{"id":6751,"date":"2026-04-07T17:31:46","date_gmt":"2026-04-07T15:31:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6751"},"modified":"2026-04-07T17:31:47","modified_gmt":"2026-04-07T15:31:47","slug":"il-re-magiaro-che-non-vuole-lasciare-il-trono","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/04\/07\/il-re-magiaro-che-non-vuole-lasciare-il-trono\/","title":{"rendered":"Il re magiaro che non vuole lasciare il trono"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Stefano Pizzin.<\/p>\n\n\n\n<h4>Viktor Orb\u00e1n, sedici anni di democrazia illiberale e le elezioni ungheresi del 12 aprile<\/h4>\n\n\n\n<p>Mentre sto scrivendo questo pezzo le agenzie riportano la notizia che il governo serbo ha avvertito quello ungherese del ritrovamento di un ordigno esplosivo, insieme all\u2019attrezzatura necessaria per farlo detonare, presso un\u2019infrastruttura per il gas che collega la Serbia e l\u2019Ungheria. Il premier serbo Vu\u010di\u0107 \u00e8 un alleato e ammiratore di quello ungherese e questa vicenda, vera o falsa che sia, potrebbe essere il trucco finale per manipolare l\u2019esito delle prossime elezioni. Staremo a vedere, intanto ricominciamo con la storia che voglio raccontare.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una scena ricorrente nella politica ungherese degli ultimi anni: Viktor Orb\u00e1n che parla davanti a decine di migliaia di sostenitori sul Ponte Margherita di Budapest, il Danubio scorre alle spalle, il parlamento neogotico a fare da quinta scenografica, il microfono come scettro. Adesso la chiamano \u00abMarcia per la pace\u00bb ma l\u2019unica pace che re di Budapest vuole difendere \u00e8 la propria, quella di chi governa l\u2019Ungheria, con una breve interruzione, dal 1998, e che il 12 aprile si trover\u00e0 davanti alla sfida elettorale pi\u00f9 seria della sua carriera. Non sar\u00e0 una passeggiata. Per la prima volta in sedici anni, i sondaggi \u2014 tutti, con la sola eccezione degli istituti finanziati dal governo \u2014 indicano un vantaggio dell\u2019opposizione. Il Partito del Rispetto e della Libert\u00e0, Tisza, fondato appena due anni fa da P\u00e9ter Magyar, oscilla tra il 40 e il 46 per cento nei rilevamenti pi\u00f9 recenti; Fidesz si ferma tra il 28 e il 35. L\u2019istituto Median, considerato tra i pi\u00f9 attendibili, amplia il divario fino a 16 punti tra gli elettori gi\u00e0 orientati. Sono numeri che, in una democrazia normale, annuncerebbero un\u2019alternanza di governo. Ma l\u2019Ungheria non \u00e8 pi\u00f9 una democrazia normale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Come si diventa Orb\u00e1n<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Viktor Orb\u00e1n nasce nel 1963 a Sz\u00e9kesfeh\u00e9rv\u00e1r, figlio di un ingegnere minerario. In giovinezza \u00e8 un liberale della Lega dei Giovani Democratici \u2014 Fidesz, appunto \u2014 che con un discorso audace alla cerimonia di risepoltura di Imre Nagy chiede il ritiro delle truppe sovietiche e si guadagna una certa notoriet\u00e0. Studia giurisprudenza a Budapest e poi con una borsa di studio a Oxford, interrotta per rientrare in politica. Il punto \u00e8 che il Fidesz delle origini \u00e8 un partito liberale, antiautoritario, europeista. Orb\u00e1n di allora non assomiglia per nulla a Orb\u00e1n di oggi, e questa trasformazione \u2014 da liberale a campione dell\u2019illiberalismo \u2014 \u00e8 la chiave di volta per capire tutto il resto.