{"id":6053,"date":"2025-09-13T16:48:00","date_gmt":"2025-09-13T14:48:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=6053"},"modified":"2025-09-12T16:49:03","modified_gmt":"2025-09-12T14:49:03","slug":"dalla-banalita-del-male-al-male-della-banalita","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/09\/13\/dalla-banalita-del-male-al-male-della-banalita\/","title":{"rendered":"Dalla banalit\u00e0 del male al male della banalit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Davide Strukelj.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Introduzione<\/strong><br>\u201cDalla banalit\u00e0 del male al male della banalit\u00e0\u201d, tecnicamente, sarebbe un chiasma, un incrocio, un\u2019inversione operata su una coppia di parole che ha la funzione di sospendere il pensiero razionale e aprire i canali della percezione subliminale. \u00c8 un metodo, un trucco, se volete, usato nella comunicazione umana. Lo dichiaro in apertura perch\u00e9 proprio di questo vorrei parlare. Della comunicazione umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo faccio cos\u00ec, spudoratamente, perch\u00e9 in questa simmetria inquietante, quella della banalit\u00e0 e del male, credo si celi la parabola della nostra epoca.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il Novecento ci ha insegnato che il male pu\u00f2 travestirsi da normalit\u00e0 \u2013 incarnarsi in funzionari grigi, obbedienti e mediocri, nascondersi nelle parole che rimuovono la morale e la sostituiscono col burocratico processo deciso dall\u2019alto \u2013 il XXI secolo ci sta mostrando qualcosa di ancora pi\u00f9 sottile e pervasivo: la banalit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 soltanto il veicolo del male, il vestito accettabile col quale coprire un corpoimputridito. La banalit\u00e0 \u00e8 diventata essenza, forma e contenuto del discorso pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p>Parliamo, comunichiamo, discutiamo come mai nel nostro passato di <em>Homo sapiens<\/em>, ma lo facciamo con un linguaggio ridotto, urlato, privo di sfumature, senza le articolazioni necessarie a spiegare e a comprendere. Le idee sono scadute nei meme, il dibattito nella polemica, la complessit\u00e0 nel sospetto. Ogni cosa deve essere semplice e immediata, come una piccola caramella: si scioglie in un istante e poi svanisce nel nulla.Se ci\u00f2 non accade, scatta immediato il rigetto, il sospetto, l\u2019accusa di voler complicare solo per confondere.<\/p>\n\n\n\n<p>I social network, universalmente indicati come la causa di ogni male, non hanno soltanto modificato il modo in cui comunichiamo. Hanno imposto un nuovo canone culturale, basato sulla reazione istantanea, sull\u2019emotivit\u00e0, sull\u2019indignazione a basso costo. E ci\u00f2 che ne emerge non \u00e8 soltanto una cultura superficiale, ma un sistema che premia la banalit\u00e0 e punisce la complessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo nostro secolo, che avrebbe dovuto essere l\u2019era della conoscenza diffusa, ci ritroviamo sommersi da messaggi semplificati al punto da diventare privi di significato. E cos\u00ec, proprio mentre il mondo si fa sempre pi\u00f9 complesso, le nostre chiavi di lettura si fanno sempre pi\u00f9 elementari; il nostro linguaggio sempre pi\u00f9 povero e con esso anche il nostro pensiero si appiattisce, ridotto a una pochezza di parole: sempre meno numerose, sempre pi\u00f9 generiche, sempre meno capaci di dar forma a idee articolate.Il linguaggio non \u00e8 solo uno strumento del pensiero, \u00e8 la sua materia prima: se il vocabolario si impoverisce, il pensiero diventa modesto e impreciso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco allora che nel breve volgere di un secolo siamo passati dalla \u201cbanalit\u00e0 del male\u201d \u2013 quella che Arendt scopr\u00ec osservando Eichmann \u2013 al male profondo e strutturale della banalit\u00e0 che pervade il nostro tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, se cento anni fa il male si vestiva di banalit\u00e0 per nascondersi dietro a parole e comportamenti socialmente accettabili (\u201cfacevamo il nostro dovere\u201d, \u201ceseguivamo ordini\u201d), oggi la banalit\u00e0 ha preso il sopravvento nella nostra comunicazione diventando essa stessa agente e non pi\u00f9 scusante.