{"id":6347,"date":"2025-12-12T08:09:13","date_gmt":"2025-12-12T07:09:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6347"},"modified":"2025-12-12T08:09:14","modified_gmt":"2025-12-12T07:09:14","slug":"perche-preferisco-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/12\/12\/perche-preferisco-leuropa\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 preferisco l&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Franco Belci.<\/p>\n\n\n\n<p>Recentemente ho espresso una tesi che \u00e8 stata, anche vivacemente, contestata da ambienti che fanno (facevano?) parte della \u201csinistra\u201d. Metto il termine tra virgolette perch\u00e9 da molto tempo lo considero come la tasca di Eta Beta (straordinario personaggio della fantasia di Disney): vi trovavi di tutto. La mia posizione \u00e8 questa: non amo \u201cquesta\u201d Europa, ma non mi sento straniero in patria e continuer\u00f2 a darmi da fare per cambiarla. Per procedere \u00e8 necessario molto realismo e onest\u00e0 intellettuale ed ammettere innanzitutto che la UE ha sostanzialmente tradito i suoi ideali, soprattutto sociali, fermandosi allo step della zona di libero scambio di merci e di libera circolazione delle persone. Importante, per carit\u00e0. Da triestino, passare liberamente quella sbarra che ho vissuto fin da bambino come barriera insormontabile e segno della contrapposizione tra due mondi \u00e8 stata un\u2019emozione indescrivibile. Poi mio figlio \u00e8 emigrato, come tanti ricercatori, in Germania e con le mie nipotine vivono a Regensburg, citt\u00e0 natia della mamma: si vive bene e c\u2019\u00e8 una solidariet\u00e0 di comunit\u00e0 a noi sconosciuta. Le piccole sono bilingui e hanno la doppia nazionalit\u00e0: quando non vogliono la presenza dei genitori, una dice \u201craus\u201d, l\u2019altra \u201cvai via\u201d! Dunque, chi sostenesse che sono parte in causa, avrebbe ragione. E\u2019 pure vero che la UE si \u00e8 del tutto scordata della Carta di Nizza e che \u00e8 stata per decenni un\u2019appendice degli USA in politica estera. Innegabile infine che abbia scambiato soldi con diritti: Orban e Erdogan, per motivi diversi, ne sono emblematico esempio. Preferisco tuttavia vivere tra Italia e Germania piuttosto che negli Usa o in Russia, le due autocrazie che suggeriscono, con tono minaccioso, alla UE di sparire e di dividersi in piccoli stati nazionali con i quali trattare secondo uno schema bilaterale: forte contro debole. Mi \u00e8 stato replicato da alcuni, che ritengono si viva meglio in Russia o in America, di motivare nel merito la mia preferenza. Ci provo. Siccome sono un uomo semplice, per districarmi nel mondo violento e indecifrabile di oggi, troppo vicino a un conflitto mondiale con radici in Europa, applico il principio di causa-effetto. Cio\u00e8 chi spara il primo colpo (o invade un Paese) ha torto. Gli Usa in Vietnam del resto avevano torto, come i russi a Budapest e Praga: in questi due ultimi casi non si spararono molti colpi, ma l\u2019invasione vi fu. E l\u2019opinione pubblica mondiale non esit\u00f2 a riconoscerlo, sul Vietnam con qualche difficolt\u00e0 in pi\u00f9. Uno studioso col quale avevamo collaborato anni fa ha insistito: <strong>\u201cPer capirci. L&#8217;UE sarebbe \u2018meglio\u2019 secondo i criteri morali fatti in casa dai progressisti europei? E&#8217; meglio perch\u00e9 mentre gli altri si occupano di programmazione industriale e approvvigionamenti energetici la UE promuove a raffica giornate celebrative di questo o di quello? Meglio perch\u00e9 pi\u00f9 democratica? Meglio perch\u00e9 fa valorosamente rispettare i diritti umani (tipo a Gaza)? Quale criterio renderebbe la UE meglio di USA, Russia, o anche Cina? Che in Europa la stampa \u00e8 libera? Che \u00e8 amante della pace? Sono veramente curioso\u201d.<\/strong> A parte il tono, pi\u00f9 supponente che professorale, e l\u2019uso del termine \u201cprogressisti\u201d con evidente accezione negativa, la curiosit\u00e0 \u00e8 legittima. Nella versione fb di questo dibattito avevo usato l\u2019ironia, proponendo al mio illustre interlocutore di andare a studiare per sei mesi in Russia: se avesse scoperto che \u00a0la ricerca \u00e8 libera, i musei liberamente \u00a0frequentabili senza \u201caccompagnatore\u201d, gli archivi sono aperti, il mausoleo di Lenin visitabile, ci sarei andato anch\u2019io. Era un argomento, non una provocazione com\u2019\u00e8 stata subito vissuta. A scanso di equivoci (si sta un attimo a beccarsi del \u201cguerrafondaio\u201d) preciso che amo la letteratura russa, la musica di grandi interpreti russi, ritengo Lenin un grande genio politico, non posso scordare il ruolo dell\u2019Urss nella seconda guerra mondiale n\u00e9 il fatto che l\u2019esercito di quel Paese arriv\u00f2 per primo ad Auschwitz. Per\u00f2 non ho amato Stalin. Non so se sono \u201cprogressista\u201d o altro. E\u2019 una ricerca che faccio da anni e ha trovato sbocco in un libro che vedr\u00e0 la luce in febbraio : <strong>Alla ricerca della politica. Dal \u201968 alla guerra mondiale a pezzi<\/strong> (ed. Ronzani, Vicenza). Mi viene in mente solo che il contrario di \u201cprogressista\u201d \u00e8 \u201cconservatore\u201d: che mi pare la vera matrice di questo tipo di pensiero che vuole imporre il suo modello come verit\u00e0 indiscutibile. Mi ricorda la gerarchia ecclesiastica prima del Vaticano II. Quindi, ok; niente Russia. E l\u2019America? Qui il discorso si fa pi\u00f9 complesso perch\u00e9 quello stesso pensiero aveva ritenuto Trump il benvenuto al posto del vecchio Joe: avrebbe portato la pace universale e ottenuto il Nobel. Netanyahu avrebbe obbedito al nuovo padrone, i gazawi sarebbero rientrati nelle loro case (distrutte) e tutti sarebbero vissuti felici e contenti. Come si sa, \u00e8 andata un po\u2019 diversamente: nei progetti del presidente Usa Gaza \u00e8 diventata una riserva per ricchi, i gazawi sono stati deportati e non si sa pi\u00f9 nulla di loro. Poi, Trump si \u00e8 anche prestato a reggere il moccolo alla volpe russa. Perch\u00e9, su questo sono d\u2019accordo, Putin ha una straordinaria abilit\u00e0 tattica e una precisa strategia in mente, anche se piuttosto antica come origine: dividersi il mondo in sfere di influenza. Quella americana (sbarazzandosi dei regimi scomodi), quella russa, (facendosi venire qualche altro appetito territoriale), quella cinese. Manca quella indiana che \u00e8 per tutti una grande incognita. Putin e Trump, come \u00e8 stato confermato in questi giorni, la pensano in realt\u00e0 allo stesso modo: Il Canada? Da ridurre a colonia. La Groenlandia? Da acquisire con la forza invadendo la Danimarca. L\u2019 Europa? Da dividere in staterelli nazionali privi di massa critica (Germania e Francia a parte) minati dall\u2019interno dai soldi di Musk agli estremisti di destra. C\u2019\u00e8 qualcuno che sostiene che l\u2019Italia, divisa e preda dell\u2019indifferenza collettiva (che riguarda anche l\u2019opposizione), sia il terreno ideale per una sperimentazione. Si sbaglia per\u00f2 se ci si focalizza sulle due tradizionali potenze. A me pare che la Cina sia infatti il vero, grande soggetto destinato a guidare la geopolitica mondiale per ragioni evidenti, legate alla densit\u00e0 della popolazione, e al conseguente numero di cervelli, alla qualit\u00e0 della tecnologia, alle enormi disponibilit\u00e0 di territorio, al modello di accentramento gerarchico (comunista?) ereditato dal vecchio Mao, a una cultura molto pi\u00f9 antica e molto pi\u00f9 articolata della nostra e molto pi\u00f9 adattabile ai tempi. Massimo D\u2019Alema aveva partecipato alle manifestazioni per gli 80 anni dalla vittoria a Pechino non per farsi riprendere dalle TV, \u00a0ma per cercare di capirci qualcosa. La vecchia Europa non ha pi\u00f9 quell\u2019attitudine geopolitica e quella curiosit\u00e0 diplomatica che la portava a tenere contatti (anche attraverso il personale dei servizi segreti) con l\u2019Est per cercare di capire il modo di pensare e di agire di culture diverse. L\u2019 attuale classe dirigente \u00e8 totalmente inadeguata ai tempi (a dire la verit\u00e0 lo \u00e8 in tutto il mondo \u201coccidentale\u201d), ha completamente perso quell\u2019antica attitudine e pensa che ci si possa misurare con gli altri riarmandosi, con una logica speculare a quella di Trump e Putin. In Germania stanno muovendosi in anticipo \u00a0con massicci investimenti: una scelta davvero preoccupante che cambia il profilo della Costituzione tedesca. Ci\u00f2 che mi tranquillizza relativamente, anche se si sta scherzando col fuoco, \u00e8 che per riarmarsi in vista di un possibile conflitto servono almeno un paio di lustri; e che i grandi centri di potere economico non hanno interesse all\u2019autodistruzione. Dunque, l\u2019Europa \u00e8 \u201cmeglio\u201d? Personalmente continuo a pensare di si, se riuscir\u00e0 in questa temperie a recuperare l\u2019anima di Nizza. Non mi d\u00f2 alternative, se non altro perch\u00e9 una