{"id":6321,"date":"2025-11-29T13:48:50","date_gmt":"2025-11-29T12:48:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6321"},"modified":"2025-11-29T13:56:34","modified_gmt":"2025-11-29T12:56:34","slug":"illuminismo-e-positivismo-i-lumi-della-ragione-e-la-tirannide-della-tecnica","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/11\/29\/illuminismo-e-positivismo-i-lumi-della-ragione-e-la-tirannide-della-tecnica\/","title":{"rendered":"Ragione e tecnica"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Stefano Pizzin.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Illuminismo e Positivismo: i lumi della ragione e la tirannide della tecnica<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>E se con la nostra fiducia nella ragione e nella scienza oggi fossimo diventati degli illusi incapaci di vedere la realt\u00e0? \u00c8 il dubbio che coltivo da tempo nel provare il disagio &#8211; comune a molti &#8211; di fronte un progresso tecnico dalla corsa inarrestabile e irraggiungibile che regola le nostre vite senza che riusciamo pi\u00f9 a gestirne i meccanismi. Insomma, si pu\u00f2 avere ancora fiducia nella ragione &#8211; e io continuo ad averne &#8211; anche se la sua applicazione tecnica e scientifica sembrano sfuggirci di mano. \u00c8 del tutto innegabile che i progressi scientifici hanno reso la vita umana migliore, ma &#8211; mi chiedo &#8211; \u00e8 ancora cos\u00ec? O meglio: \u00e8 ancora questa la prospettiva o si sta andando verso un \u201cprogresso\u201d il cui fine \u00e8 l\u2019autorealizzazione, l\u2019automazione, l\u2019efficientamento di un sistema non pi\u00f9 in favore dell\u2019umanit\u00e0 ma solo per una parte di essa? Siamo passati &#8211; in una battuta- da Voltaire a Elon Musk senza capire perch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono temi sui quali mi interrogo da tempo e a cui cerco di dare una modestissima, e forse presuntuosa, risposta. Penso si debba distinguere tra ragione e tecnica, tra la scienza intesa come processo di conoscenza o la sola realizzazione di strumenti. Bisogna &#8211; credo &#8211; ripartire dai concetti di illuminismo e di positivismo: due percorsi apparentemente simili, che hanno modellato la nostra societ\u00e0, ma che ci possono portare ad approdi completamente diversi.<\/p>\n\n\n\n<p>Illuminismo e Positivismo sembrano percorrere la stessa strada: quella del progresso, della razionalit\u00e0, della fiducia nelle capacit\u00e0 umane di comprendere e trasformare il mondo. Entrambi rifiutano l\u2019oscurantismo, guardano al futuro con ottimismo e credono nel sapere come strumento di emancipazione. Eppure, se osserviamo pi\u00f9 attentamente, scopriamo che su questa strada comune essi camminano in direzioni opposte: mentre l\u2019illuminismo procede verso la via della ragione critica, ponendo l\u2019uomo al centro, il positivismo, invece, marcia verso quello che oggi si configura come un sistema dove l\u2019essere umano diventa oggetto, dato, risorsa da ottimizzare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019illuminismo e l<\/strong><strong>\u2019uomo al centro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019illuminismo nasce da una convinzione potente: l\u2019essere umano, grazie alla ragione, pu\u00f2 liberarsi dalle catene dell\u2019ignoranza, della superstizione e del dogma. Immanuel Kant, nel suo celebre saggio <em>Che cos\u2019\u00e8 l<\/em><em>\u2019<\/em><em>Illuminismo?<\/em> del 1784, definisce questo movimento con una formula immortale: \u201cL\u2019Illuminismo \u00e8 l\u2019uscita dell\u2019uomo dallo stato di minorit\u00e0 che egli deve imputare a se stesso\u201d. Il motto? <em>Sapere aude<\/em>! \u2013 \u201cAbbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La ragione umana \u00e8 fonte di liberazione: ma non una ragione astratta, impersonale, matematica, ma la capacit\u00e0 critica di ogni individuo di pensare autonomamente, di giudicare, di mettere in discussione l\u2019autorit\u00e0 costituita. \u00c8 una ragione che illumina, che porta fuori dall\u2019oscurit\u00e0 \u2013 ma che resta sempre umana, fallibile, aperta al dialogo e al dubbio.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019illuminismo si sviluppa in un\u2019epoca nella quale cambiano le regole e le gerarchie della societ\u00e0: la borghesia sfida l\u2019ordine feudale e rimodella il mondo. Quella \u201cclasse rivoluzionaria\u201d che &#8211; come scrive Marx nel <em>Manifesto del Partito Comunista<\/em> &#8211; \u201cnon pu\u00f2 esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione, e quindi i rapporti di produzione, e quindi tutti i rapporti sociali\u201d ridefinisce il presente e il futuro della societ\u00e0. L\u2019Illuminismo \u00e8 la filosofia di questo cambiamento: smonta le gerarchie tradizionali e scardina gli assetti culturali dominanti.