{"id":5646,"date":"2025-04-14T20:08:41","date_gmt":"2025-04-14T18:08:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5646"},"modified":"2025-04-14T20:08:42","modified_gmt":"2025-04-14T18:08:42","slug":"e-sempre-il-25-aprile-raccontiamolo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/04\/14\/e-sempre-il-25-aprile-raccontiamolo\/","title":{"rendered":"\u00c8 SEMPRE IL 25 APRILE. RACCONTIAMOLO."},"content":{"rendered":"\n<p>di Simonetta Lucchi&nbsp; &#8211; Bolzano<\/p>\n\n\n\n<p>Meriterebbe di essere maggiormente approfondita la storia della famiglia Berghinz, sicuramente originaria della Val d&#8217;Isonzo, probabilmente anche in riferimento al ramo che emerge all&#8217;attenzione nella seconda met\u00e0 del sec. XIX per l&#8217;attiva presenza di alcuni suoi membri nella vita della comunit\u00e0 udinese. Di questo periodo si ricorda Giuseppe Berghinz (1843-1900) che si dedic\u00f2 all&#8217;attivit\u00e0 di famiglia, il commercio dei cascami di seta e le cariche assunte nell&#8217;amministrazione comunale e nella Banca cooperativa udinese. Guido (1872-1940) fu docente di pediatria all&#8217;Universit\u00e0 di Padova e direttore del nuovo ospedale di Udine dal 1905 al 1939, oltre che autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Raffaele (1879-1954), avvocato, ricopr\u00ec l&#8217;incarico di Ufficiale istruttore del Tribunale di guerra durante il primo conflitto mondiale e quindi di commissario governativo in alcuni Comuni friulani negli anni Venti. Studioso di storia locale, si inser\u00ec nel contesto culturale cittadino quale socio corrispondente dell&#8217;Accademia di Udine e membro della Societ\u00e0 filologica friulana. La moglie Maria era figlia di Pietro Piani e della nobile Teresa Vanni Degli Onesti di Fagagna. Giuseppina, l&#8217;artista della famiglia, si dedic\u00f2 all&#8217;insegnamento della pittura. E\u2019 trascorso poco tempo anche dalla scomparsa di Alessandro Berghinz, il 29 gennaio 2025, che ricordava la sua come una famiglia di patrioti, fra combattenti accanto a Garibaldi e resistenti durante la Liberazione: una vita spesa nella politica, nel sociale e nel volontariato, cugino della Medaglia d\u2019oro al valor militare Giovanni Battista Berghinz, i funerali si sono tenuti nel Duomo di Udine. E prima di ripercorrere, in occasione di questo 25 aprile, l\u2019importante e significativa vicenda di Giuseppe Berghinz, un pensiero va ai Berghinz isontini, miei stessi parenti, tenaci anch&#8217;essi come i precedenti nominati: Anna,&nbsp; contadina e maestra sia in scuole italiane che slovene, Anastasia, dai lunghi capelli rossi, domestica a Trieste, suo fratello, Joziph, internato in Germania, il fratello Mario morto sul Don, il padre geniale e sfortunato, Anton. Ne ho scritto nel mio ultimo libro \u201cFreddo in Noi. Racconti a Nord Est\u201d (gruppo Santelli ed.). Perch\u00e9 anche le piccole storie sono illuminanti, di un periodo. Quello tragico, per il Confine Orientale, della Prima e Seconda Guerra Mondiale. Un vortice da cui famiglie plurilingui, multiculturali, povere o ricche, giovani e vecchi, donne e uomini, sono stati ugualmente investiti. E mi piace pensare che la mia trisnonna si fosse incontrata con la madre di Giuseppe Berghinz, entrambe agli ultimi mesi di gravidanza, profughe sui carri o a piedi, e si siano scambiate parole di speranza e timore. Sul futuro, incerto, che le aspettava. E una ebbe una bambina, Maria, il parto avvenne a Vercelli. Morta poi a un anno per la febbre spagnola. Giovanni Battista nacque invece a Montecatini l&#8217; 8 febbraio 1918. Fu un tragico destino anche il suo, quello che lo port\u00f2 a morire a soli 26 anni a Trieste, dopo un lungo giro, proprio vicino alla terra d&#8217;origine della sua famiglia. Ventisei anni vissuti per\u00f2 intensamente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cresciuto