{"id":6447,"date":"2026-01-19T16:43:09","date_gmt":"2026-01-19T15:43:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6447"},"modified":"2026-01-19T16:43:09","modified_gmt":"2026-01-19T15:43:09","slug":"la-guerra-langer-e-i-giovani","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/01\/19\/la-guerra-langer-e-i-giovani\/","title":{"rendered":"La guerra langer e i giovani"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Franco Belci.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, tocca alla guerra civile nello Yemen. Ci avviciniamo a una guerra generale, anche se non ancora mondiale: basta contare i fronti aperti in giro per il mondo. Non \u00a0a causa del bellicismo della UE, come sostiene qualcuno. Nonostante la proposta di riarmo di Trump (che significa, per chi non lo avesse capito, comperare armi americane, al resto pensa lui) e l\u2019annuncio dei 1000 miliardi della Germania, nessuno ha i soldi necessari, n\u00e8 uomini o mezzi, per avvicinare Usa, Russia e Cina. Abbandonata da tempo l&#8217;idea delle Forze di Difesa comuni, le flotte aeree e marine nazionali europee sarebbero spazzate via in poco tempo con una pioggia di droni. Al massimo potremo scegliere se di Putin o di Trump. Dunque, rimane solo un pertugio piccolissimo alla UE, per evitare di finire di qua o di l\u00e0, visto che sia Trump che Putin vogliono ridurci a un&#8217;enclave: eliminare il diritto di veto e comprendere che c&#8217;\u00e8 solo una via d&#8217;uscita politica se abbiamo il coraggio di riprendere in mano la Carta di Nizza e riorganizzare una Comunit\u00e0 con i Paesi che ci stanno. Le analisi &#8220;nuoviste&#8221; hanno mostrato tutta la loro inadeguatezza inseguendo ancora un colpevole e individuandolo immancabilmente nella UE (che per\u00f2 ha sparato parole) e nella Nato (che ha sparato minacce). L&#8217;unico che ha sparato granate \u00e8 Putin che ha acceso il primo focolaio di guerra. Comunque la si pensi, \u00e8 passato il tempo dell&#8217;istruttoria: siamo alla requisitoria. Ormai sono chiari i termini dell&#8217;accordo in Alaska: L&#8217;Ucraina, di cui Trump voleva le terre rare, \u00e8 roba di Putin; in cambio, l&#8217;egolatra americano pu\u00f2 prendersi il petrolio o altra merce in Sud America. E giurerei che la Cina si &#8220;accontenter\u00e0&#8221; di Taiwan (&#8220;America First&#8221;, Trump non protester\u00e0 troppo). E&#8217; invece crollata ogni ragione politica e sociale per tenere assieme il &#8220;Vecchio Continente&#8221;, nella sua forma attuale, legato solo da tre cose: economia e finanza, euro e libera circolazione delle merci (e delle persone solo come conseguenza). Sono europeista convinto, ma perfettamente consapevole che con questa generazione di politici, tutti rigorosamente over 65 (tranne l&#8217;Italia, che ha la&#8230;discutibile fortuna di averne una 47enne) l&#8217; Europa non si far\u00e0 mai. Si faranno affari, accordi, si svilupper\u00e0 tecnocrazia e burocrazia e la conquista pi\u00f9 grande dopo il 2004 rimarranno i sacchetti decompostabili o i tappi che non si staccano dalle bottiglie di plastica. Ma non sono del tutto rassegnato, anche se so che, per ora, solo quello abbiamo e solo quello potremo tenere. Che \u00e8 meglio di niente (ma poco). Sono pi\u00f9 rassegnato sulle sorti della politica e della &#8220;non sinistra&#8221; che fa opposizione a Meloni, ma contemporaneamente anche a se stessa e guarda ai fiori del proprio pezzo di &#8220;campo largo&#8221;. Non sono invece affatto rassegnato sul fronte territoriale: l&#8217;unico sul quale possono avvenire cambiamenti se si ci si convincer\u00e0 che la politica non si fa con le chat ma col vecchio, modernissimo metodo del porta a porta. L&#8217;aveva profeticamente capito Alex Langer, che ho studiato troppo tardi nella mia vita di ricerca per poterne praticare le idee ma dal quale ho tratto suggestioni, conforto e una prospettiva per il futuro. Per\u00f2, per seguire quella strada che \u00e8 idealista ma non ideologica, dobbiamo fare spazio ai giovani: il &#8217;68 dovrebbe averci insegnato la potenza dei cambi generazionali. Ma se non ci togliamo di mezzo, le nostre delusioni finiranno per agire su di loro in senso negativo e invece hanno bisogno di esplorare da soli nuovi terreni. No, i giovani non sono tutti uguali. Ma non lo eravamo neppure noi. C&#8217;era chi partecipava alle manifestazioni e chi seguiva solo la musica e il calcio. Quindi il primo passo da fare, che ho compreso quando ne incontrati di bravissimi, \u00e8 toglierci di mezzo. Possiamo aiutarli, consigliarli, scrivere qualche libro forse utile (e forse no) sulle nostre esperienze, ma non pretendere di dirigerli. Tra loro si capiscono, sanno fare gruppo e sanno mettere da parte ci\u00f2 che li divide e valorizzare ci\u00f2 che li unisce. Sapranno parlare anche a chi si interessa solo di musica. Io sono triestino e a Trieste tra un anno e mezzo (salvo imprevisti che costringano ad anticipare) si voter\u00e0. Abbiamo il tempo di trovare giovani ai quali affidare il futuro della citt\u00e0. Penso che sia indispensabile sostituire una, forse due generazioni per poter sperare nel nuovo. New York \u00e8 lontana ma insegna. E ci d\u00e0 una speranza. Il che, di questi tempi, non \u00e8 poco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Franco Belci. Oggi, tocca alla guerra civile nello Yemen. Ci avviciniamo a una guerra generale, anche se non ancora mondiale: basta contare i fronti aperti in giro per il mondo. Non \u00a0a causa del bellicismo della UE, come sostiene qualcuno. 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