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima stagione al governo arriva nel 1998, con una coalizione di centrodestra. Quattro anni di governo ordinari per gli standard dell\u2019epoca, abbastanza da fargli perdere le elezioni del 2002 di misura. Seguono otto anni all\u2019opposizione, durante i quali Orb\u00e1n compie la metamorfosi decisiva: abbandona ogni residuo liberale, abbraccia il nazional-conservatorismo cristiano, inizia a coltivare un elettorato che la crisi del 2008 \u2014 devastante in Ungheria, con il crollo del fiorino e un prestito d\u2019emergenza del FMI \u2014 render\u00e0 disponibilissimo a soluzioni radicali. Nel 2010 torna al potere con una maggioranza dei due terzi che gli consente di modificare la Costituzione. Da quel momento, Orb\u00e1n non si limita a governare: costruisce un sistema. In un discorso del 2014 a B\u0103ile Tu\u015fnad, in Romania, tra gli esponenti della minoranza ungherese, conia la formula che lo render\u00e0 famoso in tutto il mondo: \u00abdemocrazia illiberale\u00bb. Una formula che, bisogna riconoscerlo, ha il pregio della chiarezza: non si tratta di nascondere nulla, ma di dichiarare apertamente che il liberalismo \u2014 come insieme di diritti individuali, indipendenza della magistratura, pluralismo dei media, garanzie costituzionali \u2014 \u00e8 un ostacolo al governo efficace, non una sua condizione. E l\u2019Unione europea? Non c\u2019era e se c\u2019era dormiva.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>L<\/em><\/strong><strong><em>\u2019<\/em><\/strong><strong><em>architettura del potere<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quello che Orb\u00e1n costruisce in sedici anni non \u00e8 semplicemente un governo di destra: lui si appropri\u00f2 dello Stato. La distinzione \u00e8 importante. Jan-Werner M\u00fcller, nel suo <em>Cos\u2019\u00e8 <\/em><em>il populismo?<\/em> (Il Saggiatore), spiega che il populismo non \u00e8 solo retorica anti\u00e9lite \u2014 \u00e8 la pretesa esclusiva di rappresentare \u00abl\u2019il vero popolo\u00bb, con la conseguenza pratica che chiunque dissenta non \u00e8 semplicemente un avversario politico ma un nemico del popolo stesso. Orb\u00e1n ha applicato questo schema con una coerenza e una pazienza che i suoi critici occidentali spesso sottovalutano, liquidandolo come un semplice demagogo.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima mossa, nel 2011, \u00e8 stata una nuova Costituzione \u2014 la \u00abLegge fondamentale\u00bb \u2014 approvata in poche settimane senza una vera partecipazione pubblica. Poi \u00e8 venuta la riforma della legge elettorale: riduzione dei parlamentari, eliminazione del secondo turno, un sistema di compensazione che avvantaggia strutturalmente il partito pi\u00f9 forte, il diritto di voto alle minoranze ungheresi dei Paesi vicini. Poi la magistratura: con la legge organica n. 61, un organo monocratico \u2014 il Presidente dell\u2019Ufficio Nazionale per la Magistratura \u2014 ha assorbito tutte le competenze sui giudici, sui bilanci, sulle nomine, svuotando il Consiglio Giudiziario Nazionale di qualsiasi funzione reale. Poi i media: acquistati uno dopo l\u2019altro da oligarchi vicini a Fidesz, confluiti in una fondazione \u2014 KESMA \u2014 che li gestisce come un unico apparato di propaganda. La televisione pubblica \u00e8 diventata il ministero dell\u2019informazione del regime; i giornali indipendenti sono sopravvissuti con difficolt\u00e0. L\u2019Ungheria non \u00e8 pi\u00f9 un sistema politico ordinario: il governo ha realizzato una forma di \u00abcattura dello Stato\u00bb che svuota i contrappesi istituzionali e trasforma le istituzioni da arbitri neutrali in strumenti di sopravvivenza del partito di governo. La conseguenza paradossale \u00e8 che anche un vantaggio nei sondaggi da parte dei suoi avversari potrebbe non essere sufficiente quando il campo di gioco \u00e8 strutturalmente truccato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Trianon, Horthy e i fantasmi della storia<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per capire il consenso di Orb\u00e1n \u2014 soprattutto nell\u2019Ungheria profonda, nelle province dove Fidesz raccoglie ancora oggi il suo bacino pi\u00f9 solido \u2014 bisogna passare per la storia, che in questo Paese \u00e8 una ferita non rimarginata. Il Trattato del Trianon (il palazzo di Versailles dove il 4 giugno del 1920 venne sancita la sorte dell\u2019Ungheria dopo la I Guerra mondiale) rimane, a pi\u00f9 di un secolo di distanza, il trauma fondativo del nazionalismo ungherese. L\u2019Ungheria, alla fine della Grande Guerra, perse