{"id":6422,"date":"2025-12-26T13:50:49","date_gmt":"2025-12-26T12:50:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6422"},"modified":"2025-12-26T13:50:50","modified_gmt":"2025-12-26T12:50:50","slug":"i-cento-anni-dalla-morte-di-anna-kuliscioff","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/12\/26\/i-cento-anni-dalla-morte-di-anna-kuliscioff\/","title":{"rendered":"I cento anni dalla morte di Anna Kuliscioff"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Stefano Pizzin.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 29 dicembre ricorre il centenario della morte di Anna Kuliscioff, figura centrale nella storia del socialismo e del femminismo italiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Nata nel 1854 a Simferopol, in Crimea, da una famiglia ebraica benestante poi convertita alla chiesa ortodossa, Anna Moiseevna Rosen\u0161tein cresce con una passione precoce per lo studio e la politica. Nel 1871 lascia la Russia per Zurigo, dove le donne possono accedere all\u2019universit\u00e0, negata nel suo Paese. \u00c8 qui che inizia il suo percorso rivoluzionario: quando nel 1873 lo zar ordina agli studenti russi di lasciare l\u2019ateneo svizzero, Anna strappa il suo libretto universitario in segno di protesta. Un gesto che anticipa una vita intera di ribellione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo impegno politico la porta a viaggiare tra Svizzera, Francia e Italia, sempre inseguita da arresti ed espulsioni. \u00c8 l\u2019epoca delle idee anarchiche, dell\u2019Internazionale di Kropotkin e Bakunin. A Parigi incontra Andrea Costa con cui condivide lotte e sentimenti. Insieme attraversano prigioni e processi e dalla loro relazione nasce la figlia Andreina che Anna crescer\u00e0 da sola.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono anni durissimi per una donna sola, straniera, ex detenuta politica, ma nonostante ci\u00f2 riesce a concludere gli studi di medicina a Napoli, specializzandosi in ginecologia. \u00c8 qui che incontra Filippo Turati, che sar\u00e0 il suo compagno di vita e di battaglie fino alla morte.<\/p>\n\n\n\n<p>A Milano, dove si stabilisce con Turati, Anna Kuliscioff diventa \u201cla dottora dei poveri\u201d. Lavora nell\u2019ambulatorio della Camera del Lavoro, visita gratuitamente operaie e lavoratori, documenta le malattie professionali che devastano i corpi di donne e bambini nelle fabbriche. Accanto all\u2019impegno come medico continua quello politico e teorico, diventando una delle figure pi\u00f9 importanti del nascente socialismo italiano: nel 1890 tiene al Circolo Filologico di Milano la conferenza che la render\u00e0 celebre: \u201cIl monopolio dell\u2019uomo\u201d. In un\u2019epoca in cui le donne erano considerate creature senza individualit\u00e0, quasi \u201canimali domestici\u201d, come disse lei stessa, l\u2019emancipazione femminile non viene vista come una questione \u201cparticolare\u201d o \u201cseparata\u201d ma un pezzo fondamentale della liberazione di tutto il proletariato. \u201cIl Partito deve legare le donne a s\u00e9 inserendo i loro obiettivi nel programma\u201d &#8211; sostiene &#8211; sottolineando come nel movimento socialista la \u201cquestione femminile\u201d venga ancora sottovalutata. La sua critica era radicale: denunciava come persino i compagni socialisti riproducessero nelle loro case e nel partito lo stesso dominio che combattevano nelle fabbriche.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1891 fonda con Turati \u201cCritica Sociale\u201d, la pi\u00f9 importante rivista socialista italiana dell\u2019epoca. Dalla loro casa passano intellettuali, politici, giovani militanti. Antonio Labriola dir\u00e0 di lei, in una lettera a Engels, con affettuosa ironia: \u201cA Milano non c\u2019\u00e8 che un uomo, che viceversa \u00e8 donna, la Kuliscioff\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1897 prepara un progetto di legge per la tutela del lavoro femminile e minorile che verr\u00e0 fatto proprio dal partito, dove denuncia lo sfruttamento delle operaie, le ore massacranti, i salari da fame, i bambini ridotti a ingranaggi delle macchine, ma solo nel 1902, dopo anni di insistenze, il Parlamento approver\u00e0 la legge Carcano che limita lo sfruttamento di donne e minori.