{"id":6642,"date":"2026-03-02T18:13:11","date_gmt":"2026-03-02T17:13:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6642"},"modified":"2026-03-02T18:14:12","modified_gmt":"2026-03-02T17:14:12","slug":"pakistan-afghanistan-la-frattura-permanente","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/03\/02\/pakistan-afghanistan-la-frattura-permanente\/","title":{"rendered":"Pakistan\u2013Afghanistan: la Frattura permanente"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Di Stefano Pizzin<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h4><strong>Tra la Linea Durand e il jihad che attraversa il confine, due Paesi uniti dalla storia e divisi dall\u2019odio<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Mentre gli occhi del mondo sono tutti su ci\u00f2 che sta accadendo in Medioriente, pi\u00f9 a nordest si \u00e8 aperto uno scontro militare che covava da anni e rischia di aggiungere ulteriore instabilit\u00e0 in un mondo gi\u00e0 piuttosto precario.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un paradosso al cuore del rapporto tra Pakistan e Afghanistan che vale la pena capire prima di tutto il resto: sono due Paesi che condividono lingua, etnia, religione, storia \u2014 eppure si fanno la guerra. Sono stati creati, in qualche misura, l\u2019uno contro l\u2019altro dalla stessa logica coloniale che ha tracciato i confini del subcontinente indiano senza chiedersi chi ci vivesse e oggi, a pi\u00f9 di settant\u2019anni dall\u2019indipendenza pakistana, si ritrovano in un\u2019escalation militare aperta che nessuno dei due pu\u00f2 permettersi, ma nemmeno sembra in grado di fermare.<\/p>\n\n\n\n<p>Per capire perch\u00e9, bisogna tornare indietro di oltre un secolo e cominciare da una mappa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La linea che nessuno ha mai accettato<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1893, il diplomatico britannico Sir Mortimer Durand impose all\u2019emiro afghano Abdur Rahman Khan un confine che tagliava trasversalmente le terre dei Pashtun, il pi\u00f9 grande popolo tribale del mondo: circa 60 milioni di persone divise su due lati di una frontiera arbitraria, tracciata con il righello. La Linea Durand fu una decisione imperiale, dettata dalla logica della Great Game (\u00abil grande gioco\u00bb, il conflitto tra l\u2019Impero britannico e quello russo per il controllo dell\u2019Asia centrale, come lo chiamava lo scrittore inglese Joseph Rudyard Kipling) non dalla geografia fisica o umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Per il Pakistan, nato nel 1947 dall\u2019eredit\u00e0 coloniale britannica, quella linea \u00e8 un confine internazionale riconosciuto e difeso con le armi, \u00e8 la sua frontiera occidentale. Per l\u2019Afghanistan \u2014 dove nessun governo nella storia moderna ha mai ratificato formalmente la Linea Durand \u2014 quella linea \u00e8 una ferita aperta, una violazione della continuit\u00e0 etnica e culturale della nazione pashtun. Kabul ha sempre considerato illegittima la cessione territoriale strappata a un emiro sotto ricatto dei britannici, e ha usato questa posizione come strumento di pressione permanente nei confronti di Islamabad.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questa asimmetria fondamentale nasce tutto il resto. Il nazionalismo pashtun, l\u2019irredentismo afghano, la diffidenza reciproca che ha avvelenato ogni tentativo di normalizzazione e, infine, il conflitto armato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019equazione pashtun: etnia come geopolitica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I Pashtun non sono una minoranza marginale che&nbsp;reclama qualche diritto culturale. Sono il gruppo etnico dominante in Afghanistan \u2014 dove costituiscono tra il 40 e il 45% della popolazione e hanno storicamente controllato il potere \u2014 e una minoranza potente e politicamente attiva in Pakistan, concentrata nelle province di Khyber Pakhtunkhwa e Balochistan. Il sogno del Pashtunistan, uno Stato indipendente o almeno autonomo per i Pashtun, ha periodicamente attraversato la politica regionale come un fantasma che nessuno riesce a evocare completamente n\u00e9 a esorcizzare del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Kabul lo ha usato come leva: sostenendo movimenti separatisti pashtun in