{"id":5978,"date":"2025-08-18T18:23:39","date_gmt":"2025-08-18T16:23:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5978"},"modified":"2025-08-18T18:24:26","modified_gmt":"2025-08-18T16:24:26","slug":"relazioni-economiche-tra-gorizia-e-trieste-nel-xviii-secolo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/08\/18\/relazioni-economiche-tra-gorizia-e-trieste-nel-xviii-secolo\/","title":{"rendered":"Relazioni economiche tra Gorizia e Trieste nel XVIII secolo"},"content":{"rendered":"\n<p>di&nbsp;Loredana Panariti<\/p>\n\n\n\n<p>Molte sono state le iniziative che hanno interessato il territorio transfrontaliero durante questa prima met\u00e0 dell\u2019anno in cui Nova Gorica e Gorizia sono Capitale europea della Cultura. Anche la storia della regione, che ha recuperato spazio e visibilit\u00e0 gi\u00e0 con l\u2019istituzione del fortunato festival della storia, continua a interessare studiosi e appassionati. Porto anch\u2019io il mio contributo, affrontando un tema che trovo particolarmente interessante in quanto ha modellato lo sviluppo della citt\u00e0 di Gorizia nel periodo successivo e che riguarda le relazioni economiche tra questa e Trieste nel XVIII secolo.<br>Agli inizi del secolo, Trieste era una piccola realt\u00e0 urbana che, secondo il podest\u00e0 di Capodistria (possedimento della Serenissima) \u201cabusava\u201d del nome di citt\u00e0. Un centro modesto che, tuttavia, mostrava una certa attitudine commerciale gi\u00e0 nel secolo precedente la costituzione del porto franco.&nbsp; La sua vocazione marittima si potenzi\u00f2 dalla met\u00e0 del Seicento, appoggiata anche da ripetuti interventi da parte di mercanti-grossisti di Lubiana che premevano per migliorare i traffici con le regioni italiane attraverso Trieste. La contea di Gorizia era una realt\u00e0 territoriale pi\u00f9 grande. Si estendeva sull\u2019alta e media valle dell\u2019Isonzo, sull\u2019intera vallata del Vipacco e comprendeva anche alcune esigue enclave situate nella parte interna dell\u2019Istria.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot-2025-08-18-182139.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5981\" width=\"474\" height=\"404\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot-2025-08-18-182139.png 930w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot-2025-08-18-182139-300x256.png 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot-2025-08-18-182139-768x655.png 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot-2025-08-18-182139-171x146.png 171w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot-2025-08-18-182139-50x43.png 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot-2025-08-18-182139-88x75.png 88w\" sizes=\"(max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><figcaption>La Contea di Gorizia e Gradisca nel 1794<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Formavano la Contea il territorio montuoso di Tolmino, il circondario minerario di Idria, le aree collinari del Carso e del Collio e una piccola zona pianeggiante posta nelle immediate vicinanze di Gorizia. La pianura solcata dal basso corso dell\u2019Isonzo era suddivisa tra il Territorio di Monfalcone, possesso della Repubblica di Venezia, e la contea di Gradisca.<br>Il Gradiscano nel 1647 era stato separato da Gorizia e alienato alla famiglia Eggenberg e, nel 1717, dopo l\u2019estinzione del casto, era tornato sotto la diretta sovranit\u00e0 austriaca, conservando per\u00f2 fino al 1754 l\u2019autonomia amministrativa da Gorizia. Da questa data le due unit\u00e0 territoriali formarono un unico complesso territoriale denominato \u201cUnite Principesche Contee di Gorizia e Gradisca\u201d.<br>L\u2019economia triestina si reggeva sostanzialmente su vino, sale e commerci portuali, mentre a Gorizia il vino era la risorsa pi\u00f9 importante, quella che garantiva al ceto dirigente locale gli introiti finanziari pi\u00f9 consistenti. In comune i due territori presi in considerazione avevano dunque la produzione di vini, vini che venivano commercializzati specialmente in Carinzia e Carniola. Prima che Trieste iniziasse la sua ascesa economica, la questione del vino \u00e8 la pi\u00f9 importante fra quelle discusse con il centro e triestini e goriziani si batterono assieme affinch\u00e9 fosse vietato l\u2019acquisto di vini forestieri agli acquirenti di Carinzia e Carniola. L\u2019obiettivo era impedire l\u2019acquisto di vini veneti e garantire la precedenza a quelli locali. I dazi sui vini, il contrabbando di vini foresti, le proteste dei mercanti carinziani che invocavano la libert\u00e0 d\u2019acquisto erano gli argomenti principali di quella che \u00e8 stata definita la \u201cdiplomazia del vino\u201d; tuttavia con la proclamazione del porto franco di Trieste la situazione mut\u00f2 radicalmente.