i due terzi del suo territorio e un terzo della popolazione di lingua magiara, distribuita tra Romania, Cecoslovacchia, Jugoslavia e Austria. Una mutilazione che le \u00e9lite ungheresi \u2014 incluso il regime di Mikl\u00f3s Horthy, l\u2019ammiraglio reazionario senza flotta che govern\u00f2 il Paese dal 1920 al 1944 \u2014 non accettarono mai come definitiva. Orb\u00e1n ha fatto di Trianon una delle pietre angolari del suo discorso identitario: nel centenario del trattato ha istituito il Giorno dell\u2019Unit\u00e0 Nazionale, con celebrazioni ufficiali in tutto il Paese. \u00c8 un messaggio preciso: l\u2019Ungheria \u00e8 una nazione ferita, circondata da indifferenza e ostilit\u00e0, e solo un governo forte pu\u00f2 difenderne la dignit\u00e0. L\u2019Europa \u00e8 cos\u00ec lontana che a Budapest hanno rispolverato il turanismo, un\u2019ideologia in voga nel XIX che riscopre gli antichi legami tra ungheresi, turchi fino agli Stan dell\u2019Asia centrale.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019eredit\u00e0 di Horthy \u00e8 pi\u00f9 controversa e pi\u00f9 scivolosa. Il regime horthysta fu alleato della Germania nazista, deport\u00f2 oltre quattrocentomila ebrei ungheresi ad Auschwitz nel 1944 \u2014 in pochi mesi, con una brutalit\u00e0 e un\u2019efficienza che impression\u00f2 persino gli stessi nazisti. Eppure nell\u2019immaginario della destra ungherese, Horthy \u00e8 spesso rievocato come un patriota pragmatico, un difensore dell\u2019ordine in tempi di caos, una vittima delle circostanze pi\u00f9 che un complice. Orb\u00e1n non riabilita Horthy esplicitamente \u2014 \u00e8 troppo prudente per questo \u2014 ma non esattamente si affretta a condannarlo, e il risultato \u00e8 un\u2019ambiguit\u00e0 che solletica certi sentimenti ombrosi che ristagnano nella storia magiara.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi c\u2019\u00e8 il comunismo. Quarant\u2019anni di Repubblica Popolare Ungherese \u2014 compresi i fatti del 1956, la rivolta soffocata dai carri armati sovietici, la repressione, il bonario grigiore degli anni di K\u00e1d\u00e1r (quando il Paese era chiamato \u201cla baracca pi\u00f9 allegra del lager\u201d) \u2014 hanno lasciato una diffidenza profonda in un bel pezzo della nazione verso qualsiasi idea vagamente socialista o progressista, verso le istituzioni internazionali percepite come agenti di controllo esterno, verso l\u2019\u00e9lite cosmopolita che vorrebbe sradicare le antiche tradizioni. Orb\u00e1n ha saputo usare questa memoria con destrezza: la retorica anti-Bruxelles attinge spesso, consciamente o no, al repertorio anti-sovietico. \u00abNon siamo disposti a essere una colonia\u00bb, ripete e il suo elettorato rurale capisce esattamente di che cosa parla.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>I gay, i migranti e le altre ossessioni<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quando nel 2021 il Parlamento di Budapest approva la cosiddetta legge anti-LGBTQ \u2014 che vieta la \u00abpromozione\u00bb dell\u2019omosessualit\u00e0 e della \u00abriassegnazione di genere\u00bb tra i minori, accostando di fatto l\u2019omosessualit\u00e0 alla pedofilia \u2014 la Commissione Europea apre immediatamente una procedura d\u2019infrazione. Orb\u00e1n risponde indicendo un referendum consultivo sulla questione e chiamandolo \u00abreferendum sulla protezione dei bambini\u00bb. La retorica \u00e8 quella tipica del ricatto morale: i bambini sono in pericolo, i \u00abburocrati di Bruxelles\u00bb vogliono imporre ai genitori ungheresi cosa insegnare ai propri figli, il governo difende la famiglia naturale contro il woke occidentale. L\u2019ossessione per l\u2019identit\u00e0 sessuale \u00e8 funzionale, serve a costruire un nemico interno \u2014 o meglio, a identificare una minoranza come vettore di una minaccia culturale esterna. Il meccanismo \u00e8 classico: si prende una questione minoritaria, la si connette a un\u2019influenza straniera (Soros, Bruxelles, i \u00abliberal\u00bb di qualsiasi provenienza), e