{"id":5734,"date":"2025-06-04T19:58:37","date_gmt":"2025-06-04T17:58:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5734"},"modified":"2025-06-04T19:58:38","modified_gmt":"2025-06-04T17:58:38","slug":"a-79-anni-dalla-repubblica-la-diplomazia-nella-transizione-democratica","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/06\/04\/a-79-anni-dalla-repubblica-la-diplomazia-nella-transizione-democratica\/","title":{"rendered":"A 79 anni dalla Repubblica: la diplomazia nella transizione democratica."},"content":{"rendered":"\n<p><strong>di Cosimo Risi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Raffaele Guariglia (Napoli 1889 \u2013 Roma 1970) \u00e8 Ambasciatore ad Ankara quando il Maresciallo Pietro Badoglio lo nomina Ministro degli Esteri. \u00c8 il 26 luglio 1943. Guariglia impiega alcuni giorni per rientrare, il disordine nei trasporti ed i fuochi di guerra rendono lento e periglioso il viaggio. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Filippo de Grenet \u00e8 il suo Capo Gabinetto. Guariglia resta in carica formalmente fino all\u201911 febbraio 1944, di fatto esercita le funzioni fino al 13 settembre 1943: appena tre mesi. Da settembre 1943 a giugno 1944 ripara nell\u2019Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il destino di Filippo de Grenet \u00e8 invece segnato. Nato a Napoli nel 1904, muore a Roma nel 1944 fra i martiri delle Fosse Ardeatine.&nbsp; Gi\u00e0 in Croazia, da console, salva dalla cattura molti cittadini ebraici, secondo una prassi che vede altri funzionari dello stato impegnati in questa azione umanitaria. Mutilato di guerra, le brutte ferite riportate nella Guerra di Etiopia gli lasciano il segno, dopo l\u2019armistizio e la breve parentesi al servizio di Guariglia entra in clandestinit\u00e0 nel Fronte Militare Clandestino, stavolta alle dipendenze del Colonnello Giuseppe Lanza Cordero di Montezemolo. Il Fronte ha orientamento monarchico, combatte assieme ai resistenti di altra fazione politica, anche di matrice comunista come il gruppo comunista di Giorgio Amendola.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Durante una riunione con Cordero di Montezemolo, de Grenet \u00e8 catturato dai fascisti e consegnato ai tedeschi. Finir\u00e0 con il Colonello nella lista dei fucilandi alle Ardeatine in rappresaglia per l\u2019attentato di Via Rasella. A nulla servono i tentativi di Badoglio per salvarli.&nbsp; Dino Grandi, suo Ambasciatore a Londra, lo ricorda con \u201caffettuoso rimpianto\u201d come \u201cdiplomatico di sicura intelligenza e soldato di raro e generoso coraggio\u2026 uno dei pochissimi che dopo il 25 luglio vide chiaro nella situazione e non si smarr\u00ec mai\u201d. Grandi aggiunge che \u201cdopo l\u201911 settembre fu uno dei pi\u00f9 coraggiosi e temerari organizzatori del movimento clandestino di rivolta contro i tedeschi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel passaggio dalla Monarchia alla Repubblica, la diplomazia deve rimodulare le priorit\u00e0. Nel suo insieme ha resistito agli eccessi di nazionalismo del Regime. Il corpo era formato prevalentemente da rampolli di famiglie aristocratiche, pi\u00f9 vicine alla Corona che al Fascismo. Guarda con distacco agli elementi fascisti che il Regime inserisce a pettine nella carriera, evita per quanto possibile che coprano posti di particolare rilievo. Non resiste al fascino dell\u2019Impero: alla possibilit\u00e0 per l\u2019Italia di essere nel novero delle potenze coloniali e stare al passo con Francia e Gran Bretagna. L\u2019atteggiamento verso la Germania \u00e8 ambivalente: chi la vede come l\u2019alleato naturale per resistere alla gelosia di Londra e Parigi, chi ne teme il riarmo e le mire sul Brennero.