{"id":6522,"date":"2026-02-04T18:04:27","date_gmt":"2026-02-04T17:04:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6522"},"modified":"2026-02-04T18:20:54","modified_gmt":"2026-02-04T17:20:54","slug":"dare-una-lezione-alla-magistratura","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/02\/04\/dare-una-lezione-alla-magistratura\/","title":{"rendered":"Dare una lezione alla magistratura"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Franco Belci.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cominciamo dal titolo della legge costituzionale su cui si vota: \u201cNorme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare&#8221;<\/strong><strong>.&nbsp;<\/strong>Dunque i temi di cui tanto si discute sui media (separazione delle carriere e CSM) non vi compaiono. Perch\u00e9? Semplice. La riforma Cartabia del 2022 gi\u00e0 limita il passaggio dalla funzione inquirente a quella giudicante a una sola volta nella carriera di un magistrato, entro 10 anni dalla prima assegnazione, con l\u2019obbligo di cambiare sede &nbsp;giurisdizionale. Negli ultimi 5 anni l\u2019ha utilizzata lo 0,31% dei magistrati in servizio. Se si fosse voluta negare anche questa possibilit\u00e0, non sarebbe stata necessaria una riforma costituzionale: sarebbe stata sufficiente una legge ordinaria. Dunque la \u201cseparazione\u201d \u00e8 solo uno slogan utile alla comunicazione semplificata.<\/p>\n\n\n\n<p>Neppure i principi che governano l\u2019attivit\u00e0 del CSM sono stati formalmente toccati: per\u00f2, come vedremo, sono stati stravolti surrettiziamente. L \u2019organo di autogoverno della magistratura \u00e8 previsto dall\u2019art. 104 della Costituzione a completamento di un principio: \u201cLa magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere\u201d. L\u2019 indipendenza dagli altri poteri consente insomma al giudice di decidere allo stesso modo di essere imparziale, di decidere allo stesso modo, per lo stesso reato, per ricchi e i potenti e per i semplici cittadini. E all\u2019art. 105 si precisano i compiti, del Consiglio, soggetti alle sole norme dell\u2019ordinamento giudiziario: assunzioni, assegnazioni e trasferimenti, promozioni, provvedimenti disciplinari, che non vengono riservati dalla Costituzione alla politica, proprio perch\u00e9 gli stessi politici possono compiere reati e devono essere giudicati senza alcun privilegio. Il CSM \u00e8 presieduto, non a caso, dal Presidente della Repubblica; ne fanno parte, di diritto, il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione. Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra \u201cprofessori ordinari di universit\u00e0 in materie giuridiche e ed avvocati dopo 15 anni di esercizio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la riforma vengono costituiti due CSM separati: uno per i magistrati della carriera giudicante (i giudici) e uno per quelli della carriera requirente (i rappresentanti delle Procure della Repubblica). Anche i due membri di diritto, il primo presidente della Cassazione e il procuratore generale presso la Cassazione faranno parte dei rispettivi rami. Certo, la presidenza rimarr\u00e0 in capo al presidente della Repubblica (in attesa del premierato) e le funzioni saranno le stesse attribuite all\u2019attuale CSM, tranne una, la giurisdizione disciplinare: la questione pi\u00f9 delicata, che sar\u00e0 affidata non all\u2019organo di autogoverno del potere giudiziario, ma, appunto, a un\u2019Alta Corte che dovrebbe essere nominata con gli stessi criteri. Quindi, al posto di un unico CSM, composto da magistrati di grande esperienza e professionalit\u00e0 capaci di discutere con ricchezza di punti di vista, ce ne sono due pi\u00f9 un terzo organo diverso dagli altri due: insomma. Non ci saranno pi\u00f9 confronti tra impostazioni diverse, utili per tutta la giurisprudenza, ma tre sistemi chiusi e non comunicanti. Ovviamente si tratta di un grave indebolimento dell\u2019organismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quelle che cambieranno