{"id":5869,"date":"2025-07-21T09:27:29","date_gmt":"2025-07-21T07:27:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5869"},"modified":"2025-07-21T09:27:30","modified_gmt":"2025-07-21T07:27:30","slug":"religione-e-civilta-tra-identita-storia-e-propaganda","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/07\/21\/religione-e-civilta-tra-identita-storia-e-propaganda\/","title":{"rendered":"Religione e civilt\u00e0: tra identit\u00e0, storia e propaganda."},"content":{"rendered":"\n<h3>Islamizzazione: paure e ipocrisia<\/h3>\n\n\n\n<p>Di Davide Strukelj. Premetto da subito che non \u00e8 mio intento adoperarmi per una difesa o una valorizzazione dell\u2019Islam, cos\u00ec come non \u00e8 mio desiderio denigrare il Cristianesimo e, nello specifico, il Cattolicesimo. Sono ateo, ma guardo alle religioni \u2013 tutte \u2013 con interesse e rispetto, consapevole del ruolo cruciale che esse hanno ricoperto, e in parte continuano a ricoprire, nella vita sociale, culturale e politica delle societ\u00e0 umane.<br>Riconosco al Cristianesimo un ruolo importante nello sviluppo della cosiddetta societ\u00e0 occidentale, termine con cui ci riferiamo, spesso in modo ambiguo, a una cultura fondata sull\u2019evidenza scientifica, sul metodo razionale e su quel modello logico e fisico-matematico che ha forgiato la nostra conoscenza e, con essa, molti degli strumenti con cui interpretiamo e governiamo il mondo.<br>In questo senso, condivido pienamente la visione di Alexandre Koj\u00e8ve \u2013 o, come preferisco chiamarlo per rispetto delle sue origini, Aleksandr Vladimirovi\u010d Ko\u017eevnikov \u2013 che considero uno dei pi\u00f9 lucidi pensatori del XX secolo. Koj\u00e8ve affermava che al Cristianesimo va riconosciuto il merito, sia pure non intenzionale, di aver preparato il terreno per lo sviluppo di una \u201cfisica a vocazione universale\u201d. A suo avviso, \u00e8 grazie a uno specifico dogma cristiano \u2013 quello dell\u2019Incarnazione \u2013 che l\u2019Occidente ha potuto spezzare il legame paralizzante con il dogma metafisico e accogliere un principio di universalit\u00e0 empirica: se Dio pu\u00f2 incarnarsi in un corpo umano, allora le leggi che governano il corpo, e con esso il mondo, devono valere universalmente. Questo, secondo Koj\u00e8ve, fu il grimaldello che rese possibile lo spostamento della Terra dal centro dell\u2019universo \u2013 cominciando da Copernico \u2013 e apr\u00ec la via a quella lunga stagione scientifica che ancora oggi definiamo \u201cmoderna\u201d. Scriveva Koj\u00e8ve che \u201cda quel momento, piccoli, medi e grandi Galilei hanno potuto elaborare la nuova scienza, che \u00e8 ancora moderna.\u201d<br>Ma questo riconoscimento storico-filosofico al Cristianesimo basta per ritenerlo una religione \u201cmigliore\u201d delle altre? Giustifica l\u2019evocazione continua di una presunta minaccia di islamizzazione e la conseguente difesa a oltranza delle \u201cradici cristiane\u201d dell\u2019Europa come baluardo di civilt\u00e0? E, ancora, tra i cristiani, sono davvero i cattolici \u2013 nella loro forma istituzionale storica \u2013 a incarnare pi\u00f9 di altri i valori della democrazia, della tolleranza, della libert\u00e0 e della razionalit\u00e0?<br>Lo stesso Max Weber, altro gigante del pensiero moderno, osservava con acume che la Chiesa cattolica \u201cpunisce gli eretici, ma \u00e8 indulgente coi peccatori\u201d, evidenziando un tratto istituzionale talvolta pi\u00f9 orientato al mantenimento dell\u2019ordine e del controllo che alla ricerca del vero, del giusto o del razionale.<br>Proviamo dunque a riavvolgere il nastro della storia. Non per sminuire alcuno, ma per ricordare \u2013 con metodo e rigore \u2013 che ogni civilt\u00e0 religiosa porta con s\u00e9 luci e ombre, grandezze e contraddizioni. E che prima di evocare nemici culturali o religiosi, forse varrebbe la pena ripensare criticamente alla propria eredit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Per comprendere in modo corretto il rapporto tra religione e societ\u00e0, e per valutare con onest\u00e0 intellettuale le dinamiche contemporanee che vorrebbero mettere in opposizione \u201cnoi\u201d e \u201cloro\u201d, \u00e8 necessario ripercorrere brevemente la storia del Cristianesimo e delle sue trasformazioni nel tempo. Non si tratta di formare un giudizio morale, ma di acquisire consapevolezza storica su come siano nati quei modelli culturali, poteri e ideologie che ancora oggi condizionano la nostra percezione del diverso.<br>Per prima cosa dobbiamo ricordare che il Cristianesimo nasce nel I secolo d.C. in Medio Oriente, e precisamente in Palestina, che al tempo era una provincia periferica dell\u2019Impero Romano. Il contesto religioso \u00e8 ebraico e greco-ellenistico. Ges\u00f9 di Nazareth era un giudeo, i suoi discepoli pure, e i primi destinatari del messaggio cristiano furono comunit\u00e0 ebraiche e pagane del Mediterraneo orientale.<br>Le prime indicazioni liturgiche cristiane furono alquanto \u201ccuriose\u201d, se lette con gli occhi di oggi. Ad esempio, San Paolo, che \u00e8 stato autore di molte lettere del Nuovo Testamento e primo grande \u201cteologo\u201d del nascente cristianesimo, ci indica quanto fossero rigidi i codici morali e culturali del tempo. Nella Prima Lettera ai Corinzi, ad esempio, egli stabilisce che \u201cil capo della donna \u00e8 l\u2019uomo\u201d e che \u201cogni donna che prega o profetizza senza velo disonora il proprio capo\u201d. Un precetto che oggi susciterebbe sconcerto in molte societ\u00e0 laiche, ma che appartiene alla tradizione cristiana.<br>Va detto che per i Cristiani gli inizi non furono facili: per circa tre secoli furono una minoranza perseguitata, accusati dai Romani di ateismo (perch\u00e9 non riconoscevano gli dei dell\u2019Impero) e di sovversione dell\u2019ordine civile (Nerone li accus\u00f2 dell\u2019incendio di Roma e li fece giustiziare in modo brutale) e Diocleziano, nel 303, ne promosse l\u2019ultima grande persecuzione.<br>Solo dopo venne sancita la libert\u00e0 di culto per i cristiani e di l\u00ec a poco il Cristianesimo divenne la religione ufficiale dell\u2019Impero; fu cos\u00ec che, in breve tempo, la religione dei perseguitati divenne la religione dei persecutori: i templi pagani furono chiusi o distrutti, i culti tradizionali vietati, le scuole filosofiche dissolte, sorte che tocc\u00f2 anche all\u2019Accademia di Atene, fondata da Platone e chiusa per decreto imperiale nel 529 d.C.<br>In nome dell\u2019ortodossia, la Chiesa cristiana soffoc\u00f2, anche con la forza, ogni deviazione: eresie, culti, scismi e movimenti autonomi furono sistematicamente sradicati. Si afferm\u00f2 un modello di religione di Stato, profondamente legato al potere politico.<br>Con l\u2019inizio del nuovo millennio il Cristianesimo si trasform\u00f2 in motore di conquista militare. L\u2019obiettivo ufficiale era liberare i luoghi santi in Terra Santa; il risultato fu un lungo ciclo di guerre, saccheggi e massacri. L\u2019assedio di Gerusalemme del 1099 \u00e8 emblematico: secondo i cronisti, i cavalieri crociati uccisero indiscriminatamente musulmani, ebrei e persino cristiani orientali, in un bagno di sangue considerato \u201cgiusto\u201d perch\u00e9 sacro.<br>Altre crociate furono indirizzate anche contro i cristiani dissidenti, come quella contro i Catari in Occitania.<br>Con le grandi scoperte geografiche, il Cristianesimo fu al centro dei processi di colonizzazione di vasti territori in Africa, Asia e nelle Americhe. Al tempo la croce si accompagnava spesso alla spada: popolazioni intere furono battezzate forzatamente, le lingue e le culture autoctone furono represse, le religioni locali dichiarate demoniache. De Las Casas denunci\u00f2 le atrocit\u00e0 commesse dagli spagnoli nei confronti degli indigeni americani: massacri, torture, schiavit\u00f9, il tutto in nome della fede cristiana\u2026 e dell\u2019oro.<br>Anche in Europa il Cristianesimo fu causa \u2013 o pretesto \u2013 di conflitti e repressioni. Le guerre di religione tra cattolici e protestanti, culminate nella Guerra dei Trent\u2019anni devastarono il continente. L\u2019Inquisizione perseguit\u00f2 eretici, presunti stregoni e dissidenti intellettuali. Migliaia furono le vittime dei roghi, delle torture, delle carcerazioni arbitrarie.<br>La fede si trasform\u00f2 in ideologia del controllo, mentre la Chiesa si strutturava come un\u2019istituzione politica ed economica, con potere temporale, eserciti, tribunali.<br>Anche gli ebrei furono vittime dei Cristiani, accusati di deicidio, segregati in ghetti, obbligati alla conversione o all\u2019esilio; cos\u00ec si consumarono anche le loro espulsioni dalla Spagna e dal Portogallo.<br>Nel secolo scorso la Chiesa cattolica mantenne una linea prudente, a volte silenziosa, durante le persecuzioni razziali, con posizioni ambigue di fronte ai totalitarismi, per quanto non mancassero figure coraggiose che si opposero al nazifascismo.<br>Questa sintetica ricostruzione non \u00e8 ovviamente un atto d\u2019accusa, ma un richiamo alla memoria. Nessuna religione pu\u00f2 essere immune dalla storia che l\u2019ha attraversata. Nessun sistema di fede pu\u00f2 rivendicare la superiorit\u00e0 morale in astratto, senza confrontarsi con le proprie responsabilit\u00e0 storiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Da qui si impone una domanda: davvero, alla luce di questa storia, i Cristiani possono guardare alle altre religioni come a una minaccia alla nostra \u201ccivilt\u00e0\u201d quale detentrice esclusiva della modernit\u00e0, della libert\u00e0 e dei diritti umani? La cosiddetta societ\u00e0 occidentale, quando si identifica con le sue origini cristiane, \u00e8 davvero nella posizione morale di accusare gli altri di un agire nefasto?<br>In verit\u00e0, va detto, questo tipo di narrazione appartiene a una certa politica, quella della propaganda e dell\u2019uso strumentale della religione, ovvero quella che \u00e8 interprete visibile e urlante di questo tipo di strategia.<br>Nel dibattito pubblico contemporaneo, infatti, si assiste a un ricorrente allarme circa il presunto pericolo di \u201cislamizzazione dell\u2019Occidente\u201d. Questa espressione, ormai divenuta luogo comune, \u00e8 spesso agitata in funzione identitaria o politica, facendo leva su paure diffuse ma raramente fondate su dati reali o su analisi contestuali.<br>\u00c8 lecito dunque domandarsi: stiamo davvero fronteggiando una minaccia concreta, oppure stiamo assistendo all\u2019uso strumentale della paura dell\u2019Islam come mezzo per consolidare identit\u00e0 nazionaliste e giustificare esclusioni sociali?<br>In molte narrazioni mediatiche e politiche si osserva un processo noto nella psicologia sociale come \u201csineddoche negativa\u201d: a partire da un singolo episodio \u2013 un imam radicale, una famiglia integralista, un crimine attribuito a un musulmano \u2013 si deduce arbitrariamente una tendenza generale, che viene poi estesa a un\u2019intera comunit\u00e0 religiosa. Questo meccanismo \u00e8 funzionale a costruire un \u201cnemico interno\u201d e si affianca spesso a retoriche identitarie fondate sull\u2019idea di una \u201ccivilt\u00e0 occidentale\u201d da difendere. Perch\u00e9 vedete, sempre per citare Ko\u017eevnikov, esistono \u201cmetodi classici e sperimentati che caratterizzano le opere di propaganda riuscite\u201d, ovvero \u201csi dice la verit\u00e0, solo la verit\u00e0, ma non si dice tutta la verit\u00e0. In tal modo, contrabbandando un aspetto isolato della realt\u00e0 per una sua descrizione adeguata, senza aver inventato nulla la si deforma profondamente\u201d.<br>Il punto non \u00e8 negare le criticit\u00e0 legate all\u2019integralismo islamico o al patriarcato in alcune societ\u00e0 musulmane. Il punto \u00e8 che nessuna tradizione religiosa \u00e8 immune da derive autoritarie, violente o oscurantiste. Usare l\u2019Islam come spauracchio identitario, dimenticando la violenza storica della cristianit\u00e0, significa alimentare un doppio standard che mina la convivenza civile.<br>L\u2019unica risposta credibile non pu\u00f2 essere il ritorno a un&#8217;identit\u00e0 religiosa esclusiva, ma il rafforzamento dei principi della laicit\u00e0, della convivenza pluralista, e del pensiero critico. \u00c8 in nome di questi valori, non della supremazia culturale o religiosa, che possiamo opporci a ogni forma di fanatismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Islamizzazione: paure e ipocrisia Di Davide Strukelj. Premetto da subito che non \u00e8 mio intento adoperarmi per una difesa o una valorizzazione dell\u2019Islam, cos\u00ec come non \u00e8 mio desiderio denigrare il Cristianesimo e, nello specifico, il Cattolicesimo. 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