{"id":6773,"date":"2026-04-15T09:00:00","date_gmt":"2026-04-15T07:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6773"},"modified":"2026-04-13T19:41:27","modified_gmt":"2026-04-13T17:41:27","slug":"cosi-si-costruisce-lo-stato","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/04\/15\/cosi-si-costruisce-lo-stato\/","title":{"rendered":"Cos\u00ec si costruisce lo Stato"},"content":{"rendered":"\n<p>Da &#8220;Verso il mare&#8221; di Bo\u017eidar Stani\u0161i\u0107<\/p>\n\n\n\n<p>Mezzogiorno. Estivo, come se fossimo in Messico o in Texas. Mancano il terreno sabbioso, i cactus a tre punte, i cespugli rotolanti e, naturalmente, un uomo a cavallo la cui siluette si avvicina agli osservatori. Questi, naturalmente, sono seduti sotto il portico del saloon.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il mio compagno di scuola e io siamo degli osservatori, ma non siamo da qualche parte in Messico o in Texas. Semplicemente, siamo in Bosnia. Siamo seduti davanti al suo caff\u00e8, a M***. Sotto un ombrellone. Oltre a noi, solo un altro cliente. All\u2019apparenza, un po\u2019 pi\u00f9 vecchio di noi, quindi potrebbe avere circa cinquantacinque anni. Lui \u00e8 parte del mio inventario, mi ha detto sottovoce il mio compagno di scuola appena ci siamo salutati.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 qualcosa di magico negli incontri con i vecchi amici: nelle mie visite turistiche al vecchio paese ci salutiamo come se ci fossimo separati il giorno prima, la conversazione inizia come fosse stata sospesa ieri. Non sono sicuro, ma forse non lo sono neppure loro, se il vero ieri sia durato fino alla primavera del 1992 oppure da quell\u2019anno fino a oggi. Forse \u00e8 solo uno? Io non lo so, e a loro non l\u2019ho mai chiesto. In effetti, il mio vecchio amico, comunque, mi ha detto che sono stato assente tanto tempo. E che&nbsp;<s>questa<\/s>&nbsp;non \u00e8, Dio ce ne guardi, una critica.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo una constatazione. Quindi, sei assente come le mutande in un film porno. Dire cos\u00ec di quelli assenti per lungo tempo, sostiene lui, adesso \u00e8 di moda. Ma quello, mi ha detto sottovoce, quello \u00e8 qui ogni mattina, sta seduto, sprofondato nei propri pensieri. Di quelli qui ne abbiamo tutti fin troppi. Alcuni sono dei pesi. Ma non parliamone adesso. Implicitamente ho accondisceso, quindi non parleremo dei pesi di qui, per non dire, per caso o no, qualcosa sui pesi del paese in cui vivo, in Europa, e in qualche altro luogo. E tutto all\u2019alba del XXI secolo. In quella entrambi guardiamo verso la fine della lunga strada del Quartiere nuovo di M***. Non ci viene incontro nessun cavaliere ma un\u2019auto della polizia. Sul tetto del veicolo i fari girano rapidamente da sinistra verso destra, senza sosta. O forse, al contrario, da destra? Subito dopo vediamo un\u2019Audi nera, e dietro un altro veicolo della polizia. La breve colonna si ferma non lontano dal caff\u00e8. Dall\u2019Audi per primo esce l\u2019autista, camicia bianca, cravatta azzurra, pantaloni neri. Poi un uomo alto e robusto con un abito estivo blu scuro. In mano tiene una cravatta appena slacciata color zucca matura. Si mette gli occhiali da sole.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio compagno di scuola lo chiama per nome. Dalla prima auto esce un poliziotto. Tarchiato, si asciuga il viso con un fazzoletto, si sistema la cintura con un fodero da cui spunta il manico di un revolver. Anche lui ha gli occhiali da sole. L\u2019uomo alto si avvicina a noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo hai riconosciuto?, mi dice il compagno di scuola. \u00c8 stato con noi in prima e seconda liceo. Non sono riuscito a ricordare chi fosse quell\u2019uomo. Se quel resto di memoria che ho non mi inganna, alla fine della seconda non aveva l\u2019insufficienza solo in educazione fisica ed educazione musicale, dice il mio amico sottovoce. Poi si rivolge a quello dell\u2019Audi: Che cosa ti minaccia? Io ti costruisco lo stato, dice quello allacciandosi la cravatta, e tu hai voglia di prendere in giro. (Ha usato il sinonimo noto a noi tutti per \u201cprendere in giro\u201d, ma dopo l\u2019assenza delle mutande nei film porno non ha senso appesantire il racconto con certe espressioni). E chi \u00e8 quello? Chi?, dice il mio amico facendo lo gnorri. Su, hai capito bene che cosa ti ho chiesto, dice quello dell\u2019Audi. La sua faccia mi \u00e8 nota.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il mio amico pronuncia il mio nome, quello dell\u2019Audi fa un cenno di disprezzo con la mano. \u00c8 come te? Come me, che cosa?, dice il mio amico. Non era qui quando stava tuonando! S\u00ec, dice il mio amico, non era qui come non lo ero io. Allora, \u00e8 cos\u00ec! S\u00ec, dice il mio amico, non eravamo qui, ma io so che neppure tu eri l\u00e0 dove tuonava.