{"id":6461,"date":"2026-01-25T09:00:00","date_gmt":"2026-01-25T08:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6461"},"modified":"2026-01-23T18:16:49","modified_gmt":"2026-01-23T17:16:49","slug":"giorno-della-memoria-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/01\/25\/giorno-della-memoria-2\/","title":{"rendered":"Giorno della Memoria"},"content":{"rendered":"\n<p>In occasione del Giorno della Memoria, proponiamo il discorso pronunciato da Elie Wiesel alla Casa Bianca nel 1999.<\/p>\n\n\n\n<p>Sopravvissuto alla Shoah, scrittore e voce instancabile contro l\u2019indifferenza, Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986,\u00a0 ha dedicato la sua vita a testimoniare l\u2019orrore dei campi di sterminio e a richiamare le coscienze al dovere morale della Memoria. Le sue parole, pronunciate quasi trent\u2019anni fa, restano oggi di straordinaria attualit\u00e0 e ci invitano a riflettere sul valore della dignit\u00e0 umana, della responsabilit\u00e0, della solidariet\u00e0, della libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo libro &#8220;La Notte&#8221;, sulla sua esperienza di ragazzo ad Auschwitz \u00e8 uno dei racconti pi\u00f9 importanti sull&#8217;Olocausto.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Signor Presidente, signora Clinton, membri del Congresso, ambasciatore Holbrooke, Eccellenze, amici: cinquantaquattro anni fa, un giovane ebreo di una piccola citt\u00e0 dei Carpazi si svegli\u00f2, non lontano dall\u2019amata Weimar di Goethe, in un luogo di eterna infamia chiamato Buchenwald: era finalmente libero, ma non c\u2019era gioia nel suo cuore. Pensava che non lo sarebbe mai pi\u00f9 stato.<br>Liberato un giorno prima dai soldati americani, ricorda il loro sdegno per quello che hanno visto. E anche se vivr\u00e0 fino a diventare un uomo molto vecchio, sar\u00e0 sempre grato a loro per quella rabbia e anche per la loro compassione. Anche se non capiva la loro lingua, i loro occhi gli dicevano ci\u00f2 che aveva bisogno di sapere: che anche loro avrebbero ricordato e testimoniato.<br>E ora mi trovo davanti a lei, signor presidente, comandante in capo dell\u2019esercito che ha liberato me e decine di migliaia di altri, e sono pieno di una profonda e duratura gratitudine verso il popolo americano.<br>La gratitudine \u00e8 una parola che mi sta a cuore. La gratitudine \u00e8 ci\u00f2 che definisce l\u2019umanit\u00e0 dell\u2019essere umano. E sono grato a te, Hillary \u2013 o signora Clinton \u2013 per quello che hai detto e per quello che stai facendo per i bambini nel mondo, per i senzatetto, per le vittime dell\u2019ingiustizia, le vittime del destino e della societ\u00e0. E ringrazio tutti voi per essere qui.<br>Siamo sulla soglia di un nuovo secolo, un nuovo millennio. Quale sar\u00e0 l\u2019eredit\u00e0 di questo secolo che scompare? Come sar\u00e0 ricordato nel nuovo millennio? Sicuramente sar\u00e0 giudicato, e giudicato severamente, sia in termini morali che metafisici. Questi fallimenti hanno gettato un\u2019ombra oscura sull\u2019umanit\u00e0: due guerre mondiali, innumerevoli guerre civili, l\u2019insensata catena di assassinii \u2013 Gandhi, i Kennedy, Martin Luther King, Sadat, Rabin \u2013 i bagni di sangue in Cambogia e Nigeria, India e Pakistan, Irlanda e Ruanda, Eritrea ed Etiopia, Sarajevo e Kosovo; l\u2019inumanit\u00e0 nel Gulag e la tragedia di Hiroshima. E, su un altro piano, naturalmente, Auschwitz e Treblinka. Tanta violenza, tanta indifferenza.