<\/p>\n\n\n\n<p>La scelta di Trieste fu un duro colpo per i goriziani che avevano immaginato progetti di sviluppo commerciale basati sul flusso di merci provenienti da Carniola e Carinzia. Il ferro, l\u2019acciaio, il piombo, il rame e le tele provenienti da quei territori e venduti nella Contea per acquistare vino non sarebbero pi\u00f9 stati scambiati direttamente con Venezia, ma avrebbero preso la strada di Trieste.<br>Nel 1716, chiamati a rispondere sulle cause della \u201cdecadenza\u201d del commercio in Austria, gli Stati Provinciali goriziani, che insieme al Magistrato civico erano organi di autogoverno locale, non avevano nascosto le proprie aspirazioni marittime mettendo al primo punto del loro elenco la mancata libert\u00e0 di navigazione nell\u2019Adriatico. Seguiva il rimedio proposto e cio\u00e8 la richiesta di indicare Buccari, Fiume, Trieste, San Giovanni di Duino e Aquileia porti franchi o almeno porti \u201cvivi\u201d. La costruzione in citt\u00e0 di un fondaco per le merci della Carinzia e della Carniola avrebbe poi rafforzato la via commerciale per Gorizia, rendendo meno vantaggiosi i passaggi per Pontebba, Venzone e Gemona. L\u2019utilizzo dei porti di San Giovanni e Aquileia per spedire queste merci avrebbe fornito proventi importanti e rimediato alla difficile situazione che il territorio stava attraversando.<br>Come si intuisce, i provvedimenti che resero porti franchi Fiume e Trieste erano gi\u00e0 nell\u2019aria. Cos\u00ec come si temeva, per metterli a riparo della concorrenza, tutti gli altri scali vennero dichiarati \u201cmorti\u201d. Per lo sviluppo dei due porti, furono imposte misure restrittive alla libera circolazione delle merci sul territorio, spostando su altri nuovi percorsi le linee di traffico consuete e, di fatto, emarginando Gorizia.<br>Nel 1724 i porti di San Giovanni e Aquileia furono completamente interdetti e proibito il transito di tutte le merci, con l\u2019eccezione di ferro e vino, per la strada goriziana diretta in Carinzia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot-2025-08-18-181712.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5980\" width=\"482\" height=\"364\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot-2025-08-18-181712.png 1011w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot-2025-08-18-181712-300x227.png 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot-2025-08-18-181712-768x580.png 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot-2025-08-18-181712-193x146.png 193w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot-2025-08-18-181712-50x38.png 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot-2025-08-18-181712-99x75.png 99w\" sizes=\"(max-width: 482px) 100vw, 482px\" \/><figcaption>\u00a9Museo Civilt\u00e0 Contadina Farra &#8211; esempio di filatoio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per la Contea di Gorizia e quella di Gradisca venne, invece, individuato un futuro manifatturiero nella produzione di tessuti di seta. Il settore serico contava gi\u00e0 una discreta produzione di bozzoli e seta greggia per la gran parte venduti o contrabbandati nel Friuli Veneto, mancavano per\u00f2 le fasi successive della lavorazione, quelle a maggiore valore aggiunto. Servivano torcitoi, telai, botteghe di tintura e le competenze necessarie per farli funzionare. Inizialmente fu promossa la gelsobachicoltura e rafforzata la trattura e, specialmente, eretto nelle vicinanze di Gorizia, un filatoio regio. Si trattava di un moderno impianto idraulico alla bolognese che, nel progetto del legislatore, avrebbe garantito un filato di qualit\u00e0 per la produzione locale di tessuti di lusso. In questo modo ci si sarebbe sottratti dalla dipendenza veneziana.<br>La manifattura austriaca non era in grado di soddisfare le crescenti richieste di damasco e di velluti che provenivano da Vienna, da Graz e dall\u2019Ungheria e la presenza di segmenti di mercato non coperti offriva notevoli opportunit\u00e0 allo smercio di manufatti esteri, provenienti specialmente dal territorio della Serenissima.