Pakistan, agitando la questione dell\u2019autodeterminazione, rifiutando di riconoscere la Linea Durand in ogni negoziato. Islamabad ha risposto con una strategia pi\u00f9 sofisticata e alla fine pi\u00f9 pericolosa: sostenere gruppi islamisti interni all\u2019Afghanistan capaci di neutralizzare le ambizioni nazionaliste pashtun attraverso una contro-narrazione religiosa. L\u2019idea era che se i Pashtun si fossero identificati prima come musulmani e poi come Pashtun, il problema del Pashtunistan si sarebbe dissolto nell\u2019identit\u00e0 islamica condivisa. Proprio per realizzare questo progetto, il Pakistan ha costruito, finanziato e armato i Taliban.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il doppio gioco e il Frankenstein di Islamabad<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni Ottanta, durante l\u2019invasione sovietica dell\u2019Afghanistan, il Pakistan divent\u00f2 il principale hub logistico della resistenza islamista dei mujaheddin, con il beneplacito e il finanziamento della CIA. L\u2019ISI \u2014 l\u2019intelligence pakistana, forse il servizio segreto pi\u00f9 influente e autonomo del mondo \u2014 costru\u00ec relazioni profonde con i comandanti islamisti, relazioni che avrebbe poi mantenuto, rielaborato e sfruttato nei decenni successivi. Con la caduta del governo comunista afghano e il caos della guerra civile, nei primi anni Novanta nacquero i Taliban: un movimento di studenti di madrassa reclutati in larga parte dalle scuole religiose deobandi finanziate e operative su suolo pakistano, specialmente nei campi profughi di Peshawar e Quetta. L\u2019ISI li sostenne militarmente e politicamente nella loro scalata al potere, che culmin\u00f2 nel controllo di oltre il 90% dell\u2019Afghanistan nel 1996.<\/p>\n\n\n\n<p>La logica strategica pakistana era chiara: un Afghanistan governato dai Taliban avrebbe garantito ad Islamabad quella che i generali chiamavano \u00abprofondit\u00e0 strategica\u00bb contro l\u2019India, il nemico storico.<\/p>\n\n\n\n<p>Un Afghanistan docile, controllabile, avrebbe neutralizzato le ambizioni separatiste pashtun, aperto rotte commerciali verso l\u2019Asia centrale e consegnato a Islamabad un prezioso alleato. Quella scommessa non ha mai pagato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ritiro americano dell\u2019agosto 2021 e il ritorno dei Taliban al potere avrebbe dovuto, nelle aspettative di Islamabad, inaugurare una nuova era di influenza pakistana a Kabul. \u00c8 accaduto esattamente il contrario. I nuovi Taliban, il cui nucleo dirigente era stato ospitato per anni nella cosiddetta \u00abQuetta Shura\u00bb sul territorio pakistano, si sono rivelati nazionalisti afghani prima ancora che islamisti filo-pakistani. Una volta al potere, hanno rivendicato con forza la propria autonomia, si sono rifiutati di riconoscere la Linea Durand e \u2014 punto pi\u00f9 esplosivo di tutti \u2014 hanno apertamente tollerato, quando non sostenuto, il Tehrik-i-Taliban Pakistan.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP) \u00e8 l\u2019ala pakistana del movimento talebano il cui programma \u00e8 rovesciare lo Stato pakistano e imporre la sharia. Nato nei territori tribali negli anni Duemila, \u00e8 responsabile di migliaia di attacchi terroristici in Pakistan, inclusi massacri come quello della scuola militare di Peshawar del 2014, in cui morirono 149 persone, la maggior parte bambini. I Taliban afghani ospitano e proteggono il TTP nei loro territori. Il Pakistan ha bombardato basi del TTP in Afghanistan. I Taliban di Kabul hanno protestato denunciando violazioni della sovranit\u00e0 afghana. Il cerchio \u00e8 diventato un triangolo di fuoco, e il Pakistan si ritrova a combattere il mostro che ha creato.