<br>Che cos\u2019\u00e8 l\u2019indifferenza? Etimologicamente, la parola significa \u201cnessuna differenza\u201d. Uno stato strano e innaturale in cui le linee si confondono tra luce e oscurit\u00e0, tra tramonto e alba, tra crimine e punizione, tra crudelt\u00e0 e compassione, tra bene e male.<br>Quali sono i suoi corsi e le sue ineluttabili conseguenze? \u00c8 una filosofia? \u00c8 concepibile una filosofia dell\u2019indifferenza? Si pu\u00f2 considerare l\u2019indifferenza come una virt\u00f9? \u00c8 necessario a volte praticarla semplicemente per mantenere la propria sanit\u00e0 mentale, vivere normalmente, godersi un buon pasto e un bicchiere di vino, mentre il mondo intorno a noi vive sconvolgimenti strazianti?<br>Certo, l\u2019indifferenza pu\u00f2 essere allettante, anzi, pi\u00f9 che allettante, seducente: \u00e8 molto pi\u00f9 facile distogliere lo sguardo dalle vittime. \u00c8 molto pi\u00f9 facile evitare interruzioni cos\u00ec sgarbate del nostro lavoro, dei nostri sogni, delle nostre speranze. \u00c8, dopo tutto, imbarazzante, fastidioso, essere coinvolti nel dolore e nella disperazione di un\u2019altra persona. Eppure, per la persona che \u00e8 indifferente, il suo prossimo non ha alcuna importanza. E, pertanto, le loro vite sono prive di significato. La loro angoscia nascosta o anche visibile non ha alcun interesse. L\u2019indifferenza riduce l\u2019altro a un\u2019astrazione.<br>Laggi\u00f9, dietro i neri cancelli di Auschwitz, i pi\u00f9 tragici di tutti i prigionieri erano i \u201cMuselmanner\u201d, come venivano chiamati. Avvolti nelle loro coperte strappate, si sedevano o si stendevano a terra, fissando lo sguardo nello spazio, senza sapere chi o dove fossero, estranei a ci\u00f2 che li circondava. Non sentivano pi\u00f9 il dolore, la fame, la sete. Non temevano nulla, non sentivano nulla. Erano morti e non lo sapevano.<br>Radicati nella nostra tradizione, alcuni di noi sentivano che essere abbandonati dall\u2019umanit\u00e0 allora non era il massimo. Sentivamo che essere abbandonati da Dio era peggio che essere puniti da Lui. Meglio un Dio ingiusto che uno indifferente. Per noi essere ignorati da Dio era una punizione pi\u00f9 dura che essere vittima della sua ira. L\u2019uomo pu\u00f2 vivere lontano da Dio, ma non fuori da Dio. Dio \u00e8 ovunque noi siamo. Anche nella sofferenza? Anche nella sofferenza.<br>In un certo senso, essere indifferenti a quella sofferenza \u00e8 ci\u00f2 che rende l\u2019essere umano disumano. L\u2019indifferenza, dopo tutto, \u00e8 pi\u00f9 pericolosa della rabbia e dell\u2019odio. La rabbia a volte pu\u00f2 essere creativa. Si scrive una grande poesia, una grande sinfonia, si fa qualcosa di speciale per il bene dell\u2019umanit\u00e0 perch\u00e9 si \u00e8 arrabbiati per l\u2019ingiustizia di cui si \u00e8 testimoni. Ma l\u2019indifferenza non \u00e8 mai creativa. Anche l\u2019odio a volte pu\u00f2 suscitare una risposta. Lo si combatte. Lo si denuncia. Lo si disarma. L\u2019indifferenza non suscita alcuna risposta. L\u2019indifferenza non \u00e8 una risposta.<br>L\u2019indifferenza non \u00e8 un inizio, \u00e8 una fine. E quindi l\u2019indifferenza \u00e8 sempre amica del nemico, perch\u00e9 va a vantaggio dell\u2019aggressore, mai della sua vittima, il cui dolore viene amplificato quando si sente dimenticato. Il prigioniero politico nella sua cella, i bambini affamati, i rifugiati senza casa: non rispondere alla loro situazione, non alleviare la loro solitudine offrendo loro una scintilla di speranza \u00e8 esiliarli dalla memoria umana. E negando la loro umanit\u00e0 tradiamo la nostra.