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 al tempo Gitta Sereny osservava che Franz Stangl \u201cnon era un sadico,non era crudele, era un uomo che trovava pi\u00f9 facile non pensare\u201d (In quelle tenebre, 1974). Oggi quella banalit\u00e0 di copertura, quel nido ovattato della coscienza personale, \u00e8 divenuta interprete assoluta della nostra societ\u00e0. Da comparsa a protagonista. La banalit\u00e0 ha vinto.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla manipolazione delle masse alla semplificazione algoritmica<\/p>\n\n\n\n<p>Anche solo osservando il nostro mondo, appare evidente come la banalit\u00e0 contemporanea non sia una degenerazione spontanea. Si tratta piuttosto dell\u2019esito di un processo lungo, per certi versi lucido e consapevole.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/La-psicologia-delle-folle.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6055\" width=\"474\" height=\"737\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/La-psicologia-delle-folle.jpg 536w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/La-psicologia-delle-folle-193x300.jpg 193w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/La-psicologia-delle-folle-94x146.jpg 94w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/La-psicologia-delle-folle-32x50.jpg 32w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/La-psicologia-delle-folle-48x75.jpg 48w\" sizes=\"(max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n\n\n<p>Fin dall\u2019inizio del Novecento, alcuni pensatori avevano intuito che la nascente societ\u00e0 di massa non poteva essere governata con gli strumenti del dibattito razionale o del confronto democratico inteso come discussione collettiva e aperta, ma non solo per una scontata questione di numerosit\u00e0 degli interlocutori, quanto per il fatto che la massa di esseri umani (come la massa di altre specie viventi) si comporta secondo dinamiche differenti e peculiari.<\/p>\n\n\n\n<p>Gustave Le Bon, ne La psicologia delle folle (1895), aveva descritto con tono quasi clinico l\u2019irrazionalit\u00e0 della massa: le folle non ragionano, reagiscono; non valutano argomenti, ma si affidano a immagini, emozioni, gesti teatrali. Per un osservatore inesperto sembra paradossale, lo capisco, ma chiunque abbia mai ragionato sulla questione sa benissimo che la massa, ovvero la folla, come la chiamava Le Bon, si comporta come un organismo a s\u00e9 stante. La folla \u00e8 come un individuo nuovo, non il risultato della somma dei singoli che la compongono, ma un\u2019entit\u00e0 del tuttooriginale, con caratteristiche proprie, comportamentispecifici, credi, riti e opinioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Walter Lippmann, gi\u00e0 negli anni \u201820, sosteneva che l\u2019opinione pubblica (termine che lui stesso aveva coniato proprio per differenziarla dall\u2019opinione del singolo) non poteva formarsi liberamente in un mondo complesso e interconnesso. Nel suo saggio Public Opinion (1922), proponeva un\u2019idea di democrazia \u201cgestita\u201d: il cittadino medio, quale componente della massa, avrebbe avuto bisogno di immagini semplificate, create da esperti, tecnici e comunicatori. Per questo, secondo lui, si rendeva necessario costruire una narrazione guidatae appositamente confezionata.<\/p>\n\n\n\n<p>A raccogliere questa intuizione e a metterla in pratica fu Edward Bernays, considerato il padre della propaganda moderna. Nel suo libro Propaganda (1928), Bernays scrive: \u201cLa manipolazione cosciente e intelligente delle abitudini e delle opinioni delle masse \u00e8 un elemento importante della societ\u00e0 democratica.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Da allora in poi \u00e8 stato un fiorire di tecniche, esperti e manualistica di cui i nostri tempi non sono che la diretta conseguenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Emerge cos\u00ec che la riduzione della complessit\u00e0 a simboli e slogan non \u00e8 un effetto collaterale, come potrebbesembrare, ma un vero e proprio progetto funzionale. E i social media, che oggi usiamo con indifferenza, non hanno fatto altro che automatizzare e accelerare questo schema, digitalizzando la propaganda, rendendola onnipresente, continua, interattiva e sempre pi\u00f9 gestita da algoritmi dei quali la quasi totalit\u00e0 degli esseri umani ignora ilfunzionamento.