{"id":6378,"date":"2026-01-02T09:00:00","date_gmt":"2026-01-02T08:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6378"},"modified":"2025-12-15T20:30:29","modified_gmt":"2025-12-15T19:30:29","slug":"referendum-referendum","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/01\/02\/referendum-referendum\/","title":{"rendered":"Referendum, referendum!"},"content":{"rendered":"\n<p>di Livio Pepino.<\/p>\n\n\n\n<p>Il referendum sulla riforma Nordio, che si vorrebbe far passare come normalizzazione del potere che i magistrati avrebbero sulla politica, riguarda la Costituzione e la sua tutela, cos\u00ec come fu con Renzi e con Berlusconi. E riguarda tutti noi, la nostra libert\u00e0, il nostro essere uguali davanti alla legge<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Articolo pubblicato su\u00a0Associazione Borr\u00e8 Verardi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per la terza volta negli ultimi vent\u2019anni la vita politica del Paese \u00e8 scossa dal tentativo di modificare in profondit\u00e0 la Costituzione e dalla chiamata alle urne di cittadine e cittadine per un referendum&nbsp;<em>oppositivo<\/em>&nbsp;(impropriamente definito \u201cconfermativo\u201d, quasi che si fosse chiamati semplicemente ad avallare una scelta gi\u00e0 fatta). \u00c8 accaduto con la riforma voluta da Silvio Berlusconi, respinta, nel 2006, dal 61,29% dei votanti (il 52,46% degli aventi diritto) e con quella propugnata da Matteo Renzi, bocciata, nel 2016, dal 59,1% dei votanti (il 65,48% degli aventi diritto). Ometto il riferimento alla legge di riduzione del numero dei parlamentari e il successivo referendum del settembre 2020 (che la conferm\u00f2) non per dimenticanza ma perch\u00e9 relativi a un profilo circoscritto, ancorch\u00e9 importante, della Carta fondamentale. Andremo dunque a votare per la terza volta \u2013 chi ci andr\u00e0 \u2013 sulla Costituzione, ch\u00e9 anche questa volta ad essere in discussione ne \u00e8 un caposaldo, come indubbiamente \u00e8 l\u2019assetto della magistratura e della giustizia. Ci arriviamo sull\u2019onda di un\u2019approvazione avvenuta in un contesto di grida, sberleffi e gigantografie di Silvio Berlusconi. Non un buon viatico per il cambiamento di alcune regole della convivenza, ma tant\u2019\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>I punti della riforma sono noti: l\u2019affermazione esplicita che quelle di giudice e di pubblico ministero sono carriere distinte (con delega al legislatore ordinario per la definizione della conseguente disciplina), lo sdoppiamento dell\u2019attuale Consiglio superiore della magistratura in due organi separati (uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri), l\u2019istituzione di un\u2019Alta Corte preposta ai procedimenti disciplinari nei confronti di giudici e pubblici ministeri (con la componente togata costituita da soli magistrati di legittimit\u00e0) e l\u2019introduzione del sorteggio (in luogo dell\u2019elezione da parte dei colleghi) come strumento per designare i componenti magistrati dei due consigli superiori e dell\u2019alta corte disciplinare. Non scendo nei particolari e mi limito a una sintesi estrema: \u00e8 una svolta nella direzione di una magistratura frantumata (grazie a una rappresentanza definita per sorteggio), burocratizzata (a seguito dell\u2019indebolimento delle correnti interne e del pluralismo politico-culturale da esse indotto), con una struttura piramidale (conseguente al ruolo di vertice anche ordinamentale attribuito ai magistrati di legittimit\u00e0) e con un maggior peso, negli organi di governo autonomo, della componente politica.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto il referendum si sta sempre pi\u00f9 delineando come una&nbsp;<em>battaglia<\/em>&nbsp;tra i magistrati e il resto del mondo, costituito da gran parte dell\u2019avvocatura e dalla maggioranza politica (con l\u2019opposizione divisa e, anche nella parte schierata per il No, timida e non particolarmente motivata). Una ragione in pi\u00f9 per provare a ragionare, anche fuori dal coro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1.