<br>L\u2019indifferenza, dunque, non \u00e8 solo un peccato, \u00e8 una punizione. E questa \u00e8 una delle lezioni pi\u00f9 importanti dei vasti esperimenti sul bene e sul male di questo secolo in uscita.<br>Nel luogo da cui provengo, la societ\u00e0 era composta da tre semplici categorie: gli assassini, le vittime e gli astanti. Durante i tempi bui, all\u2019interno dei ghetti e dei campi di sterminio \u2013 e sono contento che la signora Clinton abbia detto che ora stiamo commemorando quell\u2019evento, quel periodo, che siamo ora nei Giorni della Memoria \u2013 ma allora ci sentivamo abbandonati, dimenticati. Tutti noi l\u2019abbiamo fatto.<br>E la nostra unica miserabile consolazione era che credevamo che Auschwitz e Treblinka fossero segreti strettamente sorvegliati; che i leader del mondo libero non sapessero cosa succedeva dietro quei cancelli neri e quel filo spinato; che non fossero a conoscenza della guerra contro gli ebrei che le truppe di Hitler e i loro complici conducevano come parte della guerra contro gli Alleati.<br>Se avessero saputo, pensavamo, sicuramente quei leader avrebbero mosso cielo e terra per intervenire. Avrebbero parlato con grande indignazione e condanna. Avrebbero bombardato le ferrovie che portano a Birkenau, solo le ferrovie, solo una volta.<br>E ora sapevamo, abbiamo saputo, abbiamo scoperto che il Pentagono sapeva, il Dipartimento di Stato sapeva. E l\u2019illustre occupante della Casa Bianca, che era un grande leader \u2013 e lo dico con una certa angoscia e dolore, perch\u00e9 oggi sono esattamente 54 anni dalla sua morte \u2013 Franklin Delano Roosevelt \u00e8 morto il 12 aprile 1945, quindi \u00e8 molto presente a me e a noi.<br>Senza dubbio, \u00e8 stato un grande leader. Ha mobilitato il popolo americano e il mondo, andando in battaglia, portando centinaia e migliaia di valorosi e coraggiosi soldati in America per combattere il fascismo, per combattere la dittatura, per combattere Hitler. E molti giovani caddero in battaglia. E, tuttavia, la sua immagine nella storia ebraica \u2013 devo dirlo \u2013 la sua immagine nella storia ebraica \u00e8 imperfetta.<br>La deprimente storia della St. Louis<br>Sessant\u2019anni fa, il suo carico umano \u2013 forse 1.000 ebrei \u2013 fu rispedito alla Germania nazista. E questo accadde dopo la Notte dei Cristalli, dopo il primo pogrom sponsorizzato dallo stato, con centinaia di negozi ebrei distrutti, sinagoghe bruciate, migliaia di persone messe nei campi di concentramento. E quella nave, che era gi\u00e0 sulle coste degli Stati Uniti, fu rimandata indietro.<br>Non capisco. Roosevelt era un uomo buono, con un cuore. Capiva chi aveva bisogno di aiuto. Perch\u00e9 non ha permesso a questi rifugiati di sbarcare? Mille persone in America, un grande paese, la pi\u00f9 grande democrazia, la pi\u00f9 generosa delle nuove nazioni della storia moderna. Cosa \u00e8 successo? Non capisco. Perch\u00e9 l\u2019indifferenza, al pi\u00f9 alto livello, verso la sofferenza delle vittime?