<\/p>\n\n\n\n<p>Come il mostro di Frankenstein, il movimento talebano, dopo essere stato creato e coccolato dal Pakistan, si \u00e8 ribellato ai suoi creatori e gli si \u00e8 scagliato contro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La dimensione religiosa: islam contro islam<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe un errore leggere questo conflitto come puramente etnico o strategico. La componente religiosa \u00e8 reale e stratificata, e contribuisce a renderlo quasi inestricabile. Sia Pakistan che Afghanistan sono a maggioranza sunnita. Eppure le fratture interne all\u2019islam sunnita hanno alimentato decenni di violenza tra i due Paesi e al loro interno. La corrente deobandi \u2014 quella che ha ispirato i Taliban \u2014 si \u00e8 sviluppata nel subcontinente indiano come risposta purista all\u2019influenza coloniale britannica. In Pakistan ha trovato terreno fertile nelle madrase, spesso finanziate con il denaro dei Paesi del Golfo, e in molte aree hanno sostituito l\u2019istruzione pubblica. Queste scuole sono state l\u2019incubatrice del radicalismo jihadista che poi ha attraversato il confine in entrambe le direzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato \u00e8 una sovrapposizione tragica: l\u2019islam \u00e8 al tempo stesso il collante ideologico dei movimenti estremisti su entrambi i lati della frontiera e la giustificazione retorica di ogni parte per colpire l\u2019altra. I Taliban afghani colpiscono il Pakistan in nome della difesa della sovranit\u00e0 islamica. Il TTP colpisce lo Stato pakistano in nome di un islam pi\u00f9 puro. Islamabad li bombarda entrambi e li accusa di tradire la fratellanza islamica. La religione, in questa guerra, \u00e8 insieme bandiera e maschera.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gli attori esterni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nessun conflitto in questa regione \u00e8 mai solo regionale. Intorno alla crisi Pakistan-Afghanistan si muovono interessi di altre potenze che la osservano, al tempo stesso, con preoccupazione e calcolo cinico.<\/p>\n\n\n\n<p>La Cina ha investito miliardi nel Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC), arteria portante della Belt and Road Initiative. L\u2019instabilit\u00e0 afghana riversa terroristi e caos nel Balochistan pakistano, gi\u00e0 teatro di insurrezione separatista, minacciando direttamente quegli investimenti. Pechino ha interesse a una stabilizzazione ma diffida di entrambi i governi e mantiene canali pragmatici con i Taliban, cui ha riconosciuto de facto il governo in un calcolo di pura realpolitik.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019India guarda al logoramento pakistano con interesse strategico. Ogni attacco del TTP che destabilizza il Pakistan \u00e8, per New Delhi, un\u2019opportunit\u00e0 geopolitica nel suo scontro permanente con Islamabad. Al tempo stesso, un Afghanistan in guerra aperta che genera milioni di rifugiati e terrorismo transnazionale \u00e8 un rischio anche per la stabilit\u00e0 del subcontinente indiano. In questo contesto la postura del governo indiano \u00e8 quella dell\u2019osservatore interessato che preferisce non sporcarsi le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Iran confina con entrambi i Paesi e guarda con nervosismo crescente a ci\u00f2 che accade lungo i suoi confini orientali. Teheran sostiene le minoranze sciite afghane \u2014 in particolare gli Hazara, sistematicamente perseguitati dai Taliban \u2014 ed \u00e8 preoccupata dalla presenza di cellule dell\u2019ISIS-K nei territori afghani orientali vicini alla propria frontiera. Infine, gli Stati Uniti, che hanno cercato di lavarsi le mani dell\u2019Afghanistan dopo il ritiro del 2021, scoprono che farlo \u00e8 impossibile: un Pakistan destabilizzato \u00e8 pur sempre un Paese con le armi nucleari e l\u2019ISIS-K rappresenta una minaccia terroristica diretta all\u2019Occidente che Washington non pu\u00f2 ignorare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I possibili sviluppi: da una guerra di logoramento alla catastrofe<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lo scenario pi\u00f9 probabile nel breve-medio periodo \u00e8 il conflitto a bassa intensit\u00e0 prolungato: raid aerei pakistani su basi del TTP in Afghanistan, attacchi terroristici del TTP in Pakistan, risposta afghana con missili e retorica nazionalista, schermaglie ai valichi di frontiera. Un\u2019escalation gestita, dolorosa, ma che non degenera in guerra aperta nel senso classico del termine. I due Paesi si consumano a vicenda senza una vittoria decisiva n\u00e9 una pace vera. Il costo per entrambe le economie \u00e8 enorme: il Pakistan \u00e8 gi\u00e0 in crisi con il FMI, l\u2019Afghanistan \u00e8 sotto sanzioni internazionali e dipende dagli aiuti umanitari. Il commercio transfrontaliero, che valeva oltre due miliardi di dollari l\u2019anno, \u00e8 di fatto bloccato.