{"id":6291,"date":"2025-11-21T16:41:06","date_gmt":"2025-11-21T15:41:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6291"},"modified":"2025-11-21T16:41:07","modified_gmt":"2025-11-21T15:41:07","slug":"la-russia-dei-nostri-desideri-anatomia-di-uninfatuazione-italiana","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/11\/21\/la-russia-dei-nostri-desideri-anatomia-di-uninfatuazione-italiana\/","title":{"rendered":"La Russia dei nostri desideri: anatomia di un\u2019infatuazione italiana"},"content":{"rendered":"\n<p>di Stefano Pizzin.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Un viaggio tra nostalgie di sinistra, ammirazioni di destra, ambiguit\u00e0 al governo e l<\/em><em>\u2019<\/em><em>arte russa di manipolare l<\/em><em>\u2019<\/em><em>opinione pubblica del Belpaese<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Premessa: il Paese dove <\/em><em>\u201c<\/em><em>Putin ha &#8211; quasi &#8211; sempre ragione\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nel febbraio 2024, a due anni dall\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina, il 22% degli italiani credeva che la Russia avrebbe presto vinto la guerra, mentre solo il 3% pensava che l\u2019Ucraina potesse prevalere sul campo di battaglia. Secondo un sondaggio dell\u2019Aspen Institute, l\u2019Italia registra la percentuale pi\u00f9 bassa di sostenitori dell\u2019Ucraina tra i paesi occidentali analizzati e la pi\u00f9 alta di \u201cneutrali\u201d. Rispetto all\u2019inizio del conflitto, il sostegno italiano all\u2019Ucraina \u00e8 crollato dal 57% al 32%, mentre \u00e8 cresciuta nettamente l\u2019equidistanza: dal 38% del 2022 al 57%. Numeri che fanno dell\u2019Italia un\u2019anomalia nell\u2019Occidente, un caso di studio per sociologi e strateghi della disinformazione. L\u2019Italia si \u00e8 confermata \u201cil paradiso della disinformazione russa\u201d, secondo il gruppo di ricerca AI Forensic. Come siamo arrivati a questo punto? E soprattutto: come \u00e8 possibile che un paese fondatore dell\u2019Unione Europea e appartenente alla NATO guardi con tanta indulgenza a un regime autoritario che ha invaso un paese sovrano e, con tutti i suoi limiti, democratico? La risposta \u00e8 complessa, stratificata, e affonda le radici in decenni di storia politica e culturale italiana. Una storia fatta di antiamericanismo viscerale &#8211; perch\u00e9 pi\u00f9 che l\u2019amore per Mosca il sentimento che pi\u00f9 muove l\u2019opinione pubblica \u00e8 una diffusa e radicata avversione per gli Stati Uniti -, di nostalgie ideologiche vecchie e nuove, opportunismi geopolitici e di sofisticate campagne di guerra cognitiva orchestrate da Mosca.<\/p>\n\n\n\n<p><em>L<\/em><em>\u2019<\/em><em>eredit\u00e0 della Guerra Fredda: quando amare Mosca era di sinistra<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Per comprendere l\u2019attuale simpatia italiana verso la Russia putiniana, bisogna partire da lontano, da quel pregiudizio antiamericano che in Italia ha almeno tre correnti: di destra, di sinistra e cattolica. Ma \u00e8 stata soprattutto la sinistra italiana, con il pi\u00f9 grande partito comunista dell\u2019Occidente, a coltivare per decenni un rapporto privilegiato con Mosca.<\/p>\n\n\n\n<p>Antiamericano e filosovietico fu certamente, e a lungo, il PCI di Togliatti, almeno quanto anticomunista era l\u2019America. Per milioni di italiani che lo votavano l\u2019Unione Sovietica rappresentava l\u2019utopia realizzata, la patria del socialismo, il baluardo contro l\u2019imperialismo americano. Tra il 1945 e il 1953, la propaganda comunista raggiunse l\u2019obiettivo di convincere i suoi elettori sulla bont\u00e0 di quella divulgazione. Certo, ci sono state svolte importanti: dopo l\u2019invasione della Cecoslovacchia nel 1968 e quella dell\u2019Afghanistan nel 1979 la rottura con Mosca fu profonda. Il PCI di Berlinguer venne scomunicato dal PCUS ed elabor\u00f2 un rapporto meno conflittuale, pi\u00f9 complesso e sfaccettato con l\u2019America (peraltro, furono proprio i servizi sovietici a imbastire un attentato al capo dei comunisti italiani), ma il problema \u00e8 che quando l\u2019Unione Sovietica \u00e8 crollata, molti a sinistra non hanno elaborato un vero lutto. Quel pezzo di opinione pubblica che una volta faceva riferimento al \u201ccampo socialista\u201d guidato dall\u2019URSS \u00e8 rimasto impantanato in una certa visione del mondo: chi si oppone all\u2019America imperialista ha sempre una qualche ragione. Putin, erede del KGB e nostalgico della grandezza sovietica &#8211; in realt\u00e0 la nostalgia putiniana \u00e8 tutta per la Russia zarista -, \u00e8 diventato cos\u00ec il nuovo punto di riferimento per chi non ha mai smesso di cercare un contrappeso all\u2019egemonia americana.