{"id":6388,"date":"2025-12-20T11:48:50","date_gmt":"2025-12-20T10:48:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6388"},"modified":"2025-12-20T11:48:52","modified_gmt":"2025-12-20T10:48:52","slug":"geopolitica-la-scienza-che-spiega-tutto-tranne-quando-sbaglia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/12\/20\/geopolitica-la-scienza-che-spiega-tutto-tranne-quando-sbaglia\/","title":{"rendered":"Geopolitica: la scienza che spiega tutto tranne quando sbaglia"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Stefano Pizzin.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni giorni fa tre autorevoli collaboratori della rivista Limes hanno deciso di abbandonarla sostenendo che tenesse una linea editoriale troppo filo russa. Il direttore e fondatore, Lucio Caracciolo, ha replicato che la rivista darebbe voce a tutte le parti in causa. Naturalmente, in questo sguaiato Paese, quella che poteva essere una disputa accademica o politica \u00e8 diventato il solito melodramma con gente molto contrita, e convinta di difendere chiss\u00e0 quale libert\u00e0, che si \u00e8 fatta fotografare con il periodico in mano, manco fosse qualche libro messo all\u2019indice dall\u2019Inquisizione e pronto per il rogo. Non voglio discutere della rivista, tanto meno del suo direttore che considero un mediocre studioso (\u201cLa guerra non \u00e8 mai stata un\u2019opzione realistica\u201d, cos\u00ec affermava su giornali e televisioni pochi giorni prima che Putin lanciasse i suoi carri armati contro Kiev) ma un abilissimo commerciante, capace di far credere che solo la sua colorata rivista potesse spiegare agli italiani come va oggi e come andr\u00e0 in futuro il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi interessa invece affrontare il tema della \u201cgeopolitica\u201d, di questa disciplina diventata famosa dopo l\u201989 e cos\u00ec scarsa &#8211; a mio modestissimo avviso &#8211; a capire la politica quanto brava a sfruttare la geografia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una disciplina \u00e0 la page<\/strong><br>La geopolitica \u00e8 quella disciplina affascinante che ti fa sembrare intelligentissimo alle cene con gli amici. Basta pronunciare frasi del tipo \u201c\u00e8 ovvio, la Russia ha sempre cercato sbocchi sui mari caldi\u201d o \u201cchi controlla l\u2019Heartland controlla il mondo\u201d e improvvisamente tutti ti guardano come se fossi Henry Kissinger. Ma cos\u2019\u00e8 davvero la geopolitica, e soprattutto: funziona? In parole semplici, la geopolitica studia come la geografia influenza la politica internazionale e le relazioni tra Stati. L\u2019idea di base \u00e8 seducente nella sua semplicit\u00e0: montagne, fiumi, mari, risorse naturali e confini determinano in larga misura le scelte strategiche dei Paesi. Se sei circondato da nemici e non hai sbocchi sul mare, probabilmente passerai la storia a combattere per procurarteli. Se hai petrolio sotto i piedi, preparati a ospitare \u201cmissioni di pace\u201d di vario tipo.<\/p>\n\n\n\n<p>I padri fondatori della disciplina, personaggi come il geografo tedesco Friedrich Ratzel o il britannico Halford Mackinder all\u2019inizio del Novecento, avevano creato elaborate teorie su come la posizione geografica determinasse il destino delle nazioni. Mackinder, in particolare, con la sua teoria dell\u2019Heartland (grossomodo la zona tra Europa orientale e Asia centrale) sosteneva che chi controllava quella regione avrebbe dominato il mondo. Una specie di Risiko teorico, ma con pi\u00f9 morti e meno dadi colorati.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il problema del determinismo: quando la geografia diventa destino<\/strong><br>\u00c8 qui che iniziano i problemi. La geopolitica classica soffre di un vizio di fondo che gli studiosi chiamano \u201cdeterminismo geografico\u201d: l\u2019idea che montagne, fiumi e pianure decidano praticamente tutto della storia umana. \u00c8 un po\u2019 come dire che il tuo futuro \u00e8 scritto nel codice postale dove sei nato.