si trasforma il tutto in una guerra di civilt\u00e0. La grottesca coerenza del sistema si \u00e8 per\u00f2 infranta nel 2020, quando l\u2019eurodeputato di Fidesz J\u00f3zsef Sz\u00e1jer \u00e8 stato beccato a scappare da una festa privata in violazione delle norme anti-Covid \u2014 una festa gay, per la precisione \u2014 con dell\u2019ecstasy nello zaino. Orb\u00e1n ha gestito la cosa con la consueta efficienza: Sz\u00e1jer si \u00e8 dimesso, i media lo hanno cancellato, e la pagina \u00e8 stata girata. Nessuna riflessione pubblica. Si va avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>I migranti sono l\u2019altra ossessione, anzi la prima in ordine cronologico. Nel 2015, quando l\u2019Europa \u00e8 alle prese con i flussi dal Mediterraneo, Orb\u00e1n costruisce una recinzione al confine con la Serbia e lancia una campagna di comunicazione \u2014 cartelloni, spot televisivi, \u00abconsultazioni nazionali\u00bb \u2014 che descrive i migranti come una minaccia esistenziale alla sicurezza e all\u2019identit\u00e0 ungherese. L\u2019Europa lo condanna ma poi, nei fatti, prende ispirazione. Danimarca, Svezia e, infine, l\u2019intera politica migratoria europea si sono spostate nel tempo nella direzione che Orb\u00e1n aveva indicato dieci anni fa. Orban nega i valori europei, Bruxelles prima lo critica ma poi applica le sue pratiche. Ma chi emigra in Ungheria? Quasi nessuno; in compenso nell\u2019ultimo decennio quasi 600 mila ungheresi hanno lasciato il Paese alla ricerca di una vita migliore.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Il consenso e la frattura<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe troppo comodo liquidare il consenso di Orb\u00e1n come il prodotto esclusivo della propaganda e della manipolazione. Sedici anni al potere con maggioranze parlamentari dei due terzi non si spiegano solo con un sistema elettorale distorto e un\u2019egemonia mediatica. C\u2019\u00e8 una base sociale reale, e ignorarla significa non capire nulla di quello che sta succedendo in Ungheria \u2014 e, per estensione, in buona parte d\u2019Europa. Il consenso orbaniano si concentra geograficamente nell\u2019Ungheria fuori Budapest: le province orientali, le citt\u00e0 medie, le comunit\u00e0 rurali. \u00c8 un elettorato che ha percepito i cambiamenti degli anni Novanta \u2014 la transizione al mercato, la privatizzazione, la disoccupazione \u2014 come una perdita pi\u00f9 che come una liberazione; che diffida delle istituzioni europee tanto quanto diffidava di quelle sovietiche; che apprezza la stabilit\u00e0 e la continuit\u00e0 di governo, anche a costo di sacrificare qualche libert\u00e0 astratta che non sente come propria. Le misure sociali di Fidesz \u2014 sussidi alle famiglie numerose, agevolazioni fiscali per le coppie sposate, assegni per il terzo figlio, mutui agevolati per i giovani \u2014 hanno un impatto concreto su questo elettorato e rispondono a preoccupazioni genuine: il crollo della natalit\u00e0, l\u2019emigrazione dei giovani, la difficolt\u00e0 economica delle famiglie.<\/p>\n\n\n\n<p>Budapest \u00e8 un\u2019altra storia. La capitale ha eletto un sindaco di opposizione, Gergely Kar\u00e1csony, nel 2019 e ha confermato la scelta nel 2024. \u00c8 una citt\u00e0 sempre pi\u00f9 europea nel senso pieno del termine: cosmopolita, universitaria, con una scena culturale vivace \u2014 B\u00e9la Tarr, L\u00e1szl\u00f3 Krasznahorkai (Nobel per la letteratura nel 2025), una tradizione intellettuale che non ha mai smesso di resistere. La frattura citt\u00e0-campagna che percorre tutta l\u2019Europa orientale \u00e8 qui particolarmente netta: Budapest vota contro Orb\u00e1n, l\u2019Ungheria di mezzo e di provincia vota per lui.