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ironia della storia \u00e8 che molti di questi filo putiniani di sinistra oggi si ritrovano a difendere un regime apertamente reazionario, autoritario, omofobo e ultranazionalista. Ma nella logica del \u201ccampismo\u201d \u2013 l\u2019idea che il nemico del mio nemico sia automaticamente mio amico \u2013 anche questo paradosso diventa accettabile. Sconcertante, tra le tante, la posizione di un bel pezzo dell\u2019ANPI: proprio l\u2019associazione che dovrebbe custodire i valori di chi si \u00e8 opposto all\u2019invasione del nostro Paese da parte della Germania nazista, fatica assai a riconoscere la resistenza degli ucraini ai carri armati di Mosca. Fuori dalle troppe ambiguit\u00e0, almeno, vanno ricordate le parole dell\u2019ex presidente Carlo Smuraglia &#8211; uno che la guerra di Liberazione l\u2019ha fatta per davvero &#8211; che afferm\u00f2: \u201cQuella dell\u2019Ucraina \u00e8 Resistenza e va aiutata anche con le armi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La contraddizione libertaria: la sinistra che abbraccia il dispotismo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui che emerge una delle contraddizioni pi\u00f9 grottesche dell\u2019attuale panorama politico italiano. Una parte della sinistra che si dice libertaria, che rivendica giustizia sociale e diritti civili, finisce per giustificare un regime che \u00e8 l\u2019antitesi di tutto ci\u00f2 che dovrebbe rappresentare. La Russia di Putin \u00e8 un paese dove la libert\u00e0 di stampa \u00e8 stata sistematicamente annientata. Secondo Amnesty International, i diritti alla libert\u00e0 d\u2019espressione, riunione pacifica e associazione rimangono duramente limitati. Persone dissidenti hanno sub\u00ecto procedimenti giudiziari arbitrari, processi iniqui, pesanti multe e lunghe pene detentive. Dopo l\u2019invasione dell\u2019Ucraina, la repressione legale del giornalismo \u00e8 peggiorata: nel 2022 il Cremlino ha adottato leggi che rendono punibile con cinque anni di prigione qualsiasi \u201cdiscredito\u201d delle forze armate russe. La diffusione di \u201cinformazioni non affidabili\u201d sull\u2019esercito pu\u00f2 essere punita con una pena che pu\u00f2 arrivare fino a quindici anni di galera. Il caso di Vladimir Kara-Murza, politico e giornalista dell\u2019opposizione, \u00e8 emblematico: condannato a 25 anni di carcere. Sono centinaia i giornalisti arrestati sotto Putin. Ivan Safronov \u00e8 stato condannato a ventidue anni di prigione per aver rivelato presunti segreti di Stato che erano liberamente disponibili online. Evan Gershkovich del Wall Street Journal \u00e8 stato detenuto con l\u2019accusa di spionaggio. Nel 2021 la Corte Suprema della Russia ha ordinato all\u2019organizzazione Memorial, che si occupava di diritti civili, di chiudere. La motivazione: \u201cAver creato un\u2019immagine falsa della Russia come Stato terroristico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 poi il capitolo degli oligarchi: mentre una parte della sinistra italiana denuncia (giustamente) le disuguaglianze economiche in Occidente, chiude gli occhi di fronte a un sistema dove un\u2019\u00e9lite ristretta di miliardari, con legami diretti con il KGB e il Cremlino, controlla settori interi dell\u2019economia nazionale. La Russia ha oltre 100 miliardari secondo Forbes, molti dei quali hanno fatto fortuna attraverso privatizzazioni opache negli anni \u201890 o grazie a rapporti privilegiati con Putin. Come si concilia la difesa della giustizia sociale con l\u2019indulgenza verso un paese dove le disuguaglianze sono stratosferiche e dove la ricchezza \u00e8 concentrata nelle mani di pochi fedeli al potere? Come si pu\u00f2 invocare la libert\u00e0 di stampa in Italia e poi minimizzare la sistematica distruzione di ogni voce indipendente in Russia? La risposta \u00e8 semplice: non si pu\u00f2. Ma nella logica dell\u2019antiamericanismo compulsivo, anche queste contraddizioni diventano invisibili. L\u2019importante \u00e8 opporsi all\u2019Occidente, anche se ci\u00f2 significa finire per sostenere un regime che incarna tutto ci\u00f2 che si dice di combattere.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La destra e il suo flirt con lo <\/em><em>\u201c<\/em><em>zar\u201d. Il caso Cinque stelle.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Se l\u2019amore di sinistra per Mosca aveva, un tempo, almeno una coerenza ideologica (per quanto discutibile), quello della destra italiana \u00e8 ancora pi\u00f9 inquietante, perch\u00e9 mescola opportunismo, nostalgia e fascinazione autoritaria attuale e interessi economici.