{"id":5615,"date":"2025-03-27T12:09:33","date_gmt":"2025-03-27T11:09:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5615"},"modified":"2025-03-28T17:30:47","modified_gmt":"2025-03-28T16:30:47","slug":"inaugurata-a-capodistria-la-mostra-memorie-liberate","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/03\/27\/inaugurata-a-capodistria-la-mostra-memorie-liberate\/","title":{"rendered":"Inaugurata a Capodistria la mostra &#8220;Memorie Liberate&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>Ur\u0161ka Lampe, storica e ricercatrice slovena, ha studiato a fondo le sorti dei prigionieri di guerra italiani deportati in Jugoslavia dopo la Seconda guerra mondiale. Ne \u00e8 nato un libro e una mostra, consultabile anche online<\/p>\n\n\n\n<p>Marzo 2025&nbsp;&#8211;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>di <strong><a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/Autori\/(author)\/Stefano%20Lusa\">Stefano Lusa<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intento \u00e8 quello di andare a capire il dolore degli altri e di indagare come la guerra abbia continuato a pesare sulle famiglie anche dopo il conflitto. Ur\u0161ka Lampe, brillante ricercatrice di Capodistria si \u00e8 messa cos\u00ec a studiare le sorti dei prigionieri di guerra italiani deportati in Jugoslavia dopo la Seconda guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"blob:http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/69a4ce92-c12c-42b6-90a3-1e9fdd178b97\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Un tema meno sulla cresta dell\u2019onda e meno al centro del dibattito politico rispetto a quello delle foibe o del fascismo di frontiera, ma che continua a gravare sulle memorie di confine.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne sono nati prima un libro (Deportacije iz Julijske krajine v Jugoslavijo, 1945\u20131954: diplomatski in socialni vidikie- Edizioni Annales 2023) e poi una mostra, che fino al 25 aprile sar\u00e0 visitabile presso l\u2019Archivio regionale di Capodistria, ma che \u00e8 consultabile anche&nbsp;<a href=\"https:\/\/urskalampe.eu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">online&nbsp;&nbsp;<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>La Lampe, insieme a Katja Hrobat Virloget e ad altri ricercatori sloveni, sta tentando di sfondare il tetto di cristallo e di guardare pi\u00f9 in l\u00e0, parlando anche di quanto accaduto agli italiani nell\u2019immediato dopoguerra, quando le autorit\u00e0 jugoslave operarono per annettere gran parte della Venezia Giulia.<\/p>\n\n\n\n<p>Temi scomodi e fino a ieri per nulla al centro della ricerca storiografica ed antropologica slovena, concentrata a studiare soprattutto le sofferenze e le angherie patite dagli sloveni nel periodo fascista ed in quello dell\u2019occupazione della Jugoslavia durante la Seconda guerra mondiale, dove in un paese smembrato dalle forze dell\u2019Asse si registrarono 1.100.000 morti.<\/p>\n\n\n\n<p>A guerra finita i nodi vennero al pettine, ma dal punto di vista jugoslavo le forze di occupazione nella Venezia Giulia usarono i guanti di velluto. C\u2019era una disputa territoriale da vincere ed i riflettori internazionali erano troppo puntati sulla regione per metterla a ferro e fuoco come accadde invece nel resto del paese, dove in maniera sbrigativa i comunisti di Tito non vollero lasciarsi sfuggire i loro progetti rivoluzionari.<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni modo, una volta arrivate nella Venezia Giulia le nuove autorit\u00e0 arrestarono migliaia di persone. Alcune vennero giustiziate sommariamente, altre vennero internate in Jugoslavia. Gran parte di esse fecero ritorno, ma alcuni sparirono nel nulla. Erano stati arrestati perlopi\u00f9 uomini che avevano combattuto nelle unit\u00e0 collaborazioniste al fianco dei nazisti, ma anche di burocrati che avevano fatto funzionare gli ingranaggi della&nbsp;<em>Adriatisches K\u00fcstenland<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>I prigionieri in Jugoslavia furono oltre 50.000. Una buona fetta rientr\u00f2 in patria nel giro di pochi mesi, ma altri 17.000 tornarono a scaglioni entro la primavera del 1947. Finirono in vari campi di prigionia in tutto il paese. Il peggiore di tutti fu quello di Borovnica, una cittadina ai margini della Palude di Lubiana, dove alle pessime condizioni di vita e alla fame si univa l\u2019arbitrariet\u00e0 assoluta delle guardie carcerarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Storie tragiche, emerse