{"id":6123,"date":"2025-10-02T16:19:49","date_gmt":"2025-10-02T14:19:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6123"},"modified":"2025-10-02T16:22:12","modified_gmt":"2025-10-02T14:22:12","slug":"la-natura-in-citta-storia-di-una-relazione-amorosa-a-volte-isterica","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/10\/02\/la-natura-in-citta-storia-di-una-relazione-amorosa-a-volte-isterica\/","title":{"rendered":"La natura in citt\u00e0: storia di una relazione amorosa, a volte isterica"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>di Elisa Campra<\/em><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli uomini e la natura sono da sempre impegnati in quella che un ex famoso social network definirebbe una \u2018relazione complicata\u2019 dove all\u2019innamoramento smodato per il bel paesaggio, per il foliage autunnale cos\u00ec pittoresco e per i panorami mozzafiato seguono momenti di selvaggia avversione per quanto non \u00e8 modellabile sulle nostre esigenze o non si comporta come a noi verrebbe pi\u00f9 utile e comodo.<br>D\u2019altronde, a ben vedere, il rapporto nasce col piede sbagliato: gi\u00e0 il racconto delle Bibbia ci vede arrivare per ultimi nel giardino dell\u2019Eden ma da subito diventarne la specie dominante per investitura e non perch\u00e9, di fatto, fossimo diversi per composizione e biologia da tutto quanto il resto. \u00c8 su questo tragico errore, direi, che si fonda l\u2019idea che noi siamo \u2018altro\u2019 rispetto al contesto in cui viviamo ed \u00e8 quotidiano osservare come questo grado di separazione non ci permetta di accettare come nostre pari tutte le altre forme di vita che ci circondano. La visione di noi stessi come entit\u00e0 distinta dal contesto naturale ci ha, nel tempo, cos\u00ec fortemente condizionato che oggi non ci accorgiamo nemmeno che i danni fatti all\u2019ambiente non mettono a rischio il pianeta ma la nostra possibilit\u00e0 di viverci sopra; che non si tratta di salvare la natura ma di consentirci di continuare ad esistere seguendo la nostra fisiologia che, non a caso, si incastra perfettamente nel contesto ambientale in cui ci siamo sviluppati.<br>Mi piace dire che siamo intrinsecamente Natura, nostro malgrado, anche se parliamo, dipingiamo e costruiamo parcheggi. Questa non tanto pia illusione di estraneit\u00e0 ha plasmato nel tempo il nostro modo di esistere e, ovviamente, di progettare i luoghi in cui viviamo nonch\u00e9 il modo in cui, all\u2019interno di questi, la natura trova il suo spazio: il verde urbano, a ben guardare, non \u00e8 solo una questione di alberi o aiuole ma diventa il riflesso del nostro rapporto con il vivente e ne manifesta probabilmente tutti i limiti.<br>Il verde urbano, inteso come spazio pubblico fornito di natura e liberamente frequentabile da chiunque, \u00e8 un apporto all\u2019urbanistica relativamente recente che prende forma in maniera significativa soltanto nell\u2019Ottocento, in particolar modo in Inghilterra. \u00c8 l\u00ec, infatti, che durante la prima rivoluzione industriale assistiamo allo sviluppo caotico e rapido delle citt\u00e0 dove le aree produttive, che allora funzionavano sostanzialmente a carbone e altre robacce, e le aree residenziali si intrecciavano senza particolare attenzione ai temi di inquinamento ambientale e salute pubblica. Il risultato di questo connubio erano citt\u00e0 sovraffollate, fortemente insalubri e permeate da forti disuguaglianze e disagi sociali: epidemie incontrollate erano frequenti e mettevamo a rischio non solo i quartieri pi\u00f9 poveri ma tutti gli abitanti mentre le tensioni tra le classi avevano la tendenza ad inasprirsi e radicalizzarsi.<br>In questo contesto, pi\u00f9 per evitare rogne che per puro spirito di compassione e giustizia, nasce l\u2019idea dello spazio pubblico naturale, del giardino e del parco, come strumento di svago per le classi lavoratrici, utile valvola di sfogo per migliorare le condizioni di vita di migliaia di persone ottenendo, nello stesso momento, il miglioramento delle condizioni di salute e un indiretto controllo sui comportamenti sociali.<br>Lo sviluppo della societ\u00e0 porta pian piano a trasformare la concezione di questi spazi pubblici che diventano, nel tempo, luoghi rispondenti a nuove esigenze collettive, legate soprattutto al tempo libero ed alla qualit\u00e0 della vita.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"392\" height=\"194\" src=\"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-02-161924.