<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso pi\u00f9 eclatante \u00e8 quello di Matteo Salvini, leader della Lega. Nel 2015 Salvini si present\u00f2 al Parlamento Europeo indossando una maglietta con il volto di Putin e la scritta \u201cCedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin!\u201d. Dal 2014 al 2018, Salvini comp\u00ec numerosi viaggi a Mosca, incontrando autorit\u00e0 della Crimea annessa, esaltando le navi da guerra russe e stringendo mani con politici sotto sanzioni. Il culmine fu raggiunto nel 2018 con lo scandalo del \u201cRussiagate\u201d italiano: la trattativa all\u2019hotel Metropol di Mosca condotta dall\u2019ex portavoce di Salvini, Gianluca Savoini, per finanziare il partito con denaro russo. Salvini nel marzo 2014 aveva twittato: \u201cIn due Repubbliche di Est Ucraina vincono elezioni partiti filorussi. Ue e Usa contestano. Il voto \u00e8 \u2018libero\u2019 solo se piace a loro?!?\u201d, sostenendo di fatto le repubbliche separatiste del Donbass. Quando \u00e8 arrivata l\u2019invasione del febbraio 2022 Salvini ha cancellato i suoi vecchi post filo-Putin e ha emesso stringate condanne all\u2019aggressione russa. Ma quando nel marzo 2022 si \u00e8 recato in Polonia al confine con l\u2019Ucraina, il sindaco di Przemysl gli regal\u00f2 proprio quella maglietta con Putin, ricordandogli le sue passate simpatie putiniane. \u201cIl punto non \u00e8 che Salvini cambi idea se gli conviene. \u00c8 che non tenta neanche di elaborare una spiegazione che porti da una posizione all\u2019altra\u201d, ha notato la giornalista Marianna Aprile. Oggi, secondo sondaggi recenti, Lega e Democrazia Sovrana Popolare (il bizzarro movimento russo-bruno del cabarettistico Marco Rizzo) sono gli unici due partiti italiani in cui la posizione pro-Russia \u00e8 nettamente maggioritaria, con la Lega che mostra un sostegno alla Russia del 21%.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche nel Movimento 5 Stelle, teoricamente di sinistra-populista (al Parlamento europeo nel gruppo della Sinistra, dove i Cinque stelle sono accomodati, la Linke tedesca, France Insoumise di Melenchon e le sinistre socialiste nordiche hanno un atteggiamento netto contro Mosca), le posizioni filo-russe hanno trovato terreno fertile. Nel giugno 2016, Manlio Di Stefano, deputato M5S e poi sottosegretario agli Esteri, partecipando al congresso di \u201cRussia unita\u201d (il partito di Putin), dichiar\u00f2 che l\u2019Ucraina era un \u201cPaese fallito salvato dai soldi dei contribuenti europei\u201d e che \u201cle sanzioni vanno abolite immediatamente\u201d. Nel 2015, Di Stefano aveva definito le proteste europeiste del 2014 a Kiev \u201cun colpo di Stato finanziato da Europa e Stati Uniti d\u2019America\u201d, che diede vita a un governo guidato da \u201cconvinti neonazisti\u201d. Naturalmente, dopo l\u2019invasione, anche loro hanno corretto il tiro. La deputata M5s Giulia Grillo ha commentato il cambio di rotta dichiarando: \u201c\u00c8 pieno di partiti che hanno dovuto cambiare idea una volta al governo\u201d. Un\u2019ammissione involontariamente illuminante sul pragmatismo della politica italiana. Oggi si fatica a trovare un grillino apertamente filo russo ma, a partire dal leader ed ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si ribadisce la contrariet\u00e0 ad aiutare militarmente Kiev, tenendo aperto un punto di evidente debolezza della coalizione di centrosinistra che dovrebbe proporsi alle prossime elezioni politiche. L\u2019unico che non \u00e8 tornato sui suoi passi \u00e8 Alessandro Di Battista, ex dirigente M5S, che sui social ha raccontato il memorabile tour in terra russa che ne hanno fatto un \u201cesperto\u201d e di cui si ricordano le frasi: \u201cCredo che Putin tutto voglia fuorch\u00e9 una guerra\u201d seguita, quando Putin, che tutt\u2019altro voleva fare, la guerra l\u2019ha cominciata, da una stentorea: \u201cI russi hanno il morale alto e sono stretti al loro presidente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando le destre trovano il loro modello<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un aspetto che va oltre l\u2019opportunismo politico: l\u2019affinit\u00e0 valoriale tra le destre europee e il regime putiniano. La Russia di Putin si presenta come baluardo dei \u201cvalori tradizionali\u201d contro il presunto degrado morale dell\u2019Occidente. Un paese che difende la famiglia \u201cnaturale\u201d, che reprime l\u2019\u201cideologia LGBT\u201d, che promuove l\u2019ortodossia religiosa come collante nazionale. Non \u00e8 un caso che Putin abbia firmato leggi che criminalizzano la \u201cpropaganda LGBT\u201d e che il regime russo perseguiti sistematicamente attivisti LGBTIQ. Non \u00e8 un caso che la Russia si presenti come difensore dell\u2019identit\u00e0 cristiana contro il secolarismo occidentale. Questo mix di nazionalismo, integralismo religioso e omofobia istituzionalizzata attrae molti\u200b\u200b\u200b\u200b\u200b\u200b\u200b\u200b\u200b\u200b\u200b\u200b\u200b\u200b\u200b\u200b esponenti delle destre europee, cos\u00ec come la destra radicale alla Bannon negli Stati Uniti. AfD in Germania, FP\u00d6 in Austria, il partito della Le Pen in Francia, quello di Farage nel Regno Unito, per non parlare di Orban e tutti i peggiori nazionalisti dell\u2019Europa orientale hanno trovato in Putin un riferimento ideologico e un sostegno politico e materiale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Giorgia Meloni e l<\/em><em>\u2019<\/em><em>ambiguit<\/em><em>\u00e0 italiana al governo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui che entra in scena Giorgia Meloni, premier italiana e leader di Fratelli d\u2019Italia. La sua posizione sulla Russia \u00e8 un capolavoro di equilibrismo politico che merita un\u2019analisi approfondita. Formalmente, Meloni ha assunto una posizione atlantista dopo l\u2019invasione dell\u2019Ucraina. Ha condannato l\u2019aggressione russa, ha votato per l\u2019invio di armi a Kiev, ha sostenuto le sanzioni. Ma la storia recente racconta una narrazione diversa. Nel 2018, a Crimea occupata e con le milizie filo russe in Donbass gi\u00e0 in azione, Meloni dichiarava: \u201cComplimenti a Vladimir Putin per la sua quarta elezione a presidente della Federazione russa. La volont\u00e0 del popolo in queste elezioni russe appare inequivocabile\u201d. Nel suo libro \u201cIo sono Giorgia\u201d, Meloni definiva Putin \u201cdifensore dei valori europei\u201d e dell\u2019identit\u00e0 cristiana. Dal 2014 all\u2019inizio del 2022, la leader di Fratelli d\u2019Italia portava avanti sui social e in parlamento una difesa degli \u201cinteressi italiani\u201d che faceva molto bene anche al presidente russo: contro le sanzioni e a favore del vaccino Sputnik. Nel 2014, all\u2019indomani dell\u2019invasione della Crimea, Meloni present\u00f2 una mozione in parlamento in cui si diceva particolarmente preoccupata per il business italiano in Russia \u201cdel formaggio stagionato\u201d. Nell\u2019Italia che voleva, il governo non doveva cedere \u201cai ricatti di Bruxelles\u201d e doveva difendere \u201cle imprese italiane\u201d. Nel 2017 continuava a chiedere lo stop al \u201cgelo economico tra Europa e Russia\u201d, definendo l\u2019allora premier Gentiloni \u201cpeggio di Tafazzi\u201d per aver votato s\u00ec al rinnovo delle sanzioni: \u201cUn\u2019altra bella batosta per le imprese italiane e per l\u2019economia nazionale\u201d. Ancora a febbraio 2022, pochi giorni prima dell\u2019invasione, Meloni diceva: \u201cServe una pace secolare con la Russia ma mi sembra che Biden usi la politica estera per coprire i problemi che ha in patria\u201d. E aggiungeva: \u201cL\u2019Europa deve giocare un ruolo per la pace e avere una terziet\u00e0 per l\u2019Ucraina. Sono contro le sanzioni non perch\u00e9 sono amica di Putin, che non ho mai visto, ma il nostro interesse non \u00e8 spingere la Russia verso la Cina\u201d. Poi, il 24 febbraio 2022, l\u2019invasione. E Meloni ha fatto la sua conversione sulla via di Damasco: \u201cInaccettabile attacco bellico su grande scala della Russia di Putin contro l\u2019Ucraina\u201d. Ma quando le hanno ricordato le sue passate simpatie, ha cercato di distinguere: \u201cPutin \u00e8 una parola che non c\u2019\u00e8. La Russia non \u00e8 Putin\u201d. Una distinzione sottile che permette di mantenere una certa ambiguit\u00e0. Il punto \u00e8 che l\u2019affinit\u00e0 tra Fratelli d\u2019Italia e il regime russo va oltre le questioni economiche o geopolitiche. \u00c8 un\u2019affinit\u00e0 valoriale. La Russia di Putin rappresenta esattamente il tipo di societ\u00e0 che molti esponenti della destra italiana ammirano: un paese dove lo Stato \u00e8 autoritario, dove l\u2019identit\u00e0 nazionale \u00e8 esaltata, dove i \u201cvalori tradizionali\u201d sono difesi contro il presunto degrado morale dell\u2019Occidente, dove le minoranze sessuali sono represse, dove la Chiesa \u00e8 strumento di potere. Meloni pu\u00f2 condannare formalmente l\u2019invasione dell\u2019Ucraina \u2013 sarebbe politicamente impossibile fare altrimenti da presidente del Consiglio di un paese NATO \u2013 ma l\u2019attrazione per il modello politico-culturale putiniano rimane. E questa ambiguit\u00e0 si riflette nell\u2019opinione pubblica del suo elettorato: molti elettori di Fratelli d\u2019Italia hanno dovuto affrontare una dissonanza cognitiva tra la loro ammirazione per Putin e la necessit\u00e0 di seguire la linea atlantista della loro leader.