negli anni nella memorialistica italiana, in Jugoslavia ed in Slovenia di quel campo non si sapeva quasi nulla e la vicenda era avvolta da una cappa di silenzio. Nella stessa Borovnica si persero le tracce di quella struttura, ridando al paesino il suo pittoresco bucolico aspetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ur\u0161ka Lampe \u00e8 stata la prima che ha cercato di ricostruire quello che era accaduto l\u00ec, andando a cercare documenti d&#8217;archivio, ma soprattutto tentando di parlare con la gente del posto. Quando arriv\u00f2 nel paese per la prima volta nessuno voleva ricordare quella storia, la invitarono a lasciar perdere, le dissero che nessuno avrebbe parlato e che non era il caso di occuparsene, poi lentamente riusc\u00ec a farsi raccontare quello che era accaduto e a raccogliere le memorie.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora qualcuno dice che avrebbe voluto fare di pi\u00f9 per quei prigionieri, dalle testimonianze emerge che ci fu chi tent\u00f2 di aiutarli ed anche l\u2019orrore della popolazione locale per il comportamento delle guardie e soprattutto degli spietati comandanti, che sembravano addirittura sfuggire al controllo delle autorit\u00e0 dell\u2019epoca.<\/p>\n\n\n\n<p>Sta di fatto che molti morirono, alcuni anche nel giorno in cui avrebbero dovuto essere rilasciati. Di loro non si seppe pi\u00f9 nulla e nessuna comunicazione venne data alle famiglie che per anni continuarono ad aspettarli. Fu l\u2019aspetto pi\u00f9 tragico della vicenda, quello che lasci\u00f2 un segno profondo e che a molti non permise di chiudere il cerchio e di rielaborare il lutto.<\/p>\n\n\n\n<p>La Lampe, per\u00f2, non si \u00e8 limitata a raccogliere le testimonianze degli abitanti del luogo, ma ha anche cercato di parlare con le famiglie degli scomparsi e dei reclusi che avevano fatto ritorno a casa. A caratterizzarlo \u00e8 stato soprattutto il silenzio degli ex deportati dovuto alla volont\u00e0 di ricostruirsi una vita, dal desiderio di nascondere ricordi emotivamente pesanti, ma anche dalla consapevolezza degli sconfitti che la loro memoria privata era molto diversa da quella pubblica che l\u2019Italia antifascista e nata dalla resistenza andava costruendo.<\/p>\n\n\n\n<p>In sintesi, memorie dissonanti dalla narrazione collettiva, ricostruite successivamente da figli e nipoti, che hanno voluto rielaborare quanto accaduto ai loro cari. Una mostra di immagini, ma anche di testimonianze video, che narra uno spaccato della storia di confine, raccontando le storie dei vinti, di quelli che in Slovenia non avevano avuto praticamente voce. Un lavoro importante per la storia di frontiera.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei rapporti bilaterali tra Italia e Slovenia, dopo i gesti di riconciliazione dei presidenti Borut Pahor e Sergio Mattarella al monumento ai martiri sloveni fucilati dai fascisti e alla foiba di Basovizza, il passato pesa di meno.<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso si sente dire per\u00f2 che la storia bisogna raccontarla tutta. \u00c8 necessario, pertanto, far conoscere agli italiani quello che gli sloveni ed i croati furono costretti a subire nella Venezia Giulia sotto l\u2019amministrazione italiana e nel periodo fascista ed \u00e8 altrettanto necessario far conoscere agli sloveni ed ai croati quello che accadde agli italiani nel periodo jugoslavo e comunista.<\/p>\n\n\n\n<p>In sintesi, per la pacificazione pi\u00f9 che parlare delle colpe degli altri \u00e8 prima di tutto necessario fare i conti con le pagine pi\u00f9 oscure della propria storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ur\u0161ka Lampe con il suo lavoro ci dice che le vittime possono essere anche carnefici e che i carnefici possono anche essere vittime. Un messaggio di cui far tesoro in un momento dove in Europa e nel mondo tornano a spirare venti di guerra e dove il fuoco del nazionalismo sembra destinato a riaccendersi.<\/p>\n\n\n\n<p>OBCT<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ur\u0161ka Lampe, storica e ricercatrice slovena, ha studiato a fondo le sorti dei prigionieri di guerra italiani deportati in Jugoslavia dopo la Seconda guerra mondiale. Ne \u00e8 nato un libro e una mostra, consultabile anche online Marzo 2025&nbsp;&#8211;&nbsp;&nbsp; di Stefano Lusa L\u2019intento \u00e8 quello di andare a capire il dolore degli altri e di indagare come la guerra abbia continuato a pesare sulle famiglie anche dopo il conflitto. 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