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua caratteristica fondamentale \u00e8 lo spirito antidogmatico. Voltaire, nel <em>Trattato sulla tolleranza<\/em>, avverte subito come il dogmatismo, la fede cieca, producano il fanatismo: \u201cChe cos\u2019\u00e8 un fanatico? \u00c8 colui che crede di aver ragione perch\u00e9 la sua ragione \u00e8 ottenebrata\u201d. Per gli illuministi, nessuna verit\u00e0 pu\u00f2 essere accettata senza esame, nessuna autorit\u00e0 \u00e8 al di sopra del giudizio razionale. Ma \u2013 ed \u00e8 cruciale \u2013 l\u2019Illuminismo riconosce anche i limiti della ragione e della condizione umana. Sempre Voltaire, nel <em>Candido<\/em>, dopo aver condotto il protagonista attraverso le pi\u00f9 atroci disavventure, conclude con la celebre massima: \u201cBisogna coltivare il proprio giardino\u201d. Non si tratta della rinuncia alla trasformazione del mondo, ma a riconoscere che il progresso si realizza nel concreto lavoro umano, nell\u2019impegno quotidiano, nel miglioramento graduale. Il \u201cgiardino da coltivare\u201d \u00e8 lo spazio delle qualit\u00e0 personali e dell\u2019azione concreta \u2013 il progresso illuminista \u00e8 umano, passa attraverso l\u2019uomo consapevole dei propri limiti che agisce nel mondo per renderlo migliore.<\/p>\n\n\n\n<p>Rousseau &#8211; che pure \u00e8 un illuminista sui generis &#8211; scrive nel <em>Contratto sociale<\/em>: \u201cL\u2019uomo \u00e8 nato libero, ma ovunque \u00e8 in catene\u201d. L\u2019Illuminismo vuole spezzare quelle catene. Non fissa l\u2019ordine sociale, ma lo smonta e lo trasforma; il suo obiettivo \u00e8 la felicit\u00e0, la dignit\u00e0 della persona, l\u2019autonomia del pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dalla ragione alla scienza: l<\/strong><strong>\u2019inversione positivista<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un secolo dopo, nell\u2019Ottocento, il panorama storico \u00e8 mutato. La borghesia non \u00e8 pi\u00f9 rivoluzionaria: \u00e8 diventata la classe dominante. Dopo le rivoluzioni del 1789 e del 1848, dopo l\u2019industrializzazione e l\u2019espansione coloniale, non ha pi\u00f9 bisogno di smontare l\u2019ordine esistente: deve consolidarlo, giustificarlo, presentarlo come naturale e inevitabile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in questo contesto che nasce il Positivismo. Auguste Comte &#8211; uno dei padri del pensiero positivista &#8211; elabora la famosa \u201clegge dei tre stadi\u201d: l\u2019umanit\u00e0 passa attraverso uno stadio teologico, uno metafisico e infine lo stadio positivo, quello scientifico: \u201cSapere per prevedere, prevedere per provvedere\u201d. Il progresso positivista non \u00e8 pi\u00f9 rivoluzionario, \u00e8 evolutivo, controllato e finalizzato a regolare. Non \u00e8 pi\u00f9 la critica a essere centrale, ma l\u2019ordine, la produzione, e l\u2019efficienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui avviene la grande inversione. Mentre l\u2019Illuminismo usava la ragione per demolire i dogmi, il Positivismo erige la scienza stessa a nuovo dogma. Solo ci\u00f2 che \u00e8 osservabile, misurabile, verificabile e, soprattutto, produttivo \u00e8 considerato conoscenza autentica. Herbert Spencer applicando il darwinismo alla societ\u00e0 conia l\u2019espressione \u201csopravvivenza del pi\u00f9 adatto\u201d: l\u2019ordine sociale esistente, con le sue disuguaglianze, diventa un fatto naturale, scientifico, incontestabile. Si mettono cos\u00ec le basi per il \u201cnon c\u2019\u00e8 alternativa\u201d della premier britannica Thatcher. Dove l\u2019Illuminismo era dinamico e sovversivo, il Positivismo \u00e8 statico e conservatore. Dove l\u2019Illuminismo riconosceva i limiti umani, il Positivismo trasforma la scienza in sapere onnipotente, assoluto, infallibile. Come nota Max Horkheimer in <em>Eclisse della ragione<\/em>: \u201cLa ragione, che un tempo era considerata una forza inerente al soggetto, si \u00e8 trasformata in mero strumento\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il progresso non \u00e8 pi\u00f9 umano ma esclusivamente tecnico: non passa pi\u00f9 attraverso il \u201ccoltivare il proprio giardino\u201d, ma diventa un processo impersonale, meccanico, in cui l\u2019uomo \u00e8 spettatore passivo o ingranaggio da ottimizzare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La critica della Scuola di Francoforte: la frattura tra Illuminismo e Positivismo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel loro <em>Dialettica dell<\/em><em>\u2019Illuminismo <\/em>Max Horkheimer e Theodor Adorno affrontano una domanda cruciale: come \u00e8 possibile che l\u2019Illuminismo, nato per liberare l\u2019uomo, abbia portato ai totalitarismi del Novecento?