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6125\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-02-161924.png 392w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-02-161924-300x148.png 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-02-161924-260x129.png 260w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-02-161924-50x25.png 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-10-02-161924-150x75.png 150w\" sizes=\"(max-width: 392px) 100vw, 392px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Le trasformazioni sociali, quindi, si riflettono nel modo in cui immaginiamo e costruiamo le nostre citt\u00e0 e la natura urbana di oggi ha radicalmente cambiato ruolo, passando dall\u2019essere un elemento di decoro al diventare una alleata di primo piano nelle strategie di adattamento alle conseguenze del cambiamento climatico in atto. Il verde urbano oggi \u00e8 diventato, improvvisamente scoperto in questa funzione, la nostra migliore arma per affrontare le isole di calore, lo smog, i ruscellamenti superficiali e la perdita di biodiversit\u00e0.<br>Se \u00e8 cambiato il ruolo della natura in citt\u00e0 non \u00e8, per\u00f2, mutato l\u2019approccio che abbiamo nei suoi confronti ed ancora non siamo arrivati al momento in cui, sentendoci parte di un tutto, siamo disposti ad accordare agli altri esseri viventi, inclusi i vegetali, se non pari diritti almeno pari dignit\u00e0. Il verde urbano, nella sua accezione pi\u00f9 ampia e varia, \u00e8 oggi invocato a gran voce dai cittadini e dalle comunit\u00e0 che si rendono conto della sua importanza e ne sono genuinamente sostenitori; \u00e8 utilizzato dalle amministrazioni come strumento di pi\u00f9 facile ed immediata realizzazione per rimediare e tamponare le inadeguatezze urbanistiche delle citt\u00e0 ed \u00e8 ampiamente pubblicizzato dalla politica che spesso lo celebra ma poi non lo finanzia, non conoscendone quasi mai le dinamiche e le necessit\u00e0.<br>In questo clima un po\u2019 di urgenza (il verde urbano come sollievo al cambiamento climatico) e un po\u2019 di confusione (il verde urbano che cura i sintomi ma non estirpa l\u2019origine della malattia ovvero uno stile di vita insostenibile) nasce il paradosso che ci vede desiderare e osannare la natura in citt\u00e0 ma non in qualit\u00e0 di organismo vivente col quale condividere uno spazio bens\u00ec come un servizio che, in quanto tale, dovr\u00e0 essere adeguato alle nostre precise esigenze.<br>Un esempio emblematico di quanto detto sono gli alberi. Sappiamo che ci servono, che ci sono indispensabili, per contenere le temperature in maniera capillare; sappiamo che sono in grado di assorbire molti degli inquinanti atmosferici e dei particolati derivanti dagli scarichi dei veicoli e da altre combustioni; sappiamo che sono in grado di immagazzinare tonnellate di CO<sub>2<\/sub> svolgendo un ruolo non solo nella mitigazione ma anche nel contrasto al cambiamento climatico; sappiamo che sono rifugio per animali e nutrimento per insetti svolgendo un ruolo fondamentale per sostenere la biodiversit\u00e0 anche in ambito urbano. Eppure, ogni volta che si progetta uno spazio urbano che preveda degli alberi, \u00e8 una lotta continua ed accanita tra i posti auto e lo spazio da destinare al loro apparato radicale mentre le foglie che cadono diventano un problema di pulizia e di decoro; gli eventuali frutti &#8211; che di solito sono sempre di piccole dimensioni &#8211; sono indesiderati perch\u00e9 sporcano le carrozzerie, macchiano o attirano animali indesiderati.<br>In un progetto urbano, quanto peso hanno le necessit\u00e0 reali dell\u2019albero quando disegniamo lo spazio, quando destiniamo i fondi per la realizzazione o quando non li destiniamo per la successiva cura? La nostra visione ancora utilitaristica del verde, il nostro bisogno di una natura che sia sostanzialmente educata e sappia stare autonomamente nei limiti che noi decidiamo di tracciare per lei sono sostanzialmente figli di un approccio che ancora non abbiamo superato e che, di fondo, non riconosce la natura come soggetto a noi pari ma come oggetto, del quale possiamo disporre e che vogliamo ci obbedisca.<br>Un tale approccio non pu\u00f2 che generare attriti, insoddisfazioni, storture che si riflettono su tutto il paesaggio urbano &#8211; creatura ibrida &#8211; all\u2019interno del quale il verde \u00e8, al contempo, soluzione e problema; desiderio e preoccupazione; bellezza ordinata o selvatico incontrollabile e pericoloso.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanta strada ci aspetta ancora e, mi pare, ancora decisamente in salita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Elisa Campra. 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