<\/p>\n\n\n\n<p>La propaganda politica come apologia della banalit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p>Le campagne elettorali, i talk show, i tweet presidenziali, i meme virali: tutto oggi sembra urlare velocit\u00e0, emozione, semplificazione. La retorica politica non \u00e8 pi\u00f9 costruita sull\u2019argomentazione, ma sull\u2019impatto. Il discorso razionale \u00e8 stato sostituito da slogan polarizzanti, confezionati per generare reazioni viscerali e immediatamente condivisibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Esempi recenti? Il \u201cMake America Great Again\u201d di Trump. Il \u201cTake Back Control\u201d della Brexit. Il \u201cPrima gli italiani\u201d del sovranismo nostrano. Frasi brevi, evocative, prive di contenuto analitico ma cariche di simboli. La contrazione del linguaggio \u00e8 proceduta secomdo una iperbole inarrestabile, fino a diventare parola singola: patrioti, identit\u00e0, radici, cristianit\u00e0, noi\u2026 Tutte parole (significanti) svuotate dal significato complesso e contestuale che devono avere, per diventare strumento adatto a incidere nelle emozioni profonde, evocando in ciascun destinatario un dettato valoriale specifico, autoprodotto e dunque efficace di per s\u00e9.Una parola sola per dire tutto. O per non dire nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec il linguaggio della politica si \u00e8 adattato perfettamente all\u2019ecosistema digitale. In un ambiente dove la soglia di attenzione media \u00e8 inferiore agli otto secondi, la complessit\u00e0 \u00e8 diventata un ostacolo. Il pensiero lungo \u00e8 incompatibile con il formato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il problema non \u00e8 solo stilistico. Quando il linguaggio si banalizza, anche la realt\u00e0 si deforma. I problemi diventano nemici, le domande si riducono a colpe, la diversit\u00e0 \u00e8 vista come minaccia. Il pensiero critico viene sostituito dal riflesso emotivo: mi piace\/non mi piace, vero\/falso, noi\/loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato? Una societ\u00e0 che reagisce a tutto, con immediatezza, ma non comprende nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Capire la complessit\u00e0: una sfida cognitiva e culturale<\/p>\n\n\n\n<p>Molto spesso, in questi ultimi anni, abbiamo sentito parlare di complessit\u00e0. \u201cIl mondo \u00e8 complesso\u201d, \u201cquesto \u00e8 un problema complesso\u201d; affermazioni simili sono diventate frasi ricorrenti anche nella chiacchiera comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma che cos\u2019\u00e8 davvero la complessit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p>La complessit\u00e0, in senso scientifico, \u00e8 la condizione di sistemi formati da molti elementi,tra loro variamente interconnessi, le cui interazioni generano comportamenti emergenti non riconducibili alla semplice somma delle parti. \u00c8 un po\u2019 come il nostro cervello: un singolo neurone non \u00e8 in grado di fare quasi nulla, ma un numero molto elevato di neuroni, tra loro collegati da miliardi di connessioni, pu\u00f2 produrre processi incredibilmente elaborati, cos\u00ec tanto specifici e nuovi da non essere riconducibili alle funzioni del neurone stesso. Insomma, se guardiamo un neurone isolato, niente ci potrebbe far pensare che il cervello sia in grado di fare ci\u00f2 che fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Va da s\u00e9 che per comprendere un sistema complesso sono necessarie abilit\u00e0 specifiche e strumenti appropriati, tra i quali, da esempio, i modelli di processo e adattamento,il pensiero laterale, la visione sistemica, l\u2019interdisciplinariet\u00e0, l\u2019umilt\u00e0 epistemica, solo per citarne alcuni. Insomma, l\u2019approccio alla complessit\u00e0 deve essere adattivo, iterativo e flessibile e richiede un monitoraggio continuo, la verifica continua delle ipotesi e una serie di strategie dinamiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Altro aspetto fondamentale \u00e8 che la cultura della complessit\u00e0 impone di tollerare l\u2019incertezza, accettare il dubbio, ascoltare punti di vista divergenti.<\/p>\n\n\n\n<p>La complessit\u00e0, insomma, richiede pazienza, formazione, lentezza: tutte qualit\u00e0 che la banalit\u00e0 mediatica contemporanea tende a respingere.