<\/p>\n\n\n\n<p>La risposta si chiarisce proprio riconoscendo la frattura tra Illuminismo e Positivismo. I due filosofi scrivono: \u201cLa pretesa di accrescere sempre di pi\u00f9 il potere sulla natura tende a rovesciarsi in un progressivo dominio dell\u2019uomo sull\u2019uomo e in un generale asservimento dell\u2019individuo al sistema sociale\u201d. \u00c8 proprio il Positivismo, con la sua sacralizzazione della scienza e della tecnica, che porta l\u2019uomo a essere dominato dagli stessi mezzi che ha creato.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Illuminismo originario manteneva viva la tensione critica, riconosceva i limiti umani, poneva l\u2019uomo come fine. Il Positivismo trasforma la ragione in \u201cragione strumentale\u201d, in puro calcolo di mezzi: una razionalit\u00e0 che non si interroga pi\u00f9 su i suoi fini, ma solo come ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Herbert Marcuse, in <em>L<\/em><em>\u2019uomo a una dimensione<\/em>, pubblicato nel 1964, descrive la societ\u00e0 tecnologica avanzata come sistema che \u201cserve a istituire forme di controllo sociale pi\u00f9 efficaci e pi\u00f9 piacevoli\u201d. La tecnica non opprime con la forza, ma seducendo, rendendo l\u2019oppressione invisibile. E questo \u00e8 possibile perch\u00e9 la scienza positivista ha preparato il terreno: trasformando l\u2019uomo in oggetto, negando il soggetto critico, esaltando la tecnica come onnipotente. A guardare l\u2019uso che viene fatto delle nuove tecnologie a Occidente &#8211; ma anche e forse pure di pi\u00f9 a Oriente &#8211; le parole di Marcuse appaiono profetiche.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dalla scienza alla tecnica: la tirannide dell<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>algoritmo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se il Positivismo sostituisce la ragione critica con il metodo scientifico &#8211; ma non quello galileiano, una nuova forma sacralizzata &#8211; nel Novecento si compie un ulteriore passo: la scienza si fonde con la tecnica, generando un sistema in cui sono gli strumenti a dominare l\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Martin Heidegger, nel saggio <em>La questione della tecnica<\/em>, coglie questo rovesciamento: tutto, compreso l\u2019essere umano, diventa \u201cfondo disponibile\u201d, una risorsa da sfruttare, ottimizzare, computare. L\u2019essenza della tecnica &#8211; per Heidegger &#8211; \u00e8 un modo di pensare che riduce la realt\u00e0 a calcolo e disponibilit\u00e0. Di ci\u00f2 oggi viviamo le conseguenze estreme. Siamo arrivati alla tirannide dell\u2019algoritmo: cosa leggiamo, chi conosciamo, quale lavoro troviamo \u2013 tutto \u00e8 deciso da sistemi automatici che ci riducono a insiemi di dati.<\/p>\n\n\n\n<p>Shoshana Zuboff, ne <em>Il capitalismo della sorveglianza<\/em>, sottolinea come \u201cil capitalismo della sorveglianza si appropria dell\u2019esperienza umana usandola come materia prima da trasformare in dati sui comportamenti\u201d. L\u2019essere umano diventa \u201csurplus comportamentale\u201d, materia prima gratuita da estrarre, processare e vendere.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli algoritmi dei social media rappresentano l\u2019esempio pi\u00f9 evidente di questo processo: Facebook, Instagram, TikTok: ogni piattaforma determina cosa vediamo nel nostro feed. Ogni click costruisce un profilo digitale dettagliato e la nostra libert\u00e0 di scelta \u00e8 fortemente condizionata da ci\u00f2 che un algoritmo decide di mostrarci. Nella gig economy \u2013 Uber, Deliveroo, Just Eat \u2013 i lavoratori sono ridotti a \u201ccapitale umano\u201d valutato attraverso rating algoritmici. L\u2019algoritmo decide chi lavora, quanto guadagna, chi viene escluso. Dobbiamo produrre contenuti, generare engagement, conformarci alle regole invisibili della piattaforma pena l\u2019esclusione dal flusso delle informazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto il sogno illuminista si \u00e8 perso. Dove Kant invocava <em>Sapere aude<\/em> \u2013 il coraggio di osare e pensare \u2013 oggi deleghiamo il pensiero a sistemi impersonali. Dove Voltaire riconosceva i limiti umani come parte del nostro essere, oggi la tecnica pretende di eliminarli. Prima eravamo chiamati a conoscere il mondo e cambiarlo, oggi ci viene chiesto di rendere soltanto pi\u00f9 efficace il meccanismo che lo regola.