<\/p>\n\n\n\n<p>Esiste uno scenario di mediazione regionale, teoricamente percorribile: un accordo negoziato con l\u2019intervento della Cina o del Qatar \u2014 che ha canali consolidati con i Taliban \u2014 che preveda un impegno afghano a limitare il TTP in cambio della cessazione delle operazioni militari pakistane. Possibile, ma fragile. Richiederebbe dai Taliban un cambio di postura che finora non si \u00e8 materializzato, e che cozza contro la loro logica di potere: proteggere il TTP \u00e8, per Kabul, anche un modo di mantenere una leva su Islamabad.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scenario catastrofico \u00e8 quello che pochi vogliono nominare apertamente: il collasso pakistano. Un Pakistan gi\u00e0 economicamente fragilissimo, con un esercito sotto pressione, una classe politica lacerata dallo scontro tra i militari e il movimento di Imran Khan, un terrorismo interno dilagante, potrebbe giungere a un punto di rottura istituzionale. Le conseguenze sarebbero incalcolabili: il Pakistan possiede oltre 160 testate nucleari, il sesto arsenale al mondo. Un Pakistan in crisi \u00e8 un arsenale nucleare senza un custode affidabile. Questo \u00e8 l\u2019incubo che tiene svegli i funzionari a Washington, Pechino e Nuova Delhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, esiste uno scenario paradossale ma non del tutto impossibile: i Taliban consolidano il controllo interno afghano e si convincono, per ragioni di puro State-building, a neutralizzare militarmente il TTP. Uno Stato che ambisce a essere riconosciuto internazionalmente non pu\u00f2 permettersi di ospitare milizie non controllate che attaccano i Paesi vicini. Se i Taliban ragionassero da governo e non da movimento rivoluzionario, avrebbero tutto l\u2019interesse a farlo. Finora non lo hanno fatto. Ma la pressione pakistana \u2014 economica, diplomatica, militare \u2014 potrebbe alla fine cambiare il calcolo. Se questo scenario \u00e8 improbabile, pi\u00f9 realistico \u00e8 quello che il governo di Kabul gi\u00e0 isolato nel mondo (solo cinesi e russi tengono rapporti pi\u00f9 o meno normali con i Taliban), con un\u2019economia a terra e la folle e criminale politica di segregazione delle donne e repressione delle minoranze, non riesca a reggere anche una guerra e collassi riportando il Paese nella cronica guerra civile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una linea di conflitto che continua a moltiplicarsi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il conflitto Pakistan-Afghanistan \u00e8 spesso trattato come una questione periferica, l\u2019ennesima complicazione in un\u2019area gi\u00e0 instabile che il resto del mondo preferisce non guardare troppo da vicino. \u00c8 un errore di prospettiva che potremmo pagare a caro prezzo. Stiamo parlando di due Paesi con una popolazione combinata superiore ai 300 milioni di persone, di un arsenale nucleare in gioco, di una delle rotte del traffico di eroina pi\u00f9 attive del pianeta, e di una regione in cui si incrociano gli interessi strategici di Cina, India, Russia, Iran e Occidente.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019eredit\u00e0 coloniale britannica \u2014 quella Linea Durand tracciata con un righello in un ufficio a Londra \u2014 continua a produrre morti, rifugiati e instabilit\u00e0 pi\u00f9 di un secolo dopo. E finch\u00e9 la comunit\u00e0 internazionale tratter\u00e0 questo come un problema altrui, il conto arriver\u00e0 comunque: sotto forma di attacchi terroristici, crisi migratorie, o qualcosa di molto peggio. Non baster\u00e0 nemmeno costringere gli attori a una pace traballante perch\u00e9 finch\u00e9 ci saranno sul campo nazionalismo, integralismo religioso e linee di frontiera disegnate senza il consenso di chi ci vive, le ragioni di scontro non scompariranno mai ma andranno a moltiplicarsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Stefano Pizzin. Tra la Linea Durand e il jihad che attraversa il confine, due Paesi uniti dalla storia e divisi dall\u2019odio Mentre gli occhi del mondo sono tutti su ci\u00f2 che sta accadendo in Medioriente, pi\u00f9 a nordest si \u00e8 aperto uno scontro militare che covava da anni e rischia di aggiungere ulteriore instabilit\u00e0 in un mondo gi\u00e0 piuttosto precario. 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