{"id":6658,"date":"2026-03-08T17:33:00","date_gmt":"2026-03-08T16:33:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6658"},"modified":"2026-03-07T17:52:11","modified_gmt":"2026-03-07T16:52:11","slug":"quando-la-guerra-diventa-propaganda","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/03\/08\/quando-la-guerra-diventa-propaganda\/","title":{"rendered":"Quando la guerra diventa propaganda"},"content":{"rendered":"\n<p>di Massimo Bulli.<\/p>\n\n\n\n<h4>Una riflessione sul linguaggio della guerra, sulla propaganda e sul clima politico che accompagna il dibattito pubblico.<\/h4>\n\n\n\n<p>Potrebbe stupire \u2013 e dovrebbe stupire \u2013 l\u2019attacco che la destra italiana, e molti giornali ad essa allineati, hanno condotto nei confronti dell\u2019opposizione in occasione dell\u2019attacco israeliano e americano all\u2019Iran e della morte dell\u2019Ayatollah Khamenei, prendendo a pretesto le contestazioni rivolte dalle opposizioni al Governo in carica per la mancata presa di distanza da una serie di atti di guerra illegittimi e illegali condotti nei confronti di una nazione sovrana.<\/p>\n\n\n\n<p>Su molte testate sono apparse scritte e vignette nelle quali si parlava delle \u201cvedove dell\u2019Ayatollah Ali Khamenei\u201d,&nbsp;riferendosi ai leader della opposizione italiana&nbsp;oppure titoli come:&nbsp;<strong>IRAN, \u00c8 GUERRA \u2013 \u00abL\u2019AYATOLLAH \u00c8 MORTO\u00bb SINISTRA ITALIANA IN LUTTO<\/strong>, e in generale una intensa campagna di denigrazione nei confronti della \u201csinistra\u201d: termine generico nel quale viene sbrigativamente raggruppata tutta la politica che non \u00e8 di destra, colpevole di non inneggiare alla guerra e di non celebrare aggressioni militari anche a danno dei civili (oltre 160 bambine e ragazze morte in una scuola centrata da un missile) e omicidi mirati in margine a una guerra nemmeno dichiarata.<\/p>\n\n\n\n<p>Potrebbe e dovrebbe stupire, ma evidentemente ormai ben poco stupisce.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla trasmissione&nbsp;<em>Otto e mezzo<\/em>&nbsp;di Lilli Gruber, Beppe Severgnini ha dato una definizione che pu\u00f2 aiutare a comprendere il clima nel quale questo succede:<br>\u00abCi stiamo abituando in maniera pericolosissima all\u2019idea che la guerra sia un sistema abituale per risolvere le questioni. Siamo entrati nello schema del videogioco: il videogioco \u00e8 entrato nelle nostre teste\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 vero: non c\u2019\u00e8 etica o morale che tenga. Lo schema \u00e8 quello del videogioco: si gioca per uccidere e per vincere. Le ragioni degli altri non esistono. (Attenzione: incidentalmente questa frase riassume uno dei principi di Goebbels, ministro della propaganda della Germania nazista).<\/p>\n\n\n\n<p>Non stupisce in una societ\u00e0 che sempre meno si affida al ragionamento e sempre pi\u00f9 si abbevera alla fonte degli slogan, dei motti, delle frasi fatte e dei pifferai che predicano soluzioni semplici per problematiche complesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, se non l\u2019etica o la morale, perlomeno una minima intelligenza dovrebbe suggerire che non \u00e8 vero che qualunque situazione o congiuntura possa essere risolta con le bombe. Sappiamo che per anni gli occidentali hanno trattato con precauzione le questioni medio-orientali e, quando questo non \u00e8 stato fatto, il risultato \u00e8 stato un caos mai risolto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intervento americano in Iraq, in Afghanistan, in Libia, in Siria non ha prodotto nuovi equilibri: le popolazioni vivono male e continuano a esportare terrorismo, e gli equilibri in quelle regioni appaiono sempre precari.<\/p>\n\n\n\n<p>La mancanza di capacit\u00e0 di convivere con altri popoli e di creare i presupposti per rapporti civili e distesi ci fa vivere tutti male, ma si continuano a preferire i pistoleri, a inneggiare agli \u201csceriffi\u201d dalla pistola (o dal missile) facile e a prendere in giro gli uomini di pace, a deridere grossolanamente le iniziative di quelle formazioni politiche che cercano la pace. Come se fossimo, appunto, in un videogioco e non nel mondo nel quale dobbiamo vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Dovrebbe essere ovvio che lo sviluppo sociale, la mediazione, l\u2019integrazione, la costruzione di una societ\u00e0 migliore, la ricerca della pace e della pacifica convivenza dei popoli non sono cose semplici: passano necessariamente per tentativi ed errori. Passano per costruzioni articolate e pazienti, spesso fragili, che hanno bisogno di buona volont\u00e0 e di fiducia.<\/p>\n\n\n\n<p>Le gestioni autoritarie, invece, si nutrono di semplificazioni e di sensazioni di urgenza, perch\u00e9 nell\u2019urgenza la semplificazione diventa necessaria. E quindi vanno ad attizzare i sentimenti pi\u00f9 semplici e immediati: la paura, l\u2019odio, che resuscitano sentimenti primitivi capaci di generare quelle che Freud definiva le \u201cmasse\u201d, nelle quali l\u2019individuo si annulla e prevale il \u201ccapo\u201d, colui che pu\u00f2 portare la massa alla \u201cvittoria\u201d \u2013 che vittoria non \u00e8 mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Per fare questo diventa necessario creare il conflitto e, con il conflitto, la semplificazione dell\u2019umanit\u00e0 in vincitori e vinti.