<br>Con la creazione del complesso di Farra, capace di produrre filati di qualit\u00e0, e l\u2019introduzione di pesanti dazi rispettivamente sulle importazioni di tessuti e sull\u2019esportazione di materie prime, si cerc\u00f2 di dar vita a nuove aziende. La possibilit\u00e0 di filare la seta greggia nelle Contee e il controllo delle importazioni e delle esportazioni, secondo il modello dell\u2019autosufficienza economica delineato dai teorici del mercantilismo asburgico, avrebbe stimolato le attivit\u00e0 di tessitura.<br>Il progetto immaginato per Gorizia si inser\u00ec nel vasto piano di politica economica che prevedeva lo sviluppo dei settori pi\u00f9 promettenti sulla base di una diversificazione per area geografica. Ogni regione doveva seguire la propria vocazione economica, cos\u00ec da ottenere una produzione specializzata in grado di coprire la domanda interna e di proporsi sul mercato straniero.<br>Non solo a Trieste, ma anche a Gorizia, seppure in misura minore, arrivarono persone per lavorare e far fruttare le proprie abilit\u00e0, in cerca di una prospettiva migliore, attirati anche dai piccoli contributi che lo Stato metteva a disposizione.<br>Uomini e donne, ragazzi e ragazze si spostavano, alcuni stagionalmente, altri trasferendosi definitivamente e portando con s\u00e9, insieme alle proprie braccia, il proprio modo di stare al mondo. Non mancarono, nemmeno in quegli anni, coloro i quali criticavano aspramente i nuovi arrivati. Uno scritto anonimo e fortemente sarcastico, attribuito a Lorenzo da Ponte, afferma che alla fine del Settecento nel capoluogo abitavano quattro categorie di persone: nobili, ecclesiastici, cittadini e lavoratori della seta. Di questi ultimi dice:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>[\u2026] tolline alcuni pochi, sono una ciurma di veneti oziosi e famelici, i quali avendo a schifo ogni arduo lavoro, con disonore dell\u2019arte si sono applicati al dolce travaglio delle seterie e quando incagli lo smercio, come accade qualche anno e al presente, rendono dalle mani loro malsicure le case, le strade e le campagne.<\/p><cite>attr. Lorenzo Da Ponte<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Osservazioni esagerate, ma che ci comunicano quanto il movimento di popolazioni, nelle sue varie forme ha sempre accompagnato i processi storici, ha unito persone diverse e prodotto processi di scambio tra mondi culturali.<br>Tornando al punto di partenza di questo breve scritto, cio\u00e8 le relazioni tra Gorizia e Trieste nel XVIII secolo, nella competizione con Trieste le Contee uscirono perdenti. La duplice azione sovrana, organizzativa e legislativa, che aveva come obiettivo il ridimensionamento dei poteri locali, ebbe esiti diversi. A Trieste si costru\u00ec una strategia di intese tra gruppi diversi per collocazione sociale ed economica, ma contigui per fasce di reddito, strategia che in parte modell\u00f2 l\u2019intervento sovrano. A Gorizia il gruppo dirigente, in parte disarticolato e impoverito, trov\u00f2 spazio all\u2019interno dell\u2019apparato burocratico ed ecclesiastico. Dai proventi legati alla crescita della citt\u00e0 come centro produttivo e commerciale nacque una piccola borghesia interessata a godere dei modesti benefici che le politiche mercantiliste offrivano. I mercanti-imprenditori pi\u00f9 facoltosi trasferirono capitali e intrapresero nuove attivit\u00e0 a Trieste. Nel corso dell\u2019Ottocento, invece, insieme al territorio di Monfalcone, passato dopo le guerre napoleoniche dalla Serenissima all\u2019Austria, le contee di Gorizia e Gradisca divennero la \u201cperiferia\u201d di Trieste con molte tenute agricole e stabilimenti industriali appartenenti a \u201ccapitalisti\u201d triestini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di&nbsp;Loredana Panariti Molte sono state le iniziative che hanno interessato il territorio transfrontaliero durante questa prima met\u00e0 dell\u2019anno in cui Nova Gorica e Gorizia sono Capitale europea della Cultura. Anche la storia della regione, che ha recuperato spazio e visibilit\u00e0 gi\u00e0 con l\u2019istituzione del fortunato festival della storia, continua a interessare studiosi e appassionati. 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