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>L<\/em><\/strong><strong><em>\u2019<\/em><\/strong><strong><em>Europa come nemico utile, Putin e Trump i nuovi amici<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto di Orb\u00e1n con l\u2019Unione Europea \u00e8 uno degli esempi pi\u00f9 riusciti di cinismo politico degli ultimi vent\u2019anni. L\u2019Ungheria \u00e8 nell\u2019UE dal 2004, dipende strutturalmente dai fondi europei \u2014 il ministro delle Finanze M\u00e1rton Nagy ha giustificato il deficit 2025 proprio con i ritardi nell\u2019arrivo dei fondi comunitari \u2014 e non ha mai seriamente ventilato l\u2019ipotesi di uscirne. Eppure Orb\u00e1n ha costruito gran parte della sua narrativa interna sul conflitto con Bruxelles: le procedure d\u2019infrazione (nel 2021 per la legge anti-LGBTQ, nel 2025 per le norme sui media, per violazione del Trattato e per distorsione della concorrenza), il congelamento dei fondi, le accuse di violazione dello stato di diritto \u2014 tutto viene presentato al suo elettorato come la prova che l\u2019Ungheria \u00e8 circondata di nemici che ne vogliono compromettere la sovranit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019articolo 7 dei Trattati, che consentirebbe la sospensione del diritto di voto dell\u2019Ungheria in Consiglio, richiede l\u2019unanimit\u00e0 dei ventisette. L\u2019unanimit\u00e0 non c\u2019\u00e8 \u2014 grazie a Paesi come Slovacchia, Polonia (per un certo periodo), Bulgaria e, tanto per fare sempre brutte figure, l\u2019Italia, il cui governo ha inviato messaggi video di supporto alla campagna di Fidesz nel gennaio 2026, con Meloni e Salvini nel ruolo di supporter entusiasti. La solidariet\u00e0 internazionale della destra nazional-populista \u00e8 una realt\u00e0, non una fantasia giornalistica: Orb\u00e1n ha costruito negli anni una rete di relazioni con Fico in Slovacchia, con Vu\u010di\u0107 in Serbia, con i Patrioti per l\u2019Europa in tutta l\u2019UE. E poi c\u2019\u00e8 Putin.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto con Mosca \u00e8 il punto pi\u00f9 controverso e, almeno in apparenza, il pi\u00f9 difficile da spiegare ai suoi stessi elettori. Orb\u00e1n ha mantenuto relazioni commerciali e politiche con la Russia anche dopo l\u2019invasione dell\u2019Ucraina nel 2022, si \u00e8 opposto sistematicamente alle sanzioni pi\u00f9 dure, ha bloccato o rallentato gli aiuti militari europei a Kiev, ha potenziato la centrale nucleare di Paks con finanziamenti e tecnologia russa. Nel frattempo, l\u2019Ungheria importava ancora oltre l\u2019ottanta per cento del suo gas naturale dalla Russia nel 2023. Orb\u00e1n presenta tutto questo come \u00abneutralit\u00e0\u00bb e \u00abdifesa della pace\u00bb; i suoi critici lo definiscono il principale cavallo di Troia di Putin nell\u2019Unione Europea. Nelle ultime settimane i media hanno raccontato che il ministro degli Esteri ungherese P\u00e9ter Szijj\u00e1rt\u00f3, durante i vertici con i colleghi dell\u2019UE, riferiva il resoconto delle riunioni al capo della diplomazia russa Lavrov. Con Putin amico e i servizi di Mosca impegnati attivamente a fare vincere le elezioni a Orban, \u00e8 diventato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky il nemico numero uno: nella martellante propaganda degli orbaniani \u00e8 dipinto come un ladro, un drogato, un guerrafondaio, uno che vuole spolpare gli ungheresi e perfino invaderli. Vicenda singolare in un Paese che omaggia pubblicamente il premier Nagy e il generale Mal\u00e9ter che vennero giustiziati nel 1958 per essersi opposti ai carri armati di Mosca, ma comprensibile nella logica di una destra mondiale che condivide tanti \u201cvalori\u201d a partire dal fastidio verso la democrazia.<\/p>\n\n\n\n<p>Con Trump il rapporto \u00e8 pi\u00f9 recente ma altrettanto organico. L\u2019endorsement presidenziale \u00e8 arrivato in video dallo Studio Ovale durante il CPAC Hungary di marzo 2026. Il segretario di Stato Rubio ha visitato Budapest a febbraio e il vicepresidente Vance vi arriva a pochi giorni dal voto. Un documento del Dipartimento di Stato scovato dal sito Politico ha descritto il rapporto USA-Ungheria come una \u00abnuova et\u00e0 dell\u2019oro\u00bb. Orb\u00e1n \u00e8 diventato, nell\u2019immaginario della destra globale, qualcosa di pi\u00f9 di un capo di governo: \u00e8 un modello, una dimostrazione pratica che il sovranismo nazional-conservatore \u00e8 compatibile con la vittoria elettorale e con la permanenza nell\u2019Occidente istituzionale (a patto che una volta vinte le elezioni si trucchino le regole). Un Putin che sa stare a tavola.