radicalmente saranno per\u00f2 le modalit\u00e0 di nomina dei componenti. Si passer\u00e0 dall\u2019elezione &nbsp;al sorteggio: i nomi dei membri \u201ctogati\u201d saranno estratti a sorte tra i magistrati giudicanti e i magistrati requirenti secondo quanto stabilir\u00e0 una legge ordinaria. Invece per i \u201claici\u201d, quelli nominati dal Parlamento in seduta comune, il sorteggio sar\u00e0 circoscritto a un elenco di professori ordinari in materie giuridiche e avvocati con oltre 15 anni di esercizio della professione. Il risultato sar\u00e0 che sui magistrati estratti a sorte non ci potr\u00e0 essere alcuna garanzia di esperienza e competenza, e quindi di autorevolezza, mentre quelli nominati dalla politica mediante sorteggio pilotato (col rischio che si formi una maggioranza in grado di eleggerseli tutti) avranno un\u2019esperienza e un\u2019autorevolezza molto diverse.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 eliminare il \u201cpeso\u201d delle correnti, cio\u00e8 le articolazioni dei magistrati caratterizzate secondo indirizzi interpretativi, non secondo concezioni di giustizia. Non che le correnti abbiano dato buona prova di s\u00e9, contendendosi i posti di potere, e talvolta entrando in discussioni che esulavano dal loro campo, ma si collocano all\u2019interno di un pluralismo interpretativo sul quale si regge la giurisprudenza. Del resto mi pare che neanche la politica ha abbia dato buona prova di s\u00e9, visto che vota meno del 50% degli italiani. Ma in questo caso si tratta di votare per la Costituzione, non per i partiti, alcuni dei quali sono pure divisi al proprio interno tra SI e NO. E quando si vota per i referendum costituzionali non esiste il quorum: in teoria potrebbe decidere il 10% dei cittadini. Per questo \u00e8 fondamentale un\u2019illustrazione puntuale dei punti di vista e la pi\u00f9 vasta partecipazione possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni fautori del SI hanno presentato il quesito referendario come una questione tecnica, cio\u00e8 neutra di fronte alla politica e poco accessibile, per sua natura, al cittadino comune. \u201cBisogna stare al merito\u201d ripetono, accusando chi invece sostiene le ragioni del NO di voler votare pregiudizialmente contro il governo. Non ci fu peraltro alcuna remora in occasione del referendum del 2016 sulla legge Renzi Boschi, quando l\u2019attuale maggioranza vot\u00f2 compatta per il NO, con l\u2019obiettivo esplicito di far cadere il governo. Renzi si dimise. L\u2019attuale premier ha gi\u00e0 detto che non lo far\u00e0: se non va bene questa via, ne sceglier\u00e0 un\u2019altra con il medesimo obiettivo. Questi politici e studiosi hanno chiamato a testimone Giuliano Vassalli e la sua riforma del 1988, col fondamentale passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio, che, ovviamente, nessuno si sogna di mettere in discussione. E\u2019 vero che Vassalli, insigne giurista ed ottimo ministro della giustizia nei governi Goria, De Mita, Andreotti VI, era favorevole alla separazione. Solo che, come abbiamo visto, essa \u00e8 gi\u00e0 avvenuta di fatto nel 2022. Non solo. La riforma Vassalli fu approvata da un sistema politico-istituzionale radicalmente diverso: si votava col sistema proporzionale, c\u2019era il pentapartito e nessuno dei partiti di quell\u2019alleanza esiste pi\u00f9. Quindi il riferimento al 1988, comunque formulato, ricorda la sperimentazione \u201cin vitro\u201d degli scienziati, cio\u00e8 condotta in ambiente artificiale&nbsp; controllato, al di fuori di un organismo vivente.