2019Unione Europea, si muove sull\u2019asse europeo e atlantico mantenendo per\u00f2 una forte cifra identitaria nazionale. In questi anni Jan\u0161a comincia a costruire sistematicamente la sua visione della storia slovena, che potremmo definire \u00abrevisionismo cattolico-nazionale\u00bb: la Seconda guerra mondiale non era una semplice guerra tra fascismo e antifascismo, ma una guerra civile in cui i comunisti titini erano responsabili di crimini almeno altrettanto gravi di quelli dei collaborazionisti.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione non \u00e8 oziosa, perch\u00e9 tocca il nervo scoperto della memoria storica slovena. In Slovenia operarono durante la guerra i domobranci (i membri della Guardia territoriale slovena), forze collaborazioniste con i nazisti che combatterono contro i partigiani comunisti. Dopo la liberazione, i partigiani di Tito giustiziarono migliaia di domobranci e civili ritenuti collaborazionisti, in modo sommario e senza processo \u2014 i cosiddetti \u00abdopoguerra nascosti\u00bb, le fosse comuni rinvenute negli anni Novanta. Jan\u0161a \u00e8 uno dei pi\u00f9 tenaci sostenitori della piena riabilitazione dei domobranci: li definisce patrioti che combatterono per difendere il popolo sloveno dal comunismo, rifiuta la narrativa antifascista della resistenza partigiana e arriva a dichiarare che \u00abin Slovenia i comunisti sloveni in pochi mesi hanno ammazzato pi\u00f9 sloveni che i fascisti in vent\u2019anni\u00bb. Una frase che, per chi conosce i vent\u2019anni di fascismo sul confine orientale \u2014 le scuole slovene chiuse, i cognomi italianizzati con la forza, gli attivisti sloveni processati dal Tribunale Speciale, le case bruciate \u2014 ha il sapore di una deliberata provocazione. Jan\u0161a usa la storia come leva elettorale, non come oggetto di studio. Il passato gli serve per dire ai suoi sostenitori: \u00ababbiamo subito un torto, e so chi incolpare\u00bb. La risposta alla domanda \u00abchi?\u00bb \u00e8 sempre la stessa: i comunisti e i loro eredi, la sinistra.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo governo Jan\u0161a dura quattro anni \u2014 dal 2004 al 2008 \u2014 e finisce con una sconfitta elettorale di misura. \u00c8 un mandato tutto sommato ordinario, senza grandi strappi, in un paese che sta crescendo economicamente e che si prepara a presiedere il Consiglio dell\u2019Unione Europea nel 2008. Alla retorica infuocata non corrispondono grandi atti concreti e la Slovenia del 2004-2008 \u00e8 ancora lontana dalle tensioni istituzionali che caratterizzeranno i governi successivi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il caso Patria, la prigionia e la resurrezione politica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo governo Jan\u0161a inizia nel febbraio 2012, dopo le elezioni anticipate del dicembre 2011 in cui l\u2019SDS \u00e8 il partito di maggioranza relativa. Dura poco pi\u00f9 di un anno: nel marzo 2013 il governo cade per un voto di sfiducia, presentato dopo che la Commissione per la Prevenzione della Corruzione aveva accusato Jan\u0161a e altri esponenti del governo di irregolarit\u00e0 patrimoniali. Pochi mesi dopo, il 5 giugno 2013, arriva la condanna in primo grado a due anni di reclusione e trentasettemila euro di penale nel cosiddetto \u00abcaso Patria\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso Patria riguarda un appalto del 2006 per la fornitura all\u2019esercito sloveno di 135 autoblindo della societ\u00e0 finlandese Patria, del valore di 278 milioni di euro. L\u2019accusa \u00e8 che Jan\u0161a e altri abbiano accettato la promessa di tangenti per favorire l\u2019assegnazione del contratto. Jan\u0161a nega sempre tutto, parla di \u00abprocesso politico\u00bb, di \u00abtoghe rosse\u00bb, di complotto orchestrato dalla nomenclatura comunista che terrebbe ancora le fila del potere. La condanna viene confermata in appello, e nel giugno 2014 Jan\u0161a comincia a scontare la pena nel carcere di Capodistria. Il suo partito, nel frattempo, lo mantiene presidente e lo presenta come candidato alle elezioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019aprile 2015 la Corte Costituzionale slovena annulla la condanna per vizi procedurali e Jan\u0161a viene scarcerato. La questione non si chiude l\u00ec: il caso viene riaperto, e resta fermo per anni, fino al maggio 2026: pochi giorni dopo la sua elezione a premier per la quarta volta, la Corte d\u2019Appello di Capodistria ha confermato la sentenza di proscioglimento per prescrizione. Alla fine, dopo pi\u00f9 di un decennio di vicende giudiziarie, tra condanne, sentenze annullate e prescrizione, Jan\u0161a risulta innocente.