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>L<\/em><\/strong><strong><em>\u2019<\/em><\/strong><strong><em>oleodotto dell<\/em><\/strong><strong><em>\u2019<\/em><\/strong><strong><em>amicizia<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La vicenda del Druzhba \u2014 \u00abamicizia\u00bb, in russo \u2014 \u00e8 quasi una metafora perfetta dell\u2019intera postura orbaniana. Il Druzhba \u00e8 un oleodotto di epoca sovietica, lungo circa quattromila chilometri, che collega i pozzi del Tatarstan russo alle raffinerie dell\u2019Europa centrale passando attraverso Bielorussia e Ucraina. Ungheria e Slovacchia sono i soli due Paesi dell\u2019Unione Europea a dipenderne ancora per una quota significativa del loro fabbisogno petrolifero \u2014 una dipendenza che i governi di Budapest e Bratislava hanno coltivato per scelta, ignorando ogni pressione a diversificare, incluso l\u2019oleodotto croato Adria che attraversa il territorio magiaro senza essere mai stato seriamente sfruttato. Il 27 gennaio 2026 una stazione di pompaggio viene danneggiata \u2014 da un drone russo, secondo Kiev \u2014 e il flusso verso Ungheria e Slovacchia si interrompe. Orb\u00e1n risponde con la sua consueta eleganza: \u00abNiente petrolio, niente denaro\u00bb \u2014 e minaccia di bloccare il prestito UE da 90 miliardi di euro gi\u00e0 approvato dal Consiglio europeo per l\u2019Ucraina. Annuncia poi la sospensione progressiva delle forniture di gas ungherese a Kiev \u2014 gas di cui l\u2019Ucraina importava oltre il 45 per cento dall\u2019Ungheria nel 2025 \u2014 condizionandone la ripresa al ripristino del flusso petrolifero. Il cancelliere tedesco Merz definisce la mossa \u00abun atto di grave slealt\u00e0 che avr\u00e0 conseguenze profonde ben oltre questo episodio\u00bb. Orb\u00e1n, naturalmente, non ci sente da quell\u2019orecchio: \u00e8 in campagna elettorale, e l\u2019immagine di un\u2019Ungheria sotto assedio energetico per colpa di Kiev gli serve quanto il pane. Zelensky alla fine accetta di riparare il gasdotto, precisando per\u00f2 che i danni sono \u00abpi\u00f9 gravi del solito\u00bb, quindi ci vorr\u00e0 un bel po\u2019 di tempo, e che le accuse di sabotaggio deliberato sono infondate: la colpa, insiste, \u00e8 dei ripetuti attacchi russi all\u2019infrastruttura. Vecchia storia da quelle parti: farsi la guerra in nome dell\u2019amicizia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>La crisi e il nuovo avversario<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il modello orbaniano ha cominciato a scricchiolare, e le ragioni sono economiche. Nel 2024 l\u2019Ungheria \u00e8 stata classificata come la nazione pi\u00f9 povera dell\u2019Unione Europea per consumi individuali effettivi \u2014 l\u2019indice che misura il benessere reale delle famiglie, non i parametri macroeconomici. Il FMI ha registrato per il 2025 una crescita dello 0,7 per cento a fronte di un\u2019inflazione del 4,5. Il fiorino si \u00e8 svalutato di oltre il 55 per cento rispetto all\u2019euro dal 2010 a oggi. Il deficit di bilancio 2025 \u00e8 aumentato del 40 per cento rispetto all\u2019anno precedente. Il tasso di emigrazione ha toccato il suo picco storico: trentacinquemila ungheresi hanno lasciato il Paese solo nell\u2019ultimo anno.