<\/strong>&nbsp;Il primo punto della riforma, che addirittura (per pigrizia o per interesse) le d\u00e0 il nome, \u00e8 la separazione delle carriere. Non sono tra i&nbsp;<em>pasdaran<\/em>&nbsp;dell\u2019unit\u00e0 ordinamentale di giudici e pubblici ministeri. Credo, anzi, che la disciplina dettata tre anni fa dalla legge Cartabia (eccezionalit\u00e0 del passaggio dall\u2019uno all\u2019altro ruolo: in pratica una sola volta in carriera e con trasferimento di sede) sia, oggi, un buon punto di equilibrio. Una rotazione nelle funzioni potrebbe essere, infatti, arricchente \u2013 come ho sperimentato nella mia vita professionale \u2013 ma, per esserlo, dovrebbe estendersi a tutte le professioni forensi: cosa che richiederebbe, peraltro, una&nbsp;<em>rivoluzione culturale<\/em>&nbsp;di cui non ci sono avvisaglie n\u00e9 nell\u2019avvocatura n\u00e9 nella magistratura n\u00e9 nella politica. Meglio, dunque, stare con i piedi per terra e guardare alle soluzioni possibili. Tra queste, la disciplina attuale \u00e8, appunto, equilibrata, evita condizionamenti reciproci tra giudici e pubblici ministeri (ove non voluti), non offre il destro a confusioni, anche in termine di immagine, e limita le conflittualit\u00e0 con l\u2019avvocatura. Mi \u00e8 difficile, invece, vedere l\u2019utilit\u00e0 di incrementare ulteriormente la situazione, addirittura modificando la Carta fondamentale. Ci\u00f2 non serve ad evitare che i giudici siano condizionati dai pubblici ministeri: i condizionamenti ci sono, pi\u00f9 o meno frequenti, ma \u2013 non ho dubbi in base alla mia esperienza \u2013 sono un fatto di cultura e di spirito di indipendenza, non di ruoli o di appartenenze. E neppure serve a meglio definire la figura del pubblico ministero che \u00e8, inevitabilmente,&nbsp;<em>ambigua&nbsp;<\/em>e partecipe di diversi ruoli, come sottolineava gi\u00e0 oltre un secolo fa, Gaetano Salvemini affermando che \u00abnella infinit\u00e0 variet\u00e0 dei tipi balordi che arricchiscono la specie dell\u2019<em>homo sapiens<\/em>, il pi\u00f9 balordo di tutti \u00e8 il regio procuratore\u00bb. Eravamo nel 1897, in un situazione istituzionale ed ordinamentale ben diversa da quella attuale, ma gi\u00e0 allora l\u2019anomalia di questo&nbsp;<em>funzionario<\/em>, a met\u00e0 strada tra giudice e poliziotto, non sfuggiva agli osservatori pi\u00f9 attenti. Ora come allora si tratta di evitare che il pendolo oscilli, pi\u00f9 di quanto gi\u00e0 accade, verso la polizia e l\u2019esecutivo, come sarebbe inevitabile (o comunque probabile) con una separazione insuperabile e l\u2019inquadramento dei pubblici ministeri in un\u2019organizzazione totalmente autoreferenziale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.&nbsp;<\/strong>Le modifiche introdotte nell\u2019assetto della magistratura non cambierebbero alcunch\u00e9 \u2013 al di l\u00e0 degli slogan \u2013 nei tempi e nei contenuti della giustizia. N\u00e9 in meglio n\u00e9 in peggio. La situazione resterebbe esattamente quella che \u00e8. Per la semplice ragione che per cambiare la giustizia bisognerebbe incidere su altri piani: potenziando le risorse disponibili e istituti come l\u2019ufficio del giudice (di cui si prospetta, al contrario, l\u2019imminente smantellamento) e, soprattutto, intervenendo sulle procedure e sulle leggi sostanziali, per esempio depenalizzando settori delicati come quelli degli stupefacenti e delle migrazioni (anzich\u00e9 introdurre a ogni pi\u00e8 sospinto nuovi reati). L\u2019obiettivo della riforma non \u00e8 del resto, dichiaratamente, il miglioramento del servizio giustizia ma altro: quello \u2013 per usare le parole della presidente del Consiglio \u2013 di dare \u00abuna risposta adeguata a un\u2019intollerabile invadenza dei giudici\u00bb. Ci\u00f2 perch\u00e9 i giudici impediscono l\u2019espulsione dei migranti, legano le mani alla polizia e ostacolano le politiche industriali del Governo, come sta avvenendo, per esempio nel caso dell\u2019Ilva, come ha ulteriormente spiegato, a beneficio di chi non lo avesse capito, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Dunque, la finalit\u00e0 della riforma costituzionale \u2013 secondo i suoi artefici, non secondo i suoi critici \u2013 \u00e8&nbsp; quella di ridefinire, modificando l\u2019organizzazione della magistratura, i rapporti tra questa e la politica. In parole povere, quel che si vuole \u00e8 che i giudici e i pubblici ministeri non disturbino il manovratore (o lo disturbino di meno) e che la forza prevalga sul diritto. Questi obiettivi sarebbero, almeno in parte, raggiunti con la riforma. C\u2019\u00e8 da dubitare che sia il risultato di cui il Paese ha bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3.