<\/p>\n\n\n\n<p>Vale la pena notare che in Finlandia, dove la Patria ha sede, tutti gli imputati sono stati assolti per insufficienza di prove e in Austria \u00e8 stato condannato un intermediario. La vicenda \u00e8 sufficientemente intricata da poter essere letta in modi diversi a seconda di ci\u00f2 che si vuole credere. Quello che \u00e8 indiscutibile \u00e8 l\u2019effetto politico: la detenzione ha trasformato Jan\u0161a nell\u2019ennesimo martire, ha consolidato la sua base elettorale e ha rafforzato la narrativa \u2014 cara a tutta la destra populista europea, da Orban a Trump \u2014 della persecuzione giudiziaria come strumento politico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nova24TV e l<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>impero mediatico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2016, mentre \u00e8 all\u2019opposizione, Jan\u0161a contribuisce alla fondazione di Nova24TV, una rete televisiva e un portale online che diventer\u00e0 il pilastro del suo sistema di comunicazione. L\u2019operazione ha una struttura che ricorda molto da vicino quella ungherese: un network di media ideologicamente allineati, finanziati in parte da capitali vicini a Viktor Orban, che costruisce una narrativa parallela alla realt\u00e0 dei media tradizionali. Nova24TV non si limita a sostenere Jan\u0161a e l\u2019SDS: attacca sistematicamente i giornalisti degli altri media, li definisce \u00abcomunisti\u00bb, diffonde contenuti di disinformazione, amplifica le voci dell\u2019estrema destra. Il professor Marko Milosavljevi\u010d, docente di giornalismo all\u2019Universit\u00e0 di Lubiana, la descriver\u00e0 come \u00abnon un vero media ma un bollettino di partito\u00bb. Il portale di fact-checking sloveno O\u0161tro nel 2022 la classificher\u00e0 come \u00abuna delle principali fonti di disinformazione in Slovenia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La connessione con i capitali ungheresi non \u00e8 casuale: \u00e8 il riflesso di un rapporto politico e ideologico solido tra Jan\u0161a e Orban che risale almeno ai primi anni Dieci. I due si frequentano, si sostengono, condividono la retorica anti-immigrati, la sfiducia nelle istituzioni europee, il culto della sovranit\u00e0 nazionale, il disprezzo per la magistratura indipendente, l\u2019idea che la democrazia liberale sia una forma di egemonia culturale della sinistra travestita da neutralit\u00e0. Jan\u0161a \u00e8 stato, per anni, il pi\u00f9 fedele alleato di Orban all\u2019interno delle istituzioni europee: il piccolo Orban sloveno, per usare una formula comoda anche se un po\u2019 riduttiva.<\/p>\n\n\n\n<p>La differenza, per\u00f2, \u00e8 importante: la Slovenia non \u00e8 l\u2019Ungheria. Ha istituzioni pi\u00f9 solide, una societ\u00e0 civile pi\u00f9 vivace, una magistratura che ha saputo resistere alle pressioni. Nel 2020-2022, durante il terzo governo Jan\u0161a, il premier tent\u00f2 di replicare il modello ungherese: attacchi all\u2019agenzia STA, definita \u00abuna disgrazia nazionale\u00bb e privata temporaneamente dei fondi governativi, proposte di legge per aumentare il controllo statale sui media, pressioni sulla televisione pubblica RTV Slovenia. La Corte Costituzionale blocc\u00f2 o ridimension\u00f2 buona parte delle iniziative. Non era Budapest.