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla questione del suffragio femminile si consuma lo scontro pi\u00f9 duro all\u2019interno della sua stessa famiglia. La Kuliscioff non ha dubbi: le donne devono poter votare e non solo perch\u00e9 producono come gli uomini, perch\u00e9 pagano tasse e dazi, ma anche perch\u00e9 \u201cla maternit\u00e0 equivale al servizio militare che d\u00e0 agli uomini il diritto di voto\u201d. Per lei il voto non era una concessione ma un diritto naturale conseguente al ruolo produttivo e riproduttivo delle donne nella societ\u00e0. Nel 1912 fonda \u201cLa Difesa delle Lavoratrici\u201d, rivista interamente dedicata alle donne proletarie, dove la battaglia per il diritto di voto ha ampio spazio. Scrive, incita, mobilita, ma Turati, suo compagno e leader storico del socialismo riformista italiano, \u00e8 contrario; per lui il voto alle donne \u00e8 prematuro: mancano di coscienza di classe e favorirebbe le forze conservatrici. Lei non demorde e pubblica nel 1910 \u201cIl voto alle donne &#8211; Polemica in famiglia\u201d, dove espone gli argomenti a favore del suffragio universale. Il titolo stesso rivela la frattura dolorosa tra due persone che condividono tutto ma non questo punto fondamentale. A chi, anche tra i socialisti, continua ad accampare dubbi sul diritto di voto alle donne, rispondeva con profonde argomentazioni politiche ma anche con lapidaria efficacia: \u201cil voto \u00e8 la difesa del lavoro e il lavoro non ha sesso\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Come osserva lo storico Giovanni Scirocco: \u201cSempre autonoma nelle sue idee e spesso pi\u00f9 rapida a cogliere i punti essenziali, Anna Kuliscioff scriveva, rimproverava, consigliava, talvolta ordinava anche all\u2019interno del suo stesso Partito\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, mostr\u00f2 ancora una volta la sua autonomia di pensiero. Pacifista internazionalista, aveva denunciato il carattere imperialistico della guerra di Libia, ma quando esplode il conflitto mondiale, capisce che per il socialismo seguire la via del pacifismo sterile, e le furbesche giravolte di Giolitti, non \u00e8 strategia migliore per fermare gli imperi centrali e la minaccia che essi rappresentano per il movimento socialista. \u00c8 una posizione sofferta, che la divide da molti compagni rimasti neutralisti ma che, lontana da ogni nazionalismo, mette sempre in primo piano la difesa del movimento operaio.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli ultimi anni sono segnati dalla malattia &#8211; la tubercolosi contratta durante la detenzione del 1880 che non l\u2019ha mai abbandonata &#8211; e dall\u2019angoscia per l\u2019avvento del fascismo di cui aveva da subito riconosciuto l\u2019intrinseca matrice violenta e reazionaria. Il rapimento e l\u2019assassinio di Giacomo Matteotti, il \u201ccaro ragazzo\u201d come lo chiamava nelle lettere a Turati, la distrugge. Vede il suo partito diviso, l\u2019Italia precipitare nella dittatura, le conquiste di una vita cancellarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Muore il 29 dicembre 1925 a Milano, nella casa in Galleria dove aveva accolto generazioni di socialisti. I funerali si terranno due giorni dopo e, come scrisse \u201cLa Stampa\u201d, vennero seguiti \u201cda una folla imponente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella disputa tra le diverse anime del socialismo fu sempre dalla parte dei riformisti, ma la sua idea di riformismo era lontana dal gradualismo attendista: ogni conquista parziale doveva essere una tappa verso la trasformazione complessiva dei rapporti sociali. \u201cNoi non siamo gli ortopedici che raddrizzano le gambe rachitiche della societ\u00e0 come \u00e8 adesso\u201d &#8211; cos\u00ec parlava dei riformisti in un intervento del 1909 &#8211; Per lei, infatti, il riformismo manteneva un carattere rivoluzionario che doveva produrre profondi cambiamenti nella societ\u00e0 e nei rapporti di classe, ma sempre respingendo la scorciatoia della violenza e del ribellismo fine a se stesso. Un socialismo gradualista nel metodo e intransigente nei principii.<\/p>\n\n\n\n<p>Di quella donna, medico, socialista, che il primo sindaco di Milano dopo la Liberazione, Antonio Greppi, ricord\u00f2 come \u201cfatta di poca carne martoriata e di una grande anima\u201d a cent\u2019anni dalla morte, ci rimane la consapevolezza che l\u2019emancipazione non \u00e8 mai definitivamente conquistata e che la lotta per la giustizia sociale non pu\u00f2 prescindere dalla liberazione delle donne.<\/p>\n\n\n\n<p>Una lezione da ricordare per chi oggi crede che diritti civili e sociali si possano distinguere e dividere quando, invece, sono e sono sempre stati intimamente connessi; perch\u00e9 una societ\u00e0 per essere pi\u00f9 giusta deve anche essere pi\u00f9 libera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Stefano Pizzin. Il 29 dicembre ricorre il centenario della morte di Anna Kuliscioff, figura centrale nella storia del socialismo e del femminismo italiano. 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