<\/p>\n\n\n\n<p>Da Eraclito a Prigogine: pensare in movimento, concentrati sulle discontinuit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl sole \u00e8 nuovo ogni giorno\u201d, scriveva Eraclito. Un\u2019interpretazione banale di questa breve frase ci farebbe concentrare sul fatto che tutto \u00e8 in divenire (tipico concetto collegato al pensiero del filosofo), oppure sul fatto che tutto ricomincia sempre da capo (altra semplificazione ricorrente). In realt\u00e0, nella mia interpretazione, Eraclito ci vuole dire che anche ci\u00f2 che diamo per scontato, come il sorgere del sole, porta con s\u00e9, ogni volta, un carico di novit\u00e0: il sole \u00e8 \u201cnuovo\u201d ogni giorno.Questo \u00e8 complessit\u00e0, questo \u00e8 comprendere che quando vogliamo ragionare non possiamo mai accontentarci di ci\u00f2 che abbiamo compreso, perch\u00e9 ogni volta la realt\u00e0 ci si presenter\u00e0 con una verit\u00e0 differente, che noi dobbiamopenetrare e gestire.<\/p>\n\n\n\n<p>Una immagine potente, nella sua essenzialit\u00e0, con cui Eraclito indica che la verit\u00e0 che ci appare non \u00e8 mai ferma, mai identica a s\u00e9 stessa, mai fissabile una volta per tutte.<\/p>\n\n\n\n<p>Non esiste una fotografia definitiva del reale: esiste un flusso continuo, un intreccio dinamico di trasformazioni. Capire il mondo non significa arrestarlo in uno scatto statico, ma accompagnarlo nel suo divenire, cogliendone relazioni, discontinuit\u00e0, metamorfosi.<\/p>\n\n\n\n<p>La conoscenza autentica, quindi, non cerca mai di semplificare la complessit\u00e0, ma di stare dentro di essa, come un navigante che corregge la rotta osservando il mare, le correnti, i venti.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, la visione di Eraclito anticipa quella di pensatori moderni come Ilya Prigogine, per il quale \u201cLa complessit\u00e0 non \u00e8 un incidente, ma la forma stessa della vita.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Entrambi ci ricordano che il mondo non \u00e8 una macchina da decifrare, ma un organismo in continua evoluzione, che non chiede controllo, ma ascolto e adattamento.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, in un mondo che si trasforma a ogni istante, non pu\u00f2 essere la semplificazione a salvarci, ma la nostra capacit\u00e0 di abitare la complessit\u00e0. Ed \u00e8 proprio questa capacit\u00e0 che la banalit\u00e0, oggi, ci sta sottraendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il paradosso della complessit\u00e0: un mondo difficile raccontato con parole semplici<\/p>\n\n\n\n<p>Viviamo nell\u2019epoca pi\u00f9 interconnessa e fragile della storia dell\u2019umanit\u00e0. Ogni evento \u2013 una crisi energetica, una pandemia, una guerra \u2013 produce onde d\u2019urto globali. Il mondo ci chiede, oggi pi\u00f9 che mai, di diventare interpreti lucidi, capaci di pensiero sistemico, di profondit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio per questo la ragione vorrebbe ricondurci alla complessit\u00e0, ricordandoci che essa si muove tra la quiete della stabilit\u00e0 e le rivoluzioni indotte dai suoi punti di discontinuit\u00e0. Questi punti sono luoghi del tutto speciali, nei quali un piccolo mutamento \u00e8 capace di indurre nuovi e spettacolari stravolgimenti del sistema, spingendolo verso assetti di equilibrio del tutto inaspettati.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, proprio ora che la vita ci sfida con la sua complessit\u00e0, le nostre risposte culturali si sono fatte semplici fino alla distorsione. Il lessico pubblico si \u00e8 ridotto a parole-segnale: emergenza, nemico, libert\u00e0, sicurezza, identit\u00e0.Il linguaggio semplificato ci protegge nel pensiero, ma ci espone alla manipolazione. Invece di confrontarci con la complessit\u00e0, la rimuoviamo. Tutto ci spinge a reagire d\u2019istinto, sulla base di emozioni indotte, mai a riflettere.<\/p>\n\n\n\n<p>Che fare?<\/p>\n\n\n\n<p>Partiamo dal presupposto che la banalit\u00e0 ha trionfato perch\u00e9 \u00e8 economica, rapida, seducente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma esiste un\u2019alternativa? Ebbene s\u00ec, esistono percorsi possibili: talvolta impervi, ma certamente accessibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Per prima cosa dobbiamo riabilitare la complessit\u00e0. Dobbiamo riportarla al centro del dibattito nella sua accezione scientifica, senza svilirla a mera iperbole lessicale. Questo \u00e8 un preciso dovere etico e civico.<\/p>\n\n\n\n<p>Di conseguenza \u00e8 necessario educare al dubbio. Chi fornisce certezze \u201cpr\u00eat-\u00e0-porter\u201d, il pi\u00f9 delle volte espresse con frasi elementari tipo \u201csoggetto-predicato verbale-complemento oggetto\u201d, va discusso e messo alla prova. Il pensiero critico deve avere il sopravvento.