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il fattore Trump: quando l<\/em><em>\u2019<\/em><em>alleato diventa problema<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Se la situazione italiana era gi\u00e0 complessa, l\u2019arrivo alla presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump ha aggiunto un ulteriore elemento di complicazione. Trump ha promesso ripetutamente di poter \u201crisolvere la guerra in 24 ore\u201d. Il suo piano, secondo indiscrezioni, consiste nello spingere l\u2019Ucraina a cedere la Crimea e la regione del Donbas alla Russia. Un approccio che invertirebbe drasticamente la politica di Biden e che premierebbe di fatto Putin, condonando la violazione dei confini riconosciuti a livello internazionale con la forza. Trump ha sempre mostrato ammirazione per Putin, descrivendone il governo dittatoriale con ammirazione e facendo di tutto per evitare di criticarlo. Si \u00e8 rifiutato di riconoscere l\u2019interferenza della Russia nelle elezioni del 2016 e ha falsamente incolpato l\u2019Ucraina di aver cercato di aiutare Hillary Clinton. Il suo inviato Steve Witkoff ha dichiarato che Putin \u201cnon \u00e8 una cattiva persona\u201d. L\u2019apoteosi \u00e8 arrivata con la reprimenda al povero Zelensky maltrattato dal presidente e dal suo vice \u201cnon hai carte\u201d, \u201cdevi ringraziare di pi\u00f9\u201d e l\u2019incontro in Alaska dove ha steso all\u2019autocrate del Cremlino il tappeto rosso manco fosse un benefattore dell\u2019umanit\u00e0. Secondo il piano della Casa Bianca, l\u2019Ucraina dovrebbe accettare di perdere il 20% del suo territorio (Crimea, Donbass, la zona lungo il mare di Azov e parte della regione di Zaporizhzhia), creare una zona demilitarizzata di 1.000 chilometri presidiata dalle truppe europee, e impegnarsi a non entrare nella NATO per i prossimi 20 anni. In sostanza: gli europei dovrebbero pagare per presidiare territori sottratti a un paese democratico da un regime autoritario, mentre l\u2019Ucraina dovrebbe rinunciare alla propria sovranit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa posizione di Trump crea un problema enorme per chi, come Meloni, cerca di mantenere una facciata atlantista pur nutrendo simpatie per Putin. Se il presidente degli Stati Uniti stesso legittima l\u2019aggressione russa, diventa ancora pi\u00f9 difficile sostenere una linea di fermezza verso Mosca. E infatti, Meloni si trova in una posizione sempre pi\u00f9 scomoda: da un lato deve mantenere i buoni rapporti con l\u2019amministrazione americana, dall\u2019altro deve cercare di non alienarsi le istituzioni europee. Il risultato \u00e8 un equilibrismo che soddisfa pochi e che lascia l\u2019Italia in una posizione ambigua e poco credibile, anche se i nostri media tendono a non farci caso. Forse sono queste ambiguit\u00e0 della premier e, ancor di pi\u00f9, del suo governo formato da un putinista in servizio permanente come Salvini e un ministro degli Esteri Antonio Tajani che orgogliosamente rivendica l\u2019eredit\u00e0 di quel Berlusconi che nel \u201clettone di Putin\u201d trascorse l\u2019ultima fase boccaccesca della sua carriera politica e che del leader russo fu fervente ammiratore e amicone, a costringere il Presidente Mattarella a continui e inequivocabili interventi che ribadiscono la gravit\u00e0 politica e storica dell\u2019invasione russa.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il pacifismo selettivo: occhi chiusi davanti al militarismo russo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Una delle ipocrisie pi\u00f9 clamorose del dibattito italiano \u00e8 il cosiddetto \u201cpacifismo\u201d che si oppone al riarmo europeo e all\u2019invio di armi all\u2019Ucraina, ma chiude gli occhi davanti alle gigantesche spese militari della Russia. Nel 2024, la spesa militare russa ha raggiunto una cifra stimata di 149 miliardi di dollari, con un aumento del 38% rispetto al 2023 e il doppio del livello del 2015. Ci\u00f2 rappresenta il 7,1% del PIL del Paese (in Italia \u00e8 1,5%), il 19% di tutta la spesa pubblica russa. La Russia spende per la difesa tre volte tanto quanto per l\u2019istruzione superiore e quindici volte tanto quanto per la sanit\u00e0. Secondo il Military Balance 2025 dell\u2019International Institute for Strategic Studies, la Russia ha speso nel 2024 l\u2019equivalente di 461,6 miliardi di dollari in termini di parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto, superando per la prima volta il totale dei budget per la difesa di tutti i paesi europei messi insieme (457 miliardi). La Russia spende in media 2 miliardi di rubli all\u2019ora per il suo esercito.