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, la geografia conta. Provate a costruire un impero marittimo se siete la Mongolia (eppure un impero i mongoli l\u2019hanno fatto, bello grande e che arriv\u00f2 perfino al mare). Ma ridurre la complessit\u00e0 delle relazioni internazionali a una questione di cartografia \u00e8 come spiegare la cucina italiana dicendo \u201channo pomodori e grano, ecco perch\u00e9 fanno la pasta\u201d. Tecnicamente vero, ma mancano un paio di dettagli.<\/p>\n\n\n\n<p>Il geografo francese Yves Lacoste, uno dei critici pi\u00f9 feroci della geopolitica tradizionale, ha scritto che per i geopolitici \u201cla geografia serve prima di tutto a fare la guerra\u201d. E aveva ragione: molte teorie geopolitiche sono state usate per giustificare conquiste, oppressioni e politiche imperialiste. Quando senti qualcuno dire che \u201cla Russia deve naturalmente espandersi verso ovest per ragioni geografiche\u201d, stai ascoltando una narrazione che trasforma scelte politiche aggressive in inevitabilit\u00e0 naturali. Un po\u2019 troppo comodo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019eredit\u00e0 tossica: dalla Lebensraum al colonialismo con la cartina<\/strong><br>Non possiamo parlare di geopolitica senza menzionare il suo lato pi\u00f9 oscuro. Il concetto nazista di Lebensraum (spazio vitale) era essenzialmente geopolitica con gli steroidi: l\u2019idea che il popolo tedesco avesse \u201cbisogno geografico\u201d di espandersi verso est. Milioni di morti dopo, forse possiamo concordare che era una pessima idea travestita da teoria scientifica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non serve andare agli estremi del nazismo. Anche nelle sue versioni pi\u00f9 rispettabili, la geopolitica \u00e8 stata spesso il miglior amico del colonialismo. \u201cDobbiamo controllare il Canale di Suez per ragioni strategiche\u201d, \u201cL\u2019Africa va divisa secondo criteri geografici razionali\u201d (spoiler: non lo erano), \u201cQuesti confini artificiali sono necessari per l\u2019equilibrio regionale\u201d. Secoli di dominio coloniale sono stati conditi con una generosa dose di giustificazioni geopolitiche.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando gli esperti sbagliano<\/strong><br>Ma mettiamo da parte per un momento le critiche ideologiche e concentriamoci su una domanda pratica: la geopolitica \u00e8 almeno brava a prevedere cosa succeder\u00e0? Beh, non esattamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Prendiamo la fine della Guerra Fredda. Negli anni Ottanta, schiere di geopolitici spiegavano con cartine colorate perch\u00e9 l\u2019Unione Sovietica non sarebbe mai potuta crollare: aveva il controllo dell\u2019Heartland, risorse strategiche, profondit\u00e0 territoriale. Poi nel 1991 l\u2019URSS \u00e8 implosa comunque, lasciando molti esperti a fissare le loro belle mappe chiedendosi cosa fosse andato storto. La risposta? Avevano dimenticato piccoli dettagli come l\u2019economia in bancarotta, il malcontento popolare e il fatto che le cartine geografiche non arrestano il desiderio di libert\u00e0 n\u00e9 riempiono gli scaffali dei supermercati. Prendiamo l\u2019integrazione europea, secondo molte teorie geopolitiche classiche, non avrebbe dovuto funzionare: Stati con interessi geografici diversi, senza una vera unit\u00e0 culturale o linguistica, alcuni con accesso al mare e altri no. Eppure l\u2019Unione Europea \u00e8 nata e cresciuta, diventando uno dei blocchi economici pi\u00f9 potenti del mondo. Certo, ha i suoi problemi, e diversi Stati e partiti politici si danno un bel daffare per farla a pezzi, ma \u00e8 durata decisamente pi\u00f9 a lungo di quanto molti geopolitici avessero previsto, mettendo in piedi perfino una moneta unica che oggi \u00e8 la seconda pi\u00f9 forte al mondo e chi ne \u00e8 uscito oggi sta paggio di prima. Per la geopolitica, poi, gli Stati sono vincenti e duraturi solo se belli grandi, meglio se imperi. Non si capisce allora