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna riportare il linguaggio al centro della formazione; \u00e8 fondamentale restituire ai parlanti la ricchezza delle parole, la complessit\u00e0 dei significati, l\u2019importanza della contestualizzazione, la precisione nell\u2019utilizzo dei vocaboli. Un linguaggio misero produce pensieri miseri.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/DAVIDE-FOTO-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6054\" width=\"531\" height=\"398\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/DAVIDE-FOTO-1024x768.jpg 1024w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/DAVIDE-FOTO-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/DAVIDE-FOTO-768x576.jpg 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/DAVIDE-FOTO-1536x1152.jpg 1536w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/DAVIDE-FOTO-195x146.jpg 195w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/DAVIDE-FOTO-50x38.jpg 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/DAVIDE-FOTO-100x75.jpg 100w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/DAVIDE-FOTO.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 531px) 100vw, 531px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dobbiamo valorizzare la lentezza. Comprendere non \u00e8 mai immediato; ragionare \u00e8 faticoso e richiede concentrazione ma anche riposo, defaticamento, distrazione. Il nostro cervello pensa anche quando non sentiamo fluire la nostra vocina interiore; lasciamolo lavorare consapevoli dell\u2019 importanza di quei momenti di silenzio; poi ritorniamo sugli argomenti per razionalizzare le idee, ordinare i pensieri e confrontarci con gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Difendiamo in tutti i modi i luoghi del pensiero: scuole, universit\u00e0, giornalismo indipendente, associazioni, luoghi d\u2019incontro informali. Le persone che pensano costruiscono idee. Le persone che dialogano usano le idee per costruire il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, non possiamo certo chiedere alla complessit\u00e0 di diventare popolare. Ma possiamo chiedere alla cultura di non arrendersi alla tirannia della semplificazione.<\/p>\n\n\n\n<p>In un tempo in cui la banalit\u00e0 regna indisturbata, ragionare con rigore, parlare con precisione, ascoltare e pensare con lentezza sono atti rivoluzionari.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse il futuro della nostra cultura dipender\u00e0 proprio da questo:da quanti avranno ancora il coraggio di scegliere la complessit\u00e0 in un mondo che pretende schemi stimolo-risposta immediati e istintivi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEssere colti non significa ricordare tutte le nozioni, ma sapere dove trovarle\u201d dicevaUmberto Eco. Vorrei aggiungere che dovremmo anche sapere come ragionare su di esse e non avere paura della complessit\u00e0 che le circonda.<\/p>\n\n\n\n<p>Ampliare la platea dei pensanti deve essere una missione per chiunque creda ancora che non tutto \u00e8 perduto, e che il sole, ogni giorno, porta con s\u00e9 nuove opportunit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Davide Strukelj. Introduzione\u201cDalla banalit\u00e0 del male al male della banalit\u00e0\u201d, tecnicamente, sarebbe un chiasma, un incrocio, un\u2019inversione operata su una coppia di parole che ha la funzione di sospendere il pensiero razionale e aprire i canali della percezione subliminale. \u00c8 un metodo, un trucco, se volete, usato nella comunicazione umana. Lo dichiaro in apertura perch\u00e9 proprio di questo vorrei parlare. Della comunicazione umana. Lo faccio cos\u00ec, spudoratamente, perch\u00e9 in questa simmetria inquietante, quella della banalit\u00e0 e del male, credo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6056,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6053"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6053"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6053\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6057,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6053\/revisions\/6057"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6056"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6053"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6053"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6053"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}