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma i pacifisti italiani sembrano preoccuparsi solo del riarmo europeo. Nessuna manifestazione contro le spese militari russe. Nessuna indignazione per un paese che trasforma la propria economia in una macchina da guerra mentre la popolazione soffre per mancanza di servizi essenziali. C\u2019\u00e8 poi il costo umano. Secondo le stime pi\u00f9 prudenti, la Russia ha perso oltre 315.000 soldati tra morti e feriti dall\u2019inizio dell\u2019invasione. Solo tra dicembre 2024 e agosto 2025 sarebbero morti circa 65.000 soldati russi. L\u2019ex segretario alla Difesa americano Lloyd Austin ha parlato di 700.000 soldati russi morti o feriti e di 200 miliardi di dollari spesi. Ma chi sono questi soldati? Da dove vengono? Vengono dalle repubbliche russe pi\u00f9 povere e le minoranze etniche pagano il prezzo pi\u00f9 alto. Il Daghestan e la Buriazia hanno subito il maggior numero di perdite (125 e 85 rispettivamente nelle prime fasi del conflitto), regioni tra le pi\u00f9 povere della Russia, dove il salario medio mensile ammonta a poco pi\u00f9 di 270 dollari. I cittadini di Mosca e San Pietroburgo, dove vive pi\u00f9 del 12% della popolazione russa, sono praticamente assenti dai rapporti. Nella Repubblica di Tuva, un soldato ogni 3.300 adulti rimane ucciso, mentre a Mosca ce n\u2019\u00e8 uno ogni 480.000 adulti: una differenza di oltre 100 volte. In molte aree rurali, la mobilitazione \u201cparziale\u201d annunciata nel 2022 sembra essere diventata totale per le minoranze etniche. In alcuni villaggi della Buriazia, la popolazione \u00e8 diminuita del 20% dall\u2019inizio della mobilitazione. In un villaggio della regione di Khabarovsk, su 15 uomini, 10 sono partiti per l\u2019Ucraina e non sono pi\u00f9 tornati. Nemmeno i massacri perpetrati sui civili come a Bucha e Mariupol sembrano smuovere pi\u00f9 di tanto l\u2019opinione pubblica. I bambini ucraini (mentre sto scrivendo altri tre sono stati ammazzati dai missili russi nell\u2019ovest del Paese) sembrano invisibili. Come quei 20 mila rapiti e deportati in Russia dove sono oggetto di un sistematico lavaggio del cervello, come indicato dalla Corte Penale Internazionale che proprio per questo ha incriminato Putin e qualche alto papavero del suo regime.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La macchina della disinformazione: quando Mosca gioca in casa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019humus culturale favorevole a Mosca da solo non basterebbe senza un\u2019attiva opera di seminatura, ed \u00e8 qui che entra in gioco la sofisticata macchina della disinformazione russa. NewsGuard ha identificato 467 siti che hanno pubblicato disinformazione su Russia e Ucraina, di cui 44 in italiano, molti gi\u00e0 noti perch\u00e9 pubblicavano fake news su pandemia, vaccini e clima. Secondo Giulia Pozzi questi siti \u201csi citano tra loro e hanno un forte engagement sui social, soprattutto su Telegram\u201d. Le tecniche sono molteplici e sofisticate. Secondo l\u2019European Digital Media Observatory (Edmo), tra il 20 e il 26 marzo 2024 la rete \u201cPortal Kombat\u201d \u00e8 stata attivata in 19 paesi dell\u2019UE, tra cui l\u2019Italia, diffondendo contenuti propagandistici come le truppe francesi operative in Ucraina e il sostegno delle \u00e9lite occidentali a una dittatura globale. La rete chiamata \u201cPravda\u201d (verit\u00e0), ideata da Mosca, ha immesso nei principali chatbot solo nel 2024 ben 3,6 milioni di articoli di propaganda pro-Cremlino per influenzare il dibattito tra gli utenti. Sempre NewsGuard ha testato dieci sistemi di intelligenza artificiale: in un terzo dei casi, le chatbot hanno confermato narrazioni russe, citando proprio i siti della rete Pravda come fonti attendibili.Il dato pi\u00f9 preoccupante \u00e8 la particolare efficacia di questa macchina da propaganda nel nostro Paese. Secondo AI Forensic, solo tra il 1\u00b0 e il 27 maggio 2024, Meta ha approvato almeno 275 annunci a pagamento contenenti disinformazione russa. In Italia, 61 post a pagamento hanno raggiunto oltre 1,4 milioni di utenti, contro gli 854.000 in Francia con 101 post. L\u2019Italia \u00e8 il paese dove si ottiene il massimo del risultato con il minimo dell\u2019investimento: \u201cQuasi un gol a porta vuota e la consapevolezza che nel Belpaese, la lama della disinformazione russa penetra