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto appare P\u00e9ter Magyar. L\u2019uomo \u00e8 una figura ambivalente \u2014 e sarebbe sbagliato non notarlo. Non \u00e8 un dissidente della societ\u00e0 civile, non \u00e8 un professore universitario che ha combattuto il sistema dall\u2019esterno, non \u00e8 un progressista osteggiato dal regime; \u00e8 un ex militante di Fidesz, ex marito della ministra della Giustizia Judit Varga, un uomo che ha vissuto e prosperato nell\u2019ecosistema orbaniano per vent\u2019anni. Ha rotto con il sistema nel 2024, dopo lo scandalo della grazia presidenziale concessa da Katalin Nov\u00e1k \u2014 presidente, una marionetta di Orban poi dimessasi \u2014 a un criminale condannato per aver favorito un pedofilo. In quell\u2019occasione Magyar \u00e8 sceso in campo, ha denunciato la corruzione del sistema, ha lanciato Tisza \u2014 acronimo di \u00abRispetto e Libert\u00e0\u00bb \u2014 e ha ottenuto il 30 per cento alle elezioni europee del giugno 2024 dopo una campagna brevissima.<\/p>\n\n\n\n<p>Magyar \u00e8 conservatore, freddo sul sostegno all\u2019Ucraina (anche se in campagna elettorale non ne vuole parlare), favorevole al muro anti-immigrazione al confine serbo. Non \u00e8, insomma, un candidato della sinistra liberale europea \u2014 il che spiega in parte il suo successo nell\u2019Ungheria profonda, dove Tisza ha strappato consensi persino nelle province considerate fortezze di Fidesz. Il suo messaggio centrale \u00e8 la corruzione: i patrimoni della cerchia orbaniana sono cresciuti mentre gli ungheresi stavano ogni giorno peggio, e chi ha fatto parte del sistema \u2014 come lui stesso \u2014 ne conosce i meccanismi dall\u2019interno. Ha lanciato a febbraio 2026 un tour di campagna di 55 giorni intitolato \u00abOra o mai pi\u00f9\u00bb, con comizi all\u2019aperto in tutto il Paese. Decine di migliaia di persone si sono presentate anche in citt\u00e0 dove l\u2019opposizione non aveva mai osato mettere piede. Per la prima volta da anni il sistema di Viktor Orban sta scricchiolando e pu\u00f2 cadere. La quasi totalit\u00e0 dei partiti di opposizione (socialisti, verdi, liberali) hanno abbandonato la corsa elettorale per lasciare campo libero a Magyar, una scommessa da all-in: chiss\u00e0 come andr\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Il 12 aprile e le domande senza risposta<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I sondaggi, dunque, sono impietosi. Ogni istituto indipendente \u2014 Publicus, Zavecz, Republikon, Median \u2014 assegna a Tisza un vantaggio tra gli 8 e i 16 punti su Fidesz. Il PolitPro Poll Trend aggregato accredita Magyar al 48,7 per cento e Orb\u00e1n al 40,8, con una proiezione di 102 seggi per Tisza contro 86 per Fidesz: una maggioranza di governo netta per Magyar. Qui per\u00f2 bisogna fermarsi e ricordare una cosa: nel 2022, gli stessi istituti che oggi danno Tisza avanti di venti punti prevedevano un testa a testa tra Fidesz e la coalizione \u00abUniti per l\u2019Ungheria\u00bb. Il risultato fu una vittoria schiacciante di Orb\u00e1n: 54 per cento e quarta supermaggioranza consecutiva. Un errore di previsione nell\u2019ordine di venti punti percentuali. L\u2019unico istituto che si era avvicinato al risultato reale era N\u00e9z\u0151pont, l\u2019istituto filogovernativo che oggi viene sistematicamente scartato dai media europei. Non vuol dire che Orb\u00e1n vincer\u00e0 \u2014 i segnali che questa volta sia diverso sono reali \u2014 ma la certezza della sua sconfitta sarebbe ingiustificata.<\/p>\n\n\n\n<p>Il campo di gioco rimane strutturalmente truccato. Fidesz ha pi\u00f9 risorse, un accesso mediatico incomparabilmente superiore, una macchina organizzativa capillare nei comuni. La campagna elettorale \u00e8 gi\u00e0 segnata da episodi inquietanti: video generati dall\u2019intelligenza artificiale che mostrano soldati ungheresi uccisi davanti alle proprie figlie, con il messaggio implicito che una vittoria di Magyar significherebbe la guerra; richieste di revoca dell\u2019immunit\u00e0 parlamentare a Magyar stesso per tre procedimenti giudiziari \u2014 diffamazione e una presunta aggressione \u2014 in tempi sospettosamente coincidenti con la campagna; la presenza, nella missione OSCE di monitoraggio elettorale, di una funzionaria con trascorsi al ministero degli Esteri russo, cosa che ha sollevato perplessit\u00e0 tra le organizzazioni della societ\u00e0 civile ungherese, le voci su possibili attentati da parte degli ucraini o agenti stranieri per minacciare la sovranit\u00e0 ungherese (come quello all\u2019oleodotto dalla Serbia).