{"id":5655,"date":"2025-04-17T10:25:53","date_gmt":"2025-04-17T08:25:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5655"},"modified":"2025-04-17T10:25:54","modified_gmt":"2025-04-17T08:25:54","slug":"25-aprile","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/04\/17\/25-aprile\/","title":{"rendered":"25 APRILE"},"content":{"rendered":"\n<p>di Gianni Oliva<\/p>\n\n\n\n<p>Partiamo dalle polemiche (fuori tempo, eppure ricorrenti perch\u00e9 parlano alla \u201ccurva sud\u201d di certo elettorato): \u201cle piazze del 25 aprile sono piazze rosse\u201d. Inutile negarlo, \u00e8 vero. Si vedono quasi solo bandiere rosse. E questo \u00e8 storicamente fuorviante e sbagliato. Ma l\u2019errore non \u00e8 la presenza delle bandiere rosse: l\u2019errore \u00e8 l\u2019assenza di tutte le altre, di quelle che c\u2019erano alla fine degli anni Quaranta e che nell\u2019atmosfera rovente della Guerra Fredda hanno cominciato a farsi via via pi\u00f9 rare sino a scomparire. Siccome in democrazia l\u2019egemonia ideologica degli uni implica l\u2019abdicazione da parte degli altri, \u00e8 altrettanto sbagliato ricorrere alle categorie interpretative della prevaricazione e del monopolio intellettuale. Cerchiamo piuttosto di tornare al tema. La lotta di liberazione \u00e8 un\u2019esperienza plurale nata dall\u2019incontro tra l\u2019antifascismo spontaneo ed esistenziale di chi nel corso della guerra ha vissuto le distanze tra le promesse del regime e la realt\u00e0, e l\u2019antifascismo politico maturato nella clandestinit\u00e0 da piccoli gruppi di militanti e intellettuali: in questo senso, comprende al suo interno componenti cattoliche, monarchiche, liberali, comuniste, socialiste, azioniste, ognuna con le sue sfumature e le sue progettualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; L\u2019antifascismo spontaneo non ha (n\u00e9 poteva avere) connotazioni partitiche: nasce e si sviluppa tra dubbi, incertezze, improvvisazioni e solo nel corso dei venti mesi di lotta approda a riferimenti pi\u00f9 solidi. Come ha scritto Nuto Revelli, \u201csenza la Russia, all\u20198 settembre mi sarei forse nascosto come un cane malato. Se nella notte del 25 luglio mi fossi fatto picchiare, forse oggi sarei dall\u2019altra parte. Mi spaventano quelli che dicono di avere sempre capito tutto, che continuano a capire tutto. Capire non era affatto facile!\u201d. Altrettanto esplicito \u00e8 Primo Levi: accennando all\u2019esperienza partigiana che porta alla sua cattura e alla deportazione ad Auschwitz, parla di una scelta fatto quando \u201cavevo ventiquattro anni, poco senno, nessuna esperienza e coltivavo un moderato e astratto senso di ribellione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ben altrimenti articolata la scelta dell\u2019antifascismo politico, patrimonio di una minoranza tanto esigua quanto significativa, destinata ad animare l\u2019esperienza dei Comitati di liberazione nazionale e a porsi come riferimento del movimento. Qualcuno si muove in nome di una volont\u00e0 rigeneratrice di ispirazione illuminista che reagisce alle mortificazioni e alle corresponsabilit\u00e0 del Ventennio: \u00e8 il caso di Giame Pintor, giovane intellettuale studioso di letteratura tedesca, persuaso che \u201cun popolo portato alla rovina da una finta rivoluzione pu\u00f2 essere salvato e riscattato soltanto da una rivoluzione vera\u201d. Per qualcun altro (in particolare ufficiali del Regio Esercito sorpresi dall\u2019armistizio dell\u20198 settembre al centro-nord) si tratta di una scelta patriottica, in cui si coniugano la fedelt\u00e0 al giuramento prestato al Re e l\u2019indignazione per l\u2019occupazione militare tedesca, il disarmo dei reparti, i vagoni piombati carichi di soldati prigionieri, l\u2019internamento nei campi in Germania. E\u2019 il caso del maggiore Enrico Martini \u201cMauri\u201d, che nella