sotto il fascismo, intraprese la carriera militare: fu destinato all&#8217;Africa Orientale italiana, e in Abissinia si distinse per alcune azioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbe in quelle imprese modo di vedere e riflettere sul senso della guerra e sulla sua realt\u00e0, che non era quella esaltata dalla propaganda di parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Rest\u00f2 in Africa fino alla conquista britannica, poi rientr\u00f2 in Italia e fu quindi destinato al fronte francese. L&#8217; armistizio dell&#8217; 8 settembre lo colse proprio in Francia, all&#8217; aeroporto di Hieres. Rifiut\u00f2 decisamente di aderire alla repubblica Sociale, come invece fecero parte dei membri dell&#8217; Aeronautica e dei reparti di volo dell&#8217;Esercito, e questo segn\u00f2 le sue scelte future.<\/p>\n\n\n\n<p>Riusc\u00ec sempre a fuggire dalla Gestapo, per raggiungere sulle montagne del Friuli i partigiani della Brigata Osoppo. E fu un gioco del destino ritornare proprio nei luoghi da cui la sua famiglia era partita tanto tempo prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Combatt\u00e9 con il nome di battaglia di &#8220;Barni&#8221;, trovando anche il tempo per conseguire la laurea in Legge nell&#8217;Universit\u00e0 di Bologna appena liberata dai nazi-fascisti. In un&#8217;azione dietro le linee nemiche, fu tuttavia catturato dai nazisti ed internato nel campo di sterminio di San Sabba.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbe la sfortuna di incrociare sulla sua strada, o meglio, nei corridoi delle carceri, Odilo Lothar Ludwig Globocnik, generale e politico austriaco, di nazionalit\u00e0 slovena e nato a Trieste. Ufficiale delle SS e supervisore della costruzione di diversi campi di concentramento in Polonia, fu uno dei maggiori responsabili dello sterminio di milioni di persone durante l&#8217;Olocausto. Noto anche come &#8220;boia di Lublino, il compito principale di Globo\u010dnik consisteva nel combattere i partigiani, ma inizi\u00f2 anche una tragica opera di persecuzione degli ebrei italiani: di questi 1450 transitarono per la Risiera di San Sabba prima di essere deportati nei campi di sterminio nell&#8217;Europa centrale o l\u00ec furono direttamente eliminati.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva i begli occhi verde azzurri della famiglia Berghinz, Giuseppe, ma si sa solo che li perse, in quei giorni: fu torturato crudelmente e per lungo tempo al fine di estorcergli il nome dei suoi compagni, inutilmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Reso ormai quasi completamente cieco, segu\u00ec il destino degli altri prigionieri, forse impiccato, forse fucilato, o nelle camere a gas. Poche altre notizie sono disponibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Venne insignito della medaglia d&#8217;oro al valor militare. Ma raccontiamo le piccole e grandi storie di coraggio, per questo 25 aprile. Il fascismo e il nazismo non sono un&#8217;opinione. E c&#8217;\u00e8 sempre chi combatte, in diversi epoche e diversi modi, per la libert\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Simonetta Lucchi&nbsp; &#8211; Bolzano Meriterebbe di essere maggiormente approfondita la storia della famiglia Berghinz, sicuramente originaria della Val d&#8217;Isonzo, probabilmente anche in riferimento al ramo che emerge all&#8217;attenzione nella seconda met\u00e0 del sec. XIX per l&#8217;attiva presenza di alcuni suoi membri nella vita della comunit\u00e0 udinese. Di questo periodo si ricorda Giuseppe Berghinz (1843-1900) che si dedic\u00f2 all&#8217;attivit\u00e0 di famiglia, il commercio dei cascami di seta e le cariche assunte nell&#8217;amministrazione comunale e nella Banca cooperativa udinese. 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