{"id":6871,"date":"2026-05-04T09:00:31","date_gmt":"2026-05-04T07:00:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6871"},"modified":"2026-05-04T00:48:27","modified_gmt":"2026-05-03T22:48:27","slug":"primato-de-che","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/05\/04\/primato-de-che\/","title":{"rendered":"Primato de che?"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Redazione.<\/p>\n\n\n\n<p>La situazione internazionale \u00e8 grave, e non serve girarci attorno. I conflitti in corso, alimentati da leadership aggressive e difficilmente governabili \u2013 da Vladimir Putin a Donald Trump fino a Benjamin Netanyahu \u2013 stanno ridisegnando gli equilibri globali e scaricano i loro effetti sull\u2019economia mondiale, colpendo quelle dei Paesi pi\u00f9 fragili.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le democrazie occidentali, l\u2019Italia \u00e8 in prima fila, esposta a ogni scossa esterna senza avere strumenti adeguati per reagire. I segnali purtroppo sono sotto gli occhi di tutti: prezzi al consumo in aumento con l\u2019inflazione che torna a mordere, i costi dell\u2019energia che soffocano industria e servizi e, frattempo cresce l\u2019incertezza, il lavoro si fa pi\u00f9 povero e meno stabile, e intere fasce della popolazione arretrano la loro condizione di vita e le speranze per il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>In un contesto del genere, non basterebbe un governo \u201cnormale\u201d: servirebbe una classe dirigente di alto profilo, capace di visione, competenza e autorevolezza. Esattamente ci\u00f2 che oggi manca. Il problema non \u00e8 qualche errore o una misura sbagliata. \u00c8 pi\u00f9 profondo: \u00e8 una inadeguatezza diffusa, strutturale. La classe dirigente al governo nel suo complesso non sembra comprendere fino in fondo la portata della crisi, n\u00e9 possedere gli strumenti per affrontarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni ministri appaiono chiaramente fuori misura rispetto al ruolo che ricoprono, altri risultano politicamente irrilevanti. Nel complesso, non emerge una guida vera, altro che statisti come si sono autoproclamati. Non \u00e8 solo un problema di qualit\u00e0 dei singoli, ma del loro essere ancorati a una visione ideologica, senza respiro e prospettiva. Gente che crede nel nazionalismo in un mondo globale, che sparge xenofobia, integralismo, che difende le piccole corporazioni e che vorrebbe riportare l\u2019Italia agli anni \u201850.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 che governare, si galleggia. Pi\u00f9 che decidere, si rincorrono gli eventi. Pi\u00f9 che fare si comunica in maniera aggressiva, sguaiata, raccontando spesso frottole. Se poi qualcuno solleva dei dubbi o delle critiche lo si attacca e si cerca di zittirlo.<\/p>\n\n\n\n<p>In un contesto internazionale sempre pi\u00f9 confuso, l\u2019Italia si presenta senza una strategia riconoscibile, senza una linea economica chiara, senza una visione di lungo periodo. Prima con Trump e Orban, poi con l\u2019Europa ma solo un po\u2019, mezzo governo con Putin, tutto con Netanyahu, senza protagonismo, senza idee, immobile, conservatore e spento. L\u2019immagine del Paese all\u2019estero ne risente: pi\u00f9 che prudenza, quella italiana appare ambiguit\u00e0. Pi\u00f9 che equilibrio, indecisione. Si tenta di tenere insieme tutto e il contrario di tutto, con il risultato di non incidere davvero su nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Paese \u00e8 fermo. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, resta in piedi ma senza forza propulsiva. Si muove sospettosa, senza cambiare passo, perch\u00e9 non pu\u00f2 e non sa farlo. Intanto, attorno a lei, il quadro politico si sta lentamente sgretolando.