{"id":5951,"date":"2025-08-12T15:58:21","date_gmt":"2025-08-12T13:58:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5951"},"modified":"2025-08-12T16:05:57","modified_gmt":"2025-08-12T14:05:57","slug":"laicita-e-ateismo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/08\/12\/laicita-e-ateismo\/","title":{"rendered":"Laicit\u00e0 e ateismo"},"content":{"rendered":"\n<p>di Davide Strukelj. <br>Negli ultimi anni il dibattito pubblico italiano ha spesso ruotato attorno alla \u201cdifesa dell\u2019identit\u00e0 cristiana\u201d. Alcune forze politiche, tipicamente di destra, hanno fatto del richiamo ai cosiddetti \u201cvalori cristiani\u201d un perno della loro retorica, utilizzandolo non di rado in chiave oppositiva rispetto alla presenza di stranieri o di comunit\u00e0 religiose minoritarie. Una volta giunte al governo, queste stesse forze tendono a proseguire su quella linea, rafforzando il messaggio fino a trasformarlo, talvolta, in uno strumento di contrapposizione. Cos\u00ec accade che la laicit\u00e0 venga dipinta come un atteggiamento aprioristicamente ostile alla religione, e che chi si dichiara ateo sia percepito non come un interlocutore possibile, ma come una figura estranea o addirittura antagonista. Talvolta la richiesta di laicit\u00e0, avanzata dalle opposizioni, viene rivenduta politicamente, dalle forze di destra, come una disonorevole apertura verso altre fedi, una mancanza verso il cattolicesimo o addirittura come uno scarso patriottismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma sono proprio queste distorsioni \u2014 e la confusione concettuale che ne deriva \u2014 a rendere necessario un chiarimento: primo, ateismo e laicit\u00e0 non sono la stessa cosa, come \u00e8 evidente; secondo, essi non costituiscono un vulnus per la democrazia e per i valori occidentali, anzi. E allora, visto il maluso che spesso viene fatto di queste due parole, crediamo che esplicitarne le differenze e i contenuti (a beneficio di tutti), cos\u00ec come rendere giustizia alla loro potenziale funzione all\u2019interno delle istituzioni, possa essere un elemento di chiarezza, essenziale per preservare uno spazio pubblico equilibrato e aperto a tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Notoriamente si tratta di piani assolutamente distinti. La laicit\u00e0 \u00e8 un principio che appartiene alle istituzioni, regola i rapporti tra lo Stato e le varie confessioni, e si fonda sull\u2019idea che il potere politico debba mantenere una distanza di cautela rispetto a ogni credo. L\u2019ateismo, invece, \u00e8 una scelta di coscienza, un orientamento intellettuale e personale che rifiuta il ricorso a un principio trascendente per spiegare il mondo e fondare l\u2019etica. Confondere (volutamente o inconsapevolmente) i due termini significa non soltanto sbagliare concettualmente, ma anche impoverire il dibattito su entrambi i fronti. Alquanto subdolo \u00e8 invece il tentativo di insinuare che questi due orientamenti possano rappresentare un \u201cpiede nella porta\u201d, un grimaldello, attraverso il quale alcuni cercano di scardinare il sistema valoriale della nostra societ\u00e0. Ed \u00e8 proprio questo complessivo impoverimento del dibattito pubblico che (probabilmente) sta alla base della strategia del centrodestra italiano, e non solo. Uno scontro schematizzato e polarizzato \u00e8 infatti quanto di pi\u00f9 cercato da queste forze politiche, poco interessate al dialogo e tutte concentrate nel massimizzare il consenso ad ogni costo. E cos\u00ec il confronto che ne nasce viene ridotto al \u201ccon noi o contro di noi\u201d, dove il \u201cnoi\u201d \u00e8 etichettato come \u201ci difensori dei valori\u201d o addirittura \u201ci difensori della patria\u201d (sarebbero i cosiddetti patrioti, come si definiscono con stucchevole abuso del termine). Nessuno spazio viene invece lasciato al ragionamento e alla discussione.<\/p>\n\n\n\n<p>Veniamo al tema in modo chiaro e costruttivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Alexandre Koj\u00e8ve, filosofo e studioso dell\u2019ateismo fin dalla giovinezza, ci offre un esempio illuminante. Pur rivendicando con fermezza l\u2019autonomia del pensiero umano da ogni dogma religioso, egli riconobbe che il cristianesimo, lungi dall\u2019essere solo un ostacolo, fu uno dei fattori che hanno plasmato la storia europea, contribuendo persino allo sviluppo del pensiero razionale e della scienza logico-matematica e fisica cos\u00ec come oggi la conosciamo. Questa sua capacit\u00e0 di distinguere tra fede e lascito storico-culturale mostra come un ateo non sia affatto inadatto a discutere di religione: al contrario, pu\u00f2 farlo con la lucidit\u00e0 di chi osserva senza vincoli di appartenenza, riconoscendo tanto le conquiste quanto le contraddizioni delle tradizioni religiose.