come gli americani abbiano dovuto darla vinta ai vietnamiti e si capisce invece perch\u00e9 quelli di Limes non riescano a darsi pace sul fatto che l\u2019Ucraina non si lasci sopraffare dalla Russia. Ma avevo detto di non parlare di Limes e restare sul teorico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gli Stati non sono palle da biliardo: il problema dell\u2019unit\u00e0 fittizia<\/strong><br>Uno dei difetti pi\u00f9 gravi della geopolitica classica \u00e8 che tratta gli Stati come entit\u00e0 monolitiche, compatte, con interessi univoci dettati dalla loro posizione geografica. \u00c8 quello che lo studioso delle relazioni internazionali Arnold Wolfers chiamava la \u201cfallacia della palla da biliardo\u201d: immaginiamo gli Stati come sfere solide che si scontrano su un tavolo, quando in realt\u00e0 sono contenitori pieni di conflitti interni, divisioni sociali, lotte di potere.<\/p>\n\n\n\n<p>Prendiamo la Jugoslavia. Sulla carta, aveva una posizione geografica invidiabile: accesso all\u2019Adriatico, ponte tra Europa occidentale e orientale, risorse naturali. Eppure \u00e8 implosa in una serie di guerre sanguinose negli anni Novanta. Perch\u00e9? Perch\u00e9 dentro quel confine geografico convivevano serbi, croati, bosniaci, albanesi, sloveni, con storie, religioni e risentimenti storici che nessuna teoria geopolitica poteva catturare guardando semplicemente la mappa. Consideriamo gli Stati Uniti oggi. La geopolitica ti dir\u00e0 che sono una potenza dominante protetta da due oceani, con risorse enormi e posizione strategica. Ma questa analisi ignora completamente la polarizzazione interna, le fratture culturali, i conflitti sociali che potrebbero rivelarsi pi\u00f9 destabilizzanti di qualsiasi minaccia esterna e un piazzista vanesio come presidente. Come ha scritto il sociologo Immanuel Wallerstein, critico del determinismo geografico da una prospettiva marxista, \u201ci conflitti di classe attraversano i confini nazionali e spesso sono pi\u00f9 significativi dei conflitti tra Stati\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando l\u2019ideologia batte la geografia<\/strong><br>La geopolitica fatica tremendamente a spiegare i conflitti ideologici che non rispettano i confini geografici. Durante la Guerra Fredda, per esempio, comunisti e anticomunisti si sono combattuti all\u2019interno degli stessi paesi: in Grecia, in Italia, in Francia, in Corea, in Vietnam. Le divisioni ideologiche tagliavano trasversalmente nazioni, continenti, perfino famiglie.<\/p>\n\n\n\n<p>Il filosofo politico liberale Karl Popper, pur non occupandosi direttamente di geopolitica, ha sempre insistito sul fatto che le idee e i sistemi di valori sono i veri motori della storia, non la geografia. La differenza tra societ\u00e0 aperte e societ\u00e0 chiuse, tra democrazia e totalitarismo, conta pi\u00f9 di qualsiasi configurazione territoriale.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensate al Medio Oriente: la geopolitica ti parler\u00e0 di petrolio, stretti strategici, accesso al Mediterraneo. Ma come spieghi il conflitto sunniti-sciiti che attraversa i confini di Iraq, Siria, Yemen, Libano, Bahrein? Come spieghi che iraniani e sauditi, entrambi ricchi di petrolio ed entrambi interessati al Golfo Persico, si odiano per ragioni religiose che risalgono al VII secolo? La geografia pu\u00f2 dirti dove sono, ma non perch\u00e9 si combattono.