{"id":6874,"date":"2026-05-05T09:00:00","date_gmt":"2026-05-05T07:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6874"},"modified":"2026-05-04T00:54:11","modified_gmt":"2026-05-03T22:54:11","slug":"il-pantano-mediorientale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/05\/05\/il-pantano-mediorientale\/","title":{"rendered":"Il pantano mediorientale"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Cosimo Risi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Non si conosce la data della nuova tornata negoziale fra Iran e Stati Uniti. Non si conosce il tenore della controproposta iraniana ai punti americani dell\u2019ultima proposta. Si sa soltanto che il Presidente Trump la considera migliorativa della precedente ma ancora insufficiente a rendere proficuo il prossimo incontro. I negoziatori restano a Washington in attesa. Nel frattempo, egli aumenta il dispositivo militare nel Golfo, ora sono tre le portaerei a incrociare in quelle acque. Continua il blocco navale a danno dei mercantili iraniani o comunque riconducibili all\u2019Iran. Proclama che la guerra \u00e8 finita con la vittoria americana.<\/p>\n\n\n\n<p>A guerra finita si riducono gli schieramenti militari, in questo caso avviene il contrario. A guerra finita la controparte dovrebbe riconoscere che \u00e8 finita davvero, da Teheran invece riecheggiano le minacce di buttare in mare i Marines che si azzardino a sbarcare. A Kharg? Sul territorio interno?<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra guerreggiata \u00e8 conflitto economico-commerciale. Il blocco di Hormuz danneggia gli acquirenti, specie asiatici, di idrocarburi provenienti dal Golfo e, insieme, i paesi produttori che non hanno lo sbocco sul Mar Rosso. Il blocco danneggia l\u2019Iran che vede decurtati gli introiti dalla vendita di petrolio e costringe la Repubblica Islamica a cercare rotte alternative come quella che passa dal Mar Caspio. Rotta alternativa e meno vantaggiosa della principale, con ulteriore dipendenza, anche logistica, dalla Russia.<\/p>\n\n\n\n<p>La priorit\u00e0 della strategia americana \u2013 dichiara Giorgio Starace a Huffington Post \u2013 non \u00e8 la guerra all\u2019Iran ma il contenimento della Cina, mediante il primato petrolifero ed il controllo delle rotte petrolifere. Il primato fu raggiunto gi\u00e0 con l\u2019Amministrazione Biden, grazie alla tecnologia della fratturazione idraulica. Il controllo \u00e8 progressivamente raggiunto con il dominio sul Venezuela e, appunto, con il blocco di Hormuz.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uscita dall\u2019OPEC e dall\u2019OPEC+ degli Emirati Arabi Uniti indebolisce il cartello dei produttori. Risponde non tanto alle sollecitazioni americane quanto ad esigenze di politica interna. Gli Emirati si ponevano in una condizione di non belligeranza con Teheran, pur considerando la Repubblica Islamica una minaccia alla stabilit\u00e0 regionale. Ospitavano capitalisti e capitali iraniani a Dubai. Commerciavano con l\u2019Iran anche in epoche turbolente, si pensi alla Guerra Iraq-Iran degli Ottanta del XX secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019essere bombardati pesantemente dall\u2019Iran ha demolito la costruzione della non-ostilit\u00e0 e spinto il Presidente Mohammed bin Zayed Al-Nahyan ad una posizione di fermezza. Maggiore di quella dell\u2019omologo saudita, il Principe Mohammed bin Salman. L\u2019Iran non \u00e8 una minaccia potenziale, \u00e8 una minaccia concreta da disinnescare: che gli Americani completino il lavoro. La convergenza inizialmente tattica con Israele diventa strategica.<\/p>\n\n\n\n<p>Israele ha l\u2019obiettivo di annientare tutti i nemici dello Stato valendosi dell\u2019aiuto americano, finch\u00e9 questo c\u2019\u00e8. Gli EAU perseguono il ritorno alla stabilit\u00e0. Il sogno interrotto di essere l\u2019hub del Golfo per turismo e affari va rinverdito. \u00c8 questione esistenziale anche per il dopo-petrolio. Uscendo dall\u2019OPEC, gli EAU possono aumentare la produzione e arricchire le casse per le spese di ricostruzione e rilancio. Nonch\u00e9 rendere un favore agli amici americani. L\u2019aumento della produzione dovrebbe calmierare il prezzo e ridurre le entrate di Russia e Iran.<\/p>\n\n\n\n<p>In Israele la situazione si movimenta nella prospettiva delle elezioni legislative. Il Presidente Isaac Herzog ignora l\u2019ennesimo appello di Trump a concedere il perdono a Benjamin Netanyahu. A meno che questi non si ritiri dalla vita politica cos\u00ec rinunciando a correre nella prossima competizione. L\u2019opposizione coltiva la speranza di non averlo come rivale, si attrezza per vincere sul Likud e sui partiti della coalizione di destra.<\/p>\n\n\n\n<p>I due principali leader, gi\u00e0 Primi Ministri, Naftali Bennet e Yair Lapid, fondono i rispettivi partiti in una logica di centro. Il terzo leader Benny Gantz preferisce correre da solo, anche se lo si vorrebbe naturale alleato dei due. Una convergenza sarebbe possibile anche con i Democratici dell\u2019ex Generale Yair Golan. I centristi escludono l\u2019accordo con i partiti arabi (degli israeliani arabi). Il che riduce la portata dell\u2019esperimento e potrebbe danneggiare il cartello alla conta dei voti ed alla riconciliazione nazionale. Le citt\u00e0 miste (ebrei ed arabi) continuano ad essere le pi\u00f9 travagliate del paese. &nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Cosimo Risi. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Non si conosce la data della nuova tornata negoziale fra Iran e Stati Uniti. Non si conosce il tenore della controproposta iraniana ai punti americani dell\u2019ultima proposta. Si sa soltanto che il Presidente Trump la considera migliorativa della precedente ma ancora insufficiente a rendere proficuo il prossimo incontro. I negoziatori restano a Washington in attesa. Nel frattempo, egli aumenta il dispositivo militare nel Golfo, ora sono tre le portaerei a incrociare in quelle acque. 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