<\/p>\n\n\n\n<p>Va anche detto che l\u2019ateo maturo \u00e8 ben consapevole di appartenere a una minoranza, visto che la maggior parte degli esseri umani, oggi come nei secoli passati, crede in un\u2019entit\u00e0 trascendente. Ma questa consapevolezza non si traduce in contrapposizione o in rinuncia, bens\u00ec in un rispetto autentico per la dimensione spirituale altrui, vista come parte significativa dell\u2019esperienza umana. Qui si distingue nettamente l\u2019ateismo riflessivo dal profilo superficiale del \u201cnon credente\u201d inteso come semplice indifferente o polemico: non \u00e8 un rifiuto per disprezzo, ma un orientamento costruito attraverso lo studio, la lettura e il confronto con visioni diverse.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio per questo, il credente non dovrebbe percepire l\u2019ateo come un antagonista o una minaccia. L\u2019ateo che possiede strumenti culturali e sensibilit\u00e0 storica \u00e8 spesso un interlocutore prezioso: qualificato nell\u2019analisi, attento ai fatti, rispettoso delle convinzioni altrui. Non \u00e8 incline alle derive estremiste che possono affiorare nelle religioni quando queste si chiudono in s\u00e9 stesse, n\u00e9 favorevole a una \u201csecolarizzazione forzata\u201d che svuoti di senso ogni espressione spirituale. Il suo approccio, ancorato alla ragione e alla libert\u00e0 di pensiero, \u00e8 generalmente aperto al dialogo e alla comprensione, e tende a cercare ci\u00f2 che unisce piuttosto che ci\u00f2 che divide.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa libert\u00e0 da vincoli dottrinali, quando non \u00e8 inquinata da pregiudizio, si traduce in curiosit\u00e0. Molti atei leggono testi sacri, si interessano alla storia delle chiese, studiano il ruolo delle religioni nell\u2019arte, nella filosofia, nel diritto. Non si tratta di adesione, ma della consapevolezza che la religione \u2014 qualunque essa sia \u2014 \u00e8 una chiave di comprensione dell\u2019uomo e della societ\u00e0. In questo senso, l\u2019ateo pu\u00f2 diventare un osservatore privilegiato: non estraneo al discorso religioso, ma partecipe di esso in quanto fenomeno culturale, pur senza abbracciarne le premesse di fede.<\/p>\n\n\n\n<p>In una societ\u00e0 pluralista, questo atteggiamento trova un terreno naturale nella laicit\u00e0, che non \u00e8 un vuoto di valori ma il quadro comune in cui prospettive diverse possono convivere. Un governo laico garantisce che nessuna confessione, incluso l\u2019ateismo stesso, possa godere di privilegi o subire discriminazioni, e impone che le decisioni pubbliche siano basate su ragioni accessibili a tutti. Per questo, un ateo rispettoso e culturalmente curioso non solo \u00e8 compatibile con la laicit\u00e0, ma pu\u00f2 diventarne un sostenitore attivo, proprio grazie alla sua distanza dai legami confessionali. Non perch\u00e9 l\u2019ateismo ne sia la condizione necessaria \u2014 la storia mostra chiaramente che molti credenti sono stati e sono oggi difensori convinti della separazione tra Stato e Chiese \u2014 ma perch\u00e9 la sua prospettiva \u00e8 naturalmente predisposta a valutare le fedi con imparzialit\u00e0 e terziet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ateismo e laicit\u00e0 restano percorsi distinti: il primo vive nella coscienza individuale, la seconda regola lo spazio comune. Ma quando si incontrano in una prospettiva di rispetto reciproco, possono rafforzarsi a vicenda. L\u2019ateo maturo, libero da condizionamenti e capace di valutare le religioni per ci\u00f2 che sono e per ci\u00f2 che hanno significato, non rappresenta una minaccia al discorso religioso, ma una risorsa per ampliarlo, arricchirlo e mantenerlo aperto. La sua presenza nello spazio pubblico non sottrae nulla a chi crede, anzi, completa il ragionamento aggiungendo un punto di vista che, proprio perch\u00e9 non vincolato a una dottrina, pu\u00f2 facilitare il dialogo tra fedi diverse e contribuire a un clima di maggiore comprensione reciproca.<\/p>\n\n\n\n<p>In tempi in cui il richiamo strumentale a presunti \u201cvalori religiosi\u201d rischia di restringere il pluralismo e alimentare divisioni, la voce dell\u2019ateo maturo pu\u00f2 svolgere un ruolo di ponte. Non un ponte che annulli le differenze, ma che le colleghi, permettendo un passaggio intellettualmente \u201csicuro\u201d da un versante all\u2019altro. \u00c8 in questa capacit\u00e0 di ascolto, di integrazione e di mediazione che si trova il vero valore della sua presenza: un contributo silenzioso ma decisivo alla costruzione di una convivenza civile in cui credenti e non credenti non solo tollerano, ma comprendono la diversit\u00e0 delle proprie prospettive. E forse \u00e8 proprio qui, in questa possibilit\u00e0 di camminare fianco a fianco, pur senza voler essere esattamente coincidenti, che ateismo e laicit\u00e0 trovano la loro pi\u00f9 autentica utilit\u00e0 sociale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Davide Strukelj. Negli ultimi anni il dibattito pubblico italiano ha spesso ruotato attorno alla \u201cdifesa dell\u2019identit\u00e0 cristiana\u201d. Alcune forze politiche, tipicamente di destra, hanno fatto del richiamo ai cosiddetti \u201cvalori cristiani\u201d un perno della loro retorica, utilizzandolo non di rado in chiave oppositiva rispetto alla presenza di stranieri o di comunit\u00e0 religiose minoritarie. 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