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in questo clima che si inserisce la sensazione, sempre pi\u00f9 diffusa, che qualcosa si stia incrinando anche dentro il centrodestra. L\u2019effetto referendum ha lasciato segni evidenti. Dal 23 marzo si susseguono errori, inciampi, dimissioni, scivoloni, si mostrano per quello che sono: incapaci. Meloni resiste, ma manca una reazione: nessuna svolta, nessuna iniziativa capace di invertire la rotta, altroch\u00e9 la \u201cpontiera\u201d tra Europa e America come avevano proclamato i media compiacenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Le misure economiche sono deboli, spesso simboliche, sempre a vantaggio della loro base sociale, mai nell\u2019interesse collettivo. Il cosiddetto \u201csalario giusto\u201d e gli incentivi alle assunzioni giovanili sono l\u2019ennesima operazione di facciata. Il nodo vero \u2013 il crollo del potere d\u2019acquisto \u2013 resta irrisolto. Senza consumi non c\u2019\u00e8 crescita, e infatti la crescita non si vede.<\/p>\n\n\n\n<p>Fallita la pseudo riforma della giustizia, messa in archivio quella del premierato, sprofondata nell\u2019impossibilit\u00e0 di realizzarsi quella,\u201dfederalista\u201d, ora \u00e8 il turno della legge elettorale, fatta non nell\u2019interesse del Paese, della stabilit\u00e0, del dare agli elettori uni steumoemto migliore per scegliere gli eletti, no, \u00e8 pensata come uno strumento per restare al potere mentre i consensi calano vistosamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Fratelli d\u2019Italia \u00e8 bloccata, la Lega rincorre la peggiore ultra destra razzista e xenofoba, Forza Italia resta il partito espressione di un\u2019azienda privata, tutti a difendere le proprie posizioni che a costruire un progetto comune. I sondaggi parlano chiaro: le distanze si annullano anche se non proprio per merito dell\u2019opposizione, ma per perdita di terreno della maggioranza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u201ccampo largo\u201d, Fronte progressista, appare appena pi\u00f9 compatto, ma resta ancora prigioniero delle solite ambiguit\u00e0: leadership incerta, linea politica, sulla politica estera in particolare, ancora confusa. Serve un salto di qualit\u00e0: mettere da parte i particolarismi, costruire una piattaforma comune chiara e riconoscibile, offrire una leadership credibile. Stare dalla parte di un\u2019Unione europea rinnovata, affrontare i grandi problemi sociali che attanagliano gli italiani. Solo cos\u00ec \u00e8 possibile tornare a parlare a un elettorato che oggi osserva incerto, in cerca di seriet\u00e0, coerenza e capacit\u00e0 di governo. Senza questo sforzo, ogni debolezza della maggioranza non sar\u00e0 sfruttata al meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta un punto fermo: il Quirinale. Ancora una volta, \u00e8 la Presidenza della Repubblica a garantire equilibrio in un sistema che altrove vacilla. Ed \u00e8 proprio per questo che non stupirebbe se, come gi\u00e0 accaduto in altri momenti difficili della Repubblica, qualcuno lavorasse per indebolirne il ruolo. Alcune vicende recenti possono essere lette anche in questa chiave: tentativi di creare tensioni, di aprire crepe, di mettere in discussione l\u2019ultimo argine, proprio quello che con il cosiddetto premierato la destra vorrebbe cancellare. Non sappiamo da dove partano queste operazioni. Ma l\u2019esperienza insegna che, dietro certe campagne improvvise e certi scandali costruiti ad arte, raramente c\u2019\u00e8 solo zelo informativo. E oggi, in un Paese fragile e senza direzione, sarebbe un rischio che non possiamo permetterci.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 bisogno, allora, che il fronte progressista prenda in mano il suo futuro, affronti le contraddizioni e costruisca un programma da proporre agli italiani per vincere le prossime elezioni. L\u2019alternativa \u00e8 tenersi questa destra che accompagnerebbe il Paese a un inevitabile declino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Redazione. La situazione internazionale \u00e8 grave, e non serve girarci attorno. I conflitti in corso, alimentati da leadership aggressive e difficilmente governabili \u2013 da Vladimir Putin a Donald Trump fino a Benjamin Netanyahu \u2013 stanno ridisegnando gli equilibri globali e scaricano i loro effetti sull\u2019economia mondiale, colpendo quelle dei Paesi pi\u00f9 fragili. Tra le democrazie occidentali, l\u2019Italia \u00e8 in prima fila, esposta a ogni scossa esterna senza avere strumenti adeguati per reagire. 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