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il terzo governo e la sconfitta del 2022<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo governo Jan\u0161a nasce in circostanze insolite. \u00c8 il marzo 2020, la pandemia da Covid-19 sta esplodendo in Europa, e il premier Marjan \u0160arec si dimette inaspettatamente, aprendo una crisi che Jan\u0161a sfrutta con abilit\u00e0 per formare un governo di centrodestra. \u00c8 un esecutivo che si muove sull\u2019asse identitario con crescente aggressivit\u00e0: oltre agli attacchi ai media, vengono proposti tagli ai fondi per le ONG, rilanciata la retorica anti-immigrazione, intensificata la polemica contro la magistratura. Jan\u0161a sviluppa anche una strana simpatia per Donald Trump: fu tra i primi leader europei a congratularsi con lui per la vittoria del 2020, prima ancora che venissero certificati i risultati, un gesto diplomaticamente bizzarro che scaten\u00f2 un piccolo incidente istituzionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul fronte europeo, il terzo governo Jan\u0161a \u00e8 un\u2019anomalia: un Paese che durante la sua presidenza di turno del Consiglio UE, nel secondo semestre 2021, usava la tribuna per polemizzare con le istituzioni europee anzich\u00e9 guidare il processo legislativo. Jan\u0161a si schiera con il blocco di Visegrad \u2014 Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia \u2014 contro le politiche sull\u2019immigrazione e sullo stato di diritto, in una posizione che crea tensioni con Bruxelles e con una parte consistente dell\u2019opinione pubblica slovena.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giudizio degli elettori arriva il 24 aprile 2022: un tonfo. Il Movimento Libert\u00e0 (Gibanje Svoboda) di Robert Golob, un ex manager energetico senza nessuna esperienza politica pregressa, vince con il 34,5 per cento dei voti e 41 seggi \u2014 il risultato pi\u00f9 alto di un singolo partito dalla Slovenia indipendente. L\u2019SDS di Jan\u0161a prende poco pi\u00f9 del 23 per cento. \u00c8 una sconfitta netta, che molti commentatori interpretano come un voto di rigetto nei confronti dello stile di governo autoritario e divisivo di Jan\u0161a. Il tappo di sughero, per una volta, \u00e8 andato a fondo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il ritorno e il quarto governo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ma il tappo risale. Le elezioni del 22 marzo 2026 producono un risultato quasi paradossale: il Movimento Libert\u00e0 di Golob e l\u2019SDS di Jan\u0161a finiscono quasi alla pari \u2014 con Golob che ottiene appena un seggio in pi\u00f9. Golob prova a formare un governo, fallisce, e a quel punto il mandato passa a Jan\u0161a, che il 22 maggio 2026 viene eletto premier con 51 voti su 90. Una maggioranza risicata, costruita su una coalizione con il sostegno esterno di Resni.ca.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa ha prodotto questo risultato? La risposta facile \u00e8 che Golob ha deluso: crescita economica debole, scandali minori, una gestione non sempre brillante del governo. Ma c\u2019\u00e8 anche qualcosa di pi\u00f9 strutturale: una parte consistente dell\u2019elettorato sloveno \u00e8 semplicemente jan\u0161ista, nel senso che non vota tanto per un programma quanto per un\u2019identit\u00e0. Jan\u0161a rappresenta una visione del mondo \u2014 cattolica, nazionale, anti-comunista, diffidente delle \u00e9lite liberal-progressiste \u2014 che per il 25-30 per cento degli sloveni \u00e8 pi\u00f9 vera di qualsiasi proposta economica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il quarto governo si insedia con un programma che include abbassamento delle tasse per i redditi pi\u00f9 alti, sostegno all\u2019istruzione e alla sanit\u00e0 privata, lotta alla corruzione \u2014 quest\u2019ultimo punto, visti i precedenti, ha il sapore di una battuta \u2014 e decentralizzazione amministrativa. Jan\u0161a parla di \u00abuno stato pi\u00f9 economico ma di qualit\u00e0 migliore\u00bb, il che in traduzione libera significa tagli allo stato sociale riconfezionati come efficienza. Sull\u2019Europa il tono \u00e8 cauto: Jan\u0161a \u00e8 troppo intelligente per ripetere gli errori del terzo governo, sa che deve mantenere i rapporti con Bruxelles almeno formalmente, ma l\u2019allineamento con la destra populista europea \u2014 ora orfana di Orban, sconfitto nelle elezioni ungheresi del maggio 2026 \u2014 rimane il suo orizzonte naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto con l\u2019Italia merita un capitolo a parte, o almeno una nota. Jan\u0161a ha sempre coltivato relazioni con la destra italiana, da Berlusconi a Meloni, in un asse cattolico-conservatore che trova punti di contatto sulla difesa dei valori tradizionali e sulla diffidenza verso le politiche di accoglienza. Allo stesso tempo, la sua tesi che senza il comunismo la Slovenia avrebbe mantenuto Trieste