sua formazione far\u00e0 ripetere agli uomini il giuramento di rito nel Regio Esercito; o di Edgardo Sogno \u201cFranchi\u201d, medaglia d\u2019oro della Resistenza e monarchico convinto che nel 1946 sar\u00e0 tra gli animatori della campagna referendaria a favore del trono; o di Giulio Nicoletta, sottotenente di complemento, destinato a diventare il comandante delle brigate partigiane della Val Sangone, alle porte di Torino, il quale afferma \u201cavevo giurato fedelt\u00e0 al Re, e quindi la mia patria era quella del Re, per quanti dubbi avessi su quanto era successo e su come era successo\u201d. Ma la valenza patriottica della lotta non \u00e8 monopolio dei moderati e scatta anche in protagonisti di altra formazione culturale, come Natalia Ginzburg: \u201cle strade e le piazze della citt\u00e0, teatro un tempo della nostra noia di adolescenti, diventarono i luoghi che era necessario difendere, Le parole \u2018patria\u2019 e \u2018Italia\u2019, che ci avevano tanto nauseato tra le pareti della scuola perch\u00e9 sempre accompagnate dall\u2019aggettivo \u2018fascista\u2019 e sempre gonfie di vuoto, ci apparvero d\u2019un tratto senza aggettivi e cos\u00ec trasformate ci sembr\u00f2 di averle udite per la prima volta,. Eravamo l\u00e0 per difendere la patria, e la patria erano quelle strade e quelle piazze, i nostri cari e la nostra infanzia, e tutta la gente che passava\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Per altri ancora, la motivazione \u00e8 la lotta di classe: cacciare i tedeschi, sconfiggere i fascisti, e soprattutto abbattere i \u201cpadroni\u201d. E\u2019 il caso di Barducci Aligi \u201cPotente\u201d, il mitico comandante della divisione partigiana \u201cArno\u201d protagonista della liberazione di Firenze: i suoi biografi scrivono che \u201c\u2019Potente\u2019 combatteva contro il nemico nazifascista, ma nella sua rossa sfolgorante camicia era considerato il combattente di una pi\u00f9 grande guerra, quella di tutti gli oppressi contro gli oppressori\u201d. In Piemonte \u00e8 il caso del filosofo Ludovico Geymonat, dal 1940 militante del Partito comunista clandestino. Per alcuni di loro le posizioni sono estreme e sconfinano nella rivolta sociale: come osserva perplesso un giovane intellettuale azionista, Emanuele Artom, \u201cmolti ragazzi interpretano il comunismo come un sistema di anarchia. L\u2019altro ieri uno dichiarava che non ci sono pi\u00f9 ufficiali e soldati, mentre un altro si riprometteva di far sua la villa di Agnelli\u2026Io cerco di calmarli in nome del fronte nazionale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La forza del movimento di liberazione sta in questa pluralit\u00e0 di accenti e di prospettive, che Claudio Pavone ha sintetizzato nella formula ormai classica delle tre guerre che si intrecciano tra loro, a volte coesistendo nella coscienza stessa dei singoli combattenti: guerra patriottica, guerra civile e guerra di classe. Questa eredit\u00e0 plurale \u00e8 pi\u00f9 forte delle piazze disertate dagli uni e colorate dagli altri, e ben lo testimonia la Costituzione, che da quell\u2019esperienza nasce: in essa vengono riconosciuti insieme i diritti civili, patrimonio storico del pensiero liberale, e i diritti sociali, bandiera del movimento operaio. Questo \u00e8 il messaggio che dovremmo ricordare il 25 aprile, anzich\u00e9 cercare improbabili appropriazioni identitarie da una parte, o negazioni pregiudiziali dall\u2019altra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gianni Oliva Partiamo dalle polemiche (fuori tempo, eppure ricorrenti perch\u00e9 parlano alla \u201ccurva sud\u201d di certo elettorato): \u201cle piazze del 25 aprile sono piazze rosse\u201d. Inutile negarlo, \u00e8 vero. Si vedono quasi solo bandiere rosse. E questo \u00e8 storicamente fuorviante e sbagliato. 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