{"id":6965,"date":"2026-06-04T10:08:52","date_gmt":"2026-06-04T08:08:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6965"},"modified":"2026-06-04T10:08:54","modified_gmt":"2026-06-04T08:08:54","slug":"monologo-del-2-giugno-di-paola-cortellesi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/06\/04\/monologo-del-2-giugno-di-paola-cortellesi\/","title":{"rendered":"Monologo del 2 giugno di Paola Cortellesi"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Pubblichiamo il testo del monologo con cui<strong>&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/politica\/2026\/06\/02\/news\/spettacolo_piazza_quirinale_2_giugno_festa_repubblica_cortellesi-425385787\/?ref=RHLF-BG-P1-S1-F-PP\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Paola Cortellesi<\/a><\/strong>, attrice e regista &nbsp;ha commosso i presenti alla&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/politica\/2026\/06\/02\/news\/mattarella_giovani_festa_repubblica_futuro-425385399\/?ref=RHLF-BG-P1-S2-T1-PP\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">festa per gli ottant\u2019anni della Repubblica<\/a>&nbsp;in piazza del Quirinale e gli spettatori di RaiUno in tv.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ottant\u2019anni fa nasceva la Repubblica Italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Nacque dalla lotta partigiana degli uomini e delle donne della resistenza. Nacque da una scheda piegata in una cabina elettorale, da un gesto semplice e insieme rivoluzionario; dal voto di un popolo che usciva stremato dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame e dal lutto. E nacque, per la prima volta, anche dal voto delle donne.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver potuto esprimere la loro preferenza nelle elezioni amministrative di marzo, il 2 e 3 giugno del 1946 le italiane entrarono nei seggi per partecipare a pieno titolo alla scelta tra Monarchia e Repubblica e all\u2019elezione dell\u2019Assemblea Costituente. Finalmente, almeno li dentro, la loro voce aveva lo stesso peso di quella di chiunque altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di quel momento, la maggior parte delle donne italiane era cresciuta dentro un\u2019idea precisa di subordinazione e obbedienza. Sotto il regime fascista le donne non erano soltanto escluse dalla vita pubblica ma furono progressivamente ricondotte, anche per legge, a un unico ruolo considerato \u201cnaturale\u201d: moglie, madre, custode del focolare.<\/p>\n\n\n\n<p>La propaganda fascista celebrava la maternit\u00e0 come missione patriottica: dare figli alla nazione. Ma dietro quella retorica c\u2019era un progetto preciso di limitazione dell\u2019autonomia femminile.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle donne fu proibito di dirigere scuole medie e superiori di Insegnare materie considerate di alto profilo come filosofia e storia nei licei. l\u2019istruzione di bambine e ragazze fu orientata verso \u201clavori donneschi\u201d ovvero, mansioni domestiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli studi superiori e le professioni intellettuali venivano altamente sconsigliati, E nel caso in cui una studentessa avesse avuto l\u2019arroganza di proseguire gli studi avrebbe comunque trovato tasse universitarie raddoppiate rispetto a quelle degli studenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto alle norme, anche gli scritti ideologici del tempo teorizzavano la subordinazione femminile. In questi passaggi del volume \u201cPolitica della famiglia\u201d del 1938, scritto dall\u2019economista fascista Ferdinando Lo\ufb00redo, a\ufb03ora, a voler pensar male, un certo pregiudizio misogino, seppur velatamente accennato tra le righe:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa indiscutibile minor intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione pu\u00f2 essere da essa provata solo nella famiglia\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>E ancora:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl lavoro femminile crea nel contempo due danni: la mascolinizzazione della donna e l\u2019aumento della disoccupazione maschile.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>In sintesi: Vengono a rubarci il lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Detto ci\u00f2, con tali presupposti era facile che molte di loro si percepissero come delle nullit\u00e0. Non potevano scegliere liberamente del proprio futuro, spesso non osavano nemmeno immaginarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, in questo oscuro scenario di disuguaglianza ci furono ragazze giovanissime che decisero di ribellarsi; in un momento storico in cui dissentire non consisteva nel pubblicare una storia su Instagram ma voleva dire mettere a rischio la propria vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Adottarono un nome di battaglia come misura di sicurezza per s\u00e9 e per i compagni e si unirono alle circa 300mila persone impegnate nella resistenza contro il nazifascismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Teresa Vergalli \u2013 nome di battaglia Annuska \u2013 sta\ufb00etta, a 16 anni andava in bicicletta con i messaggi nascosti nelle trecce, e una piccola rivoltella nel reggipetto, per uccidersi qualora fosse caduta nelle mani dei nazisti. Non ne ebbe bisogno e dopo la guerra, gir\u00f2 per le campagne con il fac-simile della scheda elettorale per mostrare alle braccianti come apporre il proprio voto su questo misterioso ma importantissimo documento.<\/p>\n\n\n\n<p>Tina Anselmi aveva 17 anni quando fu costretta ad assistere all\u2019impiccagione di 31 prigionieri in piazza. Decise di unirsi alla Resistenza. Dedic\u00f2 poi tutta la sua vita alla tutela dei diritti civili e sociali delle donne.<\/p>\n\n\n\n<p>Irma Bandiera venne catturata da una squadra fascista e seviziata in ogni modo possibile per giorni a\ufb03nch\u00e9 rivelasse informazioni sui propri compagni. Non lo fece. Venne accecata, uccisa da una ra\ufb03ca di mitra e il suo corpo fu esposto pubblicamente, perch\u00e9 tutti vedessero qual\u2019 era la fine che toccava ai nemici del regime. Aveva 29 anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Molte di quelle ragazze erano adolescenti. Non avevano ancora il diritto di voto, ma stavano gi\u00e0 scegliendo il futuro dell\u2019Italia. E quella scelta aveva un prezzo reale: il carcere, la tortura, la morte.