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti i valori che vengono creati in questi casi \u2013 patria, onore, difesa delle tradizioni, difesa della religione, difesa della \u201cfamiglia tradizionale\u201d, eccetera \u2013 sono spesso funzionali soltanto a sostenere e dare spessore alla violenza fine a se stessa, che crea le gerarchie alla cui vetta siedono i capi e alla cui base si trovano le genti, le \u201cmasse\u201d, convinte di fare parte di qualcosa di vincente e di epico, senza accorgersi di essere masse di manovra e carne da cannone.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la comunicazione, quando \u00e8 finalizzata a trasmettere valori di pace, armonia, inclusione, tolleranza e pacifica convivenza, \u00e8 delicata e fragile: ha bisogno di essere curata con attenzione per non suscitare incomprensioni e stravolgimenti. La comunicazione autoritaria, invece, \u00e8 breve e concisa: non ha bisogno di ragionamenti; anzi, usa ragionamenti artefatti per stravolgere la verit\u00e0. In genere si avvale di slogan e motti, frasi brevi che richiamano le tifoserie calcistiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Una efficace espressione che descrive questo fenomeno \u00e8 l\u2019arcinota frase: \u00abUna bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verit\u00e0 si sta ancora mettendo le scarpe\u00bb (attribuita a Mark Twain).<\/p>\n\n\n\n<p>Le bugie, le fake news o le notizie sensazionalistiche si diffondono in modo estremamente rapido, quasi istantaneo. Sono accattivanti, semplici e fanno leva sulle emozioni, mentre la verit\u00e0, al contrario, \u00e8 lenta a emergere: richiede tempo per essere verificata, richiede prove, indagini e un\u2019analisi attenta dei fatti. Lo slogan colpisce alla pancia ed \u00e8 efficace subito.<\/p>\n\n\n\n<p>Molto spesso l\u2019individuo trae sollievo dall\u2019annullarsi nella massa e nel seguire un motto che non richiede ragionamenti e gli promette una vittoria \u2013 legittima o estorta che sia \u2013 in un mondo diviso tra amico e nemico, tra vincere o perdere, dove le ragioni non contano: conta solo chi vince.<\/p>\n\n\n\n<p>Negare i propri torti, annullare le ragioni degli altri, piegare la realt\u00e0 alle proprie necessit\u00e0, usare tutto per insultare e denigrare l\u2019avversario, il \u201cnemico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo caso insultare la sinistra per non avere celebrato l\u2019aggressione all\u2019Iran da parte di nazioni scellerate con le quali l\u2019attuale Governo in carica vanta una imbarazzante amicizia diventa funzionale anche per creare una spinta nei confronti della partita che si sta giocando in Italia intorno al referendum sulla modifica della Costituzione.<\/p>\n\n\n\n<p>La partita del referendum non viene giocata dal Governo sulla comprensione e sull\u2019accettazione del quesito referendario, e lo sappiamo: il quesito originale era nebuloso ed \u00e8 stato cambiato dalla Corte di Cassazione solo dopo una raccolta firme da parte delle opposizioni; il percorso \u00e8 stato accelerato in modo esagerato e la comunicazione \u00e8 stata semplificata all\u2019estremo.<\/p>\n\n\n\n<p>La partita si gioca sul fatto che il Governo si pone come il soggetto che fa le cose giuste \u201cper il bene dell\u2019Italia\u201d e che viene osteggiato da una \u201csinistra\u201d faziosa e nemica dell\u2019innovazione. La proposta di legge viene presentata come un modo per \u201cimpedire ai giudici di ostacolare l\u2019opera di governo\u201d e quindi, di fatto, non come un percorso condiviso per una crescita comune, ma ancora una volta come una guerra: una lotta tra buoni e cattivi che bisogna \u201cvincere\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E quindi quale tattica migliore che trovare ogni maniera per screditare i \u201cnemici\u201d? Anche la guerra in Iran pu\u00f2 tornare utile per creare una immagine negativa della sinistra a ridosso della data delle votazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>In estrema sintesi siamo prigionieri di un mondo nel quale lo spirito del Far West, della legge del pi\u00f9 forte, sembra prevalere sempre pi\u00f9 su ogni ragionamento e su tutti i valori etici e morali pi\u00f9 preziosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Stiamo perdendo il controllo della situazione, tentati dalle sirene delle soluzioni sbrigative proposte come fossero competizioni sportive, tentati di credere di essere nel mondo della pubblicit\u00e0 o nei videogiochi.<\/p>\n\n\n\n<p>Fermiamoci. Ragioniamo. Mettiamo un punto fermo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ciascuno di noi pu\u00f2 dire:&nbsp;<strong>NO<\/strong>.<br>Non ci sto.<br>Non nel mio nome.<\/p>\n\n\n\n<p>Io mi fermo qui.<br>E dico&nbsp;<strong>NO<\/strong>: intanto a un referendum, poi magari domani a un governo che appoggia le stragi e che non mi rappresenta.<\/p>\n\n\n\n<p>Io dico&nbsp;<strong>NO<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Massimo Bulli. Una riflessione sul linguaggio della guerra, sulla propaganda e sul clima politico che accompagna il dibattito pubblico. 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