<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno, per il momento, si sbilancia su cosa accadr\u00e0 se Orb\u00e1n dovesse perdere. La domanda circola tra gli analisti: cederebbe davvero il potere? Diversi think tank internazionali hanno cominciato a mappare le strade con cui un governo uscente potrebbe inventarsi qualche colpo di scena, contestare il risultato, invocare irregolarit\u00e0, ricorrere a istituzioni di nomina fidesz-dependente per rallentare o bloccare il trasferimento. Non \u00e8 fantapolitica, \u00e8 la logica conseguente di un sistema in cui le istituzioni sono state svuotate della loro neutralit\u00e0, di uno Stato che si identifica con il partito al potere e il suo leader.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Una conclusione provvisoria<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non si dovrebbe cedere all\u2019ottimismo facile n\u00e9 al catastrofismo di maniera. Orb\u00e1n \u00e8 un politico con l\u2019abilit\u00e0 di trasformare ogni crisi in un\u2019opportunit\u00e0 narrativa e ha dimostrato una capacit\u00e0 di sopravvivenza che i suoi avversari continuano a sottovalutare. Il grottesco (un eurodeputato omofobo beccato a una festa gay) diventa, nelle sue mani, una prova di disciplina interna; la recessione provocata dalle sue politiche economiche, una colpa di Bruxelles; la corruzione, la normale distribuzione dei frutti della crescita; gli ucraini aggrediti dai russi, i pericolosi nemici che minacciano l\u2019Ungheria. Eppure qualcosa sembra diverso questa volta. Non tanto nei numeri dei sondaggi \u2014 che vanno sempre letti con prudenza \u2014 quanto nella qualit\u00e0 del malcontento. Il disagio economico non \u00e8 pi\u00f9 astratto: \u00e8 la spesa al supermercato, \u00e8 l\u2019affitto dell\u2019appartamento a Budapest, \u00e8 il figlio che se n\u2019\u00e8 andato a Vienna. P\u00e9ter Magyar ha trovato un linguaggio per questo disagio che le vecchie opposizioni \u2014 frammentate, litigiose, incapaci di convergere su un unico candidato nelle elezioni precedenti \u2014 non erano riuscite a costruire.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 12 aprile dir\u00e0 se l\u2019Ungheria \u00e8 ancora capace di un\u2019alternanza democratica, o se il sistema costruito in sedici anni \u00e8 ormai abbastanza solido da resistere anche a una vera sconfitta elettorale. \u00c8 una domanda che non riguarda solo gli ungheresi: riguarda tutti quelli che si chiedono dove finisce la democrazia illiberale e dove comincia qualcosa d\u2019altro, per cui non abbiamo ancora un nome esatto \u2014 ma che assomiglia, in forme diverse, a qualcosa che il Novecento ci ha gi\u00e0 mostrato. Una roba che \u2014 anche se molti fanno finta di non accorgersene \u2014 piace ed \u00e8 diventata il modello di una bella fetta della destra europea e internazionale, come il governo del nostro Paese \u2014 checc\u00e9 ne dicano i pensosi opinionisti sempre distratti a guardare le magagne della sinistra. Un\u2019ultima domanda, infine: Magyar riporter\u00e0 davvero l\u2019Ungheria a essere un membro fattivo dell\u2019Unione europea, si allontaner\u00e0 dalle sirene del putinismo, sapr\u00e0 rappresentare tutti gli ungheresi progressisti ed europeisti, che si affidano a lui? E se dovesse vincere non diventer\u00e0 un nuovo Orban?<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, sul Ponte Margherita, si aspetta, mentre il Danubio continua a scorrere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Stefano Pizzin. Viktor Orb\u00e1n, sedici anni di democrazia illiberale e le elezioni ungheresi del 12 aprile Mentre sto scrivendo questo pezzo le agenzie riportano la notizia che il governo serbo ha avvertito quello ungherese del ritrovamento di un ordigno esplosivo, insieme all\u2019attrezzatura necessaria per farlo detonare, presso un\u2019infrastruttura per il gas che collega la Serbia e l\u2019Ungheria. 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