e Gorizia crea inevitabilmente una zona d\u2019attrito: \u00e8 un revisionismo anti-comunista che per paradosso contiene in filigrana una rivendicazione territoriale mai esplicitamente dichiarata. Il confine orientale italiano \u00e8 un campo minato in cui le retoriche di destra dei due Paesi si trovano a collaborare e a contrapporsi allo stesso tempo. \u00c8 il paradosso dell\u2019Internazionale sovranista: alleati contro gli immigrati, la democrazia liberale, la sinistra, i diritti civili e pronti a scannarsi tra loro per vecchie rivendicazioni nazionaliste del XIX e XX secolo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa racconta Jan\u0161a della Slovenia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La storia di Janez Jan\u0161a \u00e8 una storia di trasformazioni che non trasformano mai davvero. Il giovane comunista diventa dissidente, il dissidente diventa liberale, il liberale diventa conservatore, il conservatore diventa populista, il populista va in prigione, l\u2019ex detenuto torna al governo. Ogni fase sembra smentire la precedente, eppure la traiettoria ha una sua coerenza sotterranea: Jan\u0161a \u00e8 sempre stato, fondamentalmente, un politico che combatte contro qualcosa. Prima contro il sistema jugoslavo, poi contro i suoi eredi post-comunisti, poi contro la magistratura, poi contro i media, poi contro Bruxelles. Il nemico cambia, la postura rimane. \u00c8 in qualche modo il prototipo del leader e dell\u2019elettore di destra nel mondo: un uomo arrabbiato con il mondo, che teme il futuro e sogna un passato immaginario.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che la sua storia racconta della Slovenia \u00e8 la profondit\u00e0 di una frattura che non si \u00e8 mai rimarginata: tra chi vede il 1945 come liberazione e chi lo vede come sostituzione di una tirannia con un\u2019altra, tra chi guarda all\u2019eredit\u00e0 del Novecento come a una pagina da metabolizzare criticamente e chi vuole riaprirla per rovesciarla. Non \u00e8 una divisione insolita in Europa orientale e la ritroviamo in varia misura in Polonia, in Croazia, in Romania, nei Paesi Baltici. Ma in Slovenia ha una peculiarit\u00e0: ha un volto solo, invariato da trent\u2019anni, riconoscibile a prima vista. Janez Jan\u0161a, inaffondabile come sempre. Il quarto governo \u00e8 cominciato, i conti con la storia sono ancora aperti, e il tappo di sughero \u00e8 di nuovo in superficie. Come andr\u00e0? Si metter\u00e0 in rotta di collisione con Bruxelles, sar\u00e0 un nuovo e occasionale simpatizzante di Trump e Putin o, alla fine, sar\u00e0 una Meloni slovena che di fronte agli obblighi europei si limiter\u00e0 a vivacchiare dando in pasto alla propria curva pi\u00f9 retorica che sostanza. Lo vedremo e non saprei cosa scommettere. Ma su una cosa mi sentirei di mettere qualche euro: alle prossime elezioni la destra slovena avr\u00e0 sempre lui come capo, \u00abl\u2019angry white man\u00bb sulle rive della Ljubljanica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Stefano Pizzin. Janez Jan\u0161a, l\u2019eterno capo della destra slovena al suo quarto mandato da premier In Slovenia negli oltre 35 anni dall\u2019indipendenza si sono alternati governi di centrodestra e di centrosinistra, ma mentre a sinistra sono cambiati leader e partiti a velocit\u00e0 sostenuta, a destra il capo \u00e8 sempre lui, eterno e immarcescibile: Janez Jan\u0161a, il giovane comunista, poi dissidente, obiettore di coscienza, liberale, cattolicissimo, ministro della difesa in mimetica ai tempi della breve guerra d\u2019indipendenza, ammiratore di Orban,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6978,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[11],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6977"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6977"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6977\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6979,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6977\/revisions\/6979"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6978"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6977"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6977"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6977"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}