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ritornare all\u2019essere umano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La differenza tra Illuminismo e Positivismo non \u00e8 solo filosofica: \u00e8 politica, sociale e profondamente esistenziale. L\u2019Illuminismo procedeva verso la libert\u00e0, ponendo l\u2019uomo come protagonista, riconoscendone i limiti. Il Positivismo ha imboccato la direzione opposta: verso la conservazione dell\u2019ordine, la riduzione dell\u2019uomo a oggetto, l\u2019esaltazione di una tecnica onnipotente della quale ci sfuggono i meccanismi.<\/p>\n\n\n\n<p>La soluzione sta allora nell\u2019attendere &#8211; come suggeriva Heidegger &#8211; \u201cun dio che ci possa salvare\u201d? La risposta &#8211; io credo, non avendo un dio da aspettare &#8211; sta nell\u2019uomo stesso, in quell\u2019uomo \u201cartefice del suo destino\u201d che gli illuministi avevano ereditato dal Rinascimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1486, Giovanni Pico della Mirandola scriveva nel <em>De hominis dignitate,<\/em> immaginando Dio che parla ad Adamo: \u201cNon ti ho dato, o Adamo, n\u00e9 un posto determinato, n\u00e9 un aspetto tuo proprio, n\u00e9 alcuna prerogativa tua, perch\u00e9 quel posto, quell\u2019aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto appunto, secondo il tuo voto e il tuo consiglio, ottenga e conservi\u201d. E concludeva: \u201cDi te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che tu avessi prescelto\u201d. Ecco il cuore dell\u2019umanesimo autentico: l\u2019uomo come artefice di se stesso, non come prodotto di forze esterne, non come dato di un algoritmo, non come risorsa da ottimizzare. L\u2019uomo &#8211; uso le parole di Sartre &#8211; come \u201cun progetto che vive se stesso soggettivamente\u201d; un progetto che pu\u00f2 anche finire sotto scacco, che pu\u00f2 fallire e che nessuna tecnica o intelligenza artificiale pu\u00f2 rendere invincibile.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019essere umano non ha un\u2019essenza predeterminata, non \u00e8 riducibile a una definizione scientifica, non pu\u00f2 essere compreso attraverso algoritmi predittivi. Sar\u00e0 innanzitutto quello che avr\u00e0 progettato di essere anche senza riuscirvi.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo: pensiero che integri i progressi scientifici senza abdicare alla capacit\u00e0 critica, che sappia usare la tecnica senza farsi usare da essa, che metta, ancora una volta, l\u2019essere umano \u2013 libero artefice di se stesso e le sue necessit\u00e0 &nbsp;\u2013 al centro di ogni progetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte all\u2019inquietante <em>hybris<\/em> dei signori del web, si dovrebbe tornare all\u2019uomo concreto, ai suoi bisogni qui e ora, e alla sua umanit\u00e0. Non ci siamo liberati dei dogmi del cielo per finire inghiottiti da quelli prodotti dagli stregoni digitali. La sfida del nostro tempo \u00e8 invertire la direzione. Riconquistare la sovranit\u00e0 sull\u2019universo tecnico che abbiamo creato e non rifiutarlo. Ritornare ai lumi della ragione critica, quella ragione che illumina perch\u00e9 \u00e8 umana, fallibile, mai definitiva, mai onnipotente. Ritornare all\u2019uomo come progetto, come libert\u00e0, come responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Spetta a noi scegliere se vogliamo ridurci a funzioni, dati e risorse da ottimizzare, o a soggetti capaci di pensare, di scegliere e pure di sbagliare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Stefano Pizzin. Illuminismo e Positivismo: i lumi della ragione e la tirannide della tecnica. E se con la nostra fiducia nella ragione e nella scienza oggi fossimo diventati degli illusi incapaci di vedere la realt\u00e0? \u00c8 il dubbio che coltivo da tempo nel provare il disagio &#8211; comune a molti &#8211; di fronte un progresso tecnico dalla corsa inarrestabile e irraggiungibile che regola le nostre vite senza che riusciamo pi\u00f9 a gestirne i meccanismi. Insomma, si pu\u00f2 avere ancora<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6322,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[13,14],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6321"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6321"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6321\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6325,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6321\/revisions\/6325"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6322"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6321"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6321"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6321"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}