parte della mia famiglia \u00e8 europea e perch\u00e9 faccio il pendolare con la Baviera. Spero in una soluzione generazionale che oggi appare molto lontana ma che lascia aperta la visuale. I giovani vivono in un mondo diverso dal nostro e da quello dei nostri figli, hanno meno barriere ideologiche e sono capaci di attraversarle, attraverso il valore insostituibile delle relazioni personali; hanno spesso la ragazza in un altro Stato, frequentano coi viaggi low cost tutte le capitali europee. Spetta a loro licenziare una classe dirigente inetta. Io ho cominciato a seguirli e a imparare da loro. Occorrono \u201cpatti intergenerazionali\u201d, come quello che abbiamo proposto a Trieste: si deve cominciare dal basso, dalle comunit\u00e0 locali, dove ci si incontra per strada, ci si guarda negli occhi, ci si pu\u00f2 ritrovare per lottare contro le decisioni delle amministrazioni che non sono condivise. Passando ad altri temi della domanda, l\u2019assenza di una politica industriale (come di una fiscalit\u00e0) comune \u00e8 uno dei vecchi vizi d\u2019origine dell\u2019Unione: la logica della premialit\u00e0 e degli incentivi basati sull\u2019abbattimento del costo del lavoro porta a fenomeni di delocalizzazione dentro il suo stesso perimetro. Da segretario generale della Cgil evitai, assieme a Maurizio Landini, sia la delocalizzazione in Polonia di Electrolux che il tentativo di Confindustria di applicare i salari polacchi nel pordenonese. In quanto all\u2019energia, la Russia ha la fortuna di avere approvvigionamenti energetici sotto casa e la UE ha pensato di risolvere il suo problema solo facendo affari e confondendo i propri interessi con una visione geopolitica. Va anche ricordato per\u00f2 che quando Eni pose il problema di una maggiore autonomia energetica in Italia, in tutti i siti candidati per impianti di rigassificazione offshore, la popolazione si pronunci\u00f2: \u201cNot in my sea\u201d. Ancora, la questione della pace, sia a Gaza che in Ucraina. Ecco, su questo, il mio interlocutore ha ragione. La UE non ha fatto nulla, cos\u00ec come ha delegato agli Usa versione Biden ogni atto sulla questione ucraina. Ma sul livello di democrazia non c\u2019\u00e8 scampo: nella UE non si eliminano (con la solita eccezione ungherese) o si imprigionano senza prove gli avversari politici, non si manda la guardia nazionale negli Stati federali o nelle citt\u00e0 amministrate dalla sinistra, non si guida l\u2019assalto a Capitol Hall. Sull\u2019informazione la questione \u00e8 terribilmente complessa. Facebook \u00e8 libero? Anche troppo, ma solo nella forma. Non c\u2019\u00e8 alcun controllo sulla veridicit\u00e0 delle notizie. Falso o vero hanno la stessa dignit\u00e0. Quindi il falso ripetuto milioni di volte vale pi\u00f9 del vero. Va bene cos\u00ec? A me no, anche se, a rigore, sarebbe democratico. Gli\u00a0 editori puri non esistono pi\u00f9 da tempo, salvo lodevoli eccezioni. Quindi l\u2019informazione \u00e8 in mano ai grandi gruppi industriali e finanziari: Bezos ha fatto cambiare linea al \u201cWashington post\u201d da un giorno all\u2019altro in occasione della campagna di Trump. Musk \u00e8 monopolista. In Italia la Rai \u00e8 in mano al governo, Mediaset agli eredi Berlusconi, Stampa e Repubblica e Gedi, Corriere a Cairo. C\u2019\u00e8 l\u2019eccezione del gruppo NEM, per il quale scrivo, che rappresenta una propriet\u00e0 articolata e diffusa sul territorio e non un assetto monopolistico. E mi sento di difendere anche una gran parte dei giornalisti che non sono affatto \u201cpennivendoli\u201d: scrivono quello che pensano, hanno lettori che condividono le loro idee e che comperano il giornale per quello. Hanno l\u2019arma della \u201cfiducia\u201d nei confronti del direttore. E talvolta entrano in\u00a0 collisione col Capo fino a costringere l\u2019editore a revocargli il mandato, come a Repubblica. Infine, no, la UE non \u00e8 \u201camante della pace\u201d, come, in questa fase non lo sono Usa, Russia, Corea, Israele ecc. Ma, almeno per ora, non fa la guerra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Franco Belci. Recentemente ho espresso una tesi che \u00e8 stata, anche vivacemente, contestata da ambienti che fanno (facevano?) parte della \u201csinistra\u201d. Metto il termine tra virgolette perch\u00e9 da molto tempo lo considero come la tasca di Eta Beta (straordinario personaggio della fantasia di Disney): vi trovavi di tutto. 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