<\/p>\n\n\n\n<p>Il geografo critico David Harvey, di formazione marxista, ha sottolineato come la geopolitica tradizionale ignori completamente le dinamiche del capitalismo globale e le trasformazioni economiche e sociali che travalicano la dimensione statale e geografica. Per Harvey, concentrarsi su Stati e territori significa perdere di vista i veri attori: le multinazionali, i flussi di capitale, lo sfruttamento delle risorse e del lavoro che non conoscono confini nazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>In fondo per la geopolitica niente potrebbe spiegare l\u2019innamoramento di Trump per Putin, mentre una certa affinit\u00e0 ideologica e il gusto per la ricchezza e il potere personale lo spiegano benissimo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le crisi interne che ridisegnano il mondo<\/strong><br>La geopolitica \u00e8 particolarmente cieca di fronte alle crisi interne agli Stati, che spesso hanno conseguenze internazionali pi\u00f9 profonde di qualsiasi conflitto tra imperi. La Rivoluzione Francese del 1789 non \u00e8 spiegabile con la geografia della Francia, eppure ha ridisegnato l\u2019intero ordine europeo. La Rivoluzione Russa del 1917 \u00e8 nata da contraddizioni sociali ed economiche interne, non dalla posizione geografica della Russia. Quella americana del 1776 ha avuto con se un portato di principi e idee che travalicano le dimensioni geografiche della vicenda. Pi\u00f9 recentemente, le Primavere Arabe del 2011 hanno colto di sorpresa praticamente tutti gli analisti geopolitici. Perch\u00e9? Perch\u00e9 stavano guardando le mappe invece di ascoltare le piazze. Le rivolte sono nate da disoccupazione giovanile, corruzione, desiderio di libert\u00e0 e dignit\u00e0, fattori che nessuna cartina pu\u00f2 mostrare. E si sono diffuse attraverso social media e solidariet\u00e0 transnazionale, non lungo linee geografiche prevedibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Le istituzioni politiche, lo stato di diritto, la qualit\u00e0 della governance contano molto pi\u00f9 della geografia. Un paese pu\u00f2 avere tutte le risorse naturali del mondo e una posizione strategica invidiabile, ma se \u00e8 governato male, se la corruzione \u00e8 endemica, se non c\u2019\u00e8 fiducia nelle istituzioni, collasser\u00e0 comunque. Basterebbero a confermarlo gli esempi di Venezuela e Argentina.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La tecnologia se ne sbatte della geografia<\/strong><br>Un altro limite fondamentale della geopolitica tradizionale \u00e8 che tende a sottovalutare come la tecnologia possa rendere irrilevanti certi vincoli geografici. Nel XIX secolo, la geopolitica navale era tutto: chi controllava i mari dominava il mondo. Poi sono arrivati gli aerei, i missili intercontinentali, e ora Internet e i satelliti. Improvvisamente la distanza geografica conta molto meno.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Stati Uniti possono proiettare potenza militare ovunque nel mondo in poche ore ma un attacco informatico pu\u00f2 partire da uno scantinato di Hong Kong e colpire infrastrutture critiche a Washington con altrettanta efficacia. Le catene di approvvigionamento globali rendono ogni paese dipendente da dozzine di altri sparsi per il pianeta. La geografia non \u00e8 scomparsa, ma \u00e8 diventata solo uno dei tanti fattori in gioco. E i colossi del big tech? Quale dimensione geografica hanno Google, Microsoft, Amazon? Boh, nemmeno sappiamo dove hanno la sede (di solito dove si pagano pochissime tasse) eppure anche singolarmente contano pi\u00f9 di diversi Stati con i loro monti, fiumi e pianure.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il fascino pericoloso delle spiegazioni semplici<\/strong><br>Allora perch\u00e9 la geopolitica continua ad essere cos\u00ec popolare? Perch\u00e9 \u00e8 tremendamente comoda. In un mondo complicato, dove bisogna considerare economia, cultura, ideologia, personalit\u00e0 dei leader, movimenti sociali e mille altri fattori, la geopolitica offre spiegazioni pulite e semplici. \u201cLa Cina vuole Taiwan perch\u00e9 geograficamente completa il suo accesso al Pacifico\u201d. Fine della storia. Non serve scomodare secoli di storia complessa, identit\u00e0 nazionale, questioni di democrazia contro autoritarismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ha notato lo storico delle relazioni internazionali John Lewis Gaddis, \u201cla geopolitica offre la confortante illusione che possiamo ridurre la complessit\u00e0 disordinata della storia a leggi semplici e eleganti\u201d. \u00c8 lo stesso motivo per cui l\u2019astrologia \u00e8 popolare: entrambe promettono di spiegare il caos del mondo con schemi rassicuranti e, al tempo stesso, misteriosi e affascinanti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma allora la geopolitica serve a qualcosa?