come un coltello nel burro\u201d. Anche il Presidente Mattarella ha denunciato che \u201cin Italia ci sono atti di disinformazione, li registriamo e non sono di oggi. C\u2019\u00e8 una molteplicit\u00e0 di siti web, una tempesta diffusa di fake news e sono forme inaccettabili di ostilit\u00e0\u201d. Perfino dopo le sanzioni europee che hanno bandito Russia Today e Sputnik, questi media continuano a operare attraverso siti specchio tranquillamente accessibili dall\u2019Italia. Una recente indagine ha rivelato proiezioni di documentari propagandistici sponsorizzati da Russia Today in biblioteche pubbliche e sale comunali italiane, con contenuti che raggiungono quasi due milioni di utenti. Sul web compaiono siti in italiano di giornalisti freelance, o presunti tali, che sostengono le posizioni di Mosca. Alcuni, come \u201cIl Corrispondente\u201d, anche con notizie in anteprima rispetto a media ufficiali. In alcuni casi, la commistione con il mondo dell\u2019informazione tradizionale \u00e8 evidente: chi veicola fake news su X affianca alla sua attivit\u00e0 la collaborazione con un quotidiano nazionale, che gli conferisce autorevolezza.<\/p>\n\n\n\n<p>I talk show televisivi italiani sono diventati terreno fertile per narrative filo-russe. Un festival permanente nel quale primeggiano il professor Orsini (e meno male che la Luiss doveva essere l\u2019universit\u00e0 della cr\u00e8me della cr\u00e8me dell\u2019imprenditoria nazionale), l\u2019ambasciatrice Basile, l\u2019ex giornalista-capopopolo Santoro e il generale Vannacci (intervistato su ogni argomento dal primo giornale italiano con cadenza settimanale) ma che ha, ahim\u00e8, coinvolto anche intellettuali di valore come Massimo Cacciari, Alessandro Barbero e Luciano Canfora. Il putinismo nostrano pu\u00f2 contare su una manciata di giornali di destra come La Verit\u00e0 e Libero e su una specie di organo ufficiale del Cremlino in Italia che \u00e8 il Fatto Quotidiano, dove il direttore Marco Travaglio \u00e8 impegnato, in concorrenza con la portavoce di Lavrov, Marija Zacharova, in una strenua difesa delle ragioni di Mosca. Non se la passano meglio le riviste con aspirazioni culturali come la Bibbia della geopolitica in Italia, Limes, il cui direttore riusc\u00ec a dire poche ore prima che le truppe di Putin si lanciassero verso Kiev: \u201cPutin non invader\u00e0 l\u2019Ucraina, sa che sarebbe una rovina per la Russia\u201d. Vanno esentati da questo elenco i giornalisti del Manifesto che, invece, non hanno mai taciuto la natura \u201cimperialista\u201d dell\u2019aggressione russa.<\/p>\n\n\n\n<p>Una storia tutta da scoprire \u00e8 quella del novembre del 2023: secondo quanto ha riportato Repubblica, tanti soldi, troppi, sono stati prelevati da due conti correnti dell\u2019ambasciata russa di Roma; per la precisione 4 milioni di euro, in certi casi anche con richieste allo sportello intorno ai 100 mila euro per volta. Banca d\u2019Italia, in particolare l\u2019Ufficio di informazione finanziaria, ha fatto scattare gli alert e sono partite una ventina di segnalazioni sospette. Il tutto potrebbe far pensare a una strategia per aggirare le sanzioni e i conti correnti russi bloccati all\u2019indomani dell\u2019invasione. Ma non \u00e8 proprio cos\u00ec, dato che le limitazioni non hanno mai colpito i conti correnti delle ambasciate. \u201cL\u2019ipotesi peggiore, e forse la pi\u00f9 credibile \u2013 spiega Repubblica \u2013 \u00e8 che il denaro prelevato sia frutto di una pi\u00f9 complessa strategia che si poggia sull\u2019informazione: riceverne e veicolarla. Quindi pagare in nero determinati soggetti senza lasciare traccia, i target in questo caso sarebbero le forze armate o altri settori vitali dello Stato che possono fornire, dietro pagamento, informazioni rilevanti, ad esempio su delle nuove armi. Oppure per pagare influencer, giornalisti o commentatori affinch\u00e9 sposino la causa del Cremlino\u201d. Dopo due anni non si \u00e8 fatta alcuna chiarezza sulla vicenda.