{"id":6219,"date":"2025-11-03T09:00:00","date_gmt":"2025-11-03T08:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6219"},"modified":"2025-11-02T10:47:02","modified_gmt":"2025-11-02T09:47:02","slug":"ma-cosa-vuol-dire-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/11\/03\/ma-cosa-vuol-dire-sinistra\/","title":{"rendered":"Ma cosa vuol dire &#8220;sinistra&#8221;?"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Franco Belci.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un caso che l\u2019attuale opposizione abbia difficolt\u00e0 a definirsi in altro modo. \u201cCampo largo\u201d evoca ormai solo scongiuri. L\u2019\u201calleanza progressista\u201d del M5S rimane un titolo suggestivo ma vago per un movimento ancora in cerca della propria identit\u00e0: del resto c\u2019\u00e8 ancora chi vorrebbe tornare alle origini. Nel PD convivono posizioni diverse: una traccia sempre pi\u00f9 esigua radicata nel secolo breve; un\u2019ispirazione cattolico-democratica che ha riscoperto se stessa per la forza francescana di papa Bergoglio e intende farla valere; un pragmatismo istituzionale che sembra governi anche dall\u2019opposizione; infine una pi\u00f9 recente visione, proposta dalla segretaria, ispirata da solidariet\u00e0 e umanesimo che si sforza di dare rappresentanza alle componenti pi\u00f9 deboli della societ\u00e0, ma non possiede&nbsp; ancora radici sociali. Si aggiungono al quadro la ricerca, ormai annosa, di una sintesi attorno all\u2019 ambientalismo radicale (da SEL a AVS) e le varie testimonianze delle ideologie del Novecento: visioni gloriose e rispettabili, ma tutte rivolte al passato. Fino all\u2019esperienza dell\u2019Ulivo (e poi dell\u2019Unione), gli elettori comprendevano immediatamente cosa significasse \u201ccentro Sinistra\u201d: un\u2019alleanza di forze diverse nella quale Prodi rappresentava il punto di equilibrio. Oggi fanno fatica a capirlo: del resto la faccio anch\u2019io. I luoghi geometrici nella politica hanno perso progressivamente senso. Vale per chi ha scelto il cerchio di centro campo: 263 metri quadri contro i 7100 totali: centrale, ma non nevralgico. Vale per la \u201cSinistra\u201d, che \u00e8 diventato un nome-contenitore, i cui contorni sono sempre pi\u00f9 sfumati. Spetterebbe innanzitutto alle forze che si richiamano a quel luogo della politica sparigliare le carte, ma appaiono troppo prigioniere della forza di inerzia legata alla loro storia. Nel Paese esiste per\u00f2 una vasta area di persone che arrivano dalle esperienze del comunismo italiano, del socialismo, dell\u2019azionismo, oppure da altre esperienze sociali, e che hanno preso atto del cambiamento d\u2019epoca. Ad essa si aggiungono moltissimi giovani, quelli che hanno generosamente testimoniato la propria solidariet\u00e0 a un popolo che rischia l\u2019estinzione, che vogliono un mondo in pace nel quale vivere e che del Novecento sanno poco: va di lusso se i programmi, a scuola, arrivano alla seconda guerra mondiale, cio\u00e8 a 80 anni fa, esattamente lo scarto di una generazione. Molti dunque sono alla ricerca di un nuovo umanesimo che sappia interpretare i valori e i riferimenti ideali di quelle vecchie storie in un Paese radicalmente cambiato e che non si accontentano dei social. Si chiedono perch\u00e9 i ceti emarginati, che videro nelle esperienze storiche di quei pensieri un tentativo di fornire loro un futuro, oggi votino \u2013 per cos\u00ec dire \u2013 contro natura. Sono da 55 anni un uomo di \u201cSinistra\u201d. Per\u00f2 sono anche uno studioso di Storia e so che nulla \u00e8 eterno, neppure quel nome arrivato per caso, in seguito alla posizione assunta nell\u2019emiciclo dai rappresentanti della parte radicale del Terzo Stato nella sede dell\u2019Assemblea costituente della Francia post rivoluzionaria. Certo, poi si \u00e8 incardinato nella Storia e si \u00e8 indissolubilmente legato alle esperienze e alle lotte di generazioni di uomini e di donne verso l\u2019emancipazione dei settori negletti della societ\u00e0. Ed \u00e8 perfino sopravvissuto alle esperienze storiche nelle quali si \u00e8 realizzato. Ma esse hanno via via preso strade diverse, tanto che il termine ha richiesto specificazioni sempre maggiori: sinistra \u201cradicale\u201d, \u201cmoderata\u201d, \u201cdi governo\u201d, \u201cantagonista\u201d, \u201criformista\u201d, \u201cprogressista\u201d, \u201cambientalista\u201d. Spesso l\u2019una in contrasto con l\u2019altra. Ma attorno a ognuna di esse si \u00e8 aggregata una identit\u00e0 diversa, che ha sempre posto in secondo piano i presupposti culturali e gli ideali comuni, i riferimenti condivisi. Chi \u201ctradiva\u201d la scala dell\u2019ortodossia (e ogni entit\u00e0 ne aveva una propria) diventava il peggior nemico dell\u2019altro. Gli episodi, nella storia, sono talmente tanti che non occorre citarli. A tenere insieme quelle forze sono state, nella storia &nbsp;recente, solo due sperimentazioni coraggiose: l\u2019Ulivo e la sua fotocopia sbiadita, l\u2019Unione, entrambe con Prodi come federatore. Ma entrambe sepolte principalmente da quella che oggi si chiama \u201csinistra radicale\u201d per manifestare, rispetto ai DS, la propria maggiore connotazione. Del resto, proprio su questa parola nasce un altro equivoco: sembra che pi\u00f9 ti collochi a sinistra, pi\u00f9 difendi i lavoratori e i settori deboli che ritieni di rappresentare. In realt\u00e0 \u00e8 vero il contrario, e non a caso quella sinistra \u00e8 sempre rimasta una piccola minoranza. Fu esemplare in questo senso la scelta di Bertinotti, che per la propria visione ideologica costruita tutta sull\u2019opposizione e la propria diffidenza per la dimensione del governare, fece cadere l\u2019Esecutivo quando Prodi non accett\u00f2 la richiesta dell\u2019 abbassamento dell\u2019orario di lavoro da 36 a 35 ore per tutto il lavoro dipendente. Una richiesta puramente ideologica, visto che gi\u00e0 allora si abusava degli straordinari, esistevano i contratti pirata, il finto part time, il precariato, le dimissioni in bianco, il lavoro nero. Anche se fosse stata attuata, quell\u2019ora in meno sarebbe immediatamente rientrata dalla finestra. Eppure, pur di conquistare un punto in percentuale, Bertinotti non ci pens\u00f2 troppo sopra. La sua scelta segn\u00f2 la storia di quella stagione e penso che, pur di tenere in piedi quel governo, la maggior parte dei lavoratori avrebbe volentieri rinunciato a quella bandiera. Oggi, in modi molto diversi ma secondo uno schema simile, il copione pare ripetersi. La politica si gioca sulla propaganda e sulla comunicazione molto di pi\u00f9 che sulle esigenze reali del Paese. E\u2019 saltato quel legame di rappresentanza dei settori pi\u00f9 emarginati che ora votano (quando lo fanno) a destra: dove non arrivano idee capaci di coinvolgerli, l\u2019esigenza prevalente \u00e8 quella della sicurezza. Faccio un esempio impietoso: quante volte ho letto sui social lo slogan \u201cvoto per chi difende la pace\u201d. A mio giudizio pu\u00f2 diventare una trappola ideologica riservata a chi non ha il problema di arrivare alla fine del mese. E per di pi\u00f9 di fatto ininfluente sugli esiti delle guerre in corso, con ogni evidenza guidati dalle logiche delle grandi potenze. Io credo che l\u2019unica strada incisiva su questo terreno sia quella della testimonianza, con la propria presenza nelle piazze, emarginando quelle minoranze che parlano di pace con la violenza. L\u2019unico modo per uscire da questo collo di bottiglia \u00e8 aprire una discussione che non sia affidata solo ai comitati direttivi dei partiti, ma si estenda nel Paese a coloro, giovani e meno giovani, che hanno voglia di trovare un nuovo linguaggio, riferimenti ideali rinnovati, solidariet\u00e0 e coesione sociale espressi guardando alle nuove generazioni che hanno lunghezze d\u2019onda molto diverse da chi pensa che l\u2019elettorato sia fatto a propria immagine e somiglianza. La voglia di pace espressa sulle piazze non \u00e8 riferita solo a Gaza, ma a un mondo che i giovani vogliono costruire attraverso dimensioni della politica diverse da quelle tradizionali. E quella discussione, necessaria come il pane, deve svolgersi in tutte le sedi utili. Magari cominciando a frequentare quelle periferie geografiche e sociali alle quali tutti siamo interessati, ma alle quali non riusciamo a parlare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Franco Belci. 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