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 il contesto influenza, eccome, le modalit\u00e0 e le regole costituzionali: lo sa ogni cultore di studi storici, oltre che giuridici. Le grandi questioni del diritto sono spesso state affrontate e risolte sotto la spinta del rinnovamento politico e culturale: si pensi alla stagione delle grandi riforme degli anni \u201967-70 (la legge sul divorzio; il nuovo diritto di famiglia; lo Statuto dei lavoratori; il riconoscimento dell\u2019obiezione di coscienza; la prima riforma della sanit\u00e0 su base universalistica; la legge 180 sui diritti del malato). Oggi, il contesto \u00e8 caratterizzato da un\u2019enorme concentrazione del potere, sia politico che economico. Quello Esecutivo cerca ogni giorno di svuotare il legislativo e assorbire quello giudiziario. La costante polemica del governo contro la magistratura, alle scelte della quale vengono attribuiti molti dei propri fallimenti politici, \u00e8 volta proprio a questo. Aperta la crepa nel potere giudiziario, la sottomissione dei PM alla politica sarebbe solo questione di tempo utilizzando le leggi ordinarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quale sarebbe l\u2019interesse dei cittadini, oggi, nei confronti della giustizia?<\/p>\n\n\n\n<p>Duplice: continuare ad avere giudici imparziali e indipendenti e abbreviare i tempi dei procedimenti. In Europa la sentenza definitiva arriva in un&nbsp; anno, in Italia in 5 e spesso di pi\u00f9. Perch\u00e9? Presto detto. Nessuno sa dire quante leggi sono oggi in vigore nel nostro Paese: esistono solo stime che le quantificano intorno alle 150mila, di cui alcune datano a pi\u00f9 di un secolo fa. Nessuno \u00e8 in grado neppure di dire, per lo specialismo burocratico usato dal legislatore, quali leggi siano in vigore e quali no. C\u2019\u00e8 certezza solo su quelle esplicitamente abrogate da altre. I magistrati sono meno di 10 mila e i tribunali 165. Manca anche il personale amministrativo e la digitalizzazione procede a rilento. Dunque, quella che viene definita l\u2019 \u201cinefficienza della giustizia\u201d \u00e8 molto di pi\u00f9 una responsabilit\u00e0 della politica che della magistratura stessa: il problema \u00e8 annoso e nessun governo degli ultimi anni lo ha affrontato con la decisione necessaria, rendendo efficiente il sistema, digitalizzandolo e operando le necessarie assunzioni. Certo, ci sono anche gli errori giudiziari, come esistono quelli dei medici, degli avvocati, dei poliziotti. E dei politici. Ma proprio per questo esistono i 3 gradi di giudizio, anche se una parte della politica vorrebbe toglierne uno per accelerare le sentenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul nodo dei tempi il governo non ha assunto alcuna iniziativa. Il suo obiettivo \u00e8 un altro. Premier e ministro della giustizia non lo hanno certo nascosto. La prima ha affermato che la riforma costituisce \u201cla migliore risposta all\u2019invadenza intollerabile della magistratura\u201d. Il ministro ha sintetizzato: si tratta di \u201cdare una lezione alla magistratura\u201d, altro, quindi, che questione tecnica. L\u2019obiettivo \u00e8 togliere autorevolezza a chi \u00e8 accusato, un giorno si e l\u2019altro anche, di ostacolare l\u2019azione del governo rispettando i diritti dei cittadini: esempio di scuola, i centri in Albania e in questi giorni si parla addirittura di fermo preventivo senza passare per il magistrato. Non si possono non mettere in fila questi fatti. Quella lezione coster\u00e0 molto cara alla qualit\u00e0 della democrazia se vincesse il SI, perch\u00e9 si rischia di accentrare tutti i poteri in capo a quello Esecutivo, riconducendo tutto alla politica e alla legittimazione che deriverebbe solo dal consenso elettorale conseguito alle elezioni politiche: chi vince si prende tutto, magistratura compresa. A svuotare il Parlamento hanno gi\u00e0 pensato con una miriade di decreti: \u201cLa tirannia della maggioranza\u201d, ha scritto Marta Cartabia nel suo ultimo libro.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, sarebbe come se proponessimo che, visto che vota meno del 50% degli italiani, si assegnasse ai partiti solo la rappresentanza per i voti effettivamente conseguiti, tirando a sorte per il rimanente 50%. E credo che nessuno di noi voglia affidarsi solo alla fortuna per il futuro nostro e dei nostri figli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Franco Belci. 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