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre a quello della prima auto, ora questa conversazione viene ascoltata da altri tre poliziotti. Tutti con gli occhiali da sole, tutti a braccia conserte.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 qualche problema, signor viceministro?, chiede uno di loro. Non preoccuparti, risponde,&nbsp;l\u2019unico problema \u00e8 che sto parlando inutilmente con\u2026 Senza finire quello che voleva dire, apostrofa rudemente il mio amico: Ma dov\u2019ero rimasto? Che ne sai tu che cos\u2019\u00e8 il comando militare in guerra? Non sai neppure quanto era importante essere nel servizio diplomatico, mentre nasceva questo stato! Non lo so, dice il mio amico, ma so che adesso nel posto di dirigente del settore urbanistico siede un tale che non \u00e8 un architetto, che ha finito la scuola serale per edili ma \u00e8 membro del tuo partito, e so che io sono un barista. In uno stato democratico ciascuno sceglie liberamente il suo lavoro, dice sprezzante il viceministro.<\/p>\n\n\n\n<p>Facendo segno ai poliziotti di tornare nelle auto, si avvia alla sua. Ma si ferma subito.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma dov\u2019\u00e8 adesso? Chi?, dice il mio amico. ma quello che \u00e8 con te. Eh, dice il mio amico, dato che ti ho detto come si chiama, allora lui non \u00e8&nbsp;<em>quello<\/em>!<\/p>\n\n\n\n<p>Dai, non fare il complicato, dov\u2019\u00e8 adesso? Lui \u00e8 l\u00e0 dove tu non potresti mai costruire lo stato. Ma dato che lo stai costruendo\u2026 Su, strepita il viceministro, finisci quello che volevi dire! Non serve, dice il mio amico, per una persona intelligente \u00e8 chiaro anche il non detto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il viceministro scoppia a ridere forte. Con una mano indica il caff\u00e8 e noi due al tavolino, con l\u2019altra l\u2019Audi. Non, non \u00e8 stato necessario che spiegasse a parole il discorso delle sue mani.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo, al commiato con il mio amico, quel cliente sprofondato nei propri pensieri ci dice: Ma non avete altri pensieri e occupazioni?<\/p>\n\n\n\n<p>Ci fissiamo, confusi. Il mio compagno di scuola e io.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, quindici anni dopo l\u2019incontro con il viceministro, mi chiedo se ci siamo fissati come se ci fossimo separati il giorno prima. Oppure \u00e8 pi\u00f9 importante che mi ricordi che il cliente sprofondato nei propri pensieri ha acceso una sigaretta e ha fissato la strada deserta? Che non \u00e8 n\u00e9 in Messico n\u00e9 in Texas. Il fumo della sua sigaretta svaniva rapidamente. Tempo fa ho pensato di non aver sentito da tempo dentro di me un avvertimento migliore, se pur inespresso: Se quella conversazione non te la annoti subito, finir\u00e0 come\u2026<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img src=\"https:\/\/mail.google.com\/mail\/u\/0?ui=2&amp;ik=eca9511b21&amp;attid=0.0.1&amp;permmsgid=msg-f:1862346818313969792&amp;th=19d862906a2ee080&amp;view=fimg&amp;fur=ip&amp;permmsgid=msg-f:1862346818313969792&amp;sz=s0-l75-ft&amp;attbid=ANGjdJ-9POFqiAJyQi3pDF9YCPUsmXmZzCTqUyASnZu4cgPXSV_oG3z_VtOFSCwqiGPicT5oPcAnNPtsj3vGYzBEiPrOxUFSDq8hI-KWuBXAKYZspnGMvaKO0kFNTfs&amp;disp=emb&amp;zw\" alt=\"\"\/><figcaption>\u00a0Verso il mare, Besa editrice 2025, 28 racconti brevi<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>&nbsp;Ventotto piccole storie: un mosaico di esperienze e speranze, ognuna con il suo universo unico. Da un lato, un passato perduto, basato su principi solidi e condivisi, che promette un futuro sicuro; dall\u2019altro, un mondo nuovo che offre rifugio, ma che spesso si presenta con valori discutibili, ipocrisie e falsi miti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<strong>BO\u017dIDAR STANI\u0160I\u0106<\/strong>&nbsp;(Visoko, 1956). Scrittore, poeta e insegnante, fugge dalla Bosnia ed Erzegovina nel 1992 rifiutandosi di indossare qualunque tipo di divisa. Arriva in Italia e trova la sua residenza a Zugliano (Udine), dove si ferma con la famiglia e vive tuttora. \u00c8 uno dei massimi conoscitori della letteratura dell\u2019area balcanica, in particolare dell\u2019opera del premio Nobel Ivo Andri\u0107. Diverse sue prose e poesie sono sparse in numerose antologie italiane e straniere. Alcuni suoi lavori sono tradotti in francese, inglese, sloveno, albanese, giapponese e cinese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da &#8220;Verso il mare&#8221; di Bo\u017eidar Stani\u0161i\u0107 Mezzogiorno. Estivo, come se fossimo in Messico o in Texas. Mancano il terreno sabbioso, i cactus a tre punte, i cespugli rotolanti e, naturalmente, un uomo a cavallo la cui siluette si avvicina agli osservatori. Questi, naturalmente, sono seduti sotto il portico del saloon. Anche il mio compagno di scuola e io siamo degli osservatori, ma non siamo da qualche parte in Messico o in Texas. Semplicemente, siamo in Bosnia. 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