&nbsp;<\/strong>Ma davvero \u2013 dicono alcuni, nei movimenti e nella sinistra antagonista \u2013 siamo di fronte a una riforma da contrastare, lasciando cos\u00ec inalterato l\u2019assetto di una magistratura assai spesso protagonista di una repressione indiscriminata del dissenso e della protesta anche con iniziative e interpretazioni delle norme esistenti forzate e illiberali? Difficile contestare il fatto. L\u2019accanimento repressivo di questi anni nei confronti dei movimenti ambientalisti pi\u00f9 attivi, del movimento no Tav, dei collettivi studenteschi, del sindacalismo di base e via elencando \u00e8 incontestabile. Ed \u00e8 un accanimento che si \u00e8 avvalso di un uso spregiudicato di misure cautelari, di contestazioni abnormi, di condanne a pene spropositate, di dilatazioni improprie del concorso di persone nel reato e di molto altro ancora. Vero, come personalmente ho spesso denunciato, entrando in polemica con molti ex colleghi. Ma non tutti i cambiamenti modificano la realt\u00e0 in meglio. Alcuni la peggiorano ulteriormente. Oggi, infatti, accade \u2013 e non raramente \u2013 che ci siano decisioni giudiziari a tutela persino di barbari, marginali e ribelli. Ed \u00e8 accaduto che i vertici della polizia siano stati condannati per i falsi commessi al fine di occultare le torture avvenute a Genova nel luglio 2001, che Stefano Cucchi abbia avuto una (seppur tardiva) giustizia, che le pi\u00f9 scandalose deportazioni di migranti in Albania siano state annullate, che ad alcuni malati terminali sia stato consentito di morire con dignit\u00e0, che molti&nbsp;<em>riders<\/em>&nbsp;si siano visti riconoscere lavoro e diritti, che la corruzione e le prevaricazioni del potere siano state almeno lambite da indagini\u2026 Oggi, in altri termini, c\u2019\u00e8, per chi incrocia pubblici ministeri e giudici, almeno la&nbsp;<em>possibilit\u00e0<\/em>&nbsp;(pur se non la certezza) di avere risposte coerenti con la Costituzione anche se sgradite al Governo. Non \u00e8 detto che ci\u00f2 sia ancora possibile, allo stesso modo, con una riforma che \u2013 come si \u00e8 detto \u2013 burocratizza, frammenta e intimidisce la magistratura.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse la Costituzione \u00e8 meglio che ce la teniamo cos\u00ec com\u2019\u00e8, dando a Giorgia Meloni la stessa risposta data, venti e dieci anni fa, a Silvio Berlusconi e a Matteo Renzi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.libertaegiustizia.it\/autore\/livio-pepino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Livio Pepino<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Livio Pepino, gi\u00e0 magistrato e presidente di Magistratura democratica, \u00e8 attualmente presidente di Volere la Luna e del Controsservatorio Valsusa. E\u2019, inoltre, portavoce del Coordinamento antifascista torinese. Da tempo studia e cerca di sperimentare, pratiche di democrazia dal basso e in difesa dell\u2019ambiente e della societ\u00e0 dai guasti delle grandi opere. Ha scritto, tra l\u2019altro, \u201cForti con i deboli\u201d (Rizzoli, 2012), \u201cNon solo un treno. La democrazia alla prova della Val Susa\u201d (con Marco Revelli, Edizioni Gruppo Abele, 2012), \u201cProve di paura. Barbari, marginali, ribelli\u201d (Edizioni Gruppo Abele, 2015) e \u201cIl potere e la ribelle. Creonte o Antigone? Un dialogo\u201d (con Nello Rossi, Edizioni Gruppo Abele, 2019).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Livio Pepino. Il referendum sulla riforma Nordio, che si vorrebbe far passare come normalizzazione del potere che i magistrati avrebbero sulla politica, riguarda la Costituzione e la sua tutela, cos\u00ec come fu con Renzi e con Berlusconi. 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