<\/strong><br>Ora, dopo tutto questo scetticismo, sarebbe disonesto dire che la geopolitica non abbia alcun valore. La geografia conta ancora, eccome. Un paese senza sbocchi sul mare affronta sfide diverse da una potenza marittima. Le risorse naturali influenzano le scelte strategiche. I confini e i vicini di casa fanno la differenza. Il problema non \u00e8 considerare la geografia, ma farne l\u2019unico o il principale fattore esplicativo. La geopolitica funziona meglio come uno strumento tra i tanti nell\u2019arsenale dell\u2019analisi, non come spiegazione totale. \u00c8 un punto di partenza per capire certi vincoli e opportunit\u00e0, non un punto di arrivo. Inoltre, dobbiamo distinguere tra geopolitica descrittiva (osservare come la geografia influenza la politica) e geopolitica prescrittiva (dire come gli Stati dovrebbero agire in base alla geografia). La prima pu\u00f2 essere utile; la seconda spesso diventa una giustificazione per politiche aggressive e spiegazioni molto comode.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Conclusioni: leggere le mappe con un occhio critico<\/strong><br>La prossima volta che qualcuno ti spiega un conflitto internazionale tirando fuori una cartina e puntando il dito su montagne e fiumi, ascolta con interesse ma anche con una sana dose di scetticismo. Chiediti: cosa sta lasciando fuori da questa spiegazione? Quali fattori economici, culturali, politici vengono ignorati? E soprattutto: chi beneficia da questa narrazione? La geopolitica pu\u00f2 illuminare certi aspetti della politica internazionale, ma come tutte le discipline che promettono di spiegare troppo con troppo poco, va maneggiata con cura. La storia \u00e8 fatta da persone, non da cartine. E le persone, per fortuna o purtroppo, continuano a sorprenderci facendo cose che nessuna mappa avrebbe potuto prevedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi s\u00ec, leggete pure quegli articoli con le mappe colorate e le frecce che mostrano sfere di influenza e corridoi strategici &#8211; e figuratevi se non lo faccio io che fin da bambino mi diverto a fantasticare sulle carte geografiche e conosco a memoria quasi tutte le capitali e le bandiere del mondo &#8211; ma ricordate: la realt\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 complicata, pi\u00f9 strana e pi\u00f9 imprevedibile di qualsiasi teoria geopolitica e forse \u00e8 proprio per questo che la storia continua a essere interessante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Stefano Pizzin. Alcuni giorni fa tre autorevoli collaboratori della rivista Limes hanno deciso di abbandonarla sostenendo che tenesse una linea editoriale troppo filo russa. Il direttore e fondatore, Lucio Caracciolo, ha replicato che la rivista darebbe voce a tutte le parti in causa. Naturalmente, in questo sguaiato Paese, quella che poteva essere una disputa accademica o politica \u00e8 diventato il solito melodramma con gente molto contrita, e convinta di difendere chiss\u00e0 quale libert\u00e0, che si \u00e8 fatta fotografare con<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6389,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[14,11,10,12],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6388"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6388"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6388\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6390,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6388\/revisions\/6390"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6389"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6388"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6388"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6388"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}