{"id":6208,"date":"2025-10-27T15:48:51","date_gmt":"2025-10-27T14:48:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6208"},"modified":"2025-10-27T15:48:52","modified_gmt":"2025-10-27T14:48:52","slug":"il-federalismo-pragmatico-di-draghi-e-i-cerchi-concentrici-di-delors","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/10\/27\/il-federalismo-pragmatico-di-draghi-e-i-cerchi-concentrici-di-delors\/","title":{"rendered":"Il federalismo pragmatico di Draghi e i cerchi concentrici di Delors"},"content":{"rendered":"\n<p>di Cosimo Risi<\/p>\n\n\n\n<p>Da quando non occupa pi\u00f9 ruoli istituzionali, Mario Draghi \u00e8 divenuto il cantore e il fustigatore dell\u2019unit\u00e0 europea. Nel suo discorso in Spagna, all\u2019assegnazione dell\u2019ennesimo premio alla carriera, introduce il concetto del federalismo pragmatico. In apparenza un ossimoro. Egli cerca di scioglierlo con la sapienza linguistica del banchiere centrale: il federalismo europeo resta il traguardo finale, non lo si pu\u00f2 raggiungere tutto e subito, occorre costruirlo a piccoli passi. Con il pragmatismo, appunto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; I valori europei sono sotto l\u2019attacco del protezionismo commerciale e dei nazionalismi, anche dentro l\u2019Europa. La difficolt\u00e0 colpisce non solo l\u2019Unione europea in quanto organizzazione internazionale su scala regionale, ma il mondo del multilateralismo in generale, a cominciare dall\u2019ONU per finire alle organizzazioni \u201cminori\u201d quali OMS, OMC, UNESCO, UNICEF. I rapporti di forze fra le potenze ignorano il diritto internazionale vigente per forgiarne un altro a loro convenienza. Il diritto del vincitore detta le condizioni al vinto. Nel marasma attuale \u00e8 difficile distinguere fra chi vince e chi perde, l\u2019amara impressione \u00e8 che stiamo perdendo tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In un mondo di lupi la pecora europea \u00e8 destinata a soccombere, a meno che non tiri fuori gli artigli, e cio\u00e8 si doti di una forza di deterrenza militare e tecnologica all\u2019altezza delle nuove sfide. Non tutti gli stati membri concordano sulla diagnosi e dunque sulla terapia. La divergenza \u00e8 a tratti cos\u00ec profonda da essere insuperabile con i mezzi della mediazione diplomatica.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;L\u2019unanimit\u00e0 in seno al Consiglio, che si chiami cos\u00ec presso i Ministri e consenso presso i Capi di Stato o di Governo poco importa, blocca la capacit\u00e0 decisionale dell\u2019Unione. Si pensi al caso dell\u2019Ucraina. La riserva dell\u2019Ungheria \u00e8 scontata riguardo a qualsiasi gesto antirusso. Si aggiunge il Belgio con le sue preoccupazioni per dirottare a favore dell\u2019Ucraina i capitali confiscati alla Russia. Il deposito principale per miliardi di euro \u00e8 presso un\u2019istituzione finanziaria brussellese, il Regno non desidera aprire un contenzioso legale con la Russia, nel timore che questo dilaghi nella finanza globale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L\u2019unanimit\u00e0 \u00e8 richiesta anche per modificare i Trattati che dovrebbero limitarne l\u2019uso. Un vicolo cieco procedurale. Draghi pensa di superarlo \u201cpragmaticamente\u201d: a diritto costante. In seno ai Trattati vigenti occorre trovare le formule di flessibilit\u00e0 che consentano agli stati membri volenterosi di fare di pi\u00f9 e meglio in certi settori: difesa, energia, tecnologia. La flessibilit\u00e0 andrebbe esercitata all\u2019interno del quadro istituzionale comune, non al di fuori di esso.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sulla stessa linea di pensiero, con le dovute sfumature, si colloca il Rapporto Gozi al Parlamento europeo. Non toccare il quadro del diritto primario, agire al suo interno per quei margini di flessibilit\u00e0 che consentano di aggirare i veti. Il Rapporto invoca la flessibilit\u00e0 persino nei negoziati di adesione dei nuovi membri, dove l\u2019unanimit\u00e0 \u00e8 regola generale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La nota comune \u00e8 sullo scetticismo circa la volont\u00e0 europea di superare lo stallo con uno scatto di immaginazione politica. Alcuni stati membri, specie quelli di nuova adesione, sembrano acconciarsi alla situazione di fatto. Questa garantisce loro i vantaggi delle politiche di coesione e della copertura politica generale, ma senza imporre nuove limitazioni alla sovranit\u00e0. Quella sovranit\u00e0 nazionale che hanno recuperato dopo gli anni dell\u2019influenza sovietica e del governo comunista. Il dato storico pesa sui paesi dell\u2019Europa centrorientale pi\u00f9 di quanto si pensasse all\u2019epoca del Big Bang: il 2004-07 quando l\u2019Unione moltiplic\u00f2 i membri.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Jacques Delors (1925 \u2013 2023) era fautore di vari disegni di riorientamento dell\u2019Unione, dalla federazione fra stati sovrani ai cerchi concentrici. Pure la federazione degli stati sovrani esibiva l\u2019ossimoro delle intenzioni. Ma \u00e8 sulla teoria dei cerchi concentrici che si trova qualche affinit\u00e0 con il pensiero di Draghi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La costruzione europea, secondo Delors, avrebbe dovuto articolarsi in cerchi: il pi\u00f9 stretto riservato agli stati membri che oggi chiamiamo i volenterosi; il pi\u00f9 largo agli stati membri meno volenterosi; l\u2019esterno ai paesi terzi europei legati all\u2019Unione da un sistema pattizio di accordi. Il cerchio stretto era per i sei stati membri fondatori, una sorta di sinedrio dei Saggi? Il cerchio pi\u00f9 largo ai nuovi aderenti? Il cerchio esterno ai paesi gi\u00e0 comunisti dell\u2019epoca ed ora a Balcani occidentali, Georgia, Moldova, Ucraina?&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Di sicuro, nella visione di Delors, sarebbe stato difficile se non impossibile tenere sotto lo stesso tetto istituzionale presenze politicamente ed economicamente cos\u00ec diverse, per di pi\u00f9 con l\u2019anatema dell\u2019unanimit\u00e0 nel decidere.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il dibattito sul futuro dell\u2019Unione, l\u2019apertura del cantiere europeo per dirla con una vecchia espressione, riparte sulle linee del realismo dottrinario. Il favore va alla costruzione a geometrie variabili, mentre si abbandona quella del convoglio per cui si viaggia tutti assieme alla velocit\u00e0 del pi\u00f9 lento. Ha da essere breve ed efficace: per non arrivare stremati alla meta e con il bersaglio sfocato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Cosimo Risi Da quando non occupa pi\u00f9 ruoli istituzionali, Mario Draghi \u00e8 divenuto il cantore e il fustigatore dell\u2019unit\u00e0 europea. Nel suo discorso in Spagna, all\u2019assegnazione dell\u2019ennesimo premio alla carriera, introduce il concetto del federalismo pragmatico. In apparenza un ossimoro. Egli cerca di scioglierlo con la sapienza linguistica del banchiere centrale: il federalismo europeo resta il traguardo finale, non lo si pu\u00f2 raggiungere tutto e subito, occorre costruirlo a piccoli passi. 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