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"768\" height=\"432\" src=\"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/paola-cortellesi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6968\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/paola-cortellesi.jpg 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/paola-cortellesi-300x169.jpg 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/paola-cortellesi-260x146.jpg 260w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/paola-cortellesi-50x28.jpg 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/paola-cortellesi-133x75.jpg 133w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Alcune partigiane, finita la guerra, entrarono persino nell\u2019Assemblea Costituente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nilde Iotti, che aveva partecipato alla Resistenza nei Gruppi di Difesa della Donna, divenne una delle ventuno donne costituenti, e anni dopo, la prima Presidente della Camera.<\/p>\n\n\n\n<p>Teresa Mattei, partigiana a vent\u2019anni, contribu\u00ec alla scrittura dell\u2019articolo 3 della Costituzione, quello che sancisce l\u2019uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma accanto a queste figure straordinarie c\u2019era la moltitudine silenziosa delle donne comuni. Quelle piegate dal lavoro fin dall\u2019infanzia, indottrinate alla sottomissione; destinate, nei casi migliori, a una vita di obbedienza e nei peggiori a subire ogni sopruso, che avevano allevato i figli nella fame e sotto i bombardamenti, lavorato nei campi, fatto code interminabili per un pezzo di pane, e poi contribuito a ricostruire un paese devastato dalla guerra. Insomma, quelle che non sarebbero finite nei libri di storia e che raramente sono state ringraziate.<\/p>\n\n\n\n<p>Proviamo a immaginare cosa abbia significato per quei milioni di donne essere finalmente considerate cittadine: non pi\u00f9 soltanto madri o mogli ma persone titolari di una volont\u00e0 politica e di diritti.<\/p>\n\n\n\n<p>Essere convocate, attraverso il voto, a partecipare alle decisioni che riguardavano il futuro collettivo: si saranno percepite come una goccia nel mare o come parte attiva di qualcosa di pi\u00f9 grande? Con quale emozione avranno vissuto quel momento?<\/p>\n\n\n\n<p>La giornalista Anna Garofalo raccont\u00f2 cos\u00ec quei giorni:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLe schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un\u2019autorit\u00e0 silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano pi\u00f9 preziose della tessera del pane\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAbbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d\u2019esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d\u2019amore. Le conversazioni che nascono tra uomini e donne hanno un tono diverso, da pari\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Da pari.<\/p>\n\n\n\n<p>Con quel gesto nasceva la promessa di una Repubblica fondata sulla dignit\u00e0 e sull\u2019uguaglianza. La promessa di un paese in cui si potesse parlare liberamente, dissentire, scegliere chi governa, partecipare alla vita pubblica senza paura.<\/p>\n\n\n\n<p>Una Nazione in cui le donne potessero finalmente studiare, lavorare, votare, candidarsi, amministrare i propri beni, costruire il proprio destino fuori dall\u2019obbedienza imposta. L\u2019e\ufb00ettiva parit\u00e0 salariale \u2013 la libert\u00e0 di camminare sole la sera o di separarsi da un compagno violento senza temere per la propria incolumit\u00e0\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, queste ultime promesse non sono state ancora mantenute. Dobbiamo lavorarci. Dico \u201cdobbiamo\u201d perch\u00e9 se \u00e8 vero che la sovranit\u00e0 appartiene al popolo allora ogni cittadino pu\u00f2 e deve partecipare.<\/p>\n\n\n\n<p>Molto \u00e8 cambiato da allora. Ma la storia recente ci mostra con brutale chiarezza quanto velocemente il mondo possa cambiare e quel diritto conquistato ottant\u2019anni fa continua a ricordarci che la democrazia non \u00e8 qualcosa di scontato, e che ogni libert\u00e0 esiste perch\u00e9 qualcuno ha avuto il coraggio di pretenderla.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi festeggiare gli ottant\u2019anni della Repubblica serve a tenere bene a mente quanto sia prezioso vivere in democrazia; che nessun tiranno decida per noi. Serve a ricordare da dove veniamo, a onorare il coraggio di uomini e donne che hanno combattuto per la nostra libert\u00e0 e a impegnarci, ogni giorno, a meritarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Irma Bandiera prima di essere fucilata a 29 anni, fece in tempo a scrivere una lettera indirizzata a sua madre:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDitele che sono caduta perch\u00e9 quelli che verranno dopo di me possano vivere liberi come l\u2019ho tanto voluto io stessa.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Quelli \u201cdopo di lei\u201d, siamo noi.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/CORTELLESI-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6967\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/CORTELLESI-1024x576.jpg 1024w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/CORTELLESI-300x169.jpg 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/CORTELLESI-768x432.jpg 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/CORTELLESI-260x146.jpg 260w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/CORTELLESI-50x28.jpg 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/CORTELLESI-133x75.jpg 133w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/CORTELLESI.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo il testo del monologo con cui&nbsp;Paola Cortellesi, attrice e regista &nbsp;ha commosso i presenti alla&nbsp;festa per gli ottant\u2019anni della Repubblica&nbsp;in piazza del Quirinale e gli spettatori di RaiUno in tv. 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