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Parlare male \u00e8 razzolare male<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Come non bastasse tutta questa potenza di fuoco della propaganda putiniana, ci si sono messi anche i difensori dell\u2019Occidente con una comunicazione ansiogena, poco chiara e propagandistica. Le quotidiane uscite dalla commissaria europea per la politica estera Kallas con l\u2019annuncio di prossime guerre e riarmi stratosferici non aiutano certo nel rapporto con l\u2019opinione pubblica. Lo stesso piano Rearm Europe (chiss\u00e0 chi \u00e8 il genio che ha pensato a questo nome) \u00e8 un pasticcio che, invece di portarci a quello che sarebbe il necessario esercito europeo, consente ai diversi Paesi di buttare via soldi in armamenti talvolta inutili, altre volte acquistati solo per fare un favore agli americani, e s\u00ec che un esercito dell\u2019UE, invece, sarebbe pi\u00f9 utile, efficiente, e meno costoso di ventisette piccoli eserciti per ogni nazione. \u201cDa che pulpito viene la predica\u201d: il detto popolare spiega bene l\u2019origine di molta diffidenza delle opinioni pubbliche verso Bruxelles: come si pu\u00f2 dare credito alla lotta contro Putin a chi, come i tedeschi, fino a ieri erano talmente legati alle importazioni da quel Paese da avere nel consiglio di amministrazione Gazprom un ex cancelliere, oppure considerare credibili le pose ferme di Macron quando Parigi, ancora oggi, importa il 40 per cento del gas liquido da Mosca. Un ulteriore errore \u00e8 stato quello di fare del governo ucraino un santino che non si pu\u00f2 discutere: quella di Kiev \u00e8 una democrazia malferma che, certamente, \u00e8 preferibile alla tirannide putiniana ma che ha ancora tanti passi da fare per raggiungere standard accettabili. Insomma, invece di imporre una visione acritica, meglio sarebbe stato spiegare seriamente qual \u00e8 la minaccia di Mosca, il suo ruolo nell\u2019inquinare le vicende politiche europee, dal sostegno ai movimenti anti UE alla Brexit, e riconoscere il valore civile della resistenza degli ucraini (compresi i russofoni), la cui unica colpa agli occhi di Mosca \u00e8 quella di volere essere come noi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Un Paese confuso, un Paese debole<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato di questa combinazione tra eredit\u00e0 culturali e disinformazione attiva \u00e8 un paese profondamente diviso &#8211; ma meglio sarebbe dire confuso &#8211; sulla questione ucraina. Il 44% degli italiani ritiene che l\u2019Ucraina dovrebbe accettare di negoziare anche a condizioni nettamente sfavorevoli: il 18% pensa che dovrebbe accettare anche un semplice cessate il fuoco, mentre il 26% ritiene che un negoziato dovrebbe cominciare ad ogni condizione. Sull\u2019invio di armi a Kiev prevale la contrariet\u00e0: circa un terzo degli italiani (32%) si dice favorevole, ma cinque su dieci si pronunciano in maniera contraria. Sull\u2019ingresso dell\u2019Ucraina nell\u2019UE, l\u2019opinione pubblica \u00e8 spaccata su tre posizioni praticamente identiche: favorevoli (34%), contrari (32%) e incerti (34%). Un anno prima, il 67% si dichiarava favorevole.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019infatuazione italiana per Putin e la Russia \u00e8 il prodotto di una combinazione unica: eredit\u00e0 ideologiche mai elaborate, antiamericanismo, opportunismo politico, ambiguit\u00e0 al governo, debolezze del sistema mediatico e vulnerabilit\u00e0 alle campagne di disinformazione sofisticate. \u00c8 la storia di un Paese che non ha mai fatto i conti fino in fondo con le proprie contraddizioni identitarie, oscillando tra l\u2019appartenenza formale all\u2019Occidente e la tentazione di equidistanze improbabili. Un paese dove l\u2019opinione pubblica non ha ben chiare le dinamiche della politica internazionale e gli interessi autentici dell\u2019Europa, un Paese da sempre affascinato dall\u2019uomo forte e che si precipita \u201cin soccorso al vincitore\u201d e, soprattutto, dove i media non informano ma esibiscono una continua rissa da stadio buona &#8211; pensano loro &#8211; per accaparrarsi un po\u2019 di pubblico e qualche spazio pubblicitario in pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, in assenza di media capaci di svolgere la loro missione e di un dibattito politico e culturale all\u2019altezza, una buona fetta dell\u2019opinione pubblica italiana si \u00e8 adagiata, tra pregiudizi e riflessi condizionati, al tradizionale \u201cFranza o Spagna purch\u00e9 se magna\u201d; l\u2019atteggiamento giusto per restare ai margini delle scelte politiche internazionali che segneranno il futuro, anche il nostro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano Pizzin. Un viaggio tra nostalgie di sinistra, ammirazioni di destra, ambiguit\u00e0 al governo e l\u2019arte russa di manipolare l\u2019opinione pubblica del Belpaese Premessa: il Paese dove \u201cPutin ha &#8211; quasi &#8211; sempre ragione\u201d Nel febbraio 2024, a due anni dall\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina, il 22% degli italiani credeva che la Russia avrebbe presto vinto la guerra, mentre solo il 3% pensava che l\u2019Ucraina potesse prevalere sul campo di battaglia. 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