<br>Ma allora c\u2019erano esseri umani sensibili alla nostra tragedia: quei non ebrei, quei cristiani, che chiamavamo i \u201cGiusti Gentili\u201d, i cui atti di eroismo disinteressato salvarono l\u2019onore della loro fede. Perch\u00e9 erano cos\u00ec pochi? Perch\u00e9 ci fu uno sforzo maggiore per salvare gli assassini delle SS dopo la guerra che per salvare le loro vittime durante la guerra?<br>Perch\u00e9 alcune delle pi\u00f9 grandi societ\u00e0 americane continuarono a fare affari con la Germania di Hitler fino al 1942? \u00c8 stato suggerito, ed \u00e8 stato documentato, che la Wehrmacht non avrebbe potuto condurre la sua invasione della Francia senza petrolio ottenuto da fonti americane. Come si spiega la loro indifferenza?<br>E tuttavia, amici miei, sono successe anche cose buone in questo secolo traumatico: la sconfitta del nazismo, il crollo del comunismo, la rinascita di Israele sul suo suolo ancestrale, la fine dell\u2019apartheid, il trattato di pace di Israele con l\u2019Egitto, l\u2019accordo di pace in Irlanda. E ricordiamo l\u2019incontro, pieno di dramma ed emozione, tra Rabin e Arafat che lei, signor Presidente, ha convocato proprio in questo luogo. Io c\u2019ero e non lo dimenticher\u00f2 mai.<br>E poi, naturalmente, la decisione congiunta degli Stati Uniti e della NATO di intervenire in Kosovo e salvare quelle vittime, quei rifugiati, quelli che sono stati sradicati da un uomo che, a causa dei suoi crimini, credo debba essere accusato di crimini contro l\u2019umanit\u00e0. Ma questa volta il mondo non \u00e8 rimasto in silenzio. Questa volta, noi rispondiamo. Questa volta, interveniamo.<br>Significa che abbiamo imparato dal passato? Significa che la societ\u00e0 \u00e8 cambiata? L\u2019essere umano \u00e8 diventato meno indifferente e pi\u00f9 umano? Abbiamo davvero imparato dalle nostre esperienze? Siamo meno insensibili alla situazione delle vittime della pulizia etnica e di altre forme di ingiustizia in luoghi vicini e lontani? L\u2019intervento giustificato di oggi in Kosovo, guidato da lei, signor Presidente, \u00e8 un avvertimento duraturo che mai pi\u00f9 la deportazione, la terrorizzazione dei bambini e dei loro genitori sar\u00e0 permessa in nessuna parte del mondo? Scoragger\u00e0 altri dittatori in altre terre a fare lo stesso?<br>E i bambini? Oh, li vediamo in televisione, li leggiamo sui giornali, e lo facciamo con il cuore spezzato. Il loro destino \u00e8 sempre il pi\u00f9 tragico, inevitabilmente. Quando gli adulti fanno la guerra, i bambini muoiono. Vediamo i loro volti, i loro occhi. Sentiamo le loro suppliche? Sentiamo il loro dolore, la loro agonia? Ogni minuto uno di loro muore di malattia, di violenza, di carestia. Alcuni di loro, tanti di loro, potrebbero essere salvati.<br>E allora, ancora una volta, penso al giovane ebreo dei Carpazi. Ha accompagnato il vecchio che sono diventato in questi anni di ricerca e di lotta. E insieme camminiamo verso il nuovo millennio, portati da una profonda paura e da una straordinaria speranza.<\/p><cite>Elie Wiesel \u2013 12 aprile 1999<\/cite><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione del Giorno della Memoria, proponiamo il discorso pronunciato da Elie Wiesel alla Casa Bianca nel 1999. Sopravvissuto alla Shoah, scrittore e voce instancabile contro l\u2019indifferenza, Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986,\u00a0 ha dedicato la sua vita a testimoniare l\u2019orrore dei campi di sterminio e a richiamare le coscienze al dovere morale della Memoria. 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