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella transizione democratica prevale l\u2019urgenza di inserire la Repubblica nel nuovo ordine internazionale che si configura attorno agli Stati Uniti, nella consapevolezza che quella italiana \u00e8 una sovranit\u00e0 limitata. Aderire alle organizzazioni internazionali in via di formazione, soprattutto ONU e NATO, come riscatto dal passato di potenza sconfitta e promessa di un futuro prospero in seno alla comunit\u00e0 euro-occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p>La corrente europeista si mostra pi\u00f9 vicina al funzionalismo di Jean Monnet che al federalismo di Altiero Spinelli. E d\u2019altronde \u00e8 Monnet che disegna il profilo iniziale delle Comunit\u00e0: prima elaborando il documento che diverr\u00e0 la Dichiarazione Schuman (1950) e poi la bozza del Trattato CECA (1951). Per concludere con il Trattato sulla Comunit\u00e0 Europea di Difesa, bocciato nel 1954 dall\u2019Assemblea francese. Una bocciatura che, nei decenni a venire, impedisce che il tema della difesa stia nell\u2019agenda europea. Ci vuole l\u2019aggressione all\u2019Ucraina per riportarlo drammaticamente di attualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019europeismo della diplomazia non sempre trova eco nella societ\u00e0 politica. Fui testimone diretto del dibattito che si anim\u00f2 alla fine dei Settanta attorno al Sistema Monetario Europeo (SME). Il progetto fu lanciato dal Presidente della Commissione, il britannico Roy Jenkins. Il diplomatico Renato Ruggiero, che di Jenkins era stato il portavoce, si impegn\u00f2 perch\u00e9 l\u2019Italia aderisse allo SME. Alla Farnesina, da suo giovane collaboratore, ricordo la molteplicit\u00e0 di \u201cappunti\u201d che redigevamo per il Ministro degli Esteri ed il Presidente del Consiglio per perorare la scelta. Dall\u2019altra parte erano schierate la Banca d\u2019Italia e l\u2019opposizione parlamentare.<\/p>\n\n\n\n<p>Aderire allo SME significava stare dentro una fascia stretta di fluttuazione delle valute nazionali, il che avrebbe reso difficile il ricorso alle svalutazioni competitive, una manovra di politica monetaria a noi cara per spingere le esportazioni e frenare le importazioni. Lo scopo ultimo dello SME, detto anche Serpente Monetario, era di armonizzare le politiche monetarie in vista dell\u2019introduzione della moneta unica, allora chiamata \u201cEcu\u201d (European Currency Unit), una valuta virtuale adoperata per i conteggi comunitari. I contrari allo SME argomentavano, non senza qualche ragione, che per la nostra finanza la rinuncia all\u2019agilit\u00e0 monetaria avrebbe danneggiato l\u2019economia.<\/p>\n\n\n\n<p>La diplomazia convinse il Governo. L\u2019Italia ader\u00ec allo SME. Lo scenario si ripet\u00e9, fine Novanta, al momento dell\u2019introduzione della moneta unica. Pure allora la diplomazia si schier\u00f2, con successo, fra i fautori dell\u2019adesione all\u2019Euro sin dalla prima ora. Essere dentro il processo d\u2019integrazione europea ci consent\u00ec, e tuttora ci consente, di influenzarne il corso. Entrare in ritardo o non entrare affatto ci relega ai margini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Cosimo Risi &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Raffaele Guariglia (Napoli 1889 \u2013 Roma 1970) \u00e8 Ambasciatore ad Ankara quando il Maresciallo Pietro Badoglio lo nomina Ministro degli Esteri. \u00c8 il 26 luglio 1943. Guariglia impiega alcuni giorni per rientrare, il disordine nei trasporti ed i fuochi